Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

giovedì 24 maggio 2012

Constatazione

Non nego che la mia grande "imbranataggine" per la realizzazione di questo piccolo blog sia certamente un limite alla realizzazione dello stesso.
Ma oggi ho scoperto l'area "Statistiche": grandissima ganzata che mi permette di vedere in quanti stiano seguendo giornalmente il blog, e quali siano le discussioni più interessanti (per voi avventori).
Vedere che così in tanti mi seguite mi lusinga, ma anche aumenta la responsabilità per quello che dico e per come lo dico.
Forse il mio modo "alla buona" di parlarvi è ben lontano dalle sintassi tecniche e corrette, o da discorsoni tanto forbiti quanto prolissi.
Qui (nel blog) parlo come parlo nella vita, e provo a dire le medesime cose (magari qui cerco di non imprecare come nella realtà mi scappa un pò troppo di fare), senza bruttacopia o rettifiche del giorno dopo.
Certamente faccio (e farò ancora) molti sbagli...come nella vita di tutti i giorni, ma non sono qui a vendervi una vita migliore o peggiore...in effetti non son qui a vendervi un bel nulla, lontano anni luce dal voler fare politica (anche se credo che la politica la si faccia nella maggior parte delle cose che diciamo e facciamo...) ne tantomeno a parlare di Religione.
Son qui per parlarvi delle lavorazioni della campagna, degli animali, delle stagioni, del passato e del futuro... e lo faccio dal punto di vista di un Agricoltore Anacronistico, certamente fuori da questo tempo, che alla fin fine sono proprio IO (tanto qui nel Blog che nella realtà).
E proprio a questa maniera vi ho parlato della neve, della pioggia, delle capre e dell'orto, delle rondini che partivano e dei campi da lavorare.
E proprio in questa maniera vi ho parlato della Vita dei miei animali: le nascite e le morti.
Ed ecco che, proprio grazie a questo cosino nuovo che ho scoperto, ho potuto vedere cosa vi è piaciuto seguire nel mio blog.
La discussione del giorno 16 Marzo 2012 intitolata "L'equilibrio tra la morte e la vita nelle Azioni dell'Agricoltore" è stata la più seguita e la più commentata sino ad oggi.

http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2012/03/lequilibrio-tra-la-morte-e-la-vita.html

Questo mi ha reso meno felice e vorrei condividere con voi anche questo mio ennesimo pensiero.
Sapevo che avrei potuto suscitare le ire di chi non la pensasse come me, ma del resto questo lo potrei fare ogni volta che scrivo, e temevo di sollevare un polverone che rischiava a molti di andare sugli occhi.
Il MEA CULPA, semmai dovvessi davvero farne uno, è in relazione al fatto che evidentemente ho parlato di questo argomento troppo presto...forse dovevo svelarmi un pò alla volta...non saprei.
La cosa che mi rende meno felice è appunto che lì sono molti gli avventori del sito che si sono cimentati in commenti, e la maggior parte di questi sono utenti che non frequentavano (o frequentavano prima di allora molto poco) il blog stesso.
Ma il fatto è che ne è uscito un contronto tra me (evidentemente il cicciaio di turno) e vegetariani e/o vegan.
Tutto questo mi ha disturbato, anche perchè volevo solo parlare di come l'Agricoltore avesse l'onere e l'onore di decidere della vita (Nascita e Morte) dei suoi animali, e di come doveva rendere omaggio a tali vite usando (consumando...sfruttando...mangiando...trasformando...insomma avete capito) nel miglior modo possibile le loro carni e non solo.
Non riesco a vedere niente di tremendo in un galletto cotto al forno con le patate, ma riesco a vedere molto tremendo un pollo cresciuto in batteria che giace sulle sue stesse feci e che mangia polveri e miscele derivate dalle ossa (e non solo) di suoi pari...o di pesci...o di chissà altre cose.
Mi fa pena quel pollo che mai ha visto e mai vedrà la luce del sole, potrà correre e mangiare erba e granaglie, lumachini ed insettini, razzolare e dormire sugli alberi.
Mi fa pena quel pollo che muore per mano di una macchina, che magari non viene toccato da mano se non per esseree posizionato in una vaschetta di polistirolo.
Mi fa pena quel pollo che non riceve alcun tributo di rispetto per la sua vita che è finita, nella speranza che siano i suoi consumatori a dargliene apprezzando le sue carni.
Ma davvero si apprezzano le carni dei polli vissuti in quel modo?
Non so...ma ho un ricordo bieco dell'ultimo pollo che ho mangiato ad una mensa universitaria: sapeva di nasello con la consistenza della polenta...faceva veramente schifo (e a me non piace accostare la parola SCHIFO alla parola CIBO...la trovo un sacrilegio).
PARLO BENE IO...direte voi leggendomi...CHE VIVO IN CAMPAGNA E CHE POSSO MANGIARE COSE SANE...e magari molti di voi hanno smesso di mangiare carne proprio per questo motivo.
Beh, Amici e Lettori occasionali, non crediate che nelle vostre amate zucchine e insalatine ci sia chissà quanta salubrità se vengono da un'agricoltura intensiva ed industriale.
Non voglio parlare della vita di queste, ma forse tento (peccando di presunzione) di parlare dell'etica che sta dietro ad una mela che è cresciuta su alberi bombardati di anticrictogamici, pesticidi, diserbanti e velenucoli vari...e lo accosterei al pollo di cui sopra.
La sensibilità di molti di voi è stata toccata dal fatto che ho parlato dell'Uccidere, e a poco sono valse le mie parole sull'accostamento dell'animale al vegetale: un'animale morto è un animale morto, e questo me lo avete detto chiaramente.
Per me UNA VITA E' UNA VITA..punto e basta!
Uccidere un pollo e segare al piede una quercia mi da la medesima RESPONSABILITA' di come lo faccio (terminare una vita...appunto) e dell'utilizzo che ne farò.
Sarò fatto male?
Sarò fatto male!
Ma la vedo così, e mi fa rabbia (questo lo confesso) in fatto che ancora per molti ci sia questo tremendissimo tabu' sulla parola morte, che addirittura rievoca traumi infantili o peggio ancora.
Penso ai miei genitori, e prima di loro ai miei nonni, e prima di loro alle mie bis-nonne: loro mi spiegavano (SOPRATUTTO DA BIMBO) cosa fosse la vita (nascite e morti) e come si dovesse capire, accettare e tributare questa.
Mi hanno insegnato che i paperini parlavano nei burattini (cartoni animati) ma che nella realtà la parola l'aveva l'uomo, e che gli animali non avevano quella sensibilità, quella memoria e quelle emozioni che aveva l'uomo.
Potrà sembrare barbaro, ma per me è stato semplice capritlo...capire che l'uomo è l'uomo, e che non ci dovrebbe essere alcuna indignazione..o stizza..o rabbia..o ribrezzo a concepire le vite animali come vite animali.
L'umanizzazione del regno animale è una cosa che fa rabbia a me, che con gli animali ci vivo e ci campo.
Mi fa rabbia perchè non posso pretendere di accostare la vita umana a quella di una capra, credendo che questa abbia i MEDESIMI SENTIMENTI..PENSIERI..PAURE..GIOIE..

