Luna calante in questa notte di fine Novembre.
Fuori tira vento del nord, e le chiome dei cipressi si piegano sotto a tanta forza.
Non passa alcuna macchina, e solo la grondaia che sbatte fa eco intorno casa.
Sporadiche nuvole corrono, illuminate a giorno.
Rimango alla finestra, ancora per poco, mentre il freddo pare conquistare la stanza.
Chiudo gli scuri piano per non disturbare questa quiete.
Il camino è acceso, e mi ci siedo di fronte: gioco con un legno e la brace.
Il cane russa nella cuccia calda, e del gatto non ho notizie da qualche ora.
Tutto dorme nella casa, mentre io adesso ascolto il crepitio del fuoco.
E' tardi, e la sveglia accanto al camino segna le 01:49.
Non riesco a dormire, ma il divano pare cullarmi.
Tra poco è già mattina.
Tra poco ci sarà la cagna da liberare, mentre mi salterà addosso per la gioia di vedermi, elemosinando carezze ed attenzioni.
Pochi passi, ed ecco che arriverà la truppa dei gatti, affettuosi solo in quell'unica occasione mattutina, nella speranza che possa dar loro qualcosa per riempire le loro pance...opportunisti.
Aprirò la baracca, un veloce controllo, i guanti da prendere, e scenderò nel pollaio: i galli (oramai troppi) saranno già spavaldi dopo chissà quanto cantare, e le galline saranno disposte tutte in prima fila per accaparrarsi le leccornie che la notte avrà saputo lasciare a loro oltre quella rete.
I conigli, la loro pulizia, l'acqua da riempire nelle bottiglie rovesciate, il fieno di medica, la pulizia sotto al gabbione.
Un giro per il recinto a controllare che tutto sia in regola.
Via verso la stalla, dove le capre inizieranno a belare reclamando il primo fieno del giorno.
Ma prima c'è la pulizia del recinto piccolo, da togliere il fieno vecchio, avanzato dalle mense del giorno avanti, da togliere tutte quelle palline che rotolano scosse dalla mia scopa: la carretta colma, e nuovo "nutrimento" per il mio orto.
Il primo reparto, dove la bianca e la grigia aspetteranno di uscire: la pulizia della lettiera, il fieno nuovo in rastrelliera, l'acqua da cambiare.
Poi l'altro reparto, dove il branco spingerà e belerà sempre più forte, come se non mangiassero da settimane...
Le libererò, e via di corsa ad accaparrarsi la miglior posizione nel recinto, dando testate e cornate per conquistare il cumulo di fieno migliore.
La loro lettiera da rimuovere, pulire e sostituire; l'acqua nel secchio sarà sporca come ogni mattina, e ci sarà anche da aggiustare la rastrelliera che il becco regolarmente sgancia durante la notte.
Via dalla stalla delle capre, alla volta di quella delle cavalle, troppo distante dal Podere ma pur sempre da fare: una carretta di cacca, la corsa delle cavalle al pascolo, la preparazione con il fieno per il loro rientro serale.
Rientrerò al Podere, e ci sarà la prima carica di legna del giorno: la misura per la stufa, quella per il camino, la carriola pesantissima accostata alla finestra della sala, la legna sistemata sul davanzale sino a tappare tutta la finestra.
Il cane di casa (che si sarà svegliato) libero a congiungersi nelle corse della cagna nera.
Gli stivali carichi di "ognibbene" da lasciare fuori dall'uscio, la legna da togliere dal davanzale e sistemare accanto al camino.
Saranno quindi le 9:00 quando avrò finito tutto, e ci sarà il momento di una tazza di orzo caldo (fatto nella napoletana sulla stufa a legna), un momento per tirare il fiato, e poi di nuovo in partenza, con tutta una giornata di lavoro davanti.
...Tra poco è già mattina, mentre la sveglia accanto al camino segna le 02:10.
