Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

mercoledì 15 aprile 2015

Racconto di Vita Anacronistica: dal principio al primo giorno di scuola (1° parte)

Adesso proverò a fare una cosa che sento di doler fare: ho il desiderio di alleggerirmi di tutti questi panni pesi che mi tengo sempre addosso, e di lasciare che stia più comodo e scoperto in mezzo a voi.
Per quanto ami parlare di campagna, il "concedermi nel privato" non è cosa facile per me, e seppur l'anonimato mi offra una certa sicurezza, sento che sono forse poco adatto a lasciarmi andare a certe condivisioni.
Ma voglio provare...voglio provarci, e vedere cosa succede.
Tra di voi ci sono (pochissime) persone che mi conoscono nella realtà, che sanno che suono abbia la mia voce o quanta barba abbia sulla faccia: proprio da una chiacchierata fatta con uno di queste ho capito che potevo iniziare a concedermi di più.
Questo sono io, le mani sono grandi come la bocca, ma il poco ego viene schiacciato dalla riservatezza (e anche dalla timidezza).
Prenderò questa cosa come un esercizio, e poco alla volta vi racconterò di me, senza affondare troppo: son certo che accoglierete queste mie parole con piacere e nel rispetto.



Si nasce in tanti modi, ed io sono nato di venerdì, a mezzogiorno in punto: il prete suonava le campane ed io facevo il primo vagito (anzi, il primo starnuto).  Mamma commerciante, babbo vigile urbano, e ben sette tra nonni e bis nonne ad aspettarmi.
All'epoca i miei non avevano il telefono in casa, e babbo fu raggiunto dalla notizia (data da mio nonno che invece aveva il telefono in casa) mentre stava trapiantando un'ortensia: era proprio destino che venisse a conoscermi con le mani terrose.
La terra mi ha sempre chiamato, e facendo dell'ironia questo era dimostrato anche dai continui capitomboli (da me si chiamano "musate") che facevo: il baricentro è una cosa che ho imparato a capire molto tardi.
Da bimbo tutto è bello...per forza, sopratutto quando sei coccolato da così tante persone.
Ma non me ne approfittavo mai, anzi: se facevo una marachella potete immaginare in quanti mi rimproverassero.
E così, tra tante carezze e qualche sculaccione, mi sono avventurato nel mondo dei bimbi.
L'asilo dalle suore, dove la goduria era quel giardino grandissimo dove ci facevano giocare, e dove c'era il pollaio e l'orto: mi ricordo che ogni pretesto era buono per seguire la suora che andava a cogliere qualcosa o a cavare le uova.
All'epoca avevo difficoltà a pronunciare la lettera "R", e quindi questo rappresentava uno scoglio da superare: un giorno di ritorno dall'asilo, correndo in contro a mamma, le urlai colmo di soddisfazione ed entusiasmo:
"Mamma! Ho compRato un tRRattoRRe gRRRosso e RRRosso!!!"
Ancora oggi questo è un aneddoto che mamma ripropone a tutti noi quando rientro nell'aia con quel trattore "rosso e grosso" che dopo tanti anni son riuscito a comprarmi.
Ero un bimbo calmo, buono, ma che faceva sempre tante domande, e che piuttosto che il pisolino o la preghierina, preferiva ascoltare i racconti o sgattaiolare in cucina mentre veniva preparato il desinare.
La domenica era poi il momento proferito, dove finalmente si mangiava tutti assieme, e dove mi godevo babbo nelle nostre "giratine" con la macchina (ricordo nitidamente l'odore dei sedili della mitica 126 bianca) o nella macchia (ogni stagione era buona per cercare qualcosa).
L'essere curioso e l'avere fantasia mi hanno aiutato tanto, sopratutto nei momenti di solitudine: infatti troppo pochi erano i bimbi con cui giocare, mentre abbondavano gli anziani che mi raccontavano della loro gioventù, dei tempi della miseria, della guerra e dei sacrifici.
Crescere così è per me stato un Dono, un grandissimo Dono, con un'enciclopedia vivente che mi narrava aneddoti e mi passava insegnamenti.
In casa vivevano assieme due mie bisnonne ed i miei nonni materni, ed è con loro che ho trascorso la maggior parte dei miei anni d'infanzia: la casa dei miei genitori era a cinquanta metri, e potevo comunque percepire quel calore familiare anche se spalmato su due abitazioni diverse.
La più anziana di tutte era la madre del mio nonno, mi pare che fosse degli ultimissimi anni dell'800 (forse il 1896): una donna magra, magrissima, con tre denti in bocca, le mani ossute, ma lo sguardo curioso e la voglia di parlare: con me era paziente, e si lasciava "torturare" con quei miei giochi fatti di automobiline e costruzioni.
C'era poi l'altra mia bis nonna, la madre della mia nonna, che è stata una vera e propria seconda madre per me, e che ho avuto la fortuna di avere accanto ogni giorno della mia vita sino alla tarda adolescenza: lei era così affezionata, ma anche severa ed attenta a tutto quello che facevo.
