Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

mercoledì 3 ottobre 2018

Bilancio dell'Estate 2018, ed uno sguardo all'Autunno

Prendo spunto da quanto state raccontando nel mio ultimo post: Autunno: ma voi come state? Lascio l'uscio aperto per voi...
Mi racconto in quella che è stata la mia Estate.
...
Intanto, un'Estate silente per questo Blog: per la prima volta, dopo sette anni di parole qui riversate, non ce l'ho fatta a raccontarmi passo passo in questo mio angolo.
I motivi?
Svariati, molti legati all'impegno con il lavoro, altri più personali che non mi hanno fatto "avere testa" per raccontarmi.
Poi, un'Estate molto lunga, non tanto per le temperature calde, che comunque non sono mancate, ma proprio per gli impegni sostenuti durante questi tre mesi.
Decisamente un'Estate piovosa, con tutti gli annessi e connessi delle problematiche legate appunto a questo tipo di clima/precipitazioni: molto simile all'estate 2014...molto.
Rileggetevi un pò cosa raccontavo proprio di quella (non troppo lontana) Estate:TempESTATE...in ricordo del detto "Si deve mangiare tutti!" ed anche 21 settembre: il tramonto dell'estate 2014.
Un'Estate Nervosa, costellata di temporali improvvisi, e di tanta elettricità fuori (e dentro) di me.
Ed ancora, un'Estate con rimpianto: quello di non riuscire a stare con mia figlia, ritrovandomi ancora a perdere, e perdere tanto del suo crescere: le più volte son partito al mattino che lei ancora dormiva, e son rientrato alla sera che lei dormiva già..e questo sarà difficile che io me lo perdoni.
Tanto il trattore fatto, ma tanto davvero, per buona parte al fine di regimare le erbe che imperversavano nella vigna, ed anche per i trattamenti (non certo pochi) che ho dovuto fare tentando di arginare la peronospera della vite.
Svegliarsi, sapendo che il giorno stesso sarebbe stato cancellato il lavoro che mi apprestavo a fare: una costante che ha indebolito non poco il mio già funestato entusiasmo.
La fatica, quella più bastarda e subdola, si è fatta sentire per lo più di notte, rendendo il mio stare a letto una pena da girone dantesco.
Tanta poltrona, anche fino alle 4 del mattino, per poi alzarmi anche mezz'ora dopo, o comunque dopo poco letto.
Il sonno mi ha rallentato, ed assieme alla fatica, ed allo scoramento, hanno vinto: il mio fisico ha iniziato a cedere con eclatanti segnali che ho ripetutamente ignorato o sottovalutato.
La mia concentrazione è diminuita a tal punto che, è divenuto faticoso fare anche le cose più semplici.
C'è stato un momento in cui ho veramente pensato di mollare tutto...
...e non me ne vergogno: era divenuta una questione di sopravvivenza, pura sopravvivenza.
Quando ho scelto di fare questa Vita, anni or sono, mi promisi che mai sarei stato "schiacciato" da tale decisione, e che sempre la Passione avrebbe vinto su tutto: quando un lavoro bello come il mio...quando uno stile di Vita così meraviglioso, inizia ad essere alienante, e ti allontana dalla Passione che dovrebbe motivarlo, ecco allora che c'è bisogno di una profonda analisi.
Io mi son chiesto se non fosse il momento di cambiare, almeno un poco, quello che stavo facendo...magari di rallentare ancora, oppure di interrompere tutto questo e guardare altrove.
Domande difficili da pormi.
L'estate 2018 è arrivata dopo 15 mesi di complicazioni Agricole: la gelata 2017, la siccità di tutto il 2017, le temperature aride 2017, la mancanza di un inverno lungo 2017/2018, la pioggia del 2018, le malattie del 2018, l'estate piovosa del 2018, la grandine del 2018.


Appunto è arrivata "dopo" a troppe cose non certo positive, e forse è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Le spalle son larghe, e la Responsabilità verso la mia Famiglia mi sprona attimo dopo attimo, ma le forze sono veramente poche.
Guardo la mia bimba che inizia a correre scoordinata, e rincorsa dai cani: vedo le risate che fa nell'aia, come si diverte, ed in tutto questo vedo la mia Scelta Futura.
Continuare, ma Rinnovare.
Rimboccarsi ancora le maniche a quasi quaranta anni, e rimettersi in discussione sarà la cosa migliore per tutti noi, e sopratutto per me.
Una testa, due mani, la voglia di fare: non mi manca nulla per riuscire in questo.
Continuare e Rinnovare.
Ed è già Autunno!
Domani terminerò la vendemmia, e le svinature andranno avanti per tutto il mese.
Le olive, pochissime, le faremo solo per un poco di olio da uso strettamente domestico.
Le castagne...devo trovare il tempo di andare a vedere quale situazione ci sia: è da inizio Agosto che non faccio una girata nel castagneto.
La serra nell'orto, la faremo con babbo, non so quando e come, ma la faremo.
Ma ho voglia di fare funghi.
Ho voglia di camino acceso.
Ho voglia di chiacchierare davanti ad un bicchiere di vino.
Ho voglia di stare nel pollaio nella stalla, andare a far pascolare le capre, cavalcare la cavalla.
Ho voglia di staccare con tutto questo correre, e di riappropriarmi anche di me stesso.
Ho voglia di...Autunno.



sabato 22 settembre 2018

Autunno: ma voi come state? Lascio l'uscio aperto per voi...

