Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

lunedì 23 marzo 2020

Cronache di inizio primavera

E' primavera.
Ed anche se il merlo canta a buio da almeno un mese, è Primavera "soltanto adesso".
Negli ultimi venti giorni soltanto uno è stato di pioggia leggera, e poi sempre sole.
Il caldo ha vinto su tutto il resto, e pure qui in montagna abbiamo toccato i 17°C, una storia di fantascienza per questi luoghi.
I daini maschi hanno iniziato ad accompagnare l'imbrunire con il loro bramito già a metà febbraio, ed adesso i concerti si fanno decisamente intensi.
Durante il giorno, dalla prateria, arriva un lontano frinire di grilli.
Le violette mammole, viola o gialle che siano, spuntano ovunque, a migliaia e migliaia, mentre le primule chiare esplodono nel sottobosco.
Le gemme dei castagni, gonfie, paiono voler occhiellare, mentre i ciliegi selvatici si apprestano a colorare il bosco delle loro maestose fioriture.
C'è odor d'Aprile nell'aria, e nessun pettirosso è più apparso intorno casa.
La vecchia lepre che vive nell'aia di casa pare aver voglia di addomesticarsi, mentre le galline piumeggiano a primavera.
L'orto, vangato poco alla volta, si appresta alle semine di Bietole, radicchi e qualche patata.
Il semensaio di mia moglie invece accoglierà qualche esperimento con zucche e cicorie.
La legna, che non è mai abbastanza, s'accatasta nell'aia, pronta per essere spaccata.
Nel bosco i biancospini sono oramai in fiore.
Le giornate, oramai lunghe, si fanno sentire nella loro pesantezza, e presto si cenerà con la luce del sole.
Ma, stamani eravamo sotto zero, ed una perturbazione arriva sull'Italia: mercoledì o giovedì potrebbe perfino nevicare.
La tramontana spicchia dietro il poggio, e taglia le gote e blocca le dita.
La casa è calda, e ci abbraccia ad ogni nostro rientro.
C'è tanto da fare,,,
Buona Primavera

mercoledì 18 marzo 2020

Adesso s'aspetta, che torni l'Aurora

C'è un tempo per correre.
Ed un tempo per tacere.
Un tempo per sbattere i pugni e gridare.
Ed un tempo per fermare.
Mi guardo negli occhi che furono,
e sento il lamento, di quanto sarà.
Mi appoggio per non cadere,
e trattengo il respiro, sin quando potrò.
Aspetto, con animo urlante, e mano silente.
Mi accosto alla pianta, e sogno al futuro.
Mi stringo, col cuore gonfio, ed occhi asciutti.
E tutto è sospeso.
E tutto pare franare.
C'è un tempo per correre,
ma adesso l'uscio s'accosta.
Il cerchio di stringe.
Stiam cheti, supini, con occhi al vento.
Adesso s'aspetta, che torni l'aurora.

