Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

mercoledì 15 maggio 2019

Ho finito la legna per scaldare la casa

Era il giorno di San Valentino, lo ricordo bene, il 14 di Febbraio.
Nell'aia, alle 11 del mattino, avevo le maniche della camicia tirate su, ed...ero solo in camicia, senza avere freddo.
C'era il sole, tanto, ed era forte in quel suo voler scaldare.
Era metà Febbraio, ed in quei giorni pareva che tutto si stesse ribaltando, e che la Natura si stesse ancora prendendo gioco del sottoscritto.

...

Era ieri, non posso certo scordarlo, il 14 di Maggio.
Nell'aia, alle 11 del mattino, avevo la camicia di flanella, la felpa e la giacca a vento, patendo freddo alla faccia che era scoperta.
Non c'era il sole, tirava la tramontana, ed era un freddo che strizzava le meningi.
Era, è metà Maggio, ed in questi giorni pare che tutto si stia ribaltando, e che la Natura di stia ancora prendendo gioco del sottoscritto.

... a tre mesi di distanza continuo a chiedermi: "Ma sono l'unico ad essere preoccupato per tutto questo???"
Ho quarantanni, e non ho memoria di una cosa del genere, anche se mi dicono che nel 1987 accadde qualcosa di simile... ma è dal 2011 (tra l'altro anno di fondazione di questo Blog) che ogni anno gli esperti spendono tempo per rassicurarci che "un'annata così anomala per..." l'avevamo già avuta un'altra volta.
Continuo a chiedervi, "Ma a voi tutto questo fa stare tranquilli???".

venerdì 29 marzo 2019

Pensieri Anacronistici sull'Agricoltura Naturale (Parte 1°)

Avere (quasi) quarant'anni mi permette di poter stendere qui un'analisi, da un punto di vista strettamente personale, di come stia cambiando il ruolo dell'Agricoltore al giorno d'oggi.
Mi guarderò indietro, come sempre faccio, ma lancerò i miei pensieri oltre il domani, nella speranza di produrre qualcosa che possa FAR RIFLETTERE chi avrà voglia di leggere.



Partiamo dall'Agricoltura
Dei Settori Economici il Primario è senza dubbio il più importante, in quanto è quello che provvede al diretto sostentamento dell'essere umano attraverso l'utilizzo e sfruttamento delle risorse che la Natura ci consegna.
Le miniere, la pesca, la selvicoltura, e poi...l'allevamento e l'agricoltura.
L'Agricoltura è l'attività economica più antica, seconda soltanto alla caccia, e da sempre è alla base di qualsiasi sviluppo sociale ed economico delle più differenti civiltà, nel tempo.
L'Agricoltura ha da sempre subito la propria evoluzione, seguendo quella della civiltà Umana, spesso condizionandone il cammino.
Strettamente legata alle forze che regolano la Natura, da sempre considerata come una delle più faticose e meno redditizie attività economiche, sempre a rischio poichè direttamente esposta al clima, agli agenti atmosferici ed al mutare delle stagioni.

Quali i fattori che hanno contribuito a mutare l'Agricoltura?
Il Progresso ha trovato spazio anche nell'Agricoltura, mutando spesso radicalmente la vita di chi lavorava nelle campagne, talvolta violentando la Natura in modo indiscriminato, spesso migliorando la stessa conduzione agricola da parte dell'uomo, sempre spingendo verso un'evoluzione che avrebbe dovuto far meglio di quanto fosse stato fatto in precedenza.
Dalla Rivoluzione Agraria del 1700 in poi, questo è stato il fattore principe che ha fatto mutare l'Agricoltura.
- Il Consumismo ha poi definitivamente condizionato l'opera dell'Agricoltore spingendolo a "produrre ad ogni costo" andando ad ignorare le oggettive possibilità di un territorio, talvolta uccidendone animo e struttura. Un'Agricoltura dei numeri, dove la sostanza ha dovuto far spazio alla quantità.
Seppur sia arrivato a metà del 1900, ha segnato in modo tangibile il modo di pensare (e fare) Agricoltura partendo proprio dalla richiesta di prodotti agricoli.
- La Globalizzazione ha abbattuto le distanze, permettendo una evoluzione in paesi svantaggiati, ed una involuzione a sfavore delle tradizioni in buona parte del mondo, spingendo comunque sempre l'onda del Consumismo contro le piccole realtà a conduzione familiare.  O piuttosto portando il sapere agricolo laddove questo potesse migliorare... o piuttosto disconoscendo l'etimologia e l'origine stessa di quanto fosse stato fatto per secoli prima, tanto per far bene, quanto per far male al territorio, all'attività agricola, e talvolta all'uomo stesso.
Tra tutti è il fattore più recente, ma che più ha drasticamente stravolto il concetto stesso geografia e storia legati all'Agricoltura.