Non di meno sua figlia, la nonna di cui spesso vi parlo e che oggi continua ad essere "in gamba": la più severa, ma anche quella che più mi ha ascoltato, e verso la quale ho sempre avuto la stima più grande.
E poi c'era nonno, suo marito, bello come il sole, elegante, istruito, sagace...per me un vero signore e modello, un uomo che aveva grandi ali alla mente: lui mi spiegava il senso del viaggiare e l'importanza dell'istruzione, ma su tutto mi parlava dell'Amore.
Tutti m'insegnavano quotidianamente qualcosa, che si trattasse di una poesia o di un piatto cucinato.
La cucina era (ed è) sempre stata fonte d'interesse per me, e l'avere così tante donne in casa che cucinavano è stato certamente divertente, ma anche molto istruttivo.
In rispetto per le materie prime, sapere cosa la stagione ci "regalasse", saper sfruttare una verdura piuttosto che della carne senza esasperarne o alterarne i sapori, e poi...saper "rigirare il mangiare".
Rigirare il mangiare vuole dire questo: cucinare un piatto, e poi saperne sfruttare gli avanzi in un piatto diverso, e poi saperne ancora sfruttare gli avanzi in un'altro piatto ancora.
Ed è così che, in tempo di carciofi, mi mangiavo carciofi tutti i giorni senza mai lamentarmi, ogni volta con un piatto "nuovo" sotto al naso, e via per il periodo dei cavoli, quello dei finocchi, degli spinaci, etc.
Ricordo la mia adorata bis nonna quando faceva il brodo: un pentolone d'acqua fredda appoggiato sulla stufa (o sui fornelli), una bella cipolla....grossa, uno stocco di sedano, due carotine, una patatina, uno spicchietto d'aglio...piccolo mi raccomando, un ciuffetto di prezzemolo, qualche foglia di basilico, del pollo, e l'osso di vaccina (spesso il ginocchio...ma molto dipendeva dal macellaio).  Sale grosso e pazienza, con quel coperchio sgangherato che veniva dalla prima guerra mondiale (un souvenir che un suo fratello si era portato dal fronte...credo).
Ricordo ancora la sua voce, un poco roca, quelle maniche tirate sempre su, e l'immancabile grembiule.
Quel brodo era così buono, e poi me lo truccava con una spolveratina di noce moscata, che "gli dava quel buono in più" diceva.
C'era quindi i lesso da mangiare, ed il giorno dopo il lesso rifatto (magari in umido con i fagiolini o le patate, ed il giorno dopo ancora le polpette degli avanzi...ed io ero sempre contento.
Non sprecare troppa polpa attaccata alla buccia, perchè si sa che loro avevan veramente patito la fame; non attaccare mai il mangiare al tegame, e non avere fretta nelle cotture: ero un bimbo cresciuto con quelle parole, quelle visioni, e quel libro così consunto dell'Artusi.
Giocavo a briscola ogni pomeriggio, facevo la passeggiata con i nonni lungo le strade di campagna, facevo i compiti e crescevo, tra una febbre ed un malanno.
Non sono mai stato molto in salute, e questo ha minato più e più volte il mio cammino, creando attenzione ed apprensione su di me: ma tutti mi volevan bene, e lo sapevo che tutte quelle raccomandazioni (tante...ve lo giuro), venivano date solo per il mio bene.
"Mettiti la sciarpa, e la cuffia", e quindi uscivo con al papalina sino ai primi caldi.
Mi ricordo che a casa di nonna c'erano quattro scaloni sotto al portone, e nella bella stagione "si scendeva giù a veglia" con le altre inquiline del vecchio palazzo: La signora Franca, la signora Bice, Franchina ed il piccolo Gigi, Ada, ed io, la bis nonna e la nonna.
A volte c'era anche mia (bis) zia, ed il chiacchiericcio si alzava, a far da coro agli altri provenienti dai palazzi vicini: c'era chi faceva l'uncinetto, chi fumava, chi parlava e riparlava, e poi c'ero io, unico bimbo, che ascoltavo e giocavo con la pallina (una vecchia e spelacchiata palla da tennis trovata chissà dove e reduce dei giochi del nostro vecchio cane).  Non mi mancava nulla in quei momenti...
Avevo un rapporto "sano" con la televisione, che mi veniva permessa solo dopo lo studiare ed il giocare, e sempre limitatamente, senza eccedere.
La casa nella prateria era il mio programma preferito, dove questa gente si costruiva tutto da se e dove c'era tutta quella campagna pulita nella loro vita...ma il vero amore era lui, il Signor Piero Angela, che con le sue parole mi catturava ed insegnava così tante cose.
Poca televisione, molte chiacchiere fatte a veglia dopo pranzo o dopo la cena, con i racconti di tempi non troppo lontani, e quelle novelle infinite che mi facevano sempre trattenere il fiato.

