Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

martedì 27 gennaio 2015

Parlare del clima ed avere aspettative

Parto dal presupposto che parlare di "tempo"...di "stagione"...di clima, sia la REGOLA per chi è Agricoltore.
La pioggia, il vento, il sole, la grandine...tutti fattori che determinano la riuscita o meno del lavoro nei campi, dell'allevamento e delle trasformazioni: tanto per gli hobbysti patiti dell'orto, quanto per i grandi terzisti che lavorano le terre altrui, chi lavora la terra deve necessariamente tenere un occhio rivolto al cielo.
Un tempo i proverbi e le interpretazioni erano alla base di molti successi ed insuccessi, ma la meteorologia ha sconvolto tutto: accendendo la radio, leggendo un giornale, e poi guardando la tv è divenuto possibile Prevedere il tempo.
Oggi con internet tutto è immediato, ed anche il meteo arriva direttamente a casa nei nostri computer, spiegandoci per filo e per segno cosa, come e quando accadrà qualcosa.
I sensazionalismi degli ultimi due anni sono riusciti a far arrabbiare perfino un meteo-amatore come me, arrivando quasi a non prendere più in considerazione quelle previsioni di "quasi glaciazione" o di "siccità del secolo".
Continuo a pensare che tutto questo spesso venga fatto per richiamare attenzione, e far girare quei "contavisite" dei tanti siti che trattano l'argomento.
C'è poi anche l'affannosa ricerca del "sapere prima...tutto", che toglie poesia alla vita e che rende l'imprevisto come il peggior nemico del Mondo.
Ma l'imprevisto è un compagno di Vita, perlomeno di chi lavora in Campagna...perlomeno per chi vi scrive.
Gli acquazzoni improvvisi, il vento che si alza quando non te lo aspetti, giornate di sole quando era prevista pioggia: tutti imprevisti che sono molto rilevanti e che possono cambiare l'esito delle lavorazioni e delle loro progettazioni.
Ma...come tutti, anche io ho le mie Condizioni Meteo Preferite", e voglio condividerle con tutti voi.
Parliamo prima delle stagioni: potrei far sorridere tutti parlando della mia personale classifica, che certamente mi renderebbe ancor più Anacronistico.
E' l'Autunno infatti la stagione che più amo, mentre quella meno preferita è proprio l'estate.
Autunno, Inverno, Primavera ed infine Estate...eccole qui tutt'e quattro, in ordine decrescente secondo il mio "gusto".
Ma senza dubbio non sono un patito del caldo, anzi: tanto la mia pressione perennemente bassa, che la mia "stazza" decisamente "poco magra" mi portano a patire (letteralmente) il caldo.
Il sole estivo è meraviglioso, ma io preferisco godermelo da sotto una pianta che dia frescura, anche se mi tocca espormici ogni santo giorno per i tanti e lunghi periodi estivi.
Il freddo, quello mi piace, ma quel freddo asciutto...secco..."sano" (come si dice dalle mie parti).
Quel freddo che non ti fa sudare, che ti tira la pelle delle guance, che ti fa aver voglia di muoverti: quel freddo che ti sprona.
Se poi il freddo (perfetto anche prossimo allo zero o al di sotto di questo) è condito da una bella giornata di sole con cielo terso, allora quella diventa addirittura una goduria: mi par di ringiovanire e tornare ragazzetto, tanto il guizzo si riappropria delle mie gambe, ed il fare delle mie mani.
Freddo, sole...con un pò di vento, perchè il vento è dinamismo, il vento è ENERGIA, ed anche io mi sento più leggero quando lavoro con il vento.
Alla fine anche la neve non mi dispiace, ma credo che questo sia legato sopratutto a quell'essere perennemente bambino di fronte a determinate cose.
Quindi, se parliamo di freddo, sole e vento, provate ad immaginarvi quanto non sia stato poi così felice negli ultimi due anni.
Quando dopo Natale ha fatto quella settimana di tramontana, mi pareva d'aver vinto alla lotteria: e pensare che si trattava solo di tramontana, di freddo, di sole....in inverno.
Troppa acqua è caduta del cielo, e troppo le mie ossa si sono impregnate d'umidità; il lavoro è sempre stato rallentato dal maltempo, e tutto ne ha risentito negativamente.
Anche lo spirito..il mio spirito, aspettava la ripresa...la aspettava da due anni.
Nei prossimi giorni farà particolarmente freddo, e non mi spaventa il nevischio né tanto meno il vento forte: piuttosto mi spaventerebbe se queste cose non accadessero anche in questo inverno.
Quindi, come sempre dico, bisogna prendere quanto la Natura ci da, ma...sperare in una stagione preferita è una cosa che anche l'Agricoltore Anacronistico fa, un pò come tutte le persone.

martedì 13 gennaio 2015

Forse un giorno ANCHE il Contadino diventerà una specie protetta


Avete mai sentito la frase "Il lupo è tornato nei nostri boschi, e adesso è intoccabile"?
A me negli ultimi anni è capitato svariate volte
Provo a darmi una risposta sul perchè questo animale sia divenuto intoccabile, e forse dipende dal fatto che era un animale prossimo all'estinzione, e quindi è voluto preservarlo da questa.