E' trascorsa un'intera stagione dal mio ultimo Post.
E' passata, a piè pari, l'estate, e mi pare che siano passati tre anni, invece che tre mesi.
Un riassunto?
Magari poi...adesso è Autunno.
In piena vendemmia, tra piogge e giornate torride, in attesa del primo freddo, scrivo in una mattinata di pausa, mentre guardo fuori dalla porta il passeggino con la mia piccola che dorme coccolata e protetta da cani e gatti.
E' Autunno, ed ancora le rondini sono presenti al podere, mentre la notte si fa fresca, le giornate sempre più coorte, e gli odori del bosco iniziano a vincere su quelli della campagna.
Ma voi come state?
E se per una volta foste voi a raccontarmi della vostra estate e di cosa farete in questo inizio Autunno?
Leggervi mi renderà particolarmente felice, e mi permetterà di vedere oltre le vostre finestre aperte.
Come stanno i vostri orti? Le vostre piante sul terrazzo? Le vostre campagne? I vostri animali?
State andando nel bosco? Avete fatto le marmellate? E le conserve?
E sopratutto, come state voi???
Ho voglia di leggervi, qui: vi lascio tutto lo spazio che volete.
L'uscio è aperto, avanti!
A.A.

martedì 12 giugno 2018

Storia di un giorno qualunque in un giugno storto

La sveglia del telefono ha un suono così...uggioso.
La sveglia del telefono però mi permette di alzarmi senza svegliare "le mie donne".
La sveglia del telefono mi ricorda che una giornata è appena cominciata, e che già devo sbrigarmi.
La faccia lavata con l'acqua fredda, la finestra del bagno aperta mentre fuori fa appena luce, il gallo che canta, il gallo "in seconda" che gli fa controcanto, i merli che si sgolano nei canti del mattino, il solito gatto che miagola alla finestra elemosinando chissà cosa.
La colazione è fatta velocemente, mentre abbottono la camicia, e serro la cintura dei pantaloni: una tazza d'acqua, tre o quattro biscotti, e via verso l'uscio di casa.
Il cappello di paglia ben calzato, il moschettone con le chiavi agganciato ai pantaloni, il coltello nella tasca destra, un cordino nella sinistra, l'accendino stretto in una mano.
Esco.
Aria frizzante, aria che si sente nel petto, è fresco, rientro e metto una felpa.
La cagna che scodinzola e si guadagna le solite carezze, mentre dei micini giocano dentro uno dei miei stivali.
Dai polli: apro il primo cancello, poi il secondo, e lascio che guadagnino l'ambito pascolo, mentre i billi (tacchini) giocano tra loro per stabilire chi sarà il capo per quella giornata.
La stalla, tra fieno e paglia, mentre la rondine lavora al nido, mentre il becco mi ricorda che è lui a voler uscire per primo.
La carretta dello sterco, i secchi con l'acqua buona, fieno in rastrelliera, capre da mungere, la schiena curva, il cappello che scivola in avanti, il secchio con il latte.
Passo dall'orto, gli zucchini crescono, le patate svettano, l'umidità copre il verde.
Spunta il sole dal poggio dietro casa.
Sento il caldo sulla faccia, tolgo la felpa.
Torno in casa, mia moglie che in vestaglia si appresta a pastorizzare il latte appena munto per la bimba. Un bacio, uno sguardo alla bimba che ancora dorme.
Ed ecco...è a questo punto che inizia la mia giornata.
Lunga giornata, fatta di sedici ore di luce: ore che adesso vanno lavorate tutte.
L'erba da trinciare, gli attrezzi da accomodare, il trattore nel campo, il fieno, la vigna, la vigna, ed ancora la vigna.
Oggi pioverà?
Oggi pioverà, devo sbrigarmi.
Cammino nella vigna, e la peronospora continua a riproporsi: due settimane che tento di contrastarla, due settimane che vince lei, mentre anche i grappoli sono stati attaccati.
Lo sgomento dura poco, le imprecazioni durano di più, mentre stringo i pugni e tiro su col naso.
Come faccio?
Non mi sgomento più, ma una soluzione devo trovarla.
Guardo la vigna, ed è lei a raccontarmi di un'annata (l'ennesima) storta: quel caldo assassino in aprile, poi tre grandinate, ventitre giorni di pioggia consecutivi, la vigna allagata, l'erba che si mangia le viti, l'allegagione scarsa, le foglie martoriate, le pozzanghere perenni sotto ai filari.
Cammino nella vigna, e penso che oggi sarà una giornata migliore.
Prendo il trattore, preparo la botte, e scelgo come intervenire contro quelle macchie d'olio sulle foglie, contro questa avversità così bastarda e forte.
Anno di peronospora, mi dico, ed è come convivere con una gamba più corta: credi di abituartici, ma ogni volta che ti ci abitui poi ti ricordi che hai una gamba più corta, e non ne sei felice.
Anno di peronospora, con un vento caldo che porta oidio, ma domani raffresca e mette temporali, perfetto per la grandine.
E se grandina? Ho abbastanza propoli per le viti?
Guai a sgomentarsi, guai a fermarsi: testa bassa, e tacchi che sbattono sulle natiche: mica sono qui a passare il tempo io, forza.
Trattamento con rame, caolino, macerato d'ortica.
Ore di trattore, ore in una tuta che asfissia il mio corpo, salvo poi volerlo proteggere.
Il sole pigia sulla testa: possibile che ancora non mi sia deciso a mettere una tettoia a questo trattore?
Il verde slavato aumenta, le piante stentano, rischiano di soffocare se non taglio l'erba.
Ma si affonda con il trattore, e penso che per limitare un danno ne farò altrettanti.
Esco dalla vigna, son solo, un panino e venti minuti di ombra, salvo poi riprendere, ancora, ed ancora sentire quel sole che pesa sempre di più sulla testa.
Finisco il trattamento, è pomeriggio, ed anche oggi non ho digerito quel panino.
Mi lavo le mani, e mi tolgo quella tuta che puzza di mucido (umidità e muffa).
Le mani odorano di mucido: le lavo ancora, lavo la faccia, lavo gli occhi ancor meglio.
Bevo acqua fresca.
Rabbuia: son nuvoloni di pioggia questi, ma doveva darmi maggiore tregua oggi.
Un tuono rompe il silenzio.
Una mia imprecazione lo rompe di nuovo.
Ancora un tuono, il vento si raffresca davvero, inizia a gocciolare.
Si, ma non farà niente.
Stoico io? Ma no, è solo una nuvola.
Ma quando passa questa nuvola?
La nuvola non passa, e piove, lavando via tutto il trattamento, lavando via tutto il lavoro, anche oggi: gasolio bruciato per niente, rame nel terreno per niente, e la peronospora ringrazia.
Piove ancora: almeno non ci sarà l'orto da annaffiare.
Si, ma quanto piove? Sono due ore che va avanti...
Smette, e mentre spiove un arcobaleno spunta a prendermi per i fondelli.
E' subito caldo, è subito nebbiolina nella vigna: maledetta quella miseria ladra, è come governare la peronospora.
Giro le spalle alla vigna, e mi porto in un altro lavoro.
Tra aia, officina, trattore, motosega, animali, trapano, arrivo alla sera: ma ci sono gli animali da fare, ancora.
Ripeto, all'incontrario, quanto ho fatto al mattino presto, oramai non so quanta vita pare essere passata da quel risveglio.
Sono stanco. Babbo arriva per...annaffiare l'orto, e sorrido pensando a quante scuse possa inventarsi un nonno per vedere la propria nipote.
La bimba urla e fa eco nel bosco davanti casa.
La cagna è in calore, ed il maschio è serrato dentro casa: il cane ulula, la bimba le fa eco, l'eco di entrambi nel bosco di fronte casa.
Mi fa male la testa: troppo sole, troppa pioggia, troppo caldo, troppe arrabbiature.
Inizia a scurire la luce: ancora orto, ancora animali, altro latte, altro fieno, altro sterco.
Mi devo fare la doccia.
E' quasi buio, e lo stomaco brontola reclamando qualcosa in più di un panino mal digerito.
La bimba ha cenato, la mamma la porta in bagno per cambiarla: sento che giocano, mentre ancora non sono rincasato.
Sedici ore fuori casa, una bimba che sta andando a letto: mi lavo ancora, mi cambio, la prendo in collo per poi metterla a dormire.
Mi stringe un dito, mi tiene a se, mentre la guardo beata in uno dei suoi tanti sonni: mi batte forte il cuore.
Mi sento in colpa perchè non riesco a stare di più con lei, mentre i giorni corrono, e di lei mi sto perdendo troppo.Mia moglie mi chiama: si cena, e ci si raccontano le giornate.
Gli occhi si socchiudono, ma la schiena duole troppo per andare a letto.
Traccheggio, mi trastullo davanti al camino spento, ascolto il cane che ha finalmente guadagnato sonno e pace.
Accendo il computer, e scrivo sul blog.
Tra quattro ore devo alzarmi, buona notte.