Progresso, Consumismo, Globalizzazione: oggi in Agricoltura molte le vittime, alcuni i sopravvissuti.
La Chimica ha cavalcato tutti questi cavalli, e con lei le industrie, le lobby, le multinazionali, i potenti: non si deve demonizzare questo poichè è questo che l'uomo ha evidentemente voluto.
Tra gli anni cinquanta e gli anni novanta nelle campagne del mondo sviluppato sono state riversate, spesso indiscriminatamente, sostanze di ogni sorta nei campi che ci hanno nutrito, che hanno nutrito generazioni e che nutriranno i nostri figli ed i nostri nipoti.
Progresso, Consumismo e Globalizzazione non hanno saputo gestire tutto questo, lasciando che il Mercato cambiasse e si piegasse definitivamente a ciò: la Chimica ha risolto problematiche vecchie di secoli, ha debellato malattie animali e vegetali, ha reso fertili terreni improduttivi, ha fatto aumentare le produzioni di latte, di grano, ed ha ingrassato le tasche di pochi, a discapito di tutti.
La Genetica, che sempre ha avuto il suo naturale cammino, è stata rivista e stravolta: sotto il manifesto delle più alte ed onorevoli speranze, ha soppiantato (e spesso ucciso non troppo lentamente) la storia agricola vecchia di Un Sempre, per contaminare addirittura in modo irreversibile talune varietà.
La Chimica e la Genetica sono, a detta dei più, le risorse dell'Agricoltura del domani...dove il terreno a quanto pare non varrà più molto.
Tutto questo è a dir poco agghiacciante poichè accade, sotto gli occhi di miliardi di persone, senza che (quasi) nessuno alzi una mano per fare e farsi qualche domanda.
La richiesta crescente di prodotti alimentari giustifica tutto ciò...

Esistono Alternative a tutto questo?
La Biodiversità oggi è un faro che segna la via oltre tutto quanto l'abbia preceduto.
La Biodiversità rappresenta quel ponte tra "il fu" ed il "potrà ancora essere", percorribile da tutti ma sempre e solo con Osservazione e Rispetto.
L'Agricoltura che più vuol rappresentare la Biodiversità è quella che abbraccia una filosofia quanto più Naturale possibile, deviando quanto più si possa da tutte imposizioni (invisibili e non) che il Mercato ci chiedeva sino a pochi anni fa; contrapponendosi ad una Chimica che si insinua cinicamente in ogni respiro e sospiro che sappia di Agricoltura.
L'Agricoltura Naturale si dice che non sfamerà il mondo.
L'Agricoltura Naturale si pensa (ma non si dice) che abbia l'arduo compito di salvare il mondo.
L'Agricoltura Naturale , per molti, nemmeno esiste.
Biologico, Biodinamico (entrambe Agricolture Certificate da enti che hanno il dovere di regolamentarle), la Permacultura, l'Agricoltura del non fare...e tutte quelle interpretazioni, tanto territoriali quanto personali, che derivano da tutto questo.
L'Agricoltura Naturale rifugge la chimica di sintesi.
L'Agricoltura Naturale non prevede azioni invasive (o comunque depauperanti) per le lavorazioni in campo e sulle piante.
L'Agricoltura Naturale si avvale tanto di Autarchia quanto di Ricerca, tenendo sempre presente l'intero ecosistema, e mai forzando verso un indirizzo avverso a questo.
L'Agricoltura Naturale, faro e nebbia, si presenta in modo tanto etereo quanto materiale, proponendo piccole grandi azioni di alternativa a quanto è già stato deliberato, e facendosi talvolta portavoce di una vera e propria disubbidienza civile.
L'Agricoltura Naturale è Moda.
L'Agricoltura Naturale è emarginazione.