Le palpebre si fanno pesanti, carico la stufa, il camino, e prendo la via del letto.
tra autarchia e visionarietà, stoicismo e pragmatismo: una raccolta di tradizioni, quotidianità e progetti di un amante della campagna che vede nella Naturalità l'unica via
Taglio dell'erba per gli animali del podere
domenica 29 novembre 2015
domenica 22 novembre 2015
Alleggerirsi...
Senza dubbio questo 2015 è stato un anno di importanti cambiamenti.
Se è vero che il 2014 era stato quello delle decisioni, in questo le decisioni prese in precedenza si sono evolute in fatti e novità.
Tanto su un piano prettamente professionale, quanto e sopratutto sul mio stile di vita, si sono consolidate quelle "certezze" che mi avevano spinto sino a qui, ed ho trovato nuovi ed importanti stimoli al fare che mi vedranno sempre più impegnato nel futuro.
Gestire la mia piccola azienda agricola, come facevo oramai da anni...gestire buona parte di un'altra azienda agricola, come da anni era nell'aria che potesse accadere...avere una marea di idee e progetti...avere da rendere conto a se stessi... avere da rendere conto a terzi...ed avere solo 24 ore e due mani per fare tutto questo.
Le considerazioni mi hanno portato alle inevitabili rinunce, ai sacrifici da fare in prospettiva, al tempo che necessariamente devo dedicare anche al mio riposare: da qui la necessità di alleggerirmi.
Alleggerirmi di quelle cose pesanti (in un modo o nell'altro) che mi porto dietro, e che affaticano il mio cammino.
Alleggerirmi di quei fardelli che continuo a sopportare senza più scopo di farlo.
Alleggerirmi dell'inutile, tanto materiale quanto immateriale, e fare pulizia.
Ed è così che un giorno ho aperto l'armadio di camera ed ho deciso di dare via la metà della mia roba: come mosso da un impulso irrefrenabile, ho sentito la necessità di interrompere tutto quel "trattenere" che sempre mi aveva contraddistinto, ed ho ceduto ben volentieri tanti indumenti che avevano rappresentato qualcosa, o che forse avrei potuto indossare nuovamente (magari dimagrendo...magari ingrassando).
Ho considerato sopratutto il fatto che, di vestiario "per ricambiarsi" (ossia non lavorare in campagna) uso sempre i medesimi capi: due-tre paia di pantaloni, due-tre maglioni, quattro-cinque camice, quelle dieci fra polo e magliette, e via così.
Quei panni non più portati venivano tenuti da parte, custoditi nel ricordo o nella prospettiva, ingombrando spazio, ed allontanandomi dal presente, momento in cui io vivo... ed appunto mi vesto.
E dopo l'armadio è stata la volta della mia scrivania, così piena di fogli e foglietti, appunti e ricordi: stivare tutta quella carta mi ha dato un senso di serenità, quasi come a voler far ordine anche nella mia testa.
E poi i soprammobili, i ninnoli, i ricordini: dal tappo di quella famosa bottiglia bevuta quella famosa volta...al posacenere brutto e sbeccato, dalla statuetta al vaso, e via...
Alleggerire, ed alleggerire la cucina, liberandosi di quelle stoviglie e quei tegami oramai oltremodo consunti e figli di troppi traslochi: generazioni di alluminio, acciaio, ferro e terracotta, mai usate, e tenute lì perchè ereditate...perchè "un giorno avrebbero potuto far comodo"...perchè "era un peccato buttarle via".
Sia chiaro che non ho tenuto il moderno e dato via l'antico (anzi...), ma ho deciso di eliminare (regalando, riconvertendo per altri usi o buttando via) quanto effettivamente era oramai vetusto o consumato.
Alleggerirsi, per il piacere di fare spazio...dare aria ad un mobile, un cassetto, una mensola: sentirmi finalmente più libero di introdurre qualcosa di diverso in tutto quello spazio recuperato.
Ed ecco che, come una metafora, anche nel mio vivere è accaduta la medesima cosa.
Non aver più voglia di essere accondiscendente "a prescindere", e dovermi alleggerire di quei carichi che inevitabilmente mi si accumulano invisibili (ma pesanti) sulla testa.