Vivo in una zona del Nostro Paese dove di selvatico ce n'è in abbondanza dove si riproduce senza troppi limiti.
Il Cinghiale, il vero re della macchia, è oramai il vero colonizzatore delle campagne: troppi esemplari nel bosco ne riducono i pascoli naturali, e quindi lo spingono a "forzare" nei campi e nelle vigne.
Qui i cinghiali arrivano nell'aia, e si fanno beffe dei cani nei recinti che gli abbaiano contro...qui i cinghiali ti "ribaltano" un'orto in mezzora, ti distruggono le "buttate" delle viti, ti mangiano le castagne, ti divorano l'uva.
Ma ci siamo abituati, e laddove la convivenza fosse realmente impossibile dobbiamo provvedere con le idonee recinzioni (una semplice rete da pecore non basta...credetemi): lo sappiamo e ci conviviamo.
Un tempo qui il cinghiale era piccolo, e si riproduceva una volta all'anno facendo pochi piccoli: il rinsanguo fatto anni or sono con i cinghiali dell'ex Jugoslavia ha letteralmente reso UN BISOGNO la caccia e gli abbattimenti controllati: animali pesantissimi, spesso aggressivi, che figliano un numero elevato di lattonzoli.
Hanno pensato ad usare delle sterilizzazioni chimiche (con dei medicinali messi nel mangime), hanno pensato di prorogare il periodo di caccia, ne hanno pensate mille, ma...la recinzione (molto cara) ed il piombo sono le uniche vie.
Discorso diverso per i caprioli ed i daini: solo la caccia di selezione (con abbattimenti regolati in numero e sesso) è permessa, e solo pochi cacciatori possono abbattere pochi/pochissimi soggetti.
Ed ecco che il capriolo vive piuttosto sereno nelle campagne oltre che nei boschi.
E quando le gemme delle viti si aprono, cari miei...pregate di avere dei recinti belli alti (quindi...non solo a misura di cinghiale) perchè sennò ne vedrete delle belle.
E quindi, altre spese da sostenere, ed altri compromessi da fare.
Ma vivere in campagna è anche questo, no? E va bene...
Poi un giorno, quando meno te lo aspetti, senti un ululato nel bosco: tu dici "Sarà qualcuno che fa uno scherzo", e non ci pensi troppo.
Passa un mese, ed un pastore denuncia la morte degli agnelli...ma tu pensi che siano stati quei "dannati" cani selvatici (che vivono incontrastati pure loro), e non ci fai caso tanto...è toccato a lui mica a te.
Poi passa un pò di tempo, e vieni a sapere che un puledro è stato trovato morto e sgozzato: una martora non può essere stata ...e quindi saranno ancora quei cani selvatici....ma non vuoi soffermarti troppo a pensare questo.
Poi vai per boschi, e tu sei in grado di riconoscere le fatte (feci) dei cani, ma vedi delle fatte strane, con del pelo...e poi vedi delle impronte di cane, ma diverse...e poi leggi sul giornale l'articolo del secolo che ti dice con toni entusiasti che "sono tornati i lupi".
Bene, no?!
In fin dei conti i lupi facevano parte di questo territorio, ed esisteva un equilibrio tra questi ed i pastori.
Ma oggi il lupo non è più cacciabile, e quindi qualcosa è cambiato: un altro compromesso, altre spese.
Ma vivere in campagna è anche e sopratutto questo, no?!
E quindi tu cosa fai: lo accetti, perche tu AMI la Natura, e sai che ci sono dei compromessi da reggere.
Poi un giorno ti sparisce un animale al pascolo, poi un altro, e poi trovi una carcassa, e ti dicono che "devi recintare tutto".
Ma il problema è che non devi più recintare l'orto sotto casa, o la vigna o i campi...il problema è che neanche puoi pensare alla soluzione del recinto elettrico, no...non puoi.
La soluzione?
Recintare tutti i tuoi campi, ettari ed ettari di pascolo, perchè adesso c'è anche il lupo che ti può far danno.
E succede una magia: all'improvviso non si odono più i campani nei campi, spariscono i pascolo, terminano le attività, e...si lasciano le campagne...anche per questo.
Laddove la burocrazia non era riuscita...
Laddove il mercato non aveva saputo fare...
Laddove lo sgomento non aveva vinto...
Laddove la grandine, le alluvioni, la siccità non aveva terminato...
...è stato il selvatico a vincere.
Ed allora saremo tutti felici, perchè il lupo è tornato nelle nostre campagne, perchè i bellissimi bambi corrono nei prati, perchè i simpatici cinghiali grufolano nelle nostre aie: felici perchè la Natura si è ripresa quanto gli era stato barbaramente strappato dall'Uomo.
Ma, da amante della Natura quale sono, mi chiedo: all'estinzione del contadino chi ci pensa???
Un conto è pensare a tutto questo standosene nei propri appartamenti di città, lontano da queste realtà se non per occasionali documentari in tv o racconti di internet.
Ed un conto è svegliarsi e trovare il tuo lavoro devastato, e sentirti dire che sei stato sciocco a non recintare tutto, e che non ci sono rimborsi (o se ci sono magari sono ridicoli...peggio ancora).
Sapete quanto costa fare questo tipo di recinzioni???
Quanto tempo, fatica, energie, e sopratutto denaro occorrono per farle???
Se almeno questa rete ci venisse regalata, provvederemmo noi contadini a fare i pali e a chiudere i fondi. Se almeno ci fosse dato modo di ammortizzare la spesa. Se almeno ci fossero dei rimborsi dignitosi che tengono conto del mancato incasso.
Se, se...se!

In conclusione, sono convinto che tutto questo stia accadendo (ancora una volta) per la stupidità dell'uomo, e che trovare l'equilibrio spetterà ancora una volta a pochi, ma...quando finalmente il "piccolo contadino" si sarà estinto, allora si cercherà di "riselezionarlo" e destinarlo nuovamente al "ripopolamento" nelle campagne...allora forse il contadino sarà tutelato, e potrà godere di tutti quei benefici di cui non ha mai goduto prima.

lunedì 29 dicembre 2014

La fine dell'anno 2014, tra lamento e condivisione

Avevo pensato di fare un post dedicato al "bilancio di fine anno"...
Pensavo quindi di parlare dell'annata agricola, delle spese sostenute, dei ricavi e dei guadagni...
Magari potevo anche parlare delle novità, delle paure, delle difficoltà, della fatica, degli obbiettivi, delle arrabbiature, ancora delle novità, ma...
Se mi avete seguito in questo "strano" 2014 avrete già avuto modo di capire che cosa possa essere stata la Vita Agricola, Anacronistica e non.
Quindi, con una bottiglia colma di buoni propositi, di obbiettivi, di volontà e di forza, mi appresto ad affacciarmi al nuovo anno, augurandomi solo tre cose
La Prima: che la stagione dia tregua, e che possa permettere di lavorare e produrre senza rischiare una polmonite ogni giorno o senza farsi lacerare dall'umidità.
La Seconda: che l'entusiasmo non venga mai meno, e che abbia soddisfazione nei nuovi progetti da intraprendere.
La Terza: che il fisico regga almeno quanto basta per farmi vivere la Vita che ho scelto di fare, senza nulla chiedere in più ed in meno.
Solo questo.
A tutti voi, un doveroso e sentito GRAZIE: in questo 2014 ho ricevuto tanti commenti, ed ho percepito (forse per la prima volta da quando ho iniziato a scrivere questo blog) la vostra partecipazione.
Io non ho faccialibro, non cinguetto, non condivido istantanee, e sinceramente mi sento poco social, ma questo blog è l'occasione che mi ha permesso di raccontarmi senza mettere la faccia, l'indirizzo o la partita iva.
Questo blog è l'occasione per confrontarmi, per "liberarmi" e per rileggermi (cosa che non avevo mai fatto in vita mia), mantenendo la mia serena riservatezza.
Questo blog è diventato anche l'occasione per capirmi un pò di più.
E quindi grazie a tutti voi, alle vostre testimonianze, alle vostre critiche, al vostro affetto, al vostro scetticismo ed al vostro silenzio: in questo anno siete stati dei compagni di viaggio graditi ed interessati, e per questo mi impegno ufficialmente a condividere sempre di più la mia Vita Agricola, le mie Scelte e le mie Idee.
Auguro a tutti una Buona Fine ed un Buon Principio.
A rileggerci il prossimo anno...

martedì 23 dicembre 2014

Caro Babbo Natale...

Caro Babbo Natale,
Anche questo Natale è arrivato, e sono al trentacinquesimo...
Seppur siano spuntati i primi peli bianchi nella mia barba, io continuo a vedere questo periodo dell'anno con occhi di bimbo, e torno quindi a scriverti la consueta "letterina" che troverai accanto al camino con mezzo bicchiere di rosso (l'altro mezzo me lo sarò bevuto io...), il mazzetto di carote per le renne, ed una fetta di pane casereccio con la salciccia.
Sarò sfacciato a chiedere, ma penso che la fantasia ed il desiderio possano convivere anche in queste parole che lascio per te, sicuro di non offendere nessuno e di avere voglia di "sorprese...desiderate".
Per prima cosa penso agli abitanti del mio paese, e proprio come ho scritto nel mio Blog, VORREI che i giovani si rinsvavissero un pochino, e provassero a sentirsi temerari, audaci ed alternativi anche rimanendo a lavorare le campagne dei propri nonni (o degli amici dei nonni): con una motosega e qualche tanica di miscela potrebbero far legna per le loro famiglie, ripulire quelli che un tempo furono campi rigogliosi, e darsi tempo e modo di fantasticare su quanto potrebbe essere fatto lavorando tutti i giorni all'aria aperta. 