Una lettura che vi consiglio è quella de "L'Anello di Re Salomone" di Konrad Lorenz...etologo.
Etologia...e non credo di essere la sola persona che conosce cosa sia.
E' etologicamente sbagliato umanizzare un animale: oltre ad un immenso gesto egoistico è anche una violenza vera e propria che si fa all'animale stesso, privandolo di una sua identità.
E credo che dietro a tante indignazioni, stizze e così via ci sia anche (A N C H E) un pochina di ignoranza su i vari tipo di violenze che si fanno ai nostri amati animali.
Evito di andare avanti con questa mia (oramai) lunga constatazione e vi chiedo questo: ma davvero è bastato accennare (perchè quello ho fatto...accennare) alla morte degli animali da reddito per passare dall'avere un'immagine bucolica ad una di Boia Cattivo?
Io tornerò a parlare del quotidiano, e forse alcuni di voi li perderò con questo mio ultimo post: mi dispiace, ma non posso cambiare la realtà che vivo ogni santo giorno con un'immagine (per me..sia chiaro) distorta della Vita.
I polli continueranno a razzolare nel campo, le capre a pascolare, i maiali a grufolare...ed io continuerò a fare il contadino, toccando e vivendo ogni giorno (e non lo ripeto più) quelle tante vite che mi orbitano attorno.

Concludo dicendo che lunge da me fare provocazioni (e spero che questo almeno lo si sia capito) e che tra i tanti commenti pubblicati ce n'è stato qualcuno un pò meno delicato che ho deciso di non pubblicare per decenza e rispetto di chi legge.
Io non faccio il bloggher di professione, e se uno mi viene a trovare a casa mia e si comporta male io lo invito ad andarsene...visto che a casa mia non ce l'ho chiamato in alcun modo, ma cìè venuto di sua spontanea volontà.
Grazie a tutti e scusatemi se sono stato lungo (come al solito).

sabato 21 aprile 2012

D'Aprile ogni goccia un barile

D'Aprile ogni goccia è un barile.
Alla faccia di quanti mi chiedono (con tono estremamente polemico e vagamente cinico): "Sei contento che piove ora?" ...e che mentre lo dico ti guardano con quell'aria ebete come a giustificare l'inevitabile polemica (perchè chi lo chiede la pioggia non la vorrebbe mai).
SONO CONTENTO!!!


Il detto che apre il mio intervento fa un netto riferimento alla vigna e alla produzione di vino: infatti i vecchi dicevano che l'acqua di aprile era "santa" perchè benediva il tanto vino che sarebbe venuto.
Un'altro detto invece recitava "In Aprile ogni goccia vale mille lire"...quindi noi Agricoltori non ci dovremmo propio lamentare (anche se è nella nostra indole farlo).
Forse il mio essere Anacronistico mi porta (da sempre) ad accettare la stagione per come viene, e non ho mai trascorso molto tempo a lamentarmi delle piogge, del freddo, della neve o del caldo (...forse di quest'ultimo mi lamento un poco in effetti): noi siamo i veri custodi della Natura, ed anche se non vestiamo divise o abbiamo leggi da imparare a memoria, sappiamo cosa vuol dire vivere seguendo l'andamento di questa.
Ed ecco che, seppur con alcuni problemi legati alla pioggia che cade (quasi) ininterrottamente da 16 giorni, la vita agricola continua qui al podere.
Alla mattina e alla sera prosegue la mungitura delle capre.

Rigorosamente a mano il latte munto sarà poi utilizzato in cucina per vari scopi, oltre che per divenire formaggio (mia moglie fa una robiola eccezionale), yogurt ed essere consumato fresco.
Noi il latte non lo compriamo, e quindi questo è l'unico latte di casa.
Purtroppo per loro, in seguito alle pioggie continue e ai prati molli (bagnati), le capre non escono al pascolo oramai da molti giorni, quindi gli porto qualcosa di straforo (in più) durante la giornata: il fieno naturale ed il fieno di medica sono accompagnati dalle cimature del granturco stivate quest'estate (vi parlerò di questo in agosto quando ne preparerò di nuove).

Nei momenti di tregua dalla pioggia ho ripreso a segare un pò di legna, perchè oltre alla cucina economica (sempre accesa) per cucinare ne ho bisogno per riscaldare un poco la camera alla sera: l'umidità ed il fresco fanno richiedere una focatella serale.

Gli alberi sono quasi tutti in boccio, e l'allegagione pare procedere benissimo.
L'albicocco ha tanta voglia di regalarci la frutta per fare la marmellata (di cui andiamo ghiotti), e mai come quest'anno era stato carico.
Anche il melo Decio (detto nesta) ha fiorito per la prima volta: da un astone di due anni lo abbiamo trapiantato oramai 4 anni fa, e nonostante i visibili danni di una grandinata pare essere pieno di speranze (lui...ma anche noi).
I ciliegi acidi sono ancora indietro, e si mostrano in tutta la loro beltà: nella macchia davanti casa si notano le pennellate di bianco tra i carpini e le querce, e le api ronzano tra i loro profumatissimi fiori.
Oltre che per essere consumate fresche, le ciliegie acide (dette anche viscioline oppure servatiche) saranno destinate ad andare sottozucchero, per poi allietare le lunghe serate d'inverno o guarnire i dolci di mia moglie.

A meno che una grandinata non rovini tutto...e la siccità non ci faccia ripagare la goduria di questi giorni...parrebbe che di frutta quest'anno ce ne dovrebbe essere.
Ma in agricoltura mai essere certi di certe cose...

I prati sono rigogliosi, e certamente loro godono più di tutti di queste acquate continue: il primo taglio di medica non è più compromesso, e quest'anno il fieno non mancherà (finalmente).

Questa sera, mentre la prima chioccia ha iniziato a covare, un bel tramonto fa presagire che siamo alla fine di questa lunga perturbazione.
Si prende quello che viene...



domenica 8 aprile 2012

La scelta di vita

Sento la necessità di postare un intervento scritto (In parte) alcuni mesi fa all'interno di un forum sull'agricoltura: lì si parlava delle scelte di vita, e di come alcune fossero eccezionali e speciali.
Mi arrabbiai molto quando mi venne detto che io avevo fatto una scelta in tale senso (eccezionale e speciale), e mi prodigai molto affinche la "miticizzazione" o (peggio ancora) la pena non si avvicinassero a questa.
Era un forum, ma è così anche nella vita di tutti i giorni...