giovedì 5 marzo 2020

Suggestioni marittime pensando a Domani

C'è vento forte.
Lo sento nella canna fumaria del camino, che colpisce fuori la casa, e che fa compagnia stando di fronte al fuoco.
C'è vento forte, mentre l'ennesima nuvola s'inghiottisce casa e castagni.
Piove: da sabato sera solo una breve tregua questa mattina, giusto il tempo di fare un carico di legna, e di segarne e spaccarne soltanto la metà.
Nei castagni il terreno è fradicio, e visto le pendenze è quasi impossibile camminare senza scivoloni.
Il taglio dei pali e delle colonne è sospeso; i lavori nella casa hanno vinto a mani basse su tutto il resto, e "luna o non luna" tutto il calendario dei lavori all'aperto è saltato.
Mia moglie legge un libro davanti al camino, sul suo amato dondolo.
Io, accanto a lei, siedo al tavolo cercando parole "buone" per rompere questo silenzio.
Vi parlo della stagione, di una bambina che corre sul prato, dei castagni che gemmano, delle galline che razzolano, della legna che non è mai abbastanza, e di qualche sporadica "infarinata" di neve.
Tutto il resto lo affido agli "esperti di turno", ai leoni da tastiera (e coglioni nella vita), ai tuttologi, ai millantatori da social, a quanti abbiano livore da riversare o ansie da ricevere.
Tutto il resto, passerà...come sempre è passato, lasciando dietro di se un'eco che almeno spero smuova le coscienze dei più, e che ci faccia avere un pò più di memoria nel tempo che verrà.
In fin dei conti sono solo un Agricoltore, e questo angolino deve poter parlare di altro:nei tanti che passano di qua son certo che ci saranno inevitabili silenzi, ma so anche che la cerchia ristretta (e affettuosa) di penne virtuali che "oramai abitano questo non luogo" non mancherà di lasciare il proprio commento.
Ma...badate bene, questo non deve dare pretesto, a nessuno, di essere offensivo, catastrofico e categorico.
Io, dal basso dei miei quarant'anni, dico che tutto passerà, ed ascoltando il respiro del sonno della mia bimba so che tutto passerà, per forza.
Guardo al domani con sorriso, ascolto tutto e tutti, ma ascolto sopratutto il mio buon senso.
Ecco, il buon senso...qualcosa che sovente siamo (o saremmo) tentati di minare lasciandoci cannibalizzare da pensieri inculcati a forza tra martellanti proclami di "nessuno di professione", o di "sentito dire" di moda del momento.
Il buon senso deve vincere, ed il miglior antidoto alla paura è la Razionalità.
Giorno per giorno, un passo alla volta, con prevenzione, ma sempre con lucidità, senza mai dimenticarci di dispensare gentilezza e sorrisi: due cose queste ultime che rendono sempre animo e mondo migliori.
L'acero montano dietro casa sbatacchia forte, questo libeccio si arrampica sui poggi per poi venire ad urlare in montagna, portando suggestioni di marittimo in un contesto assai impervio.
Domani spioverà, e ci sarà ancora legna da fare, ancora, ed ancora.
Domani arriva alla svelta, sempre.
Quindi, a Domani...

mercoledì 5 febbraio 2020

Una Vita che va, un albero da piantare

"Nonno, te sei parecchio più grande di me, vero?"
Glielo chiedevo, in svariate circostanze.
"Nonno, te sei parecchio...Parecchio più grande di me, io lo so."
Lui sorrideva, sornione, e si aspettava la domanda che di lì a poco sarebbe rotolata sotto le sue orecchie.
"Nonno, quando uno è parecchio... Parecchio più grande, le sa dare le risposte, giusto?"
E mi aspettava, in quel mio girovagare di domande, al varco.
Mi aspettava sul punto, immobile quasi fosse bloccato in un fermo immagine.
"Bene, allora te me lo sai dire dove si va quando si muore..."
Nonno era ateo, convinto in quel suo forte non credere, a tal punto di essere per me il più grande credente che io avessi mai conosciuto: lontano dalle dottrine, dai dogmi e dalla retorica, lui sapeva darmi risposte così semplici e potenti, che animavano il mio giovane cuore e saziavano la mia innata curiosità.
"Si, insomma...in che posto si va a finire quando non ci siamo più?"
Un uomo che aveva Rispetto, di quello vero, verso qualcosa che non conosceva e che forse non aveva mai scelto di conoscere. Mai un imprecazione, giammai una bestemmia, semplicemente decideva di ignorare quello che secondo lui era troppo grande per appartenergli.
Un uomo semplice, dalla mente grande, d
istante, da quell'oltre che non riusciva proprio a stargli nelle tasche.
"Sai cosa penso, bimbo?"
Un esordio classico quando voleva darmi una risposta che sapeva in qualche modo potesse rimanere indelebile nella mia giovane mente.
"Penso che quando si muore il cuore smette di battere, l'ultimo respiro lo si consegna al vento, e la carne finisce in qualche posto che possa dar conforto a chi rimane.
Ma c'è una cosa, una legge della Natura, che in quel momento si deve tener conto: una Vita che va, una Vita che deve arrivare.
Quando muoio, bimbo, vai alla macchia, e cercami in una piantina che sta appena nascendo.