Lo vorrei davvero tanto, e questo sarebbe un regalo grande per tutti...e sopratutto per loro.
Poi penso agli agricoltori della mia zona, e VORREI tanto che si svegliassero una mattina senza l'idea di usare a prescindere SCHIFOSERIE CHIMICHE (dalle quali oramai pare che siano diventati dipendenti...): vorrei tanto che si disintossicassero le idee, e provassero (almeno una volta) a pensare all'Agricoltura come all'interazione dell'uomo e della Natura, e non come all'assidua (e compulsiva) ricerca del "tanto" a scapito del buono e sano, concependo i campi come i banchi di un laboratorio.
E magari VORREI anche che tornassero a mangiare il pane fatto in casa, le uova e la carne che non sappiano di pesce, il vino che sappia di uva e non più del solo gusto "legno vanigliato e metabisolfito di potassio", ed i pomodori rossi e saporiti e non quelli che abbiano la taglia (ed il sapore) del cocomero. Vorrei solo che lo facessero...anche solo una volta, giusto per provare "gli antichi sapori", e dar respiro al loro fegato, stomaco e spirito.
Un'altra cosa che VORREI è che quei motociclisti che la domenica passano sotto casa mia spendessero un pò meno soldi per la benzina ed un pò di più per portare fuori a cena le proprie mogli e fidanzate: le moto sono belle, ma sfrecciare a tre volte tanto il limite consentito dalla legge, per di più terrorizzando i miei animali (che non si abitueranno mai a cotanto frastuono continuo ed incessante) oltre ad essere illegale e pericoloso, magari è anche oneroso. Vorrei solo che considerassero questo aspetto, mi basterebbe.
Poi VORREI tanto che le forze dell'ordine, magari i vigili del paese, giusto per rimpinguare le misere tasche del Comune in agonia, venissero a far quattrini proprio sotto al mio podere...di domenica, proprio con gli amici motociclisti di cui sopra. Credo che sarebbe raggiunto un equilibrio perfetto!
Poi, Caro Babbo Natale, VORREI TANTO che un pochino piovesse dove ce n'è di bisogno...mi basterebbe un pochino, magari dando tregua a noi poveri disgraziati che non sappiamo più come gestire le campagna: si piantarono le viti e gli ulivi senza sapere che si doveva puntare sull'allevamento della ranocchia e dell'anguilla...
Penso anche agli Amici. e per loro vorrei cose semplici.
Alla coppia che se ne vuole andar via dall'Italia, AUGURO che trovi soddisfazione e pace ovunque desideri, che facciano la "Carriera all'Estero" che evidentemente tanto desiderano, che siano felici assieme, e che mangino e bevano sempre cose buone (ma su quest'ultima cosa temo che anche tu possa fare poco...).
All'Amico Senzacasa, AUGURO una serenità fatta di pareti di muratura e di un tetto sopra la testa, magari lontano dalle tribolazioni e con la possibilità di viver meglio i suoi quasi trent'anni.
All'Amico Enne VORREI che la vita riservasse ancora tante sorprese, e su tutte quella che un giorno "non si senta più uguale a qualcun'altro" , ma unico al mondo...quale per fortuna è sempre stato (anche senza sapere di esserlo).  E gli auguro di trovare la pace nella quotidianità e nelle piccole cose, magari fatte di tanta Campagna e Amore.

Poi penso alla famiglia, e Caro Babbo Natale VORREI .... vorrei semplicemente rinnovare le richieste che faccio ogni anno, aggiungendo magari che una macchina nuova per babbo e mamma non sarebbe poi male.
E per me e mia moglie?
Desideravo prendere un cane per le capre, ed è arrivato un gatto...
Desideravo un ciuco, e si è rotta la macchina...

Desideravo prendere quel bel rudere nella montagna, e tra un anno scadrà il contratto d'affitto della casa...
Insomma, ho quasi timore a chiedere qualcosa, visti i precedenti.
Ma ci riprovo, stoico e sognatore quale sono: VORREI una sicurezza (anche mezza mi andrebbe bene) per la casa, giusto per non pensare di dover ripartire da zero entro breve tempo.
VORREI  un cane da tenere con le capre, che mi possa fare la guardia per i predatori a quattro zampe (ed anche quelli a due zampe...).
VORREI un ciuco...un somaro...un asino...chiamalo come ti pare, ma te hai capito.
Per il resto...VORREI  che, terminata la lettura di questa letterina, tu passassi dalla camera e tu mi venissi a salutare, proprio come facesti quando ero bimbo: mi ricorderò sempre di quel momento, e da allora ho sempre confidato di riuscire a vederti di nuovo.
Sarà un segreto tra noi, visto che il cane è sordo e mia moglie dorme come un sasso: egoisticamente, questo sarebbe forse il regalo più bello che VORREI ricevere.
Tuo
A.A.


Ed a voi, lettori abituali che non scrivete mai interventi, affezionati che portate sempre i vostri saluti, passanti occasionali, scettici che scuotono la testa, Amici in incognita, affezionati e non...a voi tutti AUGURO che Babbo Natale possa portarvi quello che più desiderate, e che possiate condividerlo con le persone a voi più care.
Buon Natale a tutti dall'Agricoltore Anacronistico

domenica 21 dicembre 2014

Inizia l'inverno, mentre i giovani abbandonano le campagne

Vorrei provare a dire la mia su un argomento che ho volutamente evitato sino a quest'oggi.
Abbiate pazienza se anche questa volta non metterò foto accattivanti o non parlerò di argomenti simpatici e leggeri.