venerdì 16 marzo 2018

ci sono, ma non ci sono...ma comunque ci sono

Essere assente da questo Blog generalmente coincide con due possibili situazioni: o troppo lavoro, oppure un periodo in cui non sto bene.
In questo caso la mia assenza abbraccia entrambe le situazioni.
Desidero scusarmi con tutti voi, lettori abituali ed avventori occasionali, se non sto aggiornando con i miei pensieri queste pagine, e spero presto di riuscire a sbloccare alcune cose nella mia Vita, in modo da ritornare qui.
Questo non è un commiato, e nemmeno un arrivederci: si tratta solo di un saluto che lascio qui, dicendo che presto tornerò, con tante cose da raccontare ed idee da condividere.
Di più adesso non posso, mentre la Vita scorre.

A.A.

lunedì 29 gennaio 2018

Storia di un Agricoltore impaurito e di un Gennaio travestito: diatriba tra il freddo ed i Folli

Gennaio è praticamente scivolato tra le mie dita, lasciandomi odore d'umidità, mal di schiena e poco più.
Gennaio, dopo due mesi veramente freddi, è stato più un "fine ottobre" o un "primi di aprile", caratterizzato dalla pioggia, dalla nebbia, dall'umidità alle stelle (appunto...), da sporadiche giornate di sole, dai venti di scirocco e libeccio, e da temperature assai sopra la media del periodo.
Mannaggia a me e quando mi ero illuso che sarebbe stato freddo.
E cosa è successo?
E' successo che, proprio come il gennaio passato, le piante hanno iniziato ad ingrossare le gemme, e le più audaci hanno avviato le fioriture.
Sapete cosa vuole dire questo?
Vuole dire che, considerando i possibili due mesi di freddo che potremmo ancora avere, le piante inizieranno ad essere "in succhio", ossia la linfa riprenderà a muovere il metabolismo della pianta, e questa sarà tremendamente vulnerabile.
Basta poco, e basterebbero anche solo 5 giorni di un Febbraio-Freddaio per fare danni.
Il gelo, che se venisse sarebbe nei suoi tempi e non ci sarebbe da rimanerne stupiti, potrebbe ghiacciare i liquidi nella pianta (appunto mossi dal "succhio" di cui sopra), e gelandoli il legno cederebbe dalla dilatazione termica di questi (l'acqua gelando aumenta sempre di volume), e si avvierebbero inesorabili lacerazioni ed ustioni sulla pianta.
Oltre ad un danno fisiologico e strettamente fisico, la pianta sarebbe quindi esposta (con le sue nuove ferite) all'insorgere di malattie latenti sul tronco o di insetti pionieri di fine inverno.
Immaginate di avere una ferita aperta, che non si rimargina, e di tenerla all'aria...
Pensiamo alle piante come essei viventi, sempre, e pensiamo che dall'insalatina dell'orto alla quercia secolare, tutte saranno esposte ad un danno.
E se poi in Febbraio-Freddaio si rivelasse una fregatura pure quest'anno? Magari con piogge e temporali?
allora si che ci sarebbe da stringere le chiappe e sperare in non so cosa.
Già perchè le piante, oramai si sarebbero riattivate, ed oramai sarebbero tutte con le gemme aperte, i cacchi (ributti) avviati, e l'attività linfatica al top.
Ed invece di gioire, appunto ci sarebbe da pensare che in marzo spesso gela, nevica, o comunque fa molto freddo...e basterebbero anche due giorni consecutivi per fare danni ancor più grandi di quelli sopra citati.
E le conseguenze sarebbero ancor più disastrose.
Ma se questo non accadesse?
Accadrebbe come lo scorso anno, ed il primo di aprile verrebbe da pensare che oramai il rischio è passato, perchè se Marzo è pazzo, Aprile non può certo far paura.
Ed ecco che le gelate dei primi d'Aprile potrebbero mettere in ginocchio intere produzioni, e credetemi che a quel punto basterebbe anche solo una nottata di gelo.
Una nottata...
...una nottata per compromettere intere produzioni.
Una nottata per mettere in ginocchio un Agricoltore e la sua famiglia.
Ecco.
Ecco, cercate di comprendere quindi la mia preoccupazione quando, non tanto il tempo, ma le persone si comportano da folli.
Folli!
E' una follia gioire per un gennaio caldo, per la miseria ladra.
E' da folli illudersi che non ci sia bisogno del freddo.
E' da folli credere che i problemi dell'agricoltura (ed alla Natura tutta) non ci riguardino.
Non si tratta di una bomba che ci cade accanto lasciandoci illesi, ma di un mare di MERDA che prende tutti.
Già perchè, le pere, i peperoni e le patatine che tanto adoriamo comprare al supermercato, non nascono e crescono nelle cassette verdi del supermercato, ma provengono dalle campagne.
E se le serre possono assicurare una minima percentuale di produzioni sicure, tutte le altre sono esposte alle bizze del Padreterno o di chi per Lui.
Ed è da Folli credere che tutto questo non ci riguardi.
E ripeto che è da Folli non sperare che l'estate sia calda e l'inverno sia freddo.
Io, come centinaia di migliaia di altre persone in questo Paese, me ne starò appunto a chiappe strette a sperare che i problemi dello scorso 2017 non si ripetano, continuando a dare un occhio alla finestra ed un morso al fegato, per buona pace del mio giramento di palle e delle mie prospettive di vita da un mese a questa parte.
...
Oggi ero in camicia, con le maniche tirate su, che caricavo la carriola con la legna, sudando come in primavera, e pensando che il susino accanto alla legnaia aveva oramai un centinaio di fiori ben aperti.
Guardavo le api ronzare sui fiori, e girarmi attorno attirate da un qualche vecchio profumo che avevo addosso.