Cercala bene, e bada che sia proprio...appena nata.
Prendila con le mani, senza rovinarne barbe e pane, mettila in un fazzoletto, e portala in un posto dove siamo stati assieme.
Un posto che possa ricordarti di me, di te con me, che possa ricordarti il timbro della mia voce, l'odore delle mie mani, il senso dei miei pensieri.
Prendi questa piantina, che sia piccola..mi raccomando, e mettila in terra.
Assicurati che sia ben interrata, e lasciala al vento, al sole, alle stagioni, senza annaffiarla mai.
Che sia la Natura a cullarla, come la Natura cullò me.
Quando ti mancherò, quando vorrai sentirmi vicino, quando sarà troppo tempo che non mi sogni...allora vai da quella piantina, solo allora: in quel posto nostro, e siediti, e cercami, e trovami, e parlami.
Sarò lì, te lo prometto.
Sarò lì, solo per te, solo con te.
E se la malinconia prevarrà, lascia che si sfoghi, e poi cerca il sorriso tra quelle foglioline che crescono.  Misura quella piantina con le spanne, e e mentre la guardi cresciuta, guarda la tua mano crescere con lei, e senti il tuo respiro maturare, la barba che avrai sarà lì a condirti la faccia di uomo che già avrai.
Sarai grande, sarai marito, sarai padre, e sarai lì a raccontarmi, e sarai lì a raccontarti.
Passeranno le stagioni, imbiancherai anche te sai? Magari piglierai da me e babbo, e ti cadranno i capelli, inizierai ad inciampare, e chiacchiererai tanto, sempre di più, per il piacere di farlo. 

Appoggiati a quell'albero, lascia che possa sorreggerti ancora, ed affida a lui i tuoi desideri.
Riparati dal sole d'estate, guarda la vita continuare tra le sue trame, e senti il soffio del tempo, il merlo che canta, la luce che filtra.
Passerà il tempo, eh si... caro mio, te lo auguro che ti tocchi di sentirlo passare il tempo.
Siediti, se sei stanco, e lì troverai sempre il tuo nonno, che ti vuole bene, anche quando tu sarai nonno.
Vieni, trovami, e raccontami di questo momento, di quello in cui sarai tu a lasciare che i tuoi nipoti siano pronti a trovare una pianta per quando..."

Me la ricordo ancora quella faccia.
Me lo ricordo ancora quel suo lume negli occhi, lustri di emozione, per quel pensiero.  

Mentre mi guardava fisso, sereno, e concludeva
"...una pianta per quando sarà il momento in cui li saluterai  con codesta veste, per l'ultima volta.
E tranquillo, al resto provvederà la Natura".



Il giorno che nonno è morto, quasi diciott'anni dopo da quelle sue parole indelebili, proprio quel giorno sono andato alla macchia, in una fungaia che con lui frequentavamo nei suoi ultimi anni di Vita.
Avevo un ricordo forte di noi due, di parole grandi, dette con leggerezza apparente, di un "ti voglio bene" non detto, ma sempre dato.
Il giorno che nonno è morto, proprio quel giorno, la piantina l'ho trovata già lì, dove l'avrei messa, senza il bisogno di doverla spostare.
Lì, di fronte ad un sasso buono per sedersi, lì rivolta ad est, come sapevo sarebbe piaciuto a lui, a pigliare l'Alba del giorno, la nascita, tutti i giorni di lì in poi.
Quello è un posto nostro, e quando ci vado il cuore mi si gonfia ogni volta.
Pare che gli altri alberi siano lì a farci da anfiteatro, mentre guardo e ritrovo quanto mi aveva assicurato.