Credo di aver inviato a fare in culo più persone in questo 2015 che nei 35 anni vissuti prima.
Spesso questo porta a dei risultati positivi: accorciare (se non addirittura eliminare) quelle lente agonie che nascono quando c'è insoddisfazione; avere quella BELLA botta d'adrenalina nel gelare chi si ha davanti ed è convinto di poter dettare tutti i tempi della discussione e della riflessione; porre un limite a chi evidentemente non ritiene di doverne avere con il prossimo.
Alleggerirsi di quelle presenze che mi creavano disagio, così ricche di domande scontate e così vuote di risposte: persone dai contenuti distanti, empie di interessi per me sterili, semplicemente disinteressate da quanto di diverso ci sia oltre i loro propri convincimenti.
Alleggerirsi quindi da quei rapporti che non concepiscono scambio, e scegliere di lasciar spazio ad altri incontri, altre frequentazioni, o piuttosto ad una sana solitudine temporanea.
Sentirsi dire "scusa, hai ragione", è alleggerirsi dai dubbi di non averne mai avuta abbastanza (di ragione), e provare uno strano e nuovo conforto nel pensiero degli altri.
Alleggerirsi di quel ruolo colmo di Pazienza ed Autorevolezza, e lasciar vincere quell'Autorità che non deve avere per forza un'accezione negativa, ma che piuttosto fornisce carburante per l'ingegno e la realizzazione.
E non sarà certo l'essere considerato stronzo a fermarmi: in trentasei anni mai nessuno me lo aveva detto, e mi lascia sorridere che in questo periodo mi capiti di essere accostato a tale figura, solo perchè ho aggiunto SANA DECISIONE alla mia vita. Chi mi dice questo non ha voglia ci comprendere quanto io stia facendo, e quindi non me ne curo affatto e vado avanti per la mia strada.
E poi viene il web, dove poco parlo "del mio" e dove tanto parlo "di me".
Alleggerirsi, senza mollare questo spazio, in un momento in cui va tanto di moda farlo: lontano dalle "pause di riflessione" e dal "periodo sabbatico", sento che se venissi meno all'appuntamento con questo blog rischierei di appesantirmi di quelle parole non dette, e di quel silenzio fatto di frasi al vento.
Un 2015, dove Alleggerirsi è la parola d'ordine, e dove devo comprendere ancora bene LA MISURA di tutto questo nuovo (o ritrovato).
Ma sorrido a tutto questo, ed ho il cuore pieno di emozione quando vedo che il mio costruire è assai più solido e concreto, libero finalmente da quegli orpelli (oramai inutili e scomodi) che continuavo a trattenere.
Intanto, da questa notte è ufficialmente arrivato il freddo, dopo una quindicina di giorni trascorsi in manica di camicia, a sudare e tenere il camino spento.
Le capre guadagnano il pascolo, le api si preparano all'invernamento, la cavalla ha messo il pelo invernale.
Nell'orto un tunnel di tessuto/non tessuto mi dovrebbe assicurare cavoli ed insalate, mentre le fave son spuntate e le bietole resistono rigogliose.
Nella cantina il prosciutto ha smesso di sudare, ed il cacio profuma come non mai.
Ho voglia di fare foto...
Se è vero che il 2014 era stato quello delle decisioni, in questo le decisioni prese in precedenza si sono evolute in fatti e novità.
Tanto su un piano prettamente professionale, quanto e sopratutto sul mio stile di vita, si sono consolidate quelle "certezze" che mi avevano spinto sino a qui, ed ho trovato nuovi ed importanti stimoli al fare che mi vedranno sempre più impegnato nel futuro.
Gestire la mia piccola azienda agricola, come facevo oramai da anni...gestire buona parte di un'altra azienda agricola, come da anni era nell'aria che potesse accadere...avere una marea di idee e progetti...avere da rendere conto a se stessi... avere da rendere conto a terzi...ed avere solo 24 ore e due mani per fare tutto questo.