Le capre si allungavano per cercare di brucare l'erba verde e rigogliosa che nasce copiosa oltre il recinto.
Una farfalla s'era posata su di un ciocco di carpino.
Ed era solo fine gennaio: un incubo (oramai ricorrente) che vivevo ad occhi aperti.
Magari domani mi sveglierò e gradualmente il freddo s'impadronirà di questo inverno (in cui siamo solo a metà!)
Magari da domani la stagione tornerà a vestirsi coi suoi panni, e questa paura svanirà col fumo del camino.
Magari domani non dovrò sentire le ennesime "gioie" di quanti abbiano trascorso la giornata in spiaggia crogiolati da un sole che (a sentir loro) pareva quasi di maggio.
Magari domani l'unica a subire un'ingiuria sarà quella brutta mimosa che gialleggia nella piana sotto al paese.
Magari domani sarà ancora inverno.
E credetemi, non si tratta solo di chi ci campa e che rischia di ritrovarsi con le gambe all'aria, ma la questione riguarda tutti...TUTTI.
Meditate gente, meditate,




sabato 6 gennaio 2018

La Befana "nuova" al Podere

Ricordare è cosa che mi viene facile, se si tratta di attimi vissuti nella mia infanzia, contornato da tutto quell'Amore.

Il giorno della Befana era paragonabile al giorno di Natale, e sopratutto con la mia amata bisnonna E. coltivavo una speciale aspettativa fatta dei suoi racconti sulle sue Befane di chissà quanti anni prima.
Lei, che era nata nell'otto (1908) e che veniva da un paesino dell'appennino (l'unica della razza mia a non essere nata qui in zona), aveva vissuto la più profonda tra le miserie, ritrovatasi bimba durante la prima guerra mondiale, con un fratello morto al fronte ed altri fratelli impegnati a sopravvivere in quel periodo tanto buio.
Lei aveva una mansione, ed era quella di parare il maiale nel bosco: con un vettino (la cima di un pollone spesso di castagno) direzionava l'animale a suo piacimento, trascorrendo così giornate intere a gironzolare nel osco dietro casa, senza distinzione di domeniche, feste o festine.
Ricordo che, proprio per la mia sesta Befana lei mi raccontò quella sua sesta Befana, trascorsa interamente al freddo, nella neve, a cercare di scaldarsi battendo i piedi a terra o saltellando un pò.
E quando me ne parlava, ricordo i suoi occhi di bimba che ancora brillavano per quel ricordo: mi emozionava sempre sentire quella vecchia ed adorata nonna parlare del suo essere bambina, quasi come a volersi rievocare in qualcosa di così tanto distante ma mai svanito in lei.
La Befana era la festa più importante, e lei diceva che la preparazione era fondamentale: si doveva preparare il fastello della legna (per avviare il fuoco), e lasciarlo ben comodo vicino alla cappa del camino, con accanto un bicchiere con un poco di vino e qualche ghianda.
La Befana, arrivando nella casa, si sarebbe rifocillata proprio con quella sorsata a bere, e le ghiande sarebbero servite per il suo ciuchino, mentre il fastello le serviva per riavviare il fuoco quando sarebbe ritornata a casa.
Ecco che così tanti anni dopo, quella magia si ripeteva per lei e per il suo nipote, tanto felice di esserne coinvolto.
Ricordo che si andava nel bosco, assieme, a preparare il fastello della legnetta buona e secca, e lo si legava con uno spago, bello stretto per non far scappare la legna durante il viaggio in groppa di ciuco.
Poi, oltre alle tre ghiande di cerro, mettevamo anche una carotina, mentre il bicchiere lo lasciavamo mezzo vuoto, usando comunque il vino nero della cantina.
Un gran calzettone di lana poi penzolava da quella cappa, pronto ad essere riempito con chissà quante cose buone.
E la Befana passava, sempre: a casa di babbo e mamma era la più colorata e ricca, con tanti dolciumi, ma anche regali e regalini; a casa dei miei nonni un'altrettanta calza ricca, anche con qualche giochino piccino; ma la mia preferita era quella di nonna E.
Era una calza che tanto mi ricordava la tradizione. Dentro c'era sempre qualche dattero, qualche mandarino, un arancio (al quale si usava fare sempre una gran festa...proprio come un tempo), qualche noce, qualche nocciola, qualche mandorla. uno o due anacardi, le caramelle Rossana, le caramelle al Rabarbaro, a volte un gomitolo di spago, piuttosto che un nastrino colorato o un sassino dalla forma strana.
E poi, il cartoccio con un pezzettino di carbone, quello con lo spicchio dell'aglio e quello con la cipolla: tutti e tre significavano che qualche marachella l'avevo fatta in passato.
Ricordo i suoi occhi, e quelle mani così noccute e rugose che mi aiutavano a frugare nella calza e a mettere da parte le cose.
A scriverlo ancora oggi mi batte forte il cuore, tanto mi manca il suo sorriso...
Ecco, oggi è la Befana.
Oggi è una bella festa per la mia zona, e per la mia famiglia.
Sarà una Befana "nuova" per noi, con una creatura che ancora non si rende conto di tutto questo, ma che avrà la fortuna di avere la sua bisnonna (la figlia della mia bisnonna E.) che ad ottantotto anni suonati da pochi giorni la prenderà in collo e gli reciterà qualche filastrocca dei suoi tempi.
Forse per l'ultimo anno io e mia moglie avremo una calza per noi, e già tutti in famiglia fantasticheremo sulla prossima Befana e sulle storie da raccontare a questa bella bimba.
Ecco, oggi è un giorno di festa.