giovedì 23 gennaio 2020

Di Fatica e Soddisfazioni

Ultimo giorno di luna calante, la luna calante di Gennaio: la migliore per tagliare polloni di castagno da destinare a pali, colonne e filagne.
Siamo nel bosco, io e mio babbo, nel silenzio sbattuto dal canto della poiana e dai fruscii di daini che ci osservano da vicino.
Siamo nel bosco, e facciamo del nostro meglio per portare avanti un buon lavoro.
Le attrezzature son quelle che sono, e l'autarchia ancora una volta è regina nel mio lavorare.
C'è fatica, Dio mio se ce n'è: si lavora in piaggia, e le ginocchia non si possono mai rilassare sennò su rotola a valle.
La forza di gravità sembra sin troppo potente, e l'equilibrio ci rende ancor più nani di fronte ai giganti da abbattere.
Dispiace tagliare un albero, dispiace sempre, ma farlo con cognizione di causa e prospettiva ha certamente un sapore di giustizia e riconoscenza verso quel castagneto abbandonato per troppi...troppi anni.
Polloni, che svettano verso il cielo, potenti, maestosi, alti, altissimi...
Polloni, troppo fitti per divenire alberi, troppo scoscesi per reggere alle piogge sempre più potenti.
Ci vuole rinnovo: piante giovani, da innestare a marroni, che possano crescere senza essere oppresse, e continuare a fare il lavoro dei loro fratelli.
Sorreggere la montagna, scoscesa, sarà un compito che solo le loro radici potranno svolgere: noi, con motosega e braccia (tante braccia...) diamo loro lo spazio per sviluppare.
Gli altri, abbattuti in fragorosi boati che squarciano il suono della montagna, saranno sostegni per le recinzioni a venire, spalle per tettoie e stalla, ed infine anche legna da ardere.
Io e babbo ci proviamo a far bene, sentiamo la responsabilità si un lavoro che dovrà durare tanto, e che la Natura dovrà accogliere e far suo.
Piano piano, si vede salire la catasta dei pali, le colonne s'accostano ad un castagno a valle, ci fa legna per stufa e camino.
La luna calante di gennaio, asciutta, assicura il legno nel tempo, quando la linfa ancora "non tira", e la tramontana assolata mette la giubba al legno.
Si scivola, ogni tanto si cade a terra, ci si rialza, c'è sudore salato negli occhi, si sta bene.
Un tempo io bimbo, lui babbo giovane, i suoi insegnamenti nel bosco.
Oggi io grande, che orchestro, lui che mi aiuta.
Di Fatica e Soddisfazioni ne parlerò tanto.

martedì 31 dicembre 2019

Semplicemente

Chiudere questo anno non sarà certamente più difficile di come sia stato iniziarlo...

Semplicemente,
Buona fine e buon principio.
A.A.

martedì 24 dicembre 2019

Un Augurio per questo Natale

Gli ultimi attimi di questa vigilia di Natale li trascorro qui.
Mentre tutti dormono in questa casa affollata di affetti e generazioni, guardo l'albero e le sue luci accese, e penso che entro pochi attimi dovrò chiudere tutto ed andare a letto, perchè sennò non passerà Babbo Natale.
La bimba ha lasciato tre biscotti (...anzi due e mezzo...visto che metà se l'è pappato lei) ed un bicchiere di latte, ed assieme alla nonna ha guardato fuori dalla finestra per vedere se c'era movimento intorno la casa: domani mattina sarà per lei Gioia pura.
Solo poche righe, dedicate a Voi, lettori abituali o avventori occasionali, a voi che fate periodici e lunghi interventi, o a voi che mi leggete silenti, magari per la prima volta, magari da sempre.
Non una lettera per Babbo Natale, visto che adesso c'è già chi ci pensa in famiglia, ma solo un abbraccio ed un sorriso a voi.
In molti modi, in questi anni, tanto alternandovi, quanto rimanendo qui stoicamente, mi avete sostenuto, criticato, aiutato, trattenuto, consigliato.
Grazie, grazie, grazie...
L'augurio che faccio a tutti voi, ed anche a me stesso, è che per qualche meravigliosa magia natalizia, non vi sentiate più giudicati da persone che non abbiano la voglia (o la capacità) di comprendervi nel vostro essere diversi da loro.
Questo il mio augurio.
E voi cosa augurate al prossimo per questo Natale 2019?

Buon Natale
A.A.

giovedì 19 dicembre 2019

Era "solo" una nuvola...