Le considerazioni mi hanno portato alle inevitabili rinunce, ai sacrifici da fare in prospettiva, al tempo che necessariamente devo dedicare anche al mio riposare: da qui la necessità di alleggerirmi.
Alleggerirmi di quelle cose pesanti (in un modo o nell'altro) che mi porto dietro, e che affaticano il mio cammino.
Alleggerirmi di quei fardelli che continuo a sopportare senza più scopo di farlo.
Alleggerirmi dell'inutile, tanto materiale quanto immateriale, e fare pulizia.
Ed è così che un giorno ho aperto l'armadio di camera ed ho deciso di dare via la metà della mia roba: come mosso da un impulso irrefrenabile, ho sentito la necessità di interrompere tutto quel "trattenere" che sempre mi aveva contraddistinto, ed ho ceduto ben volentieri tanti indumenti che avevano rappresentato qualcosa, o che forse avrei potuto indossare nuovamente (magari dimagrendo...magari ingrassando).
Ho considerato sopratutto il fatto che, di vestiario "per ricambiarsi" (ossia non lavorare in campagna) uso sempre i medesimi capi: due-tre paia di pantaloni, due-tre maglioni, quattro-cinque camice, quelle dieci fra polo e magliette, e via così.
Quei panni non più portati venivano tenuti da parte, custoditi nel ricordo o nella prospettiva, ingombrando spazio, ed allontanandomi dal presente, momento in cui io vivo... ed appunto mi vesto.
E dopo l'armadio è stata la volta della mia scrivania, così piena di fogli e foglietti, appunti e ricordi: stivare tutta quella carta mi ha dato un senso di serenità, quasi come a voler far ordine anche nella mia testa.
E poi i soprammobili, i ninnoli, i ricordini: dal tappo di quella famosa bottiglia bevuta quella famosa volta...al posacenere brutto e sbeccato, dalla statuetta al vaso, e via...
Alleggerire, ed alleggerire la cucina, liberandosi di quelle stoviglie e quei tegami oramai oltremodo consunti e figli di troppi traslochi: generazioni di alluminio, acciaio, ferro e terracotta, mai usate, e tenute lì perchè ereditate...perchè "un giorno avrebbero potuto far comodo"...perchè "era un peccato buttarle via".
Sia chiaro che non ho tenuto il moderno e dato via l'antico (anzi...), ma ho deciso di eliminare (regalando, riconvertendo per altri usi o buttando via) quanto effettivamente era oramai vetusto o consumato.
Alleggerirsi, per il piacere di fare spazio...dare aria ad un mobile, un cassetto, una mensola: sentirmi finalmente più libero di introdurre qualcosa di diverso in tutto quello spazio recuperato.
Ed ecco che, come una metafora, anche nel mio vivere è accaduta la medesima cosa.
Non aver più voglia di essere accondiscendente "a prescindere", e dovermi alleggerire di quei carichi che inevitabilmente mi si accumulano invisibili (ma pesanti) sulla testa.
Credo di aver inviato a fare in culo più persone in questo 2015 che nei 35 anni vissuti prima.
Spesso questo porta a dei risultati positivi: accorciare (se non addirittura eliminare) quelle lente agonie che nascono quando c'è insoddisfazione; avere quella BELLA botta d'adrenalina nel gelare chi si ha davanti ed è convinto di poter dettare tutti i tempi della discussione e della riflessione; porre un limite a chi evidentemente non ritiene di doverne avere con il prossimo.
Alleggerirsi di quelle presenze che mi creavano disagio, così ricche di domande scontate e così vuote di risposte: persone dai contenuti distanti, empie di interessi per me sterili, semplicemente disinteressate da quanto di diverso ci sia oltre i loro propri convincimenti.
Alleggerirsi quindi da quei rapporti che non concepiscono scambio, e scegliere di lasciar spazio ad altri incontri, altre frequentazioni, o piuttosto ad una sana solitudine temporanea.