mercoledì 3 gennaio 2018

Anno 2017: quando l'Agricoltura appare impossibile

Un fulmine che mi ha tolto internet per una settimana...
A questo punto, il 3 gennaio, non posso certo augurarvi il classico "Buona Fine e Buon Principio", ma posso comunque dedicare del tempo alla scrittura di un resoconto dell'oramai anno passato.

Il 2017, l'anno in cui la Voglia di essere Agricoltore ha rischiato di vacillare sin troppe volte.
Il 2017 è iniziata con quelle stampelle posate di fianco alla poltrona, e con una grande energia e tanta voglia di fare.
Quei giorni di freddo in gennaio mi avevano illuso che quell'inverno sarebbe stato Tosto e Vero, ed invece tutto ciò si è dissolto in una settimana di sotto zero e nulla più: non un fiocco di neve, e presto le piante hanno avuto voglia di risvegliarsi.
Febbraio, un tempo "Freddaio" è stato piovoso come non mai, e tra acquazzoni e fulmini, è trascorso uggioso e veloce, quasi apparentemente inutile, mentre i prati inverdivano laddove sarebbero dovuti essere coperti di neve e freddo.
Marzo, ed il trapianto del frutteto: dopo anni ed anni siamo riusciti a fare questa spesa, con tanto di escavatore a noleggio, ed enorme attenzione per ogni gesto che compivamo. Quelle varietà tanto antiche, studiate e ricercate per anni, erano adesso poste a dimora proprio ai piedi della collina del Podere.
E Marzo non ha dato mai pioggia, e le piante hanno da subito sofferto la sete...di Marzo...
Gli aborti delle capre, ai quali mai mi abituerò.
E Aprile è arrivato, baldanzoso come sempre, mentre me ne stavo fisso in manica di camicia, portando avanti la recinzione lungo il bosco, o dando una mano per smacchiare la legna dalle prode del campo.
Aprile baldanzoso, e...Bastardo, come non mai.
Di gelate per il 7 ne avevamo già viste, ma tre lunghi e maledettissimi giorni di gelata per il 20, 21 e 22 decisamente non avevamo ragione di aspettarceli.
Ed invece sono arrivati...
La tramontana, che spiccava a 60Km/h non mi ha permesso di accendere fuochi nella vigna (tentando quindi di arginare il problema), ed il danno è stato da subito evidente: alla mattina alle 6 c'erano -4°C nell'aia, ed il vento bruciava i germogli e le buttate delle vigne.
Perdere un terzo delle piante, e perderle sapendo che il danno si sarebbe protratto negli anni a venire, non è cosa facile da affrontare.
Tre giorni di patimento.
Tre giorni di sofferenza.
Tre giorni di lacrime.
L'impotenza mia e delle mie mani, di fronte a tanto scempio.
La corsa ai trattamenti a base di propoli. Ogni pianta, curata singolarmente, una per una, senza tralasciare nulla: ma le magie riescono ai maghi, non certo ad un Agricoltore Affranto.
Il Mese di Maggio, tutto nel recupero del salvabile, tra vigna e piante da frutto (anche queste perse per 1/3), annaffiando prima settimanalmente e poi sempre più spesso, tanto un orto che pareva essere a fine carriera piuttosto che all'inizio, quanto per quelle sciagurate piante da frutto che avevano deciso di rimandare la loro dipartita, facendomi penare come non mai.
Lunga agonia, questo potrei dire di quel frutteto, che in Giugno perdeva le sue foglie per il troppo caldo.
Giugno, ed il fieno che non c'era.
Giugno, e la terra dura come il marmo.
Giugno, e la siccità.
Ma è stato per i primi giorni di Luglio che è accaduto l'impensabile: l'uva ha iniziato ad appassire prim'ancora di invaiare.
Follia, condita dalla cascola delle foglie basali, gialle e appassite pure loro.
L'orto potevo annaffiarlo...
...il frutteto potevo anche annaffiarlo...
...ma la vigna no, non avrei potuto e saputo farlo.
Mentre le scorte d'acqua nella pozza calavano drasticamente, e la fonte diminuiva la sua portata, la vigna reclamava il bere che le necessitava per sopravvivere.
Già martoriata dalle gelate e dalle malattie di conseguenza, adesso doveva affrontare qualcosa di assai complicato, e la rinuncia a portare avanti ilo poco frutto che aveva.
Povera vigna.
Agosto, neanche una goccia d'acqua, mentre l'aratro non entrava e tutto intorno andava in fiamme: la notte il sonno era leggero, e l'assillo per quegli incendi ci teneva svegli.
Non un alito di vento, temperature disumane, e l'obbligo di un lavoro che ti fa tenere la testa sotto allo stellone, tutti i giorni, sempre.
Come una carriola di mattoni rovesciata sulla testa, già alle 9 del mattino il lavorare diventava invivibile...ed ogni giorno c'era da arrivare fino a sera.
Povero Agricoltore Anacronistico, che tanto gli rimane sulle balle il caldo, e che invece di aria condizionata o un ombrellone in spiaggia, se l'è dovuto subire tutto...
Ma agosto, tempo di vendemmia, ha raccontato quanto i sacrifici fatti fossero stati vani per il raccolto: una miseria nello scempio.
Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, ma semplicemente di non essere sciocchi: ci abbiamo rimesso tantissimi soldi, e nulla di meglio.
Settembre, con la fine vendemmia e le olive che cadevano per il caldo, mentre le prime piogge (timide ed appena sussurrate) son tornate a farci sorridere.
Settembre, ed il lavoro in cantina.
Settembre, ed il lavoro al Podere.
Settembre, infinito settembre.
Ottobre, ancora in cantina, con il taglio della legna, la burocrazia, e chissà cos'altro ancora: e le olive non le ho colte, tanto facevano schifo. Parevano già appassite in bocca di forno, eppure erano ancora sulla pianta.
E poi Novembre, ed il freddo nei suoi primi giorni: un freddo, freddo, inaspettato.
Novembre, la legna da ardere, i lavori al trattore, il fieno che già scarseggiava.
Ed alla fine, finalmente, è arrivato Dicembre, freddo, schietto, gioioso.
E finalmente è arrivato il riposo.