Essere un Agricoltore Anacronistico mi ha portato da subito  a concepire l'agriocoltura e l'allevamento NON come una "predominante fonte di reddito", ma in diverso modo...
Lontano dai dettami dell'agricoltura/allevamento industriale, da subito ho preso atto che mai avrei potuto trarre sostanziosi vantaggi economici dai miei campi e animali: si è trattato di impostare un progetto a MISURA D'UOMO.
La misura d'uomo è cosa che oramai le nostre frenetiche vite ci impongono di non osservare più, sempre alla ricerca della venticinquesima ora giornaliera, con rate e tassi che ci attanagliano, e nuove ansie che ci spingono a seguire la massa (spesso a capo basso...spesso senza alternativa).
Una lunga interminabile fila di idee spesso trattenute, ali tarpate e ritmi insostenibili.
Io sono semplicemente sceso da quel treno, e non l'ho fatto con stoicismo ne tantomeno con l'arroganza di avere da che insegnare al prossimo.
Non l'ho fatto credendo di fare qualcosa di speciale.
Non l'ho fatto crdendo di fare qualcosa di Speciale: lo ripeto perchè questo aspetto spesso mi mette in contrapposizione con quanti credano che l'abbia fatto proprio per quello.
La mia visione della vita, tanto romantica quanto talvolta in parte anarchica con punte di forte riflessione e di un individualismo altruistico, mi ha portato a soffrire di uno strano male invisibile, che giorno dopo giorno mi lorogava nello spirito e nel mio compiuto: l'unica cura era quella di rivalsa nei miei stessi confronti...nei confronti della mia vita.
Ed ecco che da quel treno ben presto mi sono accorto che volevo scendere (forse per prenderne altri che ancora non so di aver preso...), e sono sceso e basta, con il rischio dell'eremitizzazione dietro l'angolo, o PEGGIO ANCORA con il terrore di "divenire personaggio da zoo".
Sono sceso e basta, senza fragori ne proclami pubblici, ma semplicemente mettendo un piede in terra e sentendo il calore di questa sotto la mia pelle.
Avete mai provato a togliervi le scarpe e affondare le dita e le piante dei piedi nella terra appena lavorata?
Fatelo, e forse capirete quello che quel giorno ho provato io.
E' stato come riappropriarsi di qualcosa che mi era stato sottratto...di qualcosa che io mi ero sottratto per troppo tempo: tornare a sorridere con occhi di bimbo e mani di gigante.
Solo dopo molto tempo ho deciso di mettere alcune mie idee in pubblico: esperienze e punti di vista che evidentemente risultano spesso fuori tempo, messe a disposizione di quanti vogliano curiosare, prendere spunto o criticare.
Non importa quale faccia io abbia, nè tantomeno quale sia il mio nome o dove io viva: sono un giovane Agricoltore che "gioco forza" si trova spesso a remare controcorrente, a fare cose che gli amici di un tempo non riescono a capire, a compiere scelte che talvolta lo allontanano "dai più".
Sono una persona che ha un cuore, una mente e due grandi mani...e che tutti i giorni cerca di mettere assieme queste tre cose in armonia e nel piacere di farlo.
Soldi?
Pochi: ho podere in affitto, terreni in affitto, una macchina scalcinata da cambiare, una televisione rotta, ed un armadio pieno di asciugamani...
Non mi daranno mai un mutuo perchè "non posseggo niente", e lo stipendio di mia moglie serve per pagarci le spese mensili.
Ma ho cose che mi arricchiscono ogni giorno: ho l'amore intorno a me, ho l'amore dei miei cari ed ho l'amore per quello che faccio.
Vivo di quello che le mie mani riescono a darmi, e sempre più escludo il resto dalla mia vita: non un feudo immaginario, ma un equilibrio fatto di piccole grandi cose quotidiane.
Sapersi accontentare è un termine che spesso mi va stretto, e quando posso cerco di essere contento (semantica...ma cosa ben diversa dalla precedente) di quello che ho, e più mi guardo attorno e più vedo che non mi manca niente..anzi, che ho moltissimo.
I troppi averi materiali spesso mi pesano, e poco a poco tento di liberarmene nel rispetto di chi me li ha donati e a favore di chi forse ne ha più bisogno.
Non un moderno San Francesco (come ironicamente mi ha detto un bischero conosciuto ad una fiera qualche giorno fa), ma uno qualunque che fa cose che DOVREBBERO essere normali (e che per lui sono normali).
Ma proprio perchè tale normalità non viene percepita dalla maggior parte del prossimo, il mio sentirmi Anacronistico aumenta di giorno in giorno.
"Hai la percezione di fare qualcosa di speciale?" a volte mi viene chiesto, e tale domanda mi fa scuotere tanto la testa, e cerco di spiegare che per me tutto questo è normale..e che dovrebbe essere normale poter fare certe scelte che ci fanno riappropriare del proprio IO: io faccio il contadino, e lo faccio con una filosofia di vita che punta alla Naturalità come unica via...e non è certo speciale tutto questo, ma forse NECESSARIO.
Non ho tristezza in questo, ma solo consapevolezza.
Il mio gesto non è un chiudersi, ma un RIAPRIRSI alla vita.
Non vivo sul poggio lontano dalla civiltà...non rifuggo molte modernità...non escludo il confronto con il prossimo...non chiudo i cancelli dei miei pensieri a chi mi fa domande...
Vivo ascoltando la Natura, tentando di interpretarla e coadiuvarla, ed in questo non trovo niente di speciale.
Se poi un piccolo orto, un pugno di animali e qualche albero possano far la differenza, io questo non lo so...
...ma so che in qualche modo mi pongo a cuneo nei confronti di quella parte della società che mi dice che "se voglio campare non posso vivere in questo modo".
A quanti mi dicono che il vino naturale non può essere fatto perchè i rischi son troppi ed è troppo deteriorabile...
...a quanti mi dicono che non ha senso allevare dieci o venti capre perchè non ti daranno mai da mangiare...
...a quanti mi dicono che i cereali non mi verranno mai se non uso diserbanti o concimi chimici...
...a quanti mi dicono che la mia frutta è troppo bitorsoluta e poco lucida per essere venduta...
...a quanti mi dicono che le mie varietà da orto non sono adatte al commercio...
...a quanti mi dicono che per ingrassare un maiale ci metto una vita se non uso le miscele...
...a quanti mi dicono che la carne dei miei polli è molto dura...
...a quanti mi dicono che mi ci vorrebbero almeno tre trattori per fare quello che faccio io con uno...
...a quanti mi dicono che lavorare con il cavallo è solo un gesto folkloristico e non più attuabile...
...a quanti mi dicono che essere agricoltore oggi è una pazzia...
...a quanti mi dicono che un figlio non potrò mai "permettermelo"...
...a tutti questi (e soprartutto agli ultimi) non faccio alcun dito medio e nessuna pernacchia, ma li ringrazio di cuore: loro non sanno quanto stanno contribuendo a farmi andare avanti in questo mio progetto di vita, con la volontà un giorno di fargli provare (anche solo per un attimo) quello che faccio e offrirgi una piccolissima alternativa.
Io ho rispetto del prossimo, anche se sempre meno riesco ad averlo per tutti quegli agricoltori che avvelenano l'ambiente (e quindi anche se stessi e i loro figli) in modo consapevole.
Dico sempre che noi agricoltori dobbiamio fare coltura e cultura: forse in qualche modo (e anche grazie a questo blog) io lo sto facendo.
C'è la possibilità di vivere in modo Naturale...e di dare al prossimo la possibilità di farlo.
Ne più e ne meno questo sono io...e questa è la mia Scelta.