Si cresce in tante maniere, e presto arrivò il momento delle scuole elementari: il percorso da fare a piedi era veramente breve, ed in quelle poche centinaia di metri sentivo che mi conquistavo il mio "crescere", fatto di scuola e bimbi.
La Vita volle che , dopo qualche giorno di scuola, mi fosse messo di fianco un bimbo che non conoscevo: biondo, con gli occhietti piccoli, silenzioso: lui era A., veniva dalla campagna e ben presto cambiò la mia vita, per sempre.






13 commenti:

  1. Sai che scrivi davvero bene! Mi piace molto leggerti. Mi hai incuriosito e adesso voglio saperne di più!
    Che fortuna che hai avuto a crescere con tanti nonni e super-nonni intorno. Io purtroppo avevo solo due nonni, quelli materni e nessun bisnonno. In compenso con le mie sorelle mi sono molto divertita e non ero mai sola nei miei giochi! Abitavo in città e ci ho vissuto fino a pochi anni fa, escludendo un paio di anni vissuti sul lago di Iseo.
    Aspetto il seguito.
    Un abbraccio
    Francesca

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    1. Ciao Francesca,
      sei sempre troppo gentile, e ti ringrazio per la fedeltà che hai nei confronti di questo "mio" angolo.
      Un abbraccio a te
      A.A.

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  2. Che bello!!!!!!!! E'stato come leggere un romanzo, un bel romanzo, carico d'amore e di cose buone. Tutti quei nonni così vicini, così importanti, come sarebbe bello poter rimettere indietro le lancette dell'orologio....... poter tornare a quei tempi lenti, ma pieni di tutto........ Continuerò a seguire il tuo racconto con tanta gioia. Un abbraccio
    Emi
    P.s.: anche da me si chiamavano musate

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    1. Mi fa piacere che piaccia quello che scrivo, e che il mio italiano sgrammaticato non sia d'intralcio per chi legge.
      Penso spesso a loro...quasi ogni giorno, e li ritrovo in così tanti dei miei gesti e dei mie ragionamenti, che continuano ad essermi vicini, sempre.
      Grazie tante per questo tuo messaggio.
      Ciao Emi
      A.A.