Il recupero di quanto è stato perso, cancellato, dimenticato, oggi è volano per quegli Agricoltori che NON OSTANTE TUTTO si stanno adattando a quelle forze avverse che minano il loro operato.
Burocrazia, che illegittimamente livella il minuscolo Coltivatore Diretto con l'Industria Agricola.
Contaminazioni portate dalla globalizzazione, di nuovi agenti di danno, malattie inverosimilmente sempre più resistenti, infestanti indomabili.
La Lobby che detiene il "monopolio" dei semi, e che non riconosce l'immenso patrimonio di storia che ha abitato nelle nostre tradizioni agricole (e nelle nostre tavole).
La Lobby che "obbliga" ad usare colture resistenti, salvo poi obbligarle a "trattamenti specifici", salvo poi obbligarle ad un NON rinnovo legato al loro essere ibrido commerciale.
La Lobby che spinge "sotto il tappeto" gli OGM, contaminando per sempre specie come i vari Mais Autoctoni, od obbligando i consumatori ad un abitudine poco spiegata ma forzatamente propinata.

Demoni e spettri nelle vite di chi ci crede, e...ci vive di Agricoltura, senza la capacità di resistere a quanto di così immensamente grosso ed opposto.
Rabbia e sconforto nel cuore di chi non vuole cedere il passo a qualcosa che non gli saprebbe più appartenere.
Forze avverse sulle tempie, sui i sogni e sui bisogni di chi ha le mani sporche di terra e l'animo lindo del suo "aver saputo scegliere".
Una voce troppo fievole per essere udita da chi non ha orecchie.
Io vedo due soluzioni nell'oggi: soccombere, per lasciare il passo ad un Tempo Nuovo che rivoluzionerà per sempre, azzerando quanto fu, a favore di quanto deciso dai pochi del Mondo....oppure farsi piccoli, in un'agricoltura di Resilienza.
Il Piccolo Agricoltore, custode ed artigiano delle proprie origini, deve plasmarsi ai colpi inferti con l'obbiettivo principale di non sentirne più il dolore, e riuscire a continuare la sua opera.
Mai smettere di credere...in quello in cui si crede, se ci si crede davvero.

(segue PARTE 2°)

mercoledì 20 marzo 2019

20 Marzo 2019, l'Equinozio di Primavera

E' passata una stagione.
Tre mesi, tanto il periodo di silenzio in questo mio angolo.
Tre mesi per fare, tre mesi per disfare, tre mesi per pensare.
Cosa è successo in questi passati tre mesi rimane tanto sigillato nel tempo, quanto avrà un'eco ricco delle sue piccole grandi eclatanze.
Entra la Primavera, la stagione della rinascita, del bel tempo, delle temperature miti, dei fiori, dell'erba verde, delle api che svolazzano, ma...
...ma tutte queste cose qui al podere sono già presenti da almeno un mese.
Già perchè, la fioritura del susino Goccia d'Oro è iniziata a metà febbraio, e le altre varietà di susini hanno fiorito di lì a poco; le prime api si sono viste a San Valentino nella fioritura dei rosmarini; un mese fa si sono toccati i 20°C nell'aia, e le giornate erano calde sin dal primo mattino.
Tanta, troppa confusione per animali,  piante ed Agricoltori.
Non piove, salvo una grandinata improvvisa di una settimana fa, dai primissimi giorni di febbraio.
Non piove, e la terra è dura, già si crepa.
E' l'Equinozio di Primavera, e stamane erano 0°C nell'aia, mentre in casa si fa fatica a mantenersi vicino ai 17°C con un camino che galoppa con legna secca per alimentare i termosifoni.
C'è odore di polvere nel campo, mentre l'orto è invaso dall'erba che scrocchia, tanto adorata dalle galline che lì razzolano e preparano il terreno alle prossime lavorazioni.
Nessun capretto a belare, quasi come a sigillare quel senso di fallimento ed inadeguatezza che provo nei confronti di quella stalla a cui tanto ho dato negli ultimi dieci anni.
Le api che visitano le fioriture intorno casa provengono da alveari non miei: le mie casette sono vuote, e se ne stanno accatastate su di un pianale dietro casa.
Il maiale non grufola col grugno in terra, ne credo che presto ce ne sarà qualcuno nel recinto del castro.
La legna sta calando, senza alcun rinnovo di un taglio vernino: lentamente consumo le mie riserve.
Non so se affronterò un altro inverno qui al podere e non posso accumulare per poi non riuscire a portarmi dietro, chissà dove.
Sono triste?
Forse un pò lo sono, ma non è poi così importante questo.
Sono Preoccupato?
Certo, sarei un folle a non esserlo.
Sono scoraggiato?
Mai...in fin dei conti è Primavera, la stagione della rinascita.
E che rinascita sia.