"Ti rendi conto che non c'è più lavoro in Italia, e che tutti i giovani devono scappare all'estero? Ti rendi conto che te vivi sul tuo poggetto di felicità mentre tutto intorno i giovani sono vittime di un sistema che non li vuol vedere progredire? Ti rendi conto che la tua campagna è oramai finita e che non c'è speranza? Ti rendi conto che l'unica alternativa è fuggire via?"
Capita che un pomeriggio anche il sottoscritto si prenda licenza dal podere, e se ne torni in paese (nella piazza) a fare una passeggiata, e capita che ci siano occasioni per confrontarsi con alcuni coetanei.
Non parlerò del mio Paese d'origine, visto che la sua storia è pari a quelle di tanti paesi italiani dove la chimera del turismo non ha partorito nulla se non buon propositi svaniti poco oltre le bocche dei tanti paesani che l'hanno pronunciati.
E non parlerò neanche dei più alti problemi che questa Nazione ha, e di come si potrebbe e dovrebbe fare per superarli.
Vorrei invece parlare di questo fenomeno: la fuga dai paesi da parte dei giovani.
Fuggire via, a prescindere, lasciando quello che si crede un paese "morto" alla ricerca di una felicità fuori dall'Italia.
"Non c'è più posto per noi giovani...non c'è più lavoro qui!"
Quanta rabbia...quanta tristezza spingono un ventenne ed un trentenne a dire questo.
Mi guardo attorno, e vedo decine e decine di cartelli Vendesi appesi nei portoni, attività commerciali chiuse, e la piazza vuota.
Ricordo che da ragazzo (e non parlo di 400 anni fa!) si andava in Piazza con ogni stagione, ed ogni pretesto era buono per far capannello o fare lo struscio nel corso.
Pioggia, neve, estate, caldo...sempre lì, ogni pomeriggio.
Mentre oggi solo pochi extracomunitari e pensionati sostano all'ombra del palazzo comunale o nei tavolini del bar.
Un immagine che molti di voi conosceranno benissimo, comune appunto alla maggior parte dei Paesi italiani, ma il punto rimane questo: perchè i giovani sono scappati? 
Parliamo dell'agricoltura.
Esco dal paese per tornare al podere, e quello che vedo sono una moltitudine di campi incolti, abbandonati, boschi da tagliare, poderi da ristrutturare.
Ed allora penso: ma perchè non restare per lavorare qui, nella campagna intendo, in questi campi che hanno un padrone ma che non hanno una mano che li lavori?
Perchè fuggire, quando qui ci sarebbe ancora lavoro?
Ci sarebbe il lavoro, perchè lo vedo io come lo possono vedere gli altri: eccolo qui, intorno alla strada che percorro ogni volta.
La dove un tempo saliva alto il grano, s'udivano i campani delle pecore, c'erano orti ed animali, oggi tutto è fermo, lasciato.  Ma la terra è ancora buona, perchè questo accade?
Arrivato a casa ne parlo con mia moglie: lei a differenza mia ha girato il mondo, si è laureata, e sopratutto ha avuto la voglia di "fuggire via dal Paese".
Le chiedo perchè sia tornata, e lei mi risponde con la sua sempre disarmante semplicità: "Per apprezzare un luogo devi allontanartici, lo devi lasciare, per iniziare a cercare la felicità altrove. Sino a che ti renderai conto che quello che vedrai sarà sempre in paragone a quel luogo che hai lasciato, e che un giorno ti sveglierai sentendo che quel luogo te ce l'hai dentro...che quel luogo sei te. E quindi ritorni, ed hai pace perchè ti sei ritrovato."
E' difficile per me citarla, visto che il suo italiano è cento volte meglio del mio, ma son certo che il senso di queste parole lo si sia inteso ugualmente.
Mi guardo attorno, e vedo tanti (troppi) giovani che hanno perso le speranze, e che ristagnano nelle famiglie di appartenenza in attesa di qualcosa che (forse) mai passerà.
I più sicuri invece scappano, il più lontano possibile.
"Cosa hai fatto in Australia in questo anno di permanenza?" Chiedo all'amico ritrovato dopo tanto tempo.
"Che esperienza! Pensa: sono arrivato e subito mi hanno trovato un lavoro. Che meraviglia!" Risponde lui entusiasta ed orgoglioso.
Ma quando chiedo che tipo di lavoro abbia fatto, questo è quanto le mie orecchie hanno capito: "Ho lavorato in una coltivazione di ananas. Coglievamo ananas tutti i giorni, piegati sui campi per molte ore al giorno sotto il sole che ardeva. Poi sono entrato in un azienda che produceva vino, ed ho fatto la vendemmia: giorni e giorni a tirar su cassette d'uva, a scaricarle e ricaricarle, a cogliere e seguire il cantiniere! Che emozione! Poi ho anche lavorato in una stalla: pensa, mungevo le mucche. Che buono quel latte!"
Non riesco a descrivere l'espressione basita che la mia faccia aveva mentre tali parole mi folgoravano sin dentro i nervi ed i tendini.
Mi trattengo dall'arrabbiarmi, e con voce pacata e profonda:"No scusa, fammi capire: te sei andato dall'altra parte del mondo per fare quello che avresti potuto fare qui? No, scusa, ci deve essere un senso che io proprio non riesco a comprendere, perdonami. Qual'è?"
E dall'altra parte parte una filippica sul bisogno di andare...di lasciare...di mollare e mollarsi tutto dietro le spalle...di rinascere altrove.
Certamente questa risposta mi soddisfa (perlomeno in parte), e comprendo meglio il gesto, ma subito chiedo: "E adesso? Adesso sei tornato con un mestiere (anzi...tre) nelle mani, e quindi..."
Lui mi interrompe, e con un sorriso forzato mi dice: "...e adesso mi rilasso. Infin dei conti ho lavorato un anno nei campi, non so se hai presente. Adesso mi rilasso...mi godo le attenzioni di babbo e mamma...gli amici...magari mi farò pure la ragazza, e per un pò staccherò dal lavoro...almeno sino alla prossima estate, poi vedremo."
Eccolo qui: venticinque anni, mantenuto da babbo e mamma, ha provato per un anno il duro lavoro dei campi, e adesso campa di rendita per altri sei mesi.
Una scelta.
Intanto penso a quei campi incolti, ed agli altri amici che sono andati a Londra a fare i camerieri, a Barcellona a lavorare nei callcenter, in Nuova Zelanda a parare le pecore, in Australia a fare la vendemmia...e continuo a pensare a quei campi incolti.
Ognuno ha il suo percorso di vita, le proprie ambizioni, i propri sogni...e guai a far la morale a tutto questo.
Ma ancora una volta io non capisco...
Credo che molti di voi mi troveranno ottuso, ma perchè quei campi non possono più essere lavorati da un giovane del luogo?
Penso alla vendemmia, e a quando è impossibile trovare un giovane del paese che abbia voglia di impegnarsi; penso al tribolamento per convincere altri giovani a venire a cogliere le ulive; penso alla scacchiatura ed alla sfemminellatura delle vigne ed a quanto lavoro ci sarebbe.
Ed ecco che devo chiamare l'amico agricoltore e chiedergli il numero della squadra di vendemmiatori che l'anno precedente lo hanno aiutato: tutti albanesi e rumeni, e solo uno su cinque capisce qualche parola di italiano.
Vengono a fare il sopralluogo, gli faccio vedere la vigna, e gli spiego cosa vorrei fare, ma per farmi intendere ci vuole mezza giornata, e non si tratta solo di un problema di lingua ma anche di "Approccio": loro sono macchine da guerra, abituate a cogliere qualsiasi tipo di grappolo, e non comprendono il senso della "Scelta dell'uva...dei ripassi...dello scattivare il grappolo".
Diventa impossibile collaborare, e quindi desisto.
Ma mi chiedo: chi coglierà l'uva? E le olive? Chi mungerà le pecore e le condurrà al pascolo? Chi arerà la terra? Chi taglierà il bosco? Chi porterà avanti l'Agricoltura nella mia zona?
Il lavoro c'è, eccome...perlomeno qui, perlomeno in Agricoltura. Ci vuole sacrificio, costanza, e passione: non posso pensare che i giovani della zona abbiano perso tali caratteristiche.
Il lavoro c'è, ed è duro, ma prendere dei terreni in comodato d'uso gratuito oggi non è un utopia (anzi), e si abbatterebbero diverse spese nella gestione di un fondo; a detta dei vecchi, non c'è mai stata tanta terra disponibile quanta ce n'è adesso.
E se poi non bastasse, ci sono le aziende agricole, grandi e piccole che siano, che cercano manodopera per i lavori stagionali.
Non sarà molto, ma è una partenza: credo che un giovane che ancora non è sposato e non abbia figli, possa permettersi (considerando che continuerebbe a stare da babbo e mamma) di impiegarsi in lavori del genere.
Poi magari la passione potrebbe spingerlo a fare di più, e magari a prendere in gestione una realtà agricola, magari a consorziarsi con altre piccole realtà, magari a collaborare con altri giovani agricoltori.
Penso a quei campi, e penso all'amica che desidera andare a fare la cameriera nella periferia di Londra.  Penso alla piazza semivuota, ed a quante giovani braccia, cervelli e cuori sono lontano dalle proprie radici.
Forse penso troppo...
...meglio che torni a lavorare.
Lascio a voi gli approfondimenti del caso.




Oggi 21 dicembre è il primo giorno d'inverno, mentre fuori c'è umidità e vento fermo, in casa la stufa ed il camino rallegrano gli animi e riscaldano il corpo.
Tra qualche giorno sarà Natale, e le temperature saranno sopra la media del periodo: ancora si trovano i funghi nel bosco, c'è sempre odore di umidità nell'aria, ed il susino davanti la finestra di camera ha almeno una cinquantina di fiori.
Il freddo arriverà...deve arrivare, ma per adesso l'inverno è iniziato soltanto sul calendario.
Auguro un Buon Inverno a tutti, tanto a quelli che son partiti che a quelli che son rimasti.


giovedì 4 dicembre 2014

Dalla Bellezza alla Diversità: cronaca di un viaggio nella Capitale

Ogni mio post è sempre stato legato direttamente al mondo dell'Agricoltura, al mio modo di vederla e farla, ed alla mia vita in questo mondo.
Ma questa volta devo "uscire dal seminato" e condividere con voi un'esperienza che mi è accaduta non troppo tempo fa.