Un anno terribilmente duro, il più duro della mia vita, dove il 2014 pare quasi una passeggiata.
Un anno di rimesse economiche, grandi, importantissime.
Un anno di fatica, di solitudine, di arrabbiature, ma sopratutto di prese di coscienza.
Un anno in cui ho visto ben nitido il mio limite, ed ho capito quanto io non possa su ogni cosa che accade al Podere.
Un anno dove ho dovuto mettere il ginocchio a terra, più volte.
Un anno dove più volte mi son chiesto se e quanto valesse la pena continuare a lottare contro il Padreterno o chi per Lui.
Ma su tutto...
Un anno dove la Meraviglia è tornata ad essere quotidiana.
Un anno in cui sono divenuto Uomo come mai prima di allora.
Un anno dove tutto si è ribaltato, andando ad assumere colori ed odori che neanche nei sogni avevo desiderato.
L'anno in cui ho scoperto una Felicità senza tempo, e che ha gli occhi di mia Figlia.
Magari Agronomicamente questo non cambierà molto, ma questo 2017 rimarrà indelebile per un motivo: questo è l''anno in cui sono divenuto Padre.

Buon 2018 a tutti voi.

sabato 23 dicembre 2017

Natale 2017

E' l'Antivigilia di Natale, un giorno così colmo di calore, aspettativa, irrequietudine e divertimento.
Il giorno in cui da bambino facevamo l'albero in casa con babbo e mamma.
Il giorno in cui, un pò come un venerdì sera, sapevo che mancava veramente poco a "quel momento" e già era aria di Festa, quella vera.
Il giorno in cui scrivevo la mia lettera a Babbo Natale, per poi affidarla (e dimenticarla) a quel cassetto della scrivania che tanto custodì dei miei sogni o pensieri più nascosti.
A trentotto anni suonati mi accingo a scriverla di nuovo, certo che questo accadrà ancora per molti anni (io spero).

Caro Babbo Natale,
trentotto ne son passati, e mentre il tempo pare disegnarsi sempre di più sulla mia faccia, io son ancora qui a scriverti parole di bimbo.
Il mio cuore è indubbiamente colmo della gioia più grande che potessi mai provare, ed è nel sorriso di mia figlia, ed in quello di sua madre, dei suoi nonni e dei suoi tanti zii, che io trovo alba e serenità.
Tutti i miei desideri sono per lei.

Tutto il mio tempo è per lei.
Tutta la mia forza è per lei.
Come potrei mai chiederti qualcosa per questo Natale?
Io ho ricevuto il Regalo più grande che la vita potesse darmi: l'ho aspettato tanto, è vero, ed anche per questo  ha il sapore più dolce ed i colori più caldi che mai.
Ricordo quando a sei anni, in quella mia prima letterina, ti chiesi un fratello: quel bisogno di Vita intorno a me era crescente, e negli anni ho rinnovato tale richiesta.

Un fratello non è mai arrivato, ma non mi è mancato niente dalla Vita: amore incondizionato, tempo, attenzioni, insegnamento, protezione, sprono, stimolo datomi da quella cerchia di affetti che tutt'intorno mi stavano facendo crescere.
A quindici anni quel "fratello" venuto dall'Est, e quella voglia di estate per poterci condividere almeno un mese della mia Vita.
La gioia di quel Natale assieme a lui fu uno dei regali più grandi che tu sapesti consegnarmi.
Qualche anno dopo la piccola T., e quel suo sorriso che tanto mi aprì il cuore, e tu sai quanti desideri ho avuto (e sempre avrò) per lei: ieri bimba sdentata che cantava le canzoni di Natale saltandomi sulle ginocchia; oggi giovane donna alle prese con le tribolazioni del cuore e la sua voglia di stare bene nel Mondo, e che anche dopodomani trascorrerà il Natale seduta di fronte a me tra sorrisi e pernacchie.
E qualche anno fa l'arrivo di quella Rospotta, sempre col broncio e mai in un gesto d'affetto, ed oggi esplosiva adolescente a cui so di mancare e con la quale trascorro i pochi momenti di stacco dal lavoro.
Affetti che in qualche modo anche tu hai contribuito a darmi, fondamentali per la mia vita, e così simili all'essermi fratelli, sorelle, o figlie.
Ma quest'anno tutto è cambiato, e quel senso di Crescita è stato definitivo.
Quest'anno ti scrivo come padre, desideroso di ogni bene per la propria figlia: oggi dorme nella sua culla, protetta e tranquilla, ma domani sarà ragazza pronta ad affrontare la Vita con le proprie passioni, le prime grandi delusioni e la determinazione che sò già che la contraddistingueranno.
Ogni mio pensiero, ogni mio desiderio è per lei, e son certo che anche questo Natale tu saprai ascoltarmi comprendendo quanto io desideri.
Che sia un Natale gioioso e sereno, per lei, e per tutti noi.
Che sia un Natale gioioso e sereno per te, che tanto avrai da fare.