Una preghiera per voi: aiutatemi, se avete il piacere di farlo, a non rendere questo blog un piagnisteo, ma piuttosto a fargli riprendere luce e freschezza.
Credo, indipendentemente dalla mia situazione, di avere ancora molto da condividere, e sento la volontà ed il dovere di continuare a farlo.
Ho parlato, e continuerò a parlare, del mio personale, questo è ovvio, ma aiutatemi a non lasciare che questo prevarichi il senso del Blog stesso.
Son certo che mi capirete.

venerdì 21 dicembre 2018

21 dicembre, solstizio d'Inverno


Solstizio d'Inverno

S'abbassa la veste di bianco tinta,
rallenta il tempo che quasi si ferma:
la mano che trema adesso si scalda
al ciocco rovito nel canto del fuoco.

Odore di pino, odor di ginepro,
il freddo che frizza sulla punta del naso,
il silenzio che abbraccia d'intorno alla casa,
dal paiolo si scende polenda abbollore.

S'accosta la festa dei mille pacchetti,
scorre nel fosso l'acqua ghiacciata,
lo zirlo di tordo nella quercia spogliata
mi spinge al riposo che tanto ho sognato.

L'inchino all'inverno è quasi un dovere,
la lana che pizzica sotto al maglione,
il giorno pian piano ritorna ad allungare,
c'è quiete nei pensieri di chi sa ascoltare.




L'ho trovata nella cronologia, tra i post mai pubblicati.
E' mia, di qualche anno fa.
Perdonate la forma: nessuna pretesa, solo un mio semplice tributo all'inizio dell'inverno.

venerdì 7 dicembre 2018

Natale 2018

Non mi è mai capitato, neppure una volta, di essermi dimenticato di questo "mio angolo".
I mesi in questo 2018 sono andati diritti, incuranti del mio rimanere curvo e fuori tempo, diritti e spietati, come solo la Natura poteva far accadere.
Guardo al Natale, che anch'esso si avvicina deciso, come al periodo dell'anno che più amo.
Guardo al Natale, per la prima volta, con fiele nella bocca e rammarico.
Sarà un Natale magro, magari triste, ma ci saranno sorrisi e gioie per quella pargoletta che inizia a correre a destra e manca, e che ci consegna il dono più bello della Vita: la Vita stessa.
Ho sbagliato nelle valutazioni, a non volermi "ascoltare", a fidarmi troppo del prossimo.
Ho sbagliato io, ed io ne pago le conseguenze.
Non so quando tornerò a scrivere su questo blog, certo come sono che gli affezionati continueranno a leggermi, certo come sono che se questo Blog continuerà a vivere sarà per parlare di Agricoltura.
Ma Passerà...tutto passa.
Se non ci risentiamo prima, quindi, Buon Natale.
Buon Natale a tutti voi.
A.A.



Ad ognuno il suo: io sono un piccolo Agricoltore, che nell'anonimato trova conforto.

mercoledì 3 ottobre 2018

Bilancio dell'Estate 2018, ed uno sguardo all'Autunno

Prendo spunto da quanto state raccontando nel mio ultimo post: Autunno: ma voi come state? Lascio l'uscio aperto per voi...
Mi racconto in quella che è stata la mia Estate.
...
Intanto, un'Estate silente per questo Blog: per la prima volta, dopo sette anni di parole qui riversate, non ce l'ho fatta a raccontarmi passo passo in questo mio angolo.
I motivi?
Svariati, molti legati all'impegno con il lavoro, altri più personali che non mi hanno fatto "avere testa" per raccontarmi.
Poi, un'Estate molto lunga, non tanto per le temperature calde, che comunque non sono mancate, ma proprio per gli impegni sostenuti durante questi tre mesi.
Decisamente un'Estate piovosa, con tutti gli annessi e connessi delle problematiche legate appunto a questo tipo di clima/precipitazioni: molto simile all'estate 2014...molto.
Rileggetevi un pò cosa raccontavo proprio di quella (non troppo lontana) Estate:TempESTATE...in ricordo del detto "Si deve mangiare tutti!" ed anche 21 settembre: il tramonto dell'estate 2014.
Un'Estate Nervosa, costellata di temporali improvvisi, e di tanta elettricità fuori (e dentro) di me.
Ed ancora, un'Estate con rimpianto: quello di non riuscire a stare con mia figlia, ritrovandomi ancora a perdere, e perdere tanto del suo crescere.
Tanto il trattore fatto, ma tanto davvero, per buona parte al fine di regimare le erbe che imperversavano nella vigna, ed anche per i trattamenti (non certo pochi) che ho dovuto fare tentando di arginare la peronospera della vite.
Svegliarsi, sapendo che il giorno stesso sarebbe stato cancellato il lavoro che mi apprestavo a fare: una costante che ha indebolito non poco il mio già funestato entusiasmo.
La fatica, quella più bastarda e subdola, si è fatta sentire per lo più di notte, rendendo il mio stare a letto una pena da girone dantesco.
Il sonno mi ha rallentato, ed assieme alla fatica, ed allo scoramento, hanno vinto: il mio fisico ha iniziato a cedere con eclatanti segnali che ho ripetutamente ignorato o sottovalutato..
C'è stato un momento in cui ho veramente pensato di mollare tutto...
...e non me ne vergogno: era divenuta una questione di sopravvivenza, pura sopravvivenza.