Erano anni che con mia moglie dicevamo di prendersi una pausa e di andare a visitare la Capitale: sono sempre stato il primo ad avere curiosità di farlo, e da almeno dodici-tredici anni mi riproponevo la volontà di una visita turistica alla Città Eterna.
Ebbene, senza troppo indugiare, e sotto l'organizzazione della moglie (estremamente più dinamica del sottoscritto e mai povera di entusiasmo), siamo pariti con l'auto (prestatami da babbo perchè la mia oramai non è più in grado di reggere tali "emozioni") alla volta di Roma.
La foratura all'imbocco del GRA non ci ha scoraggiato minimamente, ed anzi ci ha fatto sorridere non poco: ogni volta che ci muoviamo succede qualcosa, ed oramai la prendiamo con filosofia quasi come a dire "stavolta abbiamo già dato, adesso tutto andrà benone".
Il traffico di questa città è qualcosa di...enorme, e con la nostra macchina ci sentivamo una lumachina in mezzo a tutta quella frenesia: guardavamo i palazzi affacciati sulla tangenziale, e ci domandavamo come facessero a vivere in tutto quel frastuono, mentre le auto suonavano all'impazzata ed i motorini ci sorpassavano in ogni direzione.
Trovato parcheggio ci siamo da subito ambientati in quella che sarebbe stata la nostra "residenza" per qualche giorno, e poi subito alla volta della metropolitana.
Confesso che non era la prima volta che la prendevo, ma dopo molti anni mi ha fatto parecchia impressione scender giù sottoterra ed incastrarsi tra la gente (tanta gente) dentro a quel trenino che accelerava e frenava, ri-accelerava e ri-frenava, ri-ri-accelerava e ri-ri-frenava.
Quanti odori in quel vagone, e quante facce diverse, senza che nessuna si osservasse: tutti quegli sguardi fissi verso il basso, contemplando i telefoni cellulari che ognuno aveva tra le mani. Nessun libro...nessun quotidiano...nessuno che si scambiasse sorrisi di cortesia o parole di circostanza, nulla se non occhi fissi su quegli schermi colorati. Gente che entrava ed usciva dai vagoni sempre con lo sguardo fisso su quei cosi ben stretti tra le mani.
Una volta a piazza di Spagna abbiamo sentito Roma, che ci ha accolto con tante persone straniere che ci gridavano qualcosa di incomprensibile, porgendoci delle specie di bacchette di metallo.
Io non capivo, e c'è voluta mia moglie per comprendere di che cosa si trattasse: "Selfii...Selfii...Selfii!" Ma che strano romano che parlavano, ed accaniti continuavano a bloccarci il passaggio brandendo sotto al nostro sguardo quei così di metallo.
Ho pensato che si trattasse di uno di quegli aggeggi che si usano per prendere i barattoli nei ripiani più in altro (una specie di manina meccanica).
Ma poi l'orda di giapponesi che avevamo alle nostre spalle ci ha svelato l'arcano: la bacchetta serviva per metterci il telefonino...oops, scusate lo smartphone, e per farcisi gli autoscatti (Selfii..).
La cosa mi ha fatto sorridere, perlomeno all'inizio, ed era buffo vedere tutte quelle persone che si autoscattavano tenendo il proprio smartphone su questa bacchetta.
Non gli ho dato troppo peso, ed abbiamo proseguito la visita in Via Condotti.
Li ho contati: ci hanno raggiunto ben 14 di questi venditori, solo in Via Condotti.
Siamo stati a Roma per quattro giorni, ed a dirla tutta abbiamo girato come dei matti, dai Fori Imperiali, al Vittoriano, da Piazza Navona a San Pietro, da San Giovanni al Colosseo: non c'è stato un attimo, uno scorcio, un monumento, una piazza dove non siamo stati raggiunti da questi venditori.
Non sono qui a scrivere del disturbo, anzi: salvo due occasioni dove me li hanno sbatacchiati sul naso, la cosa mi lasciava piuttosto indifferente.
Ma quello che invece non mi ha lasciato indifferente è stato l'utilizzo di questi cosi di metallo e sopratutto di questi nuovi telefoni.
Un esempio: per vedere la Bocca della Verità c'era una fila di almeno quaranta persone, e c'era un signore (paziente e gentile) che faceva procedere le persone in fila indiana sino alla scultura, e si rendeva disponibile per fare scattare le foto con i telefoni dei turisti.
Dei quaranta in fila, io e mia moglie eravamo evidentemente gli unici a non avere uno di quei cosi, e lo sguardo sorpreso del signore che gestiva la fila (sommato a quello delle altre persone in fila dietro di noi) l'ha detta lunga su quanto fossimo veramente strani...doversi...fuori dal tempo...anacronistici.
Per noi il divertimento è stato quello di mettere a turno la mano in quella bocca, e farsi una domanda a testa per vedere se dicessimo la verità: ridevamo, ma la gente ci guardava incredula.
"Ma che hanno fatto a fare la fila 'sti due che manco avevano il telefonino" ho intercettato mentre uscivamo...
...pure nel Colosseo, mentre noi due giravamo liberi all'interpretazione della visita, masse di persone incastrate come in un tetris si autoscattavano (naturalmente muniti di bacchette) in una raffica di flash che facevano luce pure in quella buia giornata di novembre.
Ma la prova più grande l'ho avuta durante la visita ai Musei Vaticani, e sopratutto nella Cappella Sistina, dove gli addetti all'ordine dovevano sgolarsi per ripetere (giuro...fino alla nausea) "No picture, No Video. No foto, no video"
La solennità del Giudizio Universale, lo struggimento della Creazione di Adamo, la commozione per tutte quelle opere di Michelangelo, del Botticelli, del Perugino e di molti altri...tutta quella magia Unica al Mondo...tutto era disturbato continuamente dai richiami fatti dai tanti addetti.  Non bastavao i cartelli, no, non bastavano i richiami: la gente DOVEVA fotografare, e lo faceva in modo quasi compulsivo, incurante dei richiami e dei partaccioni (rimproveri) a cui erano sottoposti...nulla, dovevano farsi il "Selfii" anche lì sennò stiantavano (altrimenti sarebbero scoppiati).
Quanto mi sono incazzato...perdonatemi, ma non trovo altro termine per descrivere il mio stato d'animo.
Perchè?
C'è qualcuno che me lo spiega il perchè?
Per dire: "Vedi, c'ero anche io?"
Ma che ti cambia mi chiedo, non basta più quello che i nostri occhi, la nostra mente ed il nostro cuore ricordano? Non basta più tutto questo per dare credito al ricordo condiviso? La gente se non lo vede non ci crede più che uno è stato a Roma, o cosa?
Siamo così stregati dell'istantaneo-socialiero di internet che ALL'ISTANTE si deve far vedere ad altri dove siamo e quello che facciamo?
Non lo so...io non riesco a capirlo: a trentacinque anni io non riesco a capirlo.
Mi chiedo: ma la gente che fa così si gode veramente la visita di tali luoghi, Colosseo o cappella Sistina che siano, o piuttosto...GODONO DI PIU' nel mostrare ad altri quello che fanno?
Tutto questo mi pare così...esibizionista.
...
Guardavo La Pietà di Michelangelo nella Cattedrale di San Pietro, e provavo reale commozione, mentre gli occhi mi si bagnavano davvero davanti a quella scultura che amo da tutta una vita.  Ero lì, con mia moglie accanto, la pelle d'oca, in silenzio ad osservare la Bellezza, ed ancora spintoni perchè c'erano "Selfii" da fare.
Perchè? Tutto questo mi pare che porti ad un inaridimento delle emozioni, o mi sbaglio?