Sentirsi dire "scusa, hai ragione", è alleggerirsi dai dubbi di non averne mai avuta abbastanza (di ragione), e provare uno strano e nuovo conforto nel pensiero degli altri.
Alleggerirsi di quel ruolo colmo di Pazienza ed Autorevolezza, e lasciar vincere quell'Autorità che non deve avere per forza un'accezione negativa, ma che piuttosto fornisce carburante per l'ingegno e la realizzazione.
E non sarà certo l'essere considerato stronzo a fermarmi: in trentasei anni mai nessuno me lo aveva detto, e mi lascia sorridere che in questo periodo mi capiti di essere accostato a tale figura, solo perchè ho aggiunto SANA DECISIONE alla mia vita. Chi mi dice questo non ha voglia ci comprendere quanto io stia facendo, e quindi non me ne curo affatto e vado avanti per la mia strada.
E poi viene il web, dove poco parlo "del mio" e dove tanto parlo "di me".
Alleggerirsi, senza mollare questo spazio, in un momento in cui va tanto di moda farlo: lontano dalle "pause di riflessione" e dal "periodo sabbatico", sento che se venissi meno all'appuntamento con questo blog rischierei di appesantirmi di quelle parole non dette, e di quel silenzio fatto di frasi al vento.
Un 2015, dove Alleggerirsi è la parola d'ordine, e dove devo comprendere ancora bene LA MISURA di tutto questo nuovo (o ritrovato).
Ma sorrido a tutto questo, ed ho il cuore pieno di emozione quando vedo che il mio costruire è assai più solido e concreto, libero finalmente da quegli orpelli (oramai inutili e scomodi) che continuavo a trattenere.
Intanto, da questa notte è ufficialmente arrivato il freddo, dopo una quindicina di giorni trascorsi in manica di camicia, a sudare e tenere il camino spento.
Le capre guadagnano il pascolo, le api si preparano all'invernamento, la cavalla ha messo il pelo invernale.
Nell'orto un tunnel di tessuto/non tessuto mi dovrebbe assicurare cavoli ed insalate, mentre le fave son spuntate e le bietole resistono rigogliose.
Nella cantina il prosciutto ha smesso di sudare, ed il cacio profuma come non mai.
Ho voglia di fare foto...
domenica 8 novembre 2015
Racconto di Vita Anacronistica: nella notte e nell'alba (5° parte)
Poichè questo è il capitolo più difficile da scrivere, per troppo tempo ho sospeso il racconto del mio cammino: ma oggi sento la necessità di proseguire, quasi come ad esorcizzare quanto fu cupo e difficile per me.Custode del mio privato, al di là di ogni blog ed anonimato, quanto lascerò per iscritto è il massimo che io riesca a fare adesso.
Avere diciott'anni dava forza e sicurezza: in quella nuova arroganza con cui ambivo all'abbandono dell'adolescenza, a favore di una maturità tanto agognata, vivevo quel passaggio verso la maturità con entusiasmo e timore.
Quell'estate era così lunga e divertente, tra consapevolezze e scoperte, amicizie che sfumavano per sempre, ed amicizie che mettevano solide e profonde radici.
Uno zaino scassato pieno di libri pesanti, il cappellino "tenuto in punta" con il ciuffo libero, l'immancabile camicia a quadretti, dei jeans e delle scarpe da ginnastica: così mi ricordo in quel primo giorno dell'ultimo anno scolastico.
E da li a due mesi iniziai a carburare a pieni giri, divertito di quanto andassi finalmente a studiare.
I compagni di classe, oramai con barba e determinazione, quotidianamente passavano in rassegna quanto desideravano dal loro futuro, e neanche io non mi sottraevo a quel gioco così reale.
"Prenderò in mano l'azienda di famiglia!"
"Andrò all'università, diventerò Agronomo e volerò via da questo paese"
"Intraprenderò la carriera militare"
A sentirli anche oggi quei ragionamenti parrebbero tanto attuali.