Mi scuso con tutti voi se ho parlato ancora una volta di me, ma tra di voi c'è certamente chi non riesce a capire...e che forse non vorrà mai capire me, mia moglie e la nostra vita..solo forse perchè richiederebbe troppa apertura mentale.
Ma, come diceva Albert Einstein "La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre".
Forse con un piccolo sforzo...

giovedì 29 marzo 2012

Aspettando la pioggia

Quest'oggi ho fatto un bel giro per i campi per vedere la situazione.
Nel frutteto le api ronzano compiendo il GRANDE lavoro dell'impollinazione, e questo mi rende felice e sereno.
Da un paio di anni circa 40 arnie sono sistemate in un poggetto a circa 400 metri dal podere (nel bosco), e le instancabili lavoratrici si operano affinchè i miei frutti possano crescere numerosi.
Quanto prima dovrò mettere delle catinelle con dell'acqua per lasciar loro la possibilità di abbeverarsi: la scorsa estate riempivano il trogolo della scrofa ed i trogolini (abbeveratoi) dei polli, che a quanto pare erano l'unica fonte di acqua continua nei dintorni.
Le api non sono mie, ma l'idea che queste si diano tanto da fare (anche per me) mi responsabilizza nei loro confronti, ed inoltre sono animali che adoro e che un tempo spero potrò allevare.
Gli alberi da frutto sono belli carichi di fiori e, salvo le classiche burrasche di vento di fine marzo, quest'anno dovrei riuscire a vedere una cospicua allegagione dei frutti.
Meli, peri, susini e ciliegi...tutti rigorosamente selvatici, un tempo dovevano fungere da supporto per delle viti maritate, ma di quelle solo una è sopravvissuta ai tanti anni di abbandono del podere che oggi conduco io.
Spero di riuscire a fare come due anni fa: tanta marmellata e altrettanta frutta per i miei maiali.
Poi...
le viti sono oramai tutte stralciate, e le gemme iniziano a mettere il pelo (schiudersi e gemmare): questo vuol dire che anche la vigna si sta risvegliando dal lungo letargo e che a breve diventerà zona vietatissima alle capre.  La loro attenzione infatti sarebbe proiettata proprio verso le gemme ansichè verso l'erba che continua ad abbondare nelle prode (bordo dei gradoni).
Proprio oggi ho portato una nuova capretta al pascolo per la prima volta, ma ha trascorso più tempo a belare che a camminare: nella collina di fronte il vicino se la rideva sentendo il "gran concerto" che faceva la piccola...ed è così che le ho scelto il nome: la chiamerò Carmen.
Nell'orto mi sono dato daffare tutto il pomeriggio, ed ho messo due solchi di ceci e due di fagioli barzotti (borlotti). La terra si presenta dura, nonostante l'abbia lavorata la settimana scorsa: la pioggia non si fa vedere.
Se non piove entro una settimana rischiano di essere seriamente compromessi il campo di orzo che ho seminato un mese e mezzo fa (e che stenta a nascere), i campi di favino (che sono in fiore ma che hanno bisogno di una puppata d'acqua per andare ad allegare), i prati intorno casa (dove dovrei fare il fieno per tutto il prossimo anno) e l'orto stesso (oggi ho dovuto annaffiare la cicoria mentre le patate ancora non spuntano).
La pioggia...
...noi contadini siamo noti per lamentarsi sempre per la sua assenza, ma credo che adesso tutti ne sentano la necessità.
I fossi sono secchi...
...i pozzi iniziano a dare meno acqua...
...le cisterne sono svuotate...
...e nei paesi vicini già si parla di razionamento dell'acqua pubblica.

Aspettando la pioggia ricordo un detto che dice sempre la mia nonna:
Non è bella la Pasqua se non gocciola la frasca.
..e quindi spero che questa Pasqua sia bellissima!

giovedì 22 marzo 2012

Entra la Primavera...

Oggi è il secondo giorni di priumavera.
Le rondini quassù ancora non si vedono, ma la scorsa domenica (il giorno 18 marzo) le ho viste lungomare.
Le temperature qua in collina sono più miti rispetto alla pianura, e la notte fa ancora fresco: il fuoco acceso in casa assicura tepore e compagnia, ma durante il giorno si lavora in maniche di camicia.
In questa settimana ho provveduto a togliere la paglia ed i teli (di tessuto-non tessuto) da sopra la verdura: anche se i primi giorni di aprile spesso la stagione ci regala delle clamorose diacciate (gelate), ho voluto dare più sole ed aria alle piante.
Inoltre l'erba in questi mesi è cresciuta alta (sopratutto dove avevo abbondantemente concimato con letame di cavallo), e andava levata prima di girare la terra.
Questo il mio rimedio...
Come si può ben vedere ho un decespugliatore che non inquina, e che concima pure...
La Capra Iole (con relativa prole in fase di svezzamento) si è prestata ben volentieri a tale operazione.
Le ho legato (per precauzione) una fune al collare, ma non l'ho mai utilizzata: temevo che si facesse prendere la mano e prendesse a bocconi i tanti cavoli sopravvissuti...ma si è "accontentata" dell'erba.
In un pomeriggio ha letteralmente rasato l'intero orto (che è bello grosso).

Successivamente ho girato la terra, lasciando che la seconda concimazione (la prima estiva era già stata interrata) venisse presa dal terreno.
Faccio due concimazioni all'anno perchè questa terra ha molti problemi: non è stata lavorata per quarantanni.; prima c'era un pascolo; il terreno è tremendamente argilloso...
Tutti fattori che mi stanno portando a fare una doppia concimazione ORGANICA (ogni sei mesi circa) nell'intento di ridare struttura e nutrienti ad un terreno dove non cresceva più neanche l'erba.
...e adesso è un orto...
Una volta girata a terra è stata la volta del riposo: la lascio rifiorire per 24 ore e poi faccio una successiva passata con la zappa o l'ubbidiente.
Poi...i solchi, e via di patate.

Accanto si vede la fila di cicorie, cavolo romano ed infondo le cipolle fiorentine.

Ho poi deciso di mettere le patate anche in un'altra parte dell'orto, lavorata solo una volta con l'ubbidiente e decisamente molto più dura in fatto di terra.
In questo caso ho fatto solchi profondi che poi ho riempito per metà con della paglia vecchia: la patata dovrebbe essere aiutata nel suo sviluppo, e la paglia fungerebbe da "cuscino" tra lei ed il terreno.
Una tecnica che ho visto fare in montagna..e l'ho provata.
Infine, dopo aver tolto le ultime erbacce scampate dalle fauci della brava Capra Iole, ho rincalzato i carciofi e gli agli rossi, aggiungendo un pò di concio di cavallo...che non guasta mai.
A questo punto manca solo una cosa: una bella e copiosa acquata primaverile....

venerdì 16 marzo 2012

L'equilibrio tra la morte e la vita nelle azioni dell'Agricoltore

Ho una Cara Amica che in ogni sua visita al podere mi pone la medesima domanda: "Ma poi cosa ci fai?"
E questa domanda me la rivolge con un tono tanto intimorito (per la risposta scontata) quanto polemico (sempre per la risposta scontata), indicandomi sempre un nuovo nato o un nuovo arrivo tra gli animali dell'azienda.
Anche se la domanda potrebbe far intuire larghe risposte, dove si va a descrivere lo stile di vita che condurrà l'animale additato... la sua importanza nell'allevamento interessato... o piuttosto quanto questi inciderà sull'andamento dell'azienda, il senso della domanda è ben diverso: lei vuole sapere sempre se quell'animale sarà destinato alla tavola.
Quanto è difficile spiegare ogni volta...