Non sono qui per giudicare nessuno, sono qui solo per raccontare questa esperienza, sicuro che troverò gente disposta a spiegarmi quanto non riesco a comprendere: forse la mia mente è troppo semplice per capire...forse sono troppo antico per capire...ma eppure io di Roma mi porto un bagaglio di emozioni mai provate, un carico di Bellezza che pare essere infinita, senza neanche una foto scattata con il cellulare.

Alla sera, quando stremati rientravamo verso la "residenza", nell'attraversare le strisce pedonali mi accorgevo di una cosa: le facce degli automobilisti si illuminavano di blu o altri colori... Approfittavano della pausa (immaginate poi che pausa) per farci attraversare per scrivere sui propri telefonini, o per consultarli, salvo poi scattare subito dopo il nostro attraversamento. Questo ogni sera, ma immagino che sia cosa diffusa anche nelle ore diurne quando le luci camuffano quanto accade dentro le automobili.
Torno da questo viaggio con il piacere di avere visitato un luogo bellissimo, lontano dallo sdegno delle buche nella strada, piuttosto della sporcizia o di chissà quale altro problema metropolitano.
Torno da questo viaggio con tanta confusione in testa perchè forse vivo proprio fuori da questo tempo, perchè io non riesco a capire che cosa ho che non vada, dove le persone più care a me hanno faccialibri, taggano, cinguettano, si "Selfiiano", condividono all'istante, si piacciono a vicenda...ed io mi sento smarrito in tutto questo perchè continuo a non capire.

Voglio fare una confessione, e lasciarla indelebile su questo mio scritto: mai come adesso mi son sentito Anacronistico.
Non sono triste, ma certamente confuso.
Non sono certo migliore di nessuno, sono Diverso, e continuo a non capire.


Ed intanto le temperature iniziano ad abbassare, le foglie sono quasi tutte cadute, e nell'aria si inizia a respirare appena un pizzico di inverno.
Ma i Sasselli ancora non  si sentono cantare, l'acqua degli animali non vuol saperne di gelare al mattino, e sui monti neanche una mezza nevicatella si è ancora appoggiata.
E' dicembre, e scrivo mentre camino e stufa bruciano legna di leccio e carpino, mentre la gattina gioca con le stringhe dei miei scarponi, e mentre fuori si odono tuoni in lontananza.

domenica 26 ottobre 2014

Ora solare...adesso c'è bisogno di RALLENTARE.

Ci sono state annate difficili.
Ci sono state annate molto difficili.
Quella di quest'anno le ha superate tutte.

Non voglio che questo breve post sia il "solito lamentarsi dell'Agricoltore", ma vorrei solo lasciare alcune ultime considerazioni sull'argomento.
Metà uva raccolta, con almeno tre volte il tempo impiegato per farlo (grande scelta del sano tra marciume, botrite ed uva non matura): questa vendemmia è costata sei volte tanto, ed il vino non potrà certo essere venduto ad una cifra che ricopra tale spesa.
Neanche una castagna per la vendita...neanche per la casa...forse qualcuna per i maiali.
Neanche un oliva per fare l'olio di casa, e quindi neanche mezzo litro destinato alla vendita.
Tre aspetti di un'annata storta, dove le lavorazioni sono state comunque eseguite, con impiego di tempo, forza lavoro e denaro.
Amici Cari, in campagna non c'è lo stipendio fisso...
Ma adesso è entrato l'orario solare.
"Ma non puoi essere felice che le giornate accorcino" mi sento dire ogni anno, ed ogni anno io rispolvero la stessa considerazione: adesso c'è bisogno di...RALLENTARE.
In una società che ci vede sempre di corsa, dove si rischia di perdere il gusto del tempo, la Natura detta la sua Legge, e con l'Autunno (il momento in cui la Natura "tira su la coperta") tornano anche le giornate corte.
Alla mattina per un primo periodo ci sarà da svegliarsi ancora prima , ma nel pomeriggio la giornata scivolerà presto nel notturno: sarà questo un momento che aspetto dal lontano marzo.
Riappropriarsi di quei momenti fondamentali per il Podere, la vita di campagna, e magari anche per il sottoscritto.
C'è la Baracca da mettere apposto: in questi lunghi mesi non mi sono mai dedicato al riordino, e gli attrezzi da lavoro sono disseminati un pò ovunque, c'è da ripulirli, ingrassarli, riporre gli utensili del quotidiano nelle proprie cassette e custodie.
Devo capire quante chiavi inglesi, tronchesi e mazzuoli ci siano da ricomprare: ogni anno infatti "il lavoro si mangia" alcuni utensili (quelli più usati), che regolarmente spariscono chissà dove (e generalmente non riappaiono più).
Ci sono le cose da aggiustare (credo che la saldatrice avrà da fare il suo bel lavoro), ci son le cose da buttare, ci son le cose da riorganizzare.
Mancano i chiodi, mancano dadi e bulloni di varie misure, mancano gli elettrodi per la saldatrice, mancano le funi (anche quelle spariscono ogni anno).
Devo sostituire la barra della frullana (falce fienaia), devo arrotare le lame delle zappe, della vanga e del piccone, ci son le punte del trapano da controllare, ed un nuovo avvitatore da ricomprare.
Tutto questo nelle ore di buio che mi separano dalla cena.
Poi c'è il trattore da controllare: cambio dell'olio, dei filtri, una soffiata al motore, liquido anti gelo da mettere, e tanti piccoli lavoretti oramai rimandati da troppo tempo.
Non ultimo ci sarà il momento per godersi il camino, magari con un buon libro, magari ascoltando della musica, magari parlando con mia moglie, o magari standomene in silenzio a sonnecchiare cullato dallo scoppiettare della legna che arde.
C'è bisogno di Rallentare, credetemi che ce n'è bisogno tanto per le membra quanto per l'animo.
Le foglie cadranno, l'aria sarà frizzante, tutto si farà più silenzioso...quasi ovattato, e dopo l'esplosione autunnale i colori si placheranno.
Ora solare.


lunedì 22 settembre 2014

21 settembre: il tramonto dell'estate 2014

Ultimo giorno d'estate.
Oggi è il 21 di settembre, e termina qui il racconto di questa stagione che tanto rimarrà impressa nella mente mia e di quanti abbiano avuto occhi, cuore e testa per osservare quanto sia accaduto.
Termina l'estate, e si apre un autunno che già da mesi ci portiamo avanti, tra pioggia, temperature basse, umidità e temporali.
Ma l'agricoltura è andata avanti, e seppur tra mille problemi, il lavoro è stato fatto.
Tirando due somme, questo è quanto accaduto negli ultimi tre mesi.

La stalla.
Nel mese di luglio, all'età di 4 mesi e mezzo, ho svezzato i capretti, tutti destinati all'allevamento.
Così facendo ho dato loro la possibilità di bere il latte materno per oltre il doppio del tempo convenzionale, e quindi di rafforzarsi e mettere le basi per crescere grandi, forti e sani.
Purtroppo non sono mai stati al pascolo, poichè questo era perennemente bagnato, ma avranno tutti i prossimi mesi per godere anche di questo.
Hanno comunque iniziato a mangiare erba sfalciata ed appassita, ramaglie varie, oltre che del fieno di ottima fattura.
Ho dovuto sacrificare una delle due mungiture giornaliere (la mattutina) a loro favore, ma il latte prodotto nell'altra mungitura (la serale) mi è comunque bastato per la realizzazione dei formaggi per casa.

Alcune caprette che tentano di poppare dal mio dito, incuriosite dal secchio delle granaglie.
Nel mese di agosto sono iniziati i primi calori per le capre, ed il becco ha da subito cambiato atteggiamento, divenendo più irrequieto, protettivo e ...puzzolente.
Nei primi mesi di settembre buona parte delle capre sono andate in calore, e da quei giorni credo che siano iniziate le coperture (gli accoppiamenti).
Dal gruppo ho separato una capra di 18 mesi perchè ancora è troppo piccola di struttura, e temo che avrebbe problemi nella gestazione.
Tutte le capre sono andate in asciutta nei primi giorni di settembre.