Come sempre io ti aspetterò, nel silenzio della camera, con un orecchio rivolto a quella culla, ed uno a te che ti farai riconoscere quando sarai di fronte al camino.
Buon Natale,

tuo, nel tempo,
A.A.



Semmai vi prendesse voglia di leggere i miei desideri e pensieri per i Natali passati, qui troverete qualcosa che potrà farvi sorridere, riflettere, o magari anche solo annoiare.
Natale 2011
Natale 2012
Natale 2013
Natale 2014
Natale 2015
Natale 2016
Per questo Natale 2017 credo sia tutto: la giornata di festa trascorrerà, la cintola cederà un buco, la mia bimba sarà al centro di ogni attenzione, ed il calore sarà più alto e profondo che mai prima d'ora.
A tutti voi, che mi seguite fedeli da anni, a voi che mi seguite da poco, a quelli che lo fanno stando in silenzio, ed a quelli capitati qui per caso, ebbene a tutti voi faccio tre auguri: il primo, che possiate godere di tanti Natali durante l'arco di un singolo 'Anno; il secondo, che sappiate godere di ogni attimo con i vostri Cari; il terzo, che non perdiate mai la voglia di dare voce a quel bambino/a che sempre ha abitato e sempre abiterà dentro di voi, indipendentemente da quello che dichiarerà la vostra carta d'identità.
Che sia gioia e serenità.

BUON NATALE

sabato 16 dicembre 2017

Agrifoglio: albero protettore della vita per mia figlia

La Vita al Podere corre a più non posso.
E tra la stagione che è stata assai avversa, le complicazioni per raggiungere minime produzioni, la mancanza di manodopera per portare avanti i tanti lavori da fare, e l'impegno costante di mia moglie a fare la mamma di una splendida ed impegnativa lattante...tutto questo (e molto altro) mi hanno portato a rimanere indietro con molte cose.
Tra queste ce n'era una che mi pesava molto non aver fatto: scegliere una pianta per mia figlia.

E' tradizione per me dedicare una pianta a chi nasce e chi muore.
Tutto iniziò con ma morte di mio nonno paterno: lui è stato uno dei miei cari che mi ha sempre spinto verso la Natura, e spesso faceva dei gran discorsi sulla Vita, sulla morte, e sugli alberi custodi del ricordo o gli alberi protettori della vita.
"Quando muoio" mi diceva durante le nostre lunghe chiacchierate "vai alla macchia, in un posto dove siamo stati assieme, e prendi una piantina giovane, toglila dal terreno senza sciuparla, e rimettila in un posto che sappia ricordarti di me.  Ogni volta che avrai voglia di cercarmi, potrai trovarmi proprio lì."
Ero letteralmente innamorato di quelle parole, e fantasticavo sempre su quel momento tanto triste quanto solenne.
E come Natura insegna, quel momento arrivò, anni dopo, e proprio mentre avevo il desiderio di fermarmi per piangerlo, mi assentai dalla stanza mortuaria e mi diressi verso l'ultimo posto nella macchia dove l'anno precedente avevamo cercato funghi assieme.
Un piccolo leccio di circa mezza spanna, era proprio al centro di una piazzola che un tempo fu carbonaia.
Con zappino e mani tolsi la pianta dal terreno avendo cura di non sciuparne le radici, la riposi in un vecchio cappello di stoffa, e mi diressi in un luogo in cui so che l'avrei trovato spesso.
Mentre trapiantavo quella pianticella le parlavo, quasi come fosse un citofono con l'aldilà, e mi raccomandavo a mio nonno di non dimenticarsi di quella promessa.
Lui era ateo convinto, ma a suo malgrado era dotato di una spiritualità assai alta, e negli anni seppi ritrovarlo sempre sotto a quel leccio, oggi pianticella alta e fronduta.
Toccò poi a mio nonno materno, e l'iter fu il medesimo.
Poi mio suocero, e stesa cosa feci.
Tre alberi custodi del ricordo, messi in tre luoghi differenti, ai quali rivolgersi per lacrime e sorrisi, e nei quali ritrovare molto di coloro che furono (e rimarranno) indelebili nel cuore, ma talvolta rischiano di svanire nella mente.
Sempre senza spiegare niente a nessuno, sempre sapendo solo io dove poter trovare queste persone a me così care.
Sedersi di fronte a questi alberi riporta automaticamente alla mente quello che si pensava svanito, quasi come a rileggere poche righe di un vecchio libro, e ricordarlo poi tutto come se non fosse mai stato dimenticato.
Ma la Vita ha voluto che, per la prima volta, avessi l'opportunità di scegliere (e poi trapiantare) una pianta per qualcuno che era appena nato: mia figlia.
In questo caso l'albero ha un'importanza diversa: "Quando sarai babbo, allora dovrai scegliere molto bene la pianta per i tuoi figli. Una pianta che possa avere un forte significato, e che possa rappresentarli sempre."
Questa volta si trattava di un albero protettore della Vita.
Ma in quei giorni la mia testa andava a mille, ed il mio cuore ben più veloce...e lasciai trascorrere i primi giorni, e poi altri, e poi altri.
Pensavo e ripensavo alle parole di mio nonno.
Pensavo e ripensavo a quale pianta scegliere.
Doveva essere una pianta che le fungesse da augurio, da ricordo, e sopratutto da protezione.
Protezione...
In campagna la Magia è fusa nelle tradizioni, da sempre, e da sempre molte gesta sono dei veri e propri rituali.
Ecco che quella pianta doveva essere una "pianta magica", ma quale?
C'ho messo quasi quattro mesi, ed un pò me ne vergogno, ma poi ho scelto.
Conosco molte piante, e di queste spesso ne conosco significato ed potere magico.
Non sono un pazzo, ma sono solo un quasiquarantenne che ha ereditato parole e tradizioni, e che continua a tenere ben presente quanto abbia ereditato.
Ebbene, ragiona che ti ragiona, la mia scelta definitiva è poi stata la prima intuizione avuta in ospedale con mia figlia in braccio.
L'Agrifoglio.