Esiste un equilibrio in Natura, fatto di nascite e di morti, tanto nei fiori che nelle farfalle, quanto negli animali da compagnia che in quelli da reddito.
Esiste una soglia di incomprensione comune a molti, fatta di preconcetti...ignoranza...e poca voglia ragionale.
Esiste un ruolo (quello dell'agricoltore) che partecipa come protagonista nella decisione, selezione, inizio e fine delle vite che  orbitano attorno al Podere.
Esiste un equilibrio nel Podere, fatto di animali che vivono BENE per poi divenire cibo.
Ed Esiste sempre poca voglia di parlare di questo argomento.
Nel mio essere Anacronistico, mi ritrovo anche ad essere così sfrontato dal volerlo affrontare qui.

Io allevo polli, conigli, tacchini, anatre, maiali e capre...e tutti questi animali sono allevati per molteplici motivi.
Il pollo è un animale che io adoro tanto in vita che nel piatto: questi si nutre di tutto, è rustico, vive ovunque senza pretese, mangia gli insetti, razzola il terreno, offre un ottimo concime, fa le uova, e...ha una carne BIANCA buonissima.
Che sia arrosto o in umido, che sia fritto o in brodo, il pollo prima o poi tale fine farà.
Ci saranno polli longevi per la loro produzione di uova, e polli scarsi che non vogliono crescere di più...
...ci son polli che possono viver molti anni (magari perchè hanno l'attitudine alla cova come chiocce) e ci son polli che è bene far subito arrosto perchè altrimenti farebbero danni.
Eppure, salvo l'atto dell'uccisione, raramente suscitano pena o tenerezza da parte di chi viene a trovarmi: solo un "poverino" viene loro dispensato quando appaiono sul tavolo oramai pelati.
Un primo livello intolleranza all'uccisione degli animali da reddito è dato proprio dal loro essere (o essere stati) cuccioli.
Semmai facessi riferimento (proprio nel momento in cui il pollo si trova nel piatto) al fatto che quel pollo PRIMA era un DOLCISSIMO PULCINO...potete solo immaginare cosa accadrebbe.
Eppure quando le fauci degli avventori della mia tavola sgranocchiano le ossa degli animali del pollaio...non mi pare di notare tanta pena e rammarico per quanto stanno facendo, anzi...
Il primo livello di intolleranza è forse il più duro da abbattere, poichè si rischia di cadere nel cinismo per il "troppo pragmatismo" tenuto nella descrizione del piatto.
Infatti generalmente dico "...era un bel galletto...", e l'occhiata di mia moglie mi blocca dall'andare avanti con l'inevitabile provocazione.
Quelle bocche che elargiscono giudizi etici e morali sull'uccisione del pollo...sono le medesime che bissano nell'addentare le sue carni.

...lo so che detta così la cosa è brutta...
...ma immaginate il solito siparietto per ogni animale della Podere.
Noto sempre con "polemica soddisfazione" che le salsicce ed i prosciutti sono graditi, e che quando dico "questo era il mio maiale" la gente è soddisfatta di ciò.
ED ECCO IL CONTRASTO...
...e proprio questo contrasto crea un Secondo livello di Intolleranza, dato dalla "forma dell'animale ucciso".
Non si tratta più del cucciolo, ma anche della razza.
Il coniglietto...è tanto bellino e carino.
Il maialino evidentemente no, e quindi merita la morte.
Riuscite a capire il mio ragionamento?
..ed ecco che qui le occhiate di mia moglie non riescono più a fermarmi ed inizio a scaldarmi davvero tanto.
"Ma povero caprettino...non lo mangerai mica?!"
Ed ecco che il capretto e il coniglio diventano animali tenerissimi, come pure il pulcino ed il paperottolo...
...mentre invece il maiale continua a "poter morire" anche da giovane.
In tutto questo spesso me la prendo con tutti quei cartoni animati che da sempre continuano ad UMANIZZARE gli animali, dando loro voci e sentimenti al pari di quelli umani.
Un bambino che cresce con tali immagini capisco che faccia fatica ad accettare nel proprio piatto l'animale che "avrebbe voce e sentimenti umani"...
...ma mi affido sempre al buon senso degli adulti, che sappiano spiegare ai bimbi la GRANDE ADIFFERENZA CHE C'E' TRA UOMO E ANIMALE DA REDDITO.
...animale DA REDDITO...lo ripeto.
Ma ecco che spesso sono proprio gli adulti a non voler capire, e loro stessi si bloccando di fronte al capretto arrosto, dicendomi che preferiscono l'arista di maiale.
Niente da fare...non ci siamo.
Non parlo di gusti (anche se sono convintissimo che l'aspetto condizioni in cervello anche in questo...), ma del fatto di non volere a prescindere un animale perchè "tenero e carino".
Evidentemente tutto questo è anche frutto del consumismo, dove siamo arrivati a poter scegliere se una cosa decidiamo di mangiarla oppure no...prima forse era diverso, e si mangiava tutto per necessità.
Ma rientriamo nel ragionamento...
Ho amici e conoscenti che sono divenuti vegetariani per questo motivo: gli dispiaceva uccidere gli animali.
Su questo non ho niente da dire, e rispetto (anche se a volte non condivido...) tale ragionamento.
Il libero arbitrio deve poter dare anche questo, ed oggi (come dicevo poche righe sopra) è possibile fare tale scelta.
Non me ne vogliano i vegetariani alla lettura, ma io continuo ad essere onnivoro e a mangiare soltanto carne che produco.
Ma...
...non tollero quelli che "...preferisco il pollo del supermercato che è già sporsionato e pronto, piuttosto che prendere un tuo pollo e mangiarmelo..."
Mi chiedo se si tratti realmente dell'avere "impressione del sangue" oppure se si tratti di qualche altra strana cosa.
Mi chiedo... perchè non torniamo a capire che se si mangia BENE poi noi stiamo BENE.
Ma perchè non torniamo a mangiare BENE...
Perchè preferiamo mettere la "testa sotto la sabbia" e preferiamo rischiare di mangiare qualcosa che certamente ci farà MENO BENE?
Ed eccolo lì, lo spetto del pollo da batteria...
...del maiale che vive in mezzo metro quadrato...
...del capretto da allevamento intensivo.
Ed eccola...l'IPOCRISIA!

RARAMENTE la gente si pone una domanda secondo me (SECONDO ME) CSACROSANTISSIMA: "Quello che mangio COME AVRA' VISSUTO?"

Ed eccoci al punto finalmente.
Non posterò qui immagini di polli da allevamento intensivo...di polli che MAI hanno visto la luce del sole, mai hanno beccato in terra, che mai hanno gustato qualcosa al di fuori di miscele ricche di vitamine, antibiotici, elementi aggiunti e derivati di altre carni...
...polli che vivono ammassati, che non razzolano, non corrono, non si ossigenano...
..polli che a mio modesto parere di Agricoltore Anacronistico vivono male...vivono MALE.