Il castro
L'unico esemplare allevato ha oramai compiuto i due anni, poichè lo scorso anno non mi è stato possibile macellarlo (pioveva sempre).
Come spesso accade, mi sono inevitabilmente affezionato, complice il suo carattere docile e la sua predisposizione all'addomesticamento.
Infatti addomesticare un maiale non è cosa impossibile, e la mia volontà è quella di tenerla come riproduttore, conducendola perfino al pascolo: un pò come faceva la mia bis nonna quando era bambina, anche io proverò a gestire un maiale solo con l'ausilio della pazienza e di un secchio con qualche mela...giusto per incentivarla a darmi retta.
Seppur superi abbondantemente i 200kg di peso, l'animale è sempre attento a non sopraffarmi fisicamente, e si lascia grattare la testa e dietro le orecchie prima di essere governato.
L'estate piovosa, con la conseguente guastatura di buona parte della frutta e della verdura, le ha permesso di godere dei tanti scarti del frutteto e dell'orto, e adesso le attende un mese di uva, per poi passare alle castagne ed alle ghiande...sempre con orzo in chicchi.

Il pollaio
Le galline hanno deposto molte più uova dello scorso anno, e salvo una breve pausa nel mese di agosto, le produzioni sono state ben sopra le aspettative.
Le chiocce sono state soltanto due, e quindi questa estate è stata la più povera di tutte in fatto di covate.
Comunque ci sono una trentina di nuovi pollastrini in attesa di essere liberati nel gruppo, con conseguente affermazione delle gerarchie e successiva selezione dei nuovi maschi.
La femmina ha deciso di scegliere come cova un vecchio vaso rotto (vedi freccia), mentre le compagne ed il maschio paiono voler vegliare su di lei.
Intanto tra le anatre mute, dopo tante "prove fallite", una femmina ha deciso di mettersi a covare...adesso.
Non ho visto quante uova ci siano, ma temo che il freddo e la cattiva stagione non possano aiutarla molto.
Io continuo a dare mais, grano ed orzo, oltre che abbondanti dosi di erba fresca e frutta.

La conigliera
Il mese di giugno pareva essere uno dei migliori, con bei conigli pronti all'ingrasso (sempre con fieno di erba medica ed orzo in chicchi), ma...nel giro di pochi giorni si sono ammalati tutti, compresa la madre, e non ce l'hanno fatta.
Seppur la cosa mi abbia fatto molto arrabbiare, ho comunque dato buona parte della colpa alla stagione, ed al fatto che la tanta (troppa) umidità ha portato una notevole concentrazione di zanzare anche qui in collina dove non ci sono mai.
Ad oggi ci sono due nuove fattrici ed un nuovo maschio, e la prima figliata di sei elementi sta crescendo a vista d'occhio.

La vigna
Povera vigna...
Annata peggiore non poteva esserci: almeno tre attacchi di peronospora (per fortuna mai sul grappolo), una discreta presenza di piante con Mal dell'Esca, e adesso il marciume dei grappoli non ancora maturi.

Grappoli di Sangiovese con evidenti marciumi su acini non ancora maturi
Ancora presto per la vendemmia, ma anche quest'anno dovrò rinunciare ad una discreta parte di uva inevitabilmente compromessa.

Oliveta
Non ci sono più olive, se non pochissime per assicurarmi una minima quantità di olio per autoconsumo...sperando che la mosca dell'olivo o l'ennesima grandinata non mi guastino anche quella.

L'orto
Assieme alla vigna è quello che ha avuto più travagli.
Produzione di pomodori da conserva pari a zero, con le quasi novanta piante tutte marcite prima di portare a maturazione i frutti.
I pomodori da insalata, nella varietà del Pisanello, hanno avuto una perdita del 90%, mentre quelle della varietà del Costoluto di Firenze hanno visto una perdita del 50%.
Le varietà di Pallino Toscano e di Ciliegino hanno subito solo una perdita del 20%, ma hanno terminato presto la loro produzione.
I peperoni sono stati numerosissimi (e lo sono ancora), ma purtroppo dovevo coglierli prima che prendessero colore, poichè sarebbero marciti.
Miglior sorte per i friggitelli ed i peperoni da insalata: abbondanti come non mai.
Anche le melanzane hanno dato grandi soddisfazioni: non avevo mai avuto una produzione del genere.
Le zucchine hanno fatto del loro meglio, salvo poi essere attaccate dal solito oidio che ne ha rallentato prima, e ben presto terminato le produzioni.  Ma quanti fiori...quanti, a mazzi di 80 per volta, li abbiamo usati per ripieni, sughi e fritti...che bontà.
Le zucche sono abbondanti, ed ancora continuano a crescere in attesa di un poco di sole per farle maturare: credo che quest'autunno ed inverno mi toglierà la voglia di risotto alla zucca, zucca gratinata e tortelli di zucca.
Le patate sono state tolte quasi tutte (manca solo qualche buca) ed il risultato è stato ottimo ed abbondante.
Idem per le cipolle, mai così grosse e saporite, mentre gli agli sono rimasti piccoli (anche se molto buoni).
Di seguito qualche foto.

Alcune delle cipolle appena raccolte, della varietà di Rossa Fiorentina

Pomodoro Pisanello che continua a fiorire


E mentre scrivevo questo post, sono uscito per scattare una foto all'ultimo tramonto estivo, mentre sulla mia testa volavano quattro rondini: le ultime che stanno per partire (credo proprio domani).
Questa estate 2014 si conclude così, con un tramonto rosso carico di propositi che lascia pensare alla bella stagione.

Ultimo tramonto dell'estate 2014




mercoledì 30 luglio 2014

TempESTATE...in ricordo del detto "Si deve mangiare tutti!"

Fra i pensieri di un Agricoltore Anacronistico ricorre sovente questo: "Ma la gente si rende conto dell'Estate che stiamo vivendo?"


E' mattino presto.
Il gallo canta, ed ecco che il suo vice vuole assecondarlo.
Il cane inizia ad abbaiare.
E' l'alba.
La sveglia ancora no ha suonato.
Una timida luce inizia a filtrare dalla finestra, e tendo l'orecchio come a capire la giornata che sarà.
Mi sveglio, e poco a poco cerco di ascoltare, e...

...fuori piove, ancora!
Penso a quante mattine siano iniziate così...e penso che dallo scorso Settembre la maggior parte delle mattine sono iniziate proprio così.
Piove, nuovamente piove, mentre il lavoro si accumula e le rinunce si moltiplicano: che estate questa!

Mi alzo, e la prima tappa è in bagno, subito ad aprire la finestra,subito a scuotere la testa vedendo che il giorno anche oggi non si vuol fare.
Un pò di colazione, una bella lavata, ci si cambia, e via fuori: stivali (oramai sempre ai piedi da quasi un anno), maglioncino (perchè al mattino è particolarmente fresco), cappa incerata e cappello a tesa larga.
E fuori tutto è bagnato.
Guardo subito la vigna, mi avvicino ed osservo a lungo, alla ricerca di nuove ENNESIME tracce di peronospora: penso al nuovo trattamento da fare, alla poltiglia bordolese da comprare, alla vigna che è impraticabile con il trattore...ed a questo punto impreco, non riesco più a trattenermi.
Governo il cane, governo i gatti, e parto alla volta della stalla per la pulizia mattutina: 
già da tempo sono passato all'unica mungitura serale a favore di una prole più felice di questo.
Ogni carriola di concio (sterco e paglia di lettiera) pesa il doppio per l'umidità e la pioggia che raccoglie durante il tragitto verso la letamaia.
Gli animali che non vanno più al pascolo (perchè questo è sempre bagnato), il loro nervosismo, ed io che tento di placarli canticchiando qualcosa mentre lavoro.
Ma il fieno è umido: anche questa notte ha piovuto a vento, e le presse si sono bagnate..
Gli animali vorrebbero lamentarsi, ma poi rassegnati si accingono a mangiare quanto hanno, mentre io cerco una pressa asciutta e gliela porto.