L'estate 2018 è arrivata dopo 15 mesi di complicazioni Agricole: la gelata 2017, la siccità di tutto il 2017, le temperature aride 2017, la mancanza di un inverno lungo 2017/2018, la pioggia del 2018, le malattie del 2018, l'estate piovosa del 2018, la grandine del 2018.

Appunto è arrivata "dopo" a troppe cose non certo positive, e forse è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Le spalle son larghe, e la Responsabilità verso la mia Famiglia mi sprona attimo dopo attimo, ma le forze sono veramente poche.
Continuare, ma Rinnovare.
Una testa, due mani, la voglia di fare: non mi manca nulla per riuscire in questo.

Ed è già Autunno!
Domani terminerò la vendemmia, e le svinature andranno avanti per tutto il mese.
Le olive, pochissime, le faremo solo per un poco di olio da uso strettamente domestico.
Le castagne...devo trovare il tempo di andare a vedere quale situazione ci sia: è da inizio Agosto che non faccio una girata nel castagneto.
La serra nell'orto, la faremo con babbo, non so quando e come, ma la faremo.
Ma ho voglia di fare funghi.
Ho voglia di camino acceso.
Ho voglia di chiacchierare davanti ad un bicchiere di vino.
Ho voglia di stare nel pollaio nella stalla, andare a far pascolare le capre, cavalcare la cavalla.
Ho voglia di staccare con tutto questo correre, e di riappropriarmi anche di me stesso.
Ho voglia di...Autunno.



sabato 22 settembre 2018

Autunno: ma voi come state? Lascio l'uscio aperto per voi...

E' trascorsa un'intera stagione dal mio ultimo Post.
E' passata, a piè pari, l'estate, e mi pare che siano passati tre anni, invece che tre mesi.
Un riassunto?
Magari poi...adesso è Autunno.
In piena vendemmia, tra piogge e giornate torride, in attesa del primo freddo, scrivo in una mattinata di pausa, mentre guardo fuori dalla porta il passeggino con la mia piccola che dorme coccolata e protetta da cani e gatti.
E' Autunno, ed ancora le rondini sono presenti al podere, mentre la notte si fa fresca, le giornate sempre più coorte, e gli odori del bosco iniziano a vincere su quelli della campagna.
Ma voi come state?
E se per una volta foste voi a raccontarmi della vostra estate e di cosa farete in questo inizio Autunno?
Leggervi mi renderà particolarmente felice, e mi permetterà di vedere oltre le vostre finestre aperte.
Come stanno i vostri orti? Le vostre piante sul terrazzo? Le vostre campagne? I vostri animali?
State andando nel bosco? Avete fatto le marmellate? E le conserve?
E sopratutto, come state voi???
Ho voglia di leggervi, qui: vi lascio tutto lo spazio che volete.
L'uscio è aperto, avanti!
A.A.