Tali polli finiscono in vaschette di polistirolo, con tanto di pellicola trasparente...già pronti per riempire le pance di tutti.
Mentre il galletto di sette mesi che razzola felice nell'aia...
...il capretto che corre nell'erba alta e che trascorre le giornate sotto al sole...
...ed il maiale che mangia zucche e cavoli, che dorme nella paglia e che vive da solo laddove in un allevamento vivrebbero in mille...
...tutti loro è ORRIBILE che vengano uccisi dal contadino.
Grande Ipocrisia.

Il contadino non è un boia spietato che gode nel togliere la vita agli animali che "hanno la possibilità di vivere bene", ma...
...il contadino è colui il quale REGOLA e ASSISTE molti degli equilibri della vita, tra cui..NUTRIRSI.
E lo fa con animali SANI..che hanno vissuto una vita SERENA, che hanno mangiato BENE e che hanno trovato la morte con RISPETTO e con CAUSA... ben lontani da tutti quei lager che invece continuano a rifornire le tavole di tutti noi.

Voglio bene a questa Cara Amica, ed ogni volta che lei mi chiede "come faccio a fare tutto quello che faccio", io le rispondo così:
"Per me è un Dovere dare a me e ai miei cari del cibo SANO e PULITO.  Per me è un Piacere farlo.
Non è un Piacere l'uccisione in se, ma è un piacere allevare per mangiare: l'uccisione è una delle tante fasi dell'allevare...forse la meno piacevole, ma comunque altrettanto importante per completare LO SCOPO DI TALE ALLEVAMENTO...il nutrimento".


Magari un giorno mi metterò ad allevare soltanto pappagallini, e allora sarà tutto diverso...

P.S.
Prego tutti gli avventori di questa discussione di avere anche la pazienza (qualora lo gradissero) di leggersi anche i vari commenti e risposte che ne seguono.
Il mio intento non è quello di Moralizzare su chi non mangia Carne, ma neanche quello di venire Moralizzato perche io lo faccio.
Qui (e di seguito) spiego ampiamente i miei motivi, l'approccio che ho con la nascita, la vita e la morte degli animali: prima di inviarmi un commento vi prego solo di leggerveli, in modo da non farmi ripetere troppe volte le medesime cose.
Vi ricordo anche che questo piccolo blog non vuole mettermi nella posizione di giudicante, ma è altresì inevitabile che esprimendo dei miei concetti questi possano essere in contrapposizione a quelli di chi sta leggendo: questo non porta al giudizio ma al confronto.
Buona lettura.

sabato 4 febbraio 2012

Inverno...inverno!

Sono qui a parlare in prima persona di queste fredde giornate di inizio febbraio.
Anche qui la neve non si è fatta aspettare, e i lavori di routine sono divenuti lavori estenuanti.
La neve è bella, e non sarò certo io a fare sciocche digressioni su quanto sia bella "solo sui monti": io sono un contadino, e piglio quello che viene.
E adesso viene la neve, quindi c'è da attrezzarsi.
Alla mattina infatti la semplice governatura degli animali si è trasformata in un'impresa che assorbe gran parte della mattinata: ogni volta che vado da un gruppo di animali devo portare due secchi di acqua calda.
Ogni volta che voglio l'acqua calda devo tornare al podere.
Ogni volta che torno a podere devo ripercorrere stradelli (e non) innevati.
Ogni volta che ripercorro gli stradelli innevati arrivo al podere già stanco...e l'acqua calda va preparata.
Infatti, come volevasi dimostrare, la caldaia è andata in blocco (o non so io cosa mai abbia), e mi ha lasciato alla "vecchia maniera", con i pentoloni sulla cucina economica 24ore al giorno.
I pentoloni bollono, e costantemente attingo acqua per scongelare gli abbeveratoi degli animali: dalle bottiglie dei conigli al trogolo delle scrofe.
Ed oltre all'acqua c'è da rinterzare la paglia, aggiungendone sempre di nuova; c'è da portare fieno e pastoni; c'è da controllare che tutto proceda bene..e c'è da spalare ancora la neve.
Il ghiaccio, vero nemico di queste giornate, si insidia sotto il bianco manto, e gli scivoloni sono in agguato.
Il nuovo paio di stivali che ho è certamente molto comodo, ma le due paia di calzettoni di lana non mi proteggono dal freddo...e i piedi sono sempre diacci marmati.

Comunque le fronde degli alberi sono innevate, e la neve non si decide a scendere..ed anzi pare attendere nuove nevicate.
Nelle ultime 72 ore la neve è scesa copiosa a più riprese, e tutto intorno pare tacere..essere come addormentato.
Un lontano cigolio annuncia l'arrivo dello spazzaneve, ma agli animali poco importa che la strada sia finalmente sgombra: loro hanno fame, e quindi è bene che siano approvvigionati a dovere.

I maiali grufolano intorno al trogolo felici per le manciate di granturco che eccezionalmente gli ho dato per l'occasione.

da loro la neve è bassa e non c'è bisogno di spalare per liberargli il passaggio.

Le capre si affacciano in cerca di erba, ma rientrano subito al caldo.
In questi giorni sono iniziati i parti, e quindi paglia e fieno bono non devono mai mancare.

Polli, anatre e conigli sono al chiuso nei pollai, e rimangono a debita distanza da tutto "questo bianco": la neve da loro è oltre mezzo metro e preferisco tenerli al chiuso per qualche giorno, foraggiandoli a dovere con crusca, grano e farina di gran turco.

Infine l'orto...
...silente e sommerso lascia intuire che i tanti cavoli, fave, agli e cipolle rischiano una drastica ghiacciata e bruciata da freddo.
Ma si ripartirà da quanto rimasto senza troppo sgomentarsi, visto che non ci si può far nulla.
La mattinata si conclude poco prima dell'ora di pranzo quando, dopo aver fatto i carichi di legna per le stufe ed il camino, rientro finalmente nel tepore della casa e mi levo gli stivali.
Nel canto del fuoco mi scongelo i piedi, attendendo un bel piatto di minestra calda.
Ma la giornata non è finita, visto che al pomeriggio c'è da ripetere tutto...solo che con la fretta del buio.
Ma la neve è bella..come l'inverno.
Ci si scalda dal freddo, mentre l'acqua penetra nelle viscere della terra e tutto si prepara per la primavera.
L'inverno è bello..e ci vuole.

venerdì 23 dicembre 2011

Natale in Decrescita

Parlare in prima persona è una cosa nuova, ma ho deciso di provare io stesso a mettere su schermo le mie parole.
Vogliate scusarmi quindi se avrò forme non corrette e un lessico tutto mio, ma amo scrivere di getto quello che penso, e credo che sia arrivato il momento in cui l'imbarazzo viene prevaricato dalla necessità