Il recinto dei maiali pare una fabbrica di fango, ed i polli non vogliono uscire dal pollaio: solo le papere si avventurano sotto la pioggia scrosciante, felici del loro bagnetto mattutino.
I conigli mangiano poco, e vivono rintanati nei loro giacigli, mentre le chiocce con i propri pulcini dissentono da quel loro starsene chiuse.
Non posso fare altrimenti, visto che con la pioggia la volpe si aggira indisturbata, senza che i cani riescano a fiutarla.

La giornata è ancora lunga, ma io debbo tornare in casa per cambiarmi: sono bagnato tanto fuori (per la pioggia) che dentro ai vestiti (per il sudore): la cappa incerata pare soffocare la mia pelle, facendomi pensare che forse sarebbe meglio la pioggia.
La giornata è ancora lunga...ma non posso certo andare a cogliere frutti nel frutteto...tantomeno lavorare la terra...segare legna per l'inverno...piuttosto che fare l'orto.
L'orto...vedere tutte quelle verzure che vanno a male: peperoni giganteschi che non maturano ed iniziano a marcire, peperoncini da esposizione, se non fosse per il sapore di lavato che hanno,cavoli ed insalate crivellati dalle lumache, pomodori da conserva devastati dalla peronospora e dal marciume.
E l'orto si tinge di giallo: sono i fiori di zucca che colorano e svettano tra tutto quel verde.
Ma le patate sono ancora da cavare (togliere dal terreno), come del resto le cipolle e gli agli: ci vuole un poco di asciuttore per fare queste cose...ma quando torna l'asciuttore?

L'uva è tutta maltita (battuta dalla grandine), come pure le pere, le mele, le susine...
La maggior parte degli Agricoltori deve ancora trebbiare i propri campi, ma i cereali stanno oramai ammuffendo.
I campi sono allagati e impraticabili.

Ed allora uno potrebbe anche rimettersi a dormire in casa, visto il "poco" lavoro da fare, ed invece...ci si mette al chiuso e si lavora sino a sera. C'è sempre da fare, ed alla sera siamo morti di stanchezza.
Guai a fermarsi.
Guai a farsi prendere dallo sconforto.



L'altro giorno, mentre ero alla pompa di benzina, c'era una signora che si lamentava con il benzinaio:
"Non è possibile fare una vita così!" diceva con toni accesi "Una persona dovrà pur avere il diritto di  godersi l'estate. Bene o male mica parto per i Caraibi io....mica vado alle Maldive, o alle Fiji. Chiedo solo una quarantina di giorni di sole e caldo."
Ed andava avanti con questo sole e caldo, mentre la pioggia faceva rumore sopra i cofani delle auto parcheggiate lì vicino.
"Se non mi abbronzo paio un cadavere!"
Eccolo il punto: la signora era arrabbiata perchè doveva abbronzarsi.
Ed io che pensavo che fosse adirata per il prezzo della verdura (che era salito drasticamente), o piuttosto perchè i raccolti di grano erano oramai compromessi e di lì a poco anche il pane e la pasta sarebbero aumentati.
Ed io che pensavo che ce l'avesse con il lavoro che ogni giorno doveva fare sotto la pioggia, o per i disagi che questa stava portando a tutti.
Ed invece no: le mancava l'abbronzatura, ed i suoi sacrosantissimi quaranta giorni di mare...e neanche in chissà quale meta turistica.
Il benzinaio (mio amico) mi ha guardato sorridendo: avevo schizzi di fango sin nelle guance, e l'aria stravolta nonostante fossero solo le 10 del mattino.
Non sono una vittima...non voglio fare del vittimismo, ma mi chiedo: la gente si sta realmente rendendo conto di cosa comporti un'estate del genere?
Magari si perderanno dei giorni di abbronzatura...magari si saranno prenotate le ferie al mare in un periodo orrendo da un punto di vista climatico...e magari si saranno anche fatti enormi sacrifici per quella vacanza: ho rispetto di tutto questo, sincero rispetto, ma...ci si rende conto che con un'estate così si rischia di fare la fame tutti (e non solo quei matti di Agricoltori che ci stanno rimettendo in tutto e per tutto)?
Forse, quando tra di un mese ci si renderà conto di cosa questa estate sarà costata anche in termini economici (e non solo in abbronzature mancate), si avrà almeno una visione postuma di tutto quello che è successo.
...ma forse saremo tutti felici di un settembre caldissimo ed estivo, e ci dimenticheremo ancora una volta di tutto il resto.
Oggi sono un Agricoltore Cinico, perdonatemi.



martedì 24 giugno 2014

Il giorno di San Giovanni al podere

Talvolta penso che, tra tutti i giorni dell'anno, quello di San Giovanni (24 Giugno) sia uno dei più importanti.
Considerato per molti il "Natale dell'Estate", ecco una serie di "eventi" e detti legati a questo giorno.

Per San Giovanni si cavan cipolle e l'agli
Riferito al fatto che in tale data si usa togliere cipolle ed agli dall'orto, per poi metterne nella "treccia" e lasciarle asciugare al sole dei primi giorni di luglio.  Così si conserveranno per tutti i mesi a venire.

Per San Giovanni l'alveare spande, e per San Martino l'alveare è pieno
E' legata alla data del 24 Giugno infatti la sciamatura di moltissimi alveari, mentre per l'11 Novembre le api dovrebbero rientrare in alveare per il freddo.

Per la vigilia di San Giovanni va a piovere tutti gli anni
Il 23 di Giugno era infatti considerato un giorno piovoso.

La notte di San Giovanni entra il mosto nel chicco
Si intende che il chicco inizia ad arricchirsi dei primi zuccheri.

Se piove per San Giovanni l'asciuttore fa pochi danni
Pioggia che ne richiama altra, delineando un'estate non asciutta...
..ma anche pioggia che salva dall'asciuttore dei primi giorni di Giugno.

San Giovanni il mietitore e San Pietro il Legatore
Per il giorno 24 Giugno si mieteva il grano, ed il giorno 29 Giugno si legavano i covoni per la successiva trebbiatura a fermo nelle aie.

La notte di San Giovanni ogni erba porta inganni
E' certamente una dei miei proverbi preferiti.
Si richiama al fatto che  in tale data molte erbe offrano le loro massime proprietà.
Ad esempio:
- Si deve cogliere lo spigo (la lavanda), e metterla in mazzetti ad essiccare a testa in giù;
- Si colgono le Noci ancora verdi e tenere per fare il nocino;
- Come già detto anche l'aglio veniva colto in questo giorno per proteggere e curare dal maligno;
- La ruta per essere poi essiccata: ottima contro i vermi dell'intestino;
- Su tutti l'iperico, chiamato appunto anche Erba di San Giovanni. Fondamentale il suo oleolito, ottimo per le bruciature e le punture degli insetti.
...e molte altre erbe di cui non conosco esperienza diretta o tradizione.

E da voi quali tradizioni agricole ci sono legate a questo giorno?

Intanto oggi si è messo a fare il Nocino e l'Olio di Iperico.
Ho colto l'aglio per scaramanzia, ma un solo capo poichè che le piante sono ancora tremendamente indietro.