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  3. Complimenti per questo bellissimo spazio! Un saluto dalla sardegna!!

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    1. Tante grazie.
      Che bella che è la Sardegna, e che voglia di tornarci...
      Ciao
      A.A.

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  4. Semplicemente bellissimo...aspetto il seguito
    Alma

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  5. davvero bello leggere cose positive, scritte con il cuore. aspetto il seguito,

    Damiano

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    1. Grazie Alma e Damiano per questi vostri commenti.
      A.A.

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  6. <>
    Ecco una cosa che si è persa, nessuno sa più quale è la stagione delle zucchine o quando ci sono i fagiolini, li comprano in gennaio e si arrabbiano se costano cari, poi in maggio quando sono abbondanti, a buon prezzo e migliori nessuno li vuole più, Ai mercati generali rimangono li cataste di cassette di zucchine che i commercianti non vogliono nemmeno per venti centesimi al chilo, spesso vanno riportati a casa e buttati nel campo. Dopo di che ci rompono le scatole sullo spreco alimentare.
    In che periodo sei nato Agricoltore? anni '70? Quando ero piccina io la 126 non c'era ancora, giravamo in "600" e non era la mia bis nonna ad essere della fine dell'800 ma la mia nonna 1889.
    E' bello leggerti, usi bei termini poco comuni, "desinare" per esempio. Nel dialetto della terra di mia madre si diceva "disnar", Anche da te?

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    1. Sono della fine degli anni '70, e desinare è un termine che ancora i vecchi usano.
      Grazie per questo tuo commento, mi ha fatto molto piacere riceverlo.
      Ciao
      A.A.

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  7. Essendo da poco una tua affezionata, leggo a ritroso e così scopro ora il tuo bellissimo racconto di vita Anacronistica. In molte esperienze mi ritrovo; sempre con la tosse e inappetente, così mi mandavano da giugno a ottobre in Toscana dai nonni materni. Momenti bellissimi, per me "bimba" di città del nord, poter correre lungo l'argine dell'Arno, vedere le pecore, gli orti (da lontano perché "non si sa' mai che ti becchi qualcosa"), le interminabili giornate sulle dune di sabbia al mare, dove nonno costruiva una specie di "tenda" e nonna riempiva il cesto di cibarie per un reggimento, dato che mangiavo, finalmente, così di buon gusto!!! I sabati e le domeniche pomeriggio passati a lavorare all'uncinetto (con la plastica ritagliata dai sacchetti), insieme alle altre donne, su quelle sedie scalcinate, all'ombra della grande cabina elettrica. Penso che, se sono quella che sono, lo devo proprio a quei periodi. Complimenti per lo stile narrativo. Buona giornata.

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    1. Il mio "raccontarmi" trova in questo prima parte entusiasmo e timore fusi assieme.
      Un pò come nella Vita vissuta di quegli anni, anche qui ho cercato di dare senza esagerare, nonostante avessi magari molto (molto) più da raccontare di quel periodo.
      Seppur il "meno agricolo" di tutti, questo è stato il momento in cui la Famiglia, i racconti e l'Amore hanno messo radici nel mio cuore e mi hanno aperto quegli occhietti di bimbo.
      Oggi mi rileggo e sorrido, pensando a quei momenti, e sperando che anche chi legge possa avere un proprio richiamo a quel periodo della Vita.
      Così è stato con te, e ne sono felice.
      Ti ringrazio per questo tuo commento.
      Ciao a te
      A.A.

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