Io pensavo che l'università sarebbe stata la giusta via, ed in Veterinaria vedevo buona parte del mio futuro, ma non volevo specializzarmi negli animali da compagnia, bensì studiare gli animali da reddito: mucche, cavalli, maiali, pecore e capre erano il mio sogno...e mi immaginavo in quel podere a pietra sul poggetto, con la piccola clinica veterinaria a piano terra, e la mia stalla sul retro.
Un Veterinario Agricoltore...un "Veterinagricoltore" dicevo io, lasciando sorridere quanti mi ascoltassero.
Un Veterinario che curava gli animali con soluzioni alternative, e già m'immaginavo mezzo erborista e mezzo stregone, recuperando dalla tradizione contadine tutti quei rimedi di sempre che nascevano da quanto c'era a disposizione; un Agricoltore che lavorava la terra, si spaccava la schiena, e realizzava foraggio per i propri animali e cibo per la propria famiglia.
Una visione certamente romantica, e tanto...tanto Anacronistica.
Quelli erano gli anni in cui si doveva parlare solo di chimica, di meccanica, e dove la luna e gli antichi rimedi erano visti oramai come barzellette: sinceramente me ne infischiavo, e mi vedevo con la barba lunga, scendere da un vecchio trattore rosso, ed entrare nella stalla, per poi infilarmi un camice ed andare in clinica.
Ancora oggi mi capita di sognarmi in quel modo, con quella stufa a legna accesa nella piccola sala d'aspetto, e quell'odore di stalla che c'era nell'aia...
Il paesello non lo avrei lasciato mai: per me sarebbe stato come scappare da me stesso, e non rinunciavo al sogno/convinzione di rimanere dove i miei genitori, ed i miei nonni prima di loro, ed i miei bis nonni prim'ancora avevano lavorato, vissuto e riversato aspettative.
"Un vero Agricoltore deve essere prima di tutto attaccato alla sua Terra" e non avrei mai tradito questo vecchio adagio.
Ed appunto, la scuola procedeva, mentre vivevo una vita certamente serena ed anche spensierata: nella gioia di quel momento così ricco di emozioni mi tingevo i sogni di un colore "più reale", affrontando la vita con maggiore spavalderia rispetto al passato, e non nascondendo quell'ambizione che mi portava a vedermi sempre più vicino al mio essere Grande.
...
Non può un episodio, per grande che esso sia, cambiare tutto.
...Non può un episodio, per grande che esso sia, cambiare tutto.
La notte può arrivare anche all'improvviso, in un'eclissi che impaurisce e destabilizza.
La notte può durare ben oltre molti notti.
La notte può essere senza luna, senza calore, e senza ricordo.
La notte può cancellare molto del giorno, lasciando solo una lontana e fievole speranza di Alba.
A diciott'anni e pochi mesi ho vissuto la notte più lunga della mia vita.
Durante questa notte non ritengo di aver mai cessato il mio cammino, ma questo è inevitabilmente cambiato, portandomi a dimenticare quanto fu, ed a rimparare da capo molto di quanto oramai davo per scontato.
Un attimo ero grande, ero uomo, e l'attimo dopo ero tornato infante: un infante nel corpo di un uomo, con cuore e mente di uomo, con mani di uomo, con barba e pensieri di uomo...con orgoglio di uomo.
Come con un'elastico dietro alla schiena che mi strappava violentemente dal presente e che mi riportava a quanto ero stato, vivevo quella catarsi con buona parte del mio corpo che non mi apparteneva più, ma con la consapevolezza che Cuore e Mente c'erano ancora, ed ancor di più rafforzati.
E' così accadde da subito.
Convinto ed Ostinato. mi sentivo nudo e schiacciato da troppe armature, ma non ero da solo, ed anche nel più assordante silenzio di quell'interminabile notte, sempre percepivo l'Amore continuo ed incondizionato che mi accompagnava da tutta una Vita.
I miei genitori, i miei nonni, i miei amici, a guardarmi lentamente riprendere buona parte di quanto mi era stato tolto, a seguirmi nelle evoluzioni, ad affiancarmi nel Nuovo che di lì in poi sarebbe stato.