Detto questo...
...manca poco al Natale, ma non so qui per commuovermi e commuovervi con storie toccanti, buonismo o forzature di stagione.
A me il Natale piace moltissimo, ed aspetto ancora (come quando ero bimbo) il momento in cui si fa l'albero, il presepio, si cercano i regali, arriva Babbo Natale, si scartano i regali, si fanno pranzi e cene...si gode di tanto avere.
A me il Natale garba, ma mi viene da pensare quanto il consumismo abbia fatto di questa festività un vero e proprio pretesto, una rampa di lancio per l'economia, un bisogno all'acquisto oramai inarrestabile.
Non si tratta più di TENDEZA, ma di OBBLIGO: se non compri non avrai niente.
Già perchè le migliaia di cose comprate in precedenza, indipendentemente dalla data dell'acquisto, sono inevitabilmente da SOSTITUIRE: ed ecco che i pagamenti rateali, la corsa alla novità, e le sostituzioni sono all'ordine del giorno.
Ed ecco che pure a Natale, anzi...sopratutto a Natale l'intera società si ritrova a correre contro il tempo al fine di accaparrarsi la cosa migliore in commercio, senza curarsi se quanto era custodito in casa fosse veramente da sostituire.
Ettolitri di liquidi colorati riempono i kilometrici scaffali delle profumerie; televisori con immagini sempre più reali sono pronti a scacciare dalle nostre case gli oramai obsoleti modelli comprati (niente popò di meno che...) tre mesi prima; cibi sempre più "pronti e veloci" sono in grado di risolvere ogni qual dir si voglia enigma culinario, aiutandoci addirittura a trovare una soluzione per ogni occasione solo comprando una busta tanto colorata dal contenuto dubbio...
E questi sono solo alcuni degli esempi che potrei fare, digrignando non poco i denti e scuotendo il capo.
Aprite il frigorifero e guardate quante cose inutili ci sono al suo interno...
...girate per casa e guardate quanta plastica inutilizzata giace nei cassetti e neri ripiani...
...osservate la vostra pattumiera, e controllate quanto riciclaggio o non spreco siate stati in grado di fare...
...e potremmo andare aventi per ore ed ore.
Proprio l'altro giorno mi è stato chiesto che cosa ci facesse una bottiglia di aceto accanto all'acquaio, e quando ho risposto che mi serviva per lavare i tegami unti dal sugo, mi p stato risposto che esistevano prodotti specifici oltre al normale detersivo.
Ma io ho già la soluzione: l'aceto che appunto mi risolve il problema, e quindi perchè mai dovrei ricorrere ad altre soluzioni? Forse perchè me lo dice la cara massaia sorridente della pubblicità?
Questo Natale arriva in un periodo di crisi economica, dove lo smarrimento pare iniziare a farla da padrone, e dove il denaro gira poco...eppure?
Eppure provate ad andare in un negozio di elettrodomestici nel reparto tv, oppure in una profumeria del centro, oppure al supermercato nel reparto "belli che pronti".
E non vi pare che la gente riesca a comprare pure in questo Natale?
Mi chiedo come possa essere possibile che nonostante le difficoltà ci sia quasi un accanimento morboso nei confronti dell'acquisto di prodotti finiti.
Non sarebbe il caso invece investire sui beni?
proprio con i beni potremmo realizzare molteplici prodotti finiti.
Ma a quanto pare la voglia di avere tutto già fatto e fatto subito vince su tutto il resto.


Dopo anni che cerco di sviluppare una mia filosofia di vita che sia attuabile tanto nel contesto agricolo quanto nel quotidiano, mi sono sentito dire moltissime volte che io attuavo una "decrescita felice" nei confronti del Prodotto Interno Lordo (P.I.L.)...solo perchè mi autoproducevo pranzi e cene, tentavo di ridurre il mio impatto ambientale e puntavo ad una vita più sostenibile (magari anche eticamente).
Allora mi sono interessato, ho letto e ho capito; ho discusso con mia moglie della questione e siamo arrivati alla conclusione che, senza saperlo, da anni noi pratichiamo una Decrescita Felicissima.
Ecco quindi che, lontanissimo anni luce (ma davvero) da slogan, personaggi, gruppi, associazioni e tendenze...Vi Auguro un Sereno Natale di Decrescita.

Con Affetto
Agricoltore Anacronistico

martedì 29 novembre 2011

le tante cose fatte nell'ultimo mese

Da quasi un mese non viene scritto in questo blog, e l'Agricoltore Anacronistico sostiene che sia importante sottolineare che non era nostra (sua) volontà mancare per così tanto...
Ma il lavoro non guarda in faccia a nessuno, e (nell'ordine) di seguito questi sono stati gli impedimenti:
- taglio della legna (tanta);
- raccolta delle olive (poche);
- raccolta delle castagne (poche);
- pacciamatura nell'orto;
- semina dell'orto;
- riorganizzazione pollaio;
- riorganizzazione del magazzino;
- problemi con impianto elettrico del trattore;
- parate le capre quotidianamente.
La raccolta delle olive è andata veramente male, e per quest'anno il nostro Agricoltore Anacronistico potrà contare solo su 60kg di olio: la qualità poi lascia molto a desiderare, in quanto l'olio è privo di difetti ma anche privo di carattere, note amare e bell'aspetto.
La resa è stata di 15,6, ma le olive erano praticamente cotte (cultivar Moraiolo).
Nella cantina del nostro Amico ci sono ancora circa 35litri di ottimo olio dello scorso anno, che aiuteranno non poco sino alla frangitura del 2012.
In compenso la castagnatura è andata pure peggio: poche le castagne, la pezzatura sfiora il ridicolo per alcune cultivar e le hanno pure rubate.
Infatti, per quanto "controstomaco" e "controborsello" si fosse deciso a recintare gran parte del suo castagneto, la rete a poco è valsa anche quest'anno, e fra cinghiali e persone la perdita è stata sostanziale.
le castagne prese andranno per la maggior parte a fungere da alimento per i maiali dell'Agricoltore.
In compenso le capre stanno approfittando della tanta erba del vigneto, e quotidianamente ripuliscono e concimano i gradoni di sangiovese attorno al podere: il becco viene lasciato nell'ovile perchè i suoi nervosismi agitano troppo le femmine al pascolo.
la stagione degli accoppiamento volge al termine, e le capre sono molto insofferenti nei confronti del giovane becco.
l'orto appare come un pagliericcio, e tra i gialli fili spuntano tre solchi di fave, gli agli rossi, un solco di bietole, un solchetto di spinaci, la cicoria vernina e i carciofi.
Il lavoro comunque è rallentato, e con la fine della raccolta di olive e castagne si chiudono la maggior parte dei lavori del periodo autunnali...anche se di riposo per adesso non ne vuol sentire parlare, visto che per farlo aspetta la pioggia.

sabato 5 novembre 2011

Le alternative all'agricoltura convenzionale ed industriale PARTE 1

E' difficile iniziare questo ampio argomento senza una dovuta prefazione.
Quanto è scritto si basa solo ed unicamente sull'esperienza personale fatta di confronti, letture, studi ai tempi dell'istituto Agrario e pratica: non si vuole quindi "offrire verità assolute", ma solo punti di vista.
Doverosa questa apertura, ma negli ultimi anni se ne stanno sentendo sempre di più sull'argomento (VASTISSIMO), e sempre più "specializzati ed esperti" ci vogliono vendere mille verità.
Qui non si vuol vendere nulla.