martedì 12 giugno 2018

Storia di un giorno qualunque in un giugno storto

La sveglia del telefono ha un suono così...uggioso.
La sveglia del telefono però mi permette di alzarmi senza svegliare "le mie donne".
La sveglia del telefono mi ricorda che una giornata è appena cominciata, e che già devo sbrigarmi.
La faccia lavata con l'acqua fredda, la finestra del bagno aperta mentre fuori fa appena luce, il gallo che canta, il gallo "in seconda" che gli fa controcanto, i merli che si sgolano nei canti del mattino, il solito gatto che miagola alla finestra elemosinando chissà cosa.
La colazione è fatta velocemente, mentre abbottono la camicia, e serro la cintura dei pantaloni: una tazza d'acqua, tre o quattro biscotti, e via verso l'uscio di casa.
Il cappello di paglia ben calzato, il moschettone con le chiavi agganciato ai pantaloni, il coltello nella tasca destra, un cordino nella sinistra, l'accendino stretto in una mano.
Esco.
Aria frizzante, aria che si sente nel petto, è fresco, rientro e metto una felpa.
La cagna che scodinzola e si guadagna le solite carezze, mentre dei micini giocano dentro uno dei miei stivali.
Dai polli: apro il primo cancello, poi il secondo, e lascio che guadagnino l'ambito pascolo, mentre i billi (tacchini) giocano tra loro per stabilire chi sarà il capo per quella giornata.
La stalla, tra fieno e paglia, mentre la rondine lavora al nido, mentre il becco mi ricorda che è lui a voler uscire per primo.
La carretta dello sterco, i secchi con l'acqua buona, fieno in rastrelliera, capre da mungere, la schiena curva, il cappello che scivola in avanti, il secchio con il latte.
Passo dall'orto, gli zucchini crescono, le patate svettano, l'umidità copre il verde.
Spunta il sole dal poggio dietro casa.
Sento il caldo sulla faccia, tolgo la felpa.
Torno in casa, mia moglie che in vestaglia si appresta a pastorizzare il latte appena munto per la bimba. Un bacio, uno sguardo alla bimba che ancora dorme.
Ed ecco...è a questo punto che inizia la mia giornata.
Lunga giornata, fatta di sedici ore di luce: ore che adesso vanno lavorate tutte.
L'erba da trinciare, gli attrezzi da accomodare, il trattore nel campo, il fieno, la vigna, la vigna, ed ancora la vigna.
Oggi pioverà?
Oggi pioverà, devo sbrigarmi.
Cammino nella vigna, e la peronospora continua a riproporsi: due settimane che tento di contrastarla, due settimane che vince lei, mentre anche i grappoli sono stati attaccati.
Lo sgomento dura poco, le imprecazioni durano di più, mentre stringo i pugni e tiro su col naso.
Come faccio?
Non mi sgomento più, ma una soluzione devo trovarla.
Guardo la vigna, ed è lei a raccontarmi di un'annata (l'ennesima) storta: quel caldo assassino in aprile, poi tre grandinate, ventitre giorni di pioggia consecutivi, la vigna allagata, l'erba che si mangia le viti, l'allegagione scarsa, le foglie martoriate, le pozzanghere perenni sotto ai filari.
Cammino nella vigna, e penso che oggi sarà una giornata migliore.
Prendo il trattore, preparo la botte, e scelgo come intervenire contro quelle macchie d'olio sulle foglie, contro questa avversità così bastarda e forte.
Anno di peronospora, mi dico, ed è come convivere con una gamba più corta: credi di abituartici, ma ogni volta che ti ci abitui poi ti ricordi che hai una gamba più corta, e non ne sei felice.
Anno di peronospora, con un vento caldo che porta oidio, ma domani raffresca e mette temporali, perfetto per la grandine.
E se grandina? Ho abbastanza propoli per le viti?