Era nelle paure altrui che io trovavo il modo di non averne, quasi ironicamente, mai abbassando la guardia, ma sempre sminuendo quanto mi stava accadendo.
Tanti piccoli minuscoli mattoni, pesanti e scomodi, da ritrovare o ricostruire, da posizionare, da consolidare nelle fondamenta della mia Seconda Vita: in ogni giorno, in ogni attimo, in ogni parola, in un perpetuo impegno.
...
Le lune passarono, e le stagioni si avvicendarono portandomi a conoscere la mia Nuova Vita, togliendomi a forza quella maschera senza sorrisi, e scoprendo quanti profumi nascosti ci fossero attorno a me.
Gli Amici vegliarono, e tra loro si distinse perfino l'Amore che fa male, la Mano tesa a prescindere ed Enne (il Parente Scelto).
Rivedere la spiaggia, non privarsi di una pizza con gli amici, gustarsi un tramonto sul mare, assaggiare la neve fresca, o anche solo trattenere un filo d'erba tra le dita: tutto era divenuto magnifico e fondamentale.
Ed ecco che il mio diciannovesimo anno trascorse in quel modo, veloce e pesantissimo, stancante ed arduo, mentre tornavo a dischiudere gli occhi sul mondo.
Mai, neanche per un attimo, la campagna aveva smesso di chiamarmi: anche di fronte alle evidenze ignoravo la malasorte e lanciavo il mio pensiero al domani più favorevole.
Sorte...fortuna...compassione...
Quante volte mi sono interrogato sul senso di queste parole, senza mai trovare una mia spiegazione.
A quell'età si danno per scontato tante..troppe cose, ma tutto per me era drasticamente cambiato, ed in quell'anno appena trascorso io avevo capito che era nell'Essenziale che ancor di più dovevo trovare le mie risposte, imparando ad ignorare totalmente quanti tentassero di darne per me.
"Sei stato sfortunato, ma vedrai che ti rimetterai"
"Sono certo che tornerai come prima"
"Poverino, quanto hai sofferto..."
Parole come macigni sul mio percorso, mentre desideravo solo che quei passerotti sulle querce riuscissero a far tacere nella mia mente quanto mi veniva detto.
Tornai a scuola, ignorando completamente quanto chi porta un camice mi diceva, e mi diplomai contro ogni pronostico, mentre tutto pareva avere un significato diverso: quel Diploma era una conquista, una grandissima soddisfazione, ma... ma improvvisamente era anche diventato solo un foglio di carta.
Credevo che sarei "guarito" da quelle strane e nuove sensazioni, ma col tempo capii che non erano sbagliate o addirittura malate...e che non ne esisteva affatto alcuna cura: ero cambiato, e non dovevo averne paura.
Il metro del mio vivere adesso era diverso.
Era come se la Realtà mi trattenesse ad un livello distante da quello che avevo conosciuto nei miei primi diciotto anni, ed il sapore della Vita adesso sapeva di sale, di zucchero, di pepe, di aceto.
Essenziale: questo era quello che ero diventato.
Si potevano far sogni essendo Essenziali?
La risposta era (ed è ancor oggi) "assolutamente si": e fu così che iniziai a rivedermi da Grande, senza capire che Grande la vita mi ci aveva appena fatto diventare.
Vent'anni, un diploma, un grande sorriso sotto la barba nera, una nuova andatura, tanta buona musica ad accompagnarmi, e nuove aspirazioni: trovare nei nuovi limiti gli slanci per saltare più in alto.
E mi iscrissi all'Università, mentre il caro amico-medico di famiglia scuoteva la testa dicendo che quel passo era troppo per me, e che questa volta avrei dovuto desistere.
L'Iscrizione a Scienze Forestali era (inutile negarlo) una specie di ripiego: nel mio sognare in modo essenziale, quella poteva essere la via per laurearmi in qualcosa che mi piaceva molto ma che mi permetteva anche di fare altro (non era previsto l'obbligo di frequenza).