L'agrifoglio è un arbusto tipico delle zone fresche, interne, spesso pedomontane o altocollinari.
E' una pianta che può crescere anche qualche metro in altezza, o allargarsi molto, ma comunque preferisce rimanere all'ombra, magari sotto le alte chiome di altri alberi, e svilupparsi (lentamente) in ampiezza.
E' una pianta che molte persone associano al Natale, e non a caso è per molti popoli europei la pianta associabile a Santa Claus, San Nicola, Papà Inverno e Babbo natale.
Una pianta che proprio nel periodo di fine dicembre, e quindi nel periodo natalizio, è generalmente accompagnata dalle sue caratteristiche bacche rosse, che tanto risaltano sul verde (o verde/bianco) delle sue foglie.
Le foglie poi, tanto arrotondate quanto appuntite, sono inconfondibili.
Una pianta che tutti conosciamo, ma che magari non tutti abbiamo la fortuna di poter vedere nascere spontanea nei boschi di fronte casa.
Io ho questa fortuna, ed anche se nel tempo gli agrifoglio sono sempre più rari, ne ho qualche pianta nel mio bosco, a tre minuti a piedi dall'uscio di casa mia.
Nonostante questo, ho deciso di comprarne una pianta in vivaio, proprio per non disturbare questa pianta che tanto amo ma che tanto pare essere sempre più introvabile in cattività.
Badate bene, ogni pianta che ho strappato al terreno, l'ho poi accuratamente trapiantata e debitamente curata, ed oggi è forte e sana: ma di lecci e querce qui ne ho a milioni, mentre di agrifoglio oramai solo 5 o 6 piante.
La decisione di acquistarla è stata semplice, mentre la riuscita di tale intento lo è stato meno.
Ho girato 6 vivai, in tre luoghi diversi (tra cui il capoluogo di provincia), e solo quando stavo iniziando ad arrendermi all'idea di non riuscire in questo, ne ho trovata una, bella, grande, robusta, con tante radici e tanto pane per lei.
Campeggia di fianco all'uscio di casa, ancora nel suo grande vaso, e lì resterà sin quando non deciderò dove metterla intorno alla casa.

Ma ecco perchè ho scelto l'Agrifoglio per mia figlia.
E' una pianta sempreverde, e questo le conferisce significato di LONGEVITA'.
...E da qui l'augurio che lei abbia una Vita Lunga.
E' una pianta che SCACCIA IL MALIGNO, proprio per la conformazione delle sue foglie con il margine spinoso.
...E da qui l'augurio che possa vivere una Vita nel bene, sempre.
E' una pianta che richiama all'AGGRESSIVITA', proprio perchè le sue foglie possono offendere, e non solo difendere.
...E da qui l'augurio che lei possa essere pronta, da brava leoncina quale è, a mordere la Vita nei momenti opportuni, senza aspettare di doversi difendere dopo aver ricevuto il colpo.
E' una pianta che richiama alla FORZA, proprio perchè come la maggior parte degli arbusti, concentra tutto il suo sviluppo aereo in spazi ristretti, e talvolta è intricata e resistente alle intemperie. ...E da qui l'augurio che lei sappia avere forza fisica, ma sopratutto forza morale, e che la possa accompagnare sempre nel Mondo che sarà.
E poi, è una pianta del territorio, AUTOCTONA, e quindi che ha tradizione nel tempo passato. 
...E da qui l'augurio che lei possa sempre ricordarsi da dove viene e che possa avere un senso di appartenenza verso la terra che l'ha accolta.
Ed infine, è appunto una PIANTA DEL NATALE, se non "LA" pianta del Natale (assieme al ginepro), che nella mia zona è, da secoli, simbolo delle festività pagane che seguono il solstizio d'inverno. Chi poteva, negli anni addietro, tagliava un ginepro e lo addobbava con fiocchi, candele, nastrini penzolanti. E così veniva festeggiato Il Ceppo (appunto la festa pagana associabile al Natale).
Ma i più poveri usavano mettere in casa un ramoscello di Agrifoglio, che col suo rosso benaugurale, portava comunque sorrisi e fortuna nelle case.
...E da qui l'augurio che lei possa sempre godere del Natale come Punto di passaggio tra il vecchio ed il nuovo, e che possa festeggiarlo con gioia proprio come il suo babbo le insegnerà a fare negli anni a venire.
L'Agrifoglio quindi, pianta magica che le ricorderà chi è, da dove viene, e che saprà proteggerla e riportala alla Festa ogni volta che lei vorrà.
Devo solo decidere dove trapiantarla, ma per adesso rimarrà proprio lì, ben accanto all'uscio del podere, a fungere da scudo, e ad annunciare il Natale.













martedì 5 dicembre 2017

Quel bisogno che ha anche l'Agricoltore Anacronistico

Parlare.
Parlare per poter stare in silenzio, per tacere tra le troppe parole.
Parlare per sentito dire, cavalcando un'eco senza tappe né meta.
Parlare senza sentire, sfuggendo il suono che fu proprio, già svanente nell'aria.
Parlare, convintamente ed ostinatamente, contro un muro che non ti sa ascoltare.
Parlare alla Terra, per poi sedersi senza risposta, e trovarne mille di lì a poco.
Parlare al vento, che ti schiaffeggia solo per poterti scansare, carico delle chissà quante parole altrui.
Parlare al camino, che fa luce tra la ragione ed il sonno, mentre la bocca rallenta.
Parlare nel pozzo, sfiorando il buio ovattato per ritrovarsi sul fondo più piccini, come a voler tornare indietro.
Parlare, per continuare a parlare a quell'albero che m'ascolta senza muover fronda.
Parlare a quel cane che, silente, non ha bisogno di voce per parlare a me.

Son tante le parole da dire.
Son tanti i modi di farlo.