Guai a sgomentarsi, guai a fermarsi: testa bassa, e tacchi che sbattono sulle natiche: mica sono qui a passare il tempo io, forza.
Trattamento con rame, caolino, macerato d'ortica.
Ore di trattore, ore in una tuta che asfissia il mio corpo, salvo poi volerlo proteggere.
Il sole pigia sulla testa: possibile che ancora non mi sia deciso a mettere una tettoia a questo trattore?
Il verde slavato aumenta, le piante stentano, rischiano di soffocare se non taglio l'erba.
Ma si affonda con il trattore, e penso che per limitare un danno ne farò altrettanti.
Esco dalla vigna, son solo, un panino e venti minuti di ombra, salvo poi riprendere, ancora, ed ancora sentire quel sole che pesa sempre di più sulla testa.
Finisco il trattamento, è pomeriggio, ed anche oggi non ho digerito quel panino.
Mi lavo le mani, e mi tolgo quella tuta che puzza di mucido (umidità e muffa).
Le mani odorano di mucido: le lavo ancora, lavo la faccia, lavo gli occhi ancor meglio.
Bevo acqua fresca.
Rabbuia: son nuvoloni di pioggia questi, ma doveva darmi maggiore tregua oggi.
Un tuono rompe il silenzio.
Una mia imprecazione lo rompe di nuovo.
Ancora un tuono, il vento si raffresca davvero, inizia a gocciolare.
Si, ma non farà niente.
Stoico io? Ma no, è solo una nuvola.
Ma quando passa questa nuvola?
La nuvola non passa, e piove, lavando via tutto il trattamento, lavando via tutto il lavoro, anche oggi: gasolio bruciato per niente, rame nel terreno per niente, e la peronospora ringrazia.
Piove ancora: almeno non ci sarà l'orto da annaffiare.
Si, ma quanto piove? Sono due ore che va avanti...
Smette, e mentre spiove un arcobaleno spunta a prendermi per i fondelli.
E' subito caldo, è subito nebbiolina nella vigna: maledetta quella miseria ladra, è come governare la peronospora.
Giro le spalle alla vigna, e mi porto in un altro lavoro.
Tra aia, officina, trattore, motosega, animali, trapano, arrivo alla sera: ma ci sono gli animali da fare, ancora.
Ripeto, all'incontrario, quanto ho fatto al mattino presto, oramai non so quanta vita pare essere passata da quel risveglio.
Sono stanco. Babbo arriva per...annaffiare l'orto, e sorrido pensando a quante scuse possa inventarsi un nonno per vedere la propria nipote.
La bimba urla e fa eco nel bosco davanti casa.
La cagna è in calore, ed il maschio è serrato dentro casa: il cane ulula, la bimba le fa eco, l'eco di entrambi nel bosco di fronte casa.
Mi fa male la testa: troppo sole, troppa pioggia, troppo caldo, troppe arrabbiature.
Inizia a scurire la luce: ancora orto, ancora animali, altro latte, altro fieno, altro sterco.
Mi devo fare la doccia.
E' quasi buio, e lo stomaco brontola reclamando qualcosa in più di un panino mal digerito.
La bimba ha cenato, la mamma la porta in bagno per cambiarla: sento che giocano, mentre ancora non sono rincasato.
Sedici ore fuori casa, una bimba che sta andando a letto: mi lavo ancora, mi cambio, la prendo in collo per poi metterla a dormire.
Mi stringe un dito, mi tiene a se, mentre la guardo beata in uno dei suoi tanti sonni: mi batte forte il cuore.
Mi sento in colpa perchè non riesco a stare di più con lei, mentre i giorni corrono, e di lei mi sto perdendo troppo.Mia moglie mi chiama: si cena, e ci si raccontano le giornate.
Gli occhi si socchiudono, ma la schiena duole troppo per andare a letto.
Traccheggio, mi trastullo davanti al camino spento, ascolto il cane che ha finalmente guadagnato sonno e pace.
Accendo il computer, e scrivo sul blog.
Tra quattro ore devo alzarmi, buona notte.