Essere Agricoltore non è mai stato cosa semplice: da sempre la schiena curva rappresenta la vita di quanti con la terra hanno stretto un forte legame, sia chi per diletto sia chi per necessità.
Proprio per questo "guardare verso la terra"...considerato per molti "stare a capo chino" oppure "non guardare dinnanzi", l'Agricoltore (già Contadino) pareva non poter avere licenza di avere ragionamenti alti da fare, e per questo è stato (storicamente parlando) sempre in fondo alle varie scale sociali di ogni epoca, non ostante provvedesse proprio lui a fornire il bene primario quale il cibo.
Proprio per questo c'è sempre chi se ne è voluto approfittare, rendendolo spesso servo (servo della gleba) al tempo dei feudatari, oppure ai margini (e non solo fisici) di ogni società succcessiva: in pratica c'era sempre chi voleva comandare il contadino, in un modo o nell'altro.
Passando per la mezzadria, arriviamo ai tempi d'oggi, dove l'Agricoltore si è ritrovato per l'ennesima volta SCHIAVO di un sistema che lo costringeva a seguire determinati ritmi e percorsi, lasciando che si dissolvesse il libero arbitrio e la tradizione di un mestiere vecchio quanto l'uomo.
L'ultima grande "rivoluzione all'incontrario" che doveva ridare forza all'Agricoltore è stata proprio l'industrializzazione agricola iniziata negli anni settanta: l'arrivo della meccanica prima e della chimica dopo avrebbe dovuto ridare dignità ad un mestiere che (secondo molti) non ne aveva più molta.
Il Contadino diveniva così "Agricoltore Erectus", tornando a drizzare la schiena in sella a sempre più potenti macchinari e coadiuvato dalla "magica" chimica che tutto gli avrebbe permesso di fare.
Ed ecco che l'Agricoltore Erectus acquisiva consapevolezza, pronto a rinnegare la propria storia fatta di schiene piegate, e si lanciava lui stesso in una NUOVA grande epoca di AGRICOLTURA CONSUMISTICA.

...ma voi credete che questa storiella sia bella e divertente?
Il nostro Agricoltore Anacronistico scuote per l'ennesima volta la testa, trattenendo a stento le imprecazioni, e facendosi scuro in volto... e secondo lui TUTTO E' STATO ROVINATO.


Nei venti anni che decorrono tra il '75 e il '95 i campi hanno iniziato a rendere quantità di cereali impensabili sino a pochi anni prima, le viti hanno offerto uve infinite, e le mucche hanno dato quantità di latte impressionanti: l'uomo ha così iniziato a "mungere" in terreno, impoverendolo e distruggendo quanto nei secoli e secoli prima si era costituito naturalmente.
Il terreno iniziava a divenire improduttivo, e la "magica" chimica doveva sfornare sempre più soluzioni a questo problema, ed i terreni venivano ricostruiti artificialmente grazie ai concimi chimici.
Le malattie si diffondevano sempre di più, e la "magica" chimica offriva sempre maggiori sicurezze per fronteggiare tale problema.
Insetti che da sempre avevano coesistito negli ecosistemi, ad un tratto si vedevano prevaricati da specie sempre più distruttive...e come volevasi dimostrare la "magica" chimica regalava i migliori veleni per eliminare il problema.
Ed intanto l'Agricoltore Erectus non si rendeva conto che era divenuto un Agricoltore Petroliferus, dipendendo sempre più da impressionanti cavalli vapore (che di vapore non avevano più nulla) che giravano e rigiravano la terra a profondità da minatore e che prevedevano sempre maggiori operazioni colturali da fare in successione.
cento...mille...Milioni di trattori ci rendevano fieri del nostro "essersi evoluti", mentre sempre più dipendevamo da un composto ed un'energia non rinnovabile ed inquinante: IL PETROLIO.
Gli agricoltori si sono così ritrovati ad essere schiavi di qualcosa, ma per la prima volta stavano rovinando e consumando la terra che da sempre avevano lavorato.
...
Può essere (e certamente lo sarà per molti) una chiave di lettura sbagliata e negativa, ma secondo chi scrive e secondo l'Agricoltore Anacronistico tutto questo è alla base del più grande errore che gli agricoltori abbiano mai fatto...forse il solo vero errore di sempre.
Ed oggi?
E veniamo così al titolo dell'argomento trattato: Le alternative all'agricoltura convenzionale ed industriale.
Ed oggi (appunto) siamo qui a riprendere, rivalutare, ristudiare il "vecchio" come alternativa all'odierno, e solo attraverso questo (il vecchio, appunto) ci proponiamo al futuro.
Paradossale, vero?!
Ettari ed ettari di fagiolini...coltivati per anni nelle stesse terre...senza una benchè minima (e forse a tal punto inutile) rotazione o avvicendamento colturale.
Campi coltivati a grano per ventenni, alla ricerca dei migliori grani super selezionati, sostenuti da milioni di tonnellate di concimi chimici, concimi di copertura, anticrittogamici, diserbanti, insetticidi...per ottenere sempre il miglior grano nelle migliori quantità.
Allevamenti di vacche con mammelle mostruose, alimentate con miscele improbabili e autotreni di insilati , che del VERO FIENO non hanno mai neanche sentito il profumo, ma che producono fiumi di latte sempre più annacquato.
Vigne di vitigni internazionali omologate nella produzione che danno uve omologate nella forma che danno vini omologati nel gusto, dove le polverine (chiamiamole così come eufemismo) e cantinieri sempre più vicini ad approcci da laboratorio chimico sono i veri protagonisti (anziché l'uva) del fare vino.
Tutto questo è AGRICOLTURA INTENSIVA.
Tutto questo è frutto di quella "grande rivoluzione all'incontrario" di cui accennato sopra.
Tutto questo è frutto di quella "nuova grande epoca di agricoltura consumistica" che ci ha preceduto.
Tutto questo è frutto di quel nuovo modo di "essere schiavi del petrolio".
..e purtroppo tutto questo pare essere oggi l'unico modo possibile di fare agricoltura da reddito.
Un'agricoltura dei grandi numeri, figlia della globalizzazione che ci ha portato tutti a coltivare UNICHE COLTURE tenute in mano da UNICHE AZIENDE.
Ma esistono le alternative...
Ed ecco che spuntano alcuni nomi quali:
- Biologico
- Biodinamico
- Metodo Fukuoka (già Agricoltura del non fare niente)
- Permacoltura
- Agricoltura Sinergica
- Metodo Tradizionale
- Agricoltura Naturale
Agricolture queste che, anche se in modi nettamente differenti, tentano di differenziarsi dall'agricoltura intensivo-industriale e da quella convenzionale (figlia dell'agricoltura industriale).
Cercheremo di aprire delle piccole finestre su ognuna di queste ALTERNATIVE, concentrandoci sopratutto sull'agricoltura naturale scelta dal nostro Agricoltore Anacronistico come UNICA VIA.