Le mani che frugano nella cassetta degli attrezzi.
Tasselli e viti, spessori e cacciavite...ed un pavimento da riassestare.
Mi fermo, mi tiro su, e cerco un pò di luce sana, oltre quel faretto che mi illumina il lavoro.
M'affaccio alla finestra, e tutto pare bigio: non è nebbia, non sta piovendo, eppure non si vede oltre cinquanta metri, e tutto è ingrigito, tutto s'inumidisce.
Miliardi di gocce d'acqua, come nebulizzate, sul giaccone, sulla finestra, bagnano con leggerezza.
Spuntano due caprioli da dietro la legnaia, si fermano e guardano dentro casa.
S'accostano quasi, per poi schizzare via nella nuvola.
Apro l'uscio, c'è silenzio.
Un silenzio che t'arriva al petto, un silenzio che disarma.
Nessun uccello, nessuna foglia che si muove, tutto sembra "fermo", e forse anche il tempo s'è fermato.
La nuvola continua a mangiare la casa, il campo, le vette dei castagni.
Odore di camino, di stufa, di fuoco di castagno: condisce l'odore di erba bagnata e di umidità.
Mi perdo mentre cammino nel prato ancora verde, mi volto, e la casa è sparita, il ciliegio è sparito, son solo, mentre mi si bagna la faccia, e con le mani fò fatica a tenermi calde le dita.
Mi accuccio, ginocchio a terra, m'abbasso e mi guardo intorno: sono solo, da qualche parte di fronte casa, ma solo.
Sono inghiottito nel silenzio più fragoroso.
Un attimo ancora.
Ecco che il bigio s'abbaglia, si scosta il manto dalla terra, riappare la sagoma di casa: il tetto, le finestre, i comignoli.
Mi giro, come osservato, e i due caprioli son lì, a dieci metri, impassibili, tra un digrumo ed un battito di palpebre.
Ci guardiamo, incollati in quella cartolina sbiadita che si sta dissolvendo.
Un raggio di sole sfonda.
Un altro, ed un altro ancora...
Mia moglie mi chiama da dentro casa, mi alzo, scappano i caprioli, tornano a volare le foglie di terra.
Sfonda il sole, e vedo il silenzio spostarsi oltre: una motosega canta nella collina difronte, mentre il fosso ha ripreso a mugliare.
Torno in casa, m'aspetta un piatto di minestra abbollore.
Era "solo" una nuvola...

giovedì 12 dicembre 2019

La prima Neve al Podere

Oggi è caduta la prima neve al Podere...
La minima sotto zero, la previsione di pioggia nel primo mattino, ci avevano fatto preparare a questo, ma trovare il giorno mentre sta nevicando, è stata comunque una sorpresa.
La prima neve... e sappiamo che le nostre vite saranno strettamente legate a questo fenomeno atmosferico, come al freddo (freddo..freddo!), al vento forte di tramontana e grecale, alle gelate, alle piogge frequenti, ai temporali improvvisi e violenti.
Vivere in montagna è anche questo, ne siamo consapevoli, e proveremo a fare di tutto per adattarci e imparare a conviverci.
Ma l'emozione della neve che cade...
Ancora non ci sono animali da accudire, colture da proteggere...c'è "solo" una casa che deve essere scaldata con la legna: camini, stufe, e una vecchia caldaia che vuole essere "governata" ogni ora.
Non siamo ancora attrezzati al meglio, in effetti siamo forse ancora accampati ed improvvisati, ma lo spirito di adattamento non ci manca.
Magari sarà un Bianco Natale...

domenica 17 novembre 2019

Notte di tuoni e stanchezza: l'inizio

E' notte,
di quelle che passo a ripensare alle cose fatte.
Di quelle che passo a riflettere sulle cose da fare.
E' notte, e mentre il temporale sbatacchia i suoi pugni sulla finestra, riposo le gambe stanche e aspetto che venga presto giorno.
Il vento ulula come un disperato, e il fuoco nel camino inizia a spegnersi: devo attizzarlo, non ho legna fina.
Ancora un tonfo, un'altro, un'altro ancora...tre ore che va avanti, e chissà per quanto continuerà a scuotere la casa.
Mesi interi senza una goccia d'acqua, ed un Novembre che non sa chiudere le cannelle.
Nel bosco la legna giace fradicia e coperta di foglie; nell'aia, tutto è da fare; presto arriveranno gli animali, ed al podere non ho ancora realizzato un recinto.
Non c'è affanno, magari stanchezza, ma niente affanno: in futuro ci ricascherò, ma farlo adesso sarebbe troppo stupido.
Domani ci sarà una cantina da svuotare, tante cose da buttare, e una vita da progettare.
Nessun affanno, solo sana stanchezza.
Sorrido.
Tuonano bombe, la luce saltella, il computer si spegne...buonanotte.