venerdì 16 marzo 2018

ci sono, ma non ci sono...ma comunque ci sono

Essere assente da questo Blog generalmente coincide con due possibili situazioni: o troppo lavoro, oppure un periodo in cui non sto bene.
In questo caso la mia assenza abbraccia entrambe le situazioni.
Desidero scusarmi con tutti voi, lettori abituali ed avventori occasionali, se non sto aggiornando con i miei pensieri queste pagine, e spero presto di riuscire a sbloccare alcune cose nella mia Vita, in modo da ritornare qui.
Questo non è un commiato, e nemmeno un arrivederci: si tratta solo di un saluto che lascio qui, dicendo che presto tornerò, con tante cose da raccontare ed idee da condividere.
Di più adesso non posso, mentre la Vita scorre.

A.A.

lunedì 29 gennaio 2018

Storia di un Agricoltore impaurito e di un Gennaio travestito: diatriba tra il freddo ed i Folli

Gennaio è praticamente scivolato tra le mie dita, lasciandomi odore d'umidità, mal di schiena e poco più.
Gennaio, dopo due mesi veramente freddi, è stato più un "fine ottobre" o un "primi di aprile", caratterizzato dalla pioggia, dalla nebbia, dall'umidità alle stelle (appunto...), da sporadiche giornate di sole, dai venti di scirocco e libeccio, e da temperature assai sopra la media del periodo.
Mannaggia a me e quando mi ero illuso che sarebbe stato freddo.
E cosa è successo?
E' successo che, proprio come il gennaio passato, le piante hanno iniziato ad ingrossare le gemme, e le più audaci hanno avviato le fioriture.
Sapete cosa vuole dire questo?
Vuole dire che, considerando i possibili due mesi di freddo che potremmo ancora avere, le piante inizieranno ad essere "in succhio", ossia la linfa riprenderà a muovere il metabolismo della pianta, e questa sarà tremendamente vulnerabile.
Basta poco, e basterebbero anche solo 5 giorni di un Febbraio-Freddaio per fare danni.
Il gelo, che se venisse sarebbe nei suoi tempi e non ci sarebbe da rimanerne stupiti, potrebbe ghiacciare i liquidi nella pianta (appunto mossi dal "succhio" di cui sopra), e gelandoli il legno cederebbe dalla dilatazione termica di questi (l'acqua gelando aumenta sempre di volume), e si avvierebbero inesorabili lacerazioni ed ustioni sulla pianta.
Oltre ad un danno fisiologico e strettamente fisico, la pianta sarebbe quindi esposta (con le sue nuove ferite) all'insorgere di malattie latenti sul tronco o di insetti pionieri di fine inverno.
Immaginate di avere una ferita aperta, che non si rimargina, e di tenerla all'aria...
Pensiamo alle piante come essei viventi, sempre, e pensiamo che dall'insalatina dell'orto alla quercia secolare, tutte saranno esposte ad un danno.
E se poi in Febbraio-Freddaio si rivelasse una fregatura pure quest'anno? Magari con piogge e temporali?
allora si che ci sarebbe da stringere le chiappe e sperare in non so cosa.
Già perchè le piante, oramai si sarebbero riattivate, ed oramai sarebbero tutte con le gemme aperte, i cacchi (ributti) avviati, e l'attività linfatica al top.
Ed invece di gioire, appunto ci sarebbe da pensare che in marzo spesso gela, nevica, o comunque fa molto freddo...e basterebbero anche due giorni consecutivi per fare danni ancor più grandi di quelli sopra citati.
E le conseguenze sarebbero ancor più disastrose.
Ma se questo non accadesse?
Accadrebbe come lo scorso anno, ed il primo di aprile verrebbe da pensare che oramai il rischio è passato, perchè se Marzo è pazzo, Aprile non può certo far paura.
Ed ecco che le gelate dei primi d'Aprile potrebbero mettere in ginocchio intere produzioni, e credetemi che a quel punto basterebbe anche solo una nottata di gelo.
Una nottata...
...una nottata per compromettere intere produzioni.
Una nottata per mettere in ginocchio un Agricoltore e la sua famiglia.
Ecco.
Ecco, cercate di comprendere quindi la mia preoccupazione quando, non tanto il tempo, ma le persone si comportano da folli.
Folli!
E' una follia gioire per un gennaio caldo, per la miseria ladra.
E' da folli illudersi che non ci sia bisogno del freddo.
E' da folli credere che i problemi dell'agricoltura (ed alla Natura tutta) non ci riguardino.
Non si tratta di una bomba che ci cade accanto lasciandoci illesi, ma di un mare di MERDA che prende tutti.
Già perchè, le pere, i peperoni e le patatine che tanto adoriamo comprare al supermercato, non nascono e crescono nelle cassette verdi del supermercato, ma provengono dalle campagne.
E se le serre possono assicurare una minima percentuale di produzioni sicure, tutte le altre sono esposte alle bizze del Padreterno o di chi per Lui.
Ed è da Folli credere che tutto questo non ci riguardi.
E ripeto che è da Folli non sperare che l'estate sia calda e l'inverno sia freddo.
Io, come centinaia di migliaia di altre persone in questo Paese, me ne starò appunto a chiappe strette a sperare che i problemi dello scorso 2017 non si ripetano, continuando a dare un occhio alla finestra ed un morso al fegato, per buona pace del mio giramento di palle e delle mie prospettive di vita da un mese a questa parte.
...
Oggi ero in camicia, con le maniche tirate su, che caricavo la carriola con la legna, sudando come in primavera, e pensando che il susino accanto alla legnaia aveva oramai un centinaio di fiori ben aperti.
Guardavo le api ronzare sui fiori, e girarmi attorno attirate da un qualche vecchio profumo che avevo addosso.
Le capre si allungavano per cercare di brucare l'erba verde e rigogliosa che nasce copiosa oltre il recinto.
Una farfalla s'era posata su di un ciocco di carpino.
Ed era solo fine gennaio: un incubo (oramai ricorrente) che vivevo ad occhi aperti.
Magari domani mi sveglierò e gradualmente il freddo s'impadronirà di questo inverno (in cui siamo solo a metà!)
Magari da domani la stagione tornerà a vestirsi coi suoi panni, e questa paura svanirà col fumo del camino.
Magari domani non dovrò sentire le ennesime "gioie" di quanti abbiano trascorso la giornata in spiaggia crogiolati da un sole che (a sentir loro) pareva quasi di maggio.
Magari domani l'unica a subire un'ingiuria sarà quella brutta mimosa che gialleggia nella piana sotto al paese.
Magari domani sarà ancora inverno.
E credetemi, non si tratta solo di chi ci campa e che rischia di ritrovarsi con le gambe all'aria, ma la questione riguarda tutti...TUTTI.
Meditate gente, meditate,