Intimamente speravo di riuscire, passata la buriana, ad iscrivermi a Veterinaria, ma ero cosciente che tale passo sarebbe stato molto difficile per essere compiuto dal sottoscritto.
La vita di città non mi spaventava, come non mi spaventavano quei 280km che settimanalmente dovevo percorrere per tornare al paese e continuare il lungo processo di Cura che già da due anni stavo sostenendo.
Tutte quelle salite, così lunghe, così estenuanti...
...e quelli che seguirono furono gli anni della mansardina in periferia, dell'Ottavo e la sua Amicizia, dello studio e della più importante presa di coscienza.
In verità capivo che l'Alba si sarebbe compiuta solo tentando quella via, per un'ultima volta nella mia nuova vita: attraversando quel ponte che mi avrebbe consegnato a quello che ero diventato, lasciando che i miei occhi potessero finalmente aprirsi...spalancarsi su quanto di nuovo io ero.
L'Alba, la mia Alba, sorse un mattino d'estate, dopo una nottata trascorsa nella spiaggia: avevo vent'anni, e finalmente mi "vedevo" per la prima volta riflesso nell'acqua del mare.
Queste le altre parti del racconto:
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronistica-dal.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/05/racconto-di-vita-anacronisticalo-studio.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/06/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronistica-dal.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/05/racconto-di-vita-anacronisticalo-studio.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/06/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
giovedì 22 ottobre 2015
Brevi di Ottobre
Fuori è freddo, e questa notte la temperatura scenderà attorno ai 4°C.
Il Grecale soffia tra i poggi e picchia sui cipressi ed il tetto del Podere, sibilando sulle tegole.
Il cielo stellato fa presagire la bella giornata di domani: sicuramente seminerò gli erbai con Loietto, Orzo e Trifoglio Squarroso.
Si stanno cogliendo le olive: poche ma buone, e dopo la NON annata del 2014, quel che viene va tutto bene.
Ho da poco terminato la prima parte della pulizia delle prode dei campi, e la bella stagione mi ha assistito in questa lavorazione che rimandavo da troppo tempo.
In casa c'è la stufa sempre accesa, odore di fuoco, di sugo, e rumore di gatto che rincorre il cane.
Ieri ho visto il primo pettirosso, e questa sera i primi fringuelli si son posati sul noce.
Le giornate accorciano e l'aria si è fatta frizzante.
Quest'anno niente funghi: la tramontana della scorsa settimana ha vanificato ogni speranza, e a quest'altitudine l'annata è praticamente terminata.
Le noci asciugano nelle cassette all'aperto.
L'orto offre ancora i pomodori verdi, affidati alle mani sapienti di mamma che li trasforma in salsa, marmellata e sottolio.
Le galline hanno smesso di far le uova.
Domani sarà un bel giorno per lavorare...
Il Grecale soffia tra i poggi e picchia sui cipressi ed il tetto del Podere, sibilando sulle tegole.
Il cielo stellato fa presagire la bella giornata di domani: sicuramente seminerò gli erbai con Loietto, Orzo e Trifoglio Squarroso.
Si stanno cogliendo le olive: poche ma buone, e dopo la NON annata del 2014, quel che viene va tutto bene.
Ho da poco terminato la prima parte della pulizia delle prode dei campi, e la bella stagione mi ha assistito in questa lavorazione che rimandavo da troppo tempo.
In casa c'è la stufa sempre accesa, odore di fuoco, di sugo, e rumore di gatto che rincorre il cane.
Ieri ho visto il primo pettirosso, e questa sera i primi fringuelli si son posati sul noce.
Le giornate accorciano e l'aria si è fatta frizzante.
Quest'anno niente funghi: la tramontana della scorsa settimana ha vanificato ogni speranza, e a quest'altitudine l'annata è praticamente terminata.
Le noci asciugano nelle cassette all'aperto.
L'orto offre ancora i pomodori verdi, affidati alle mani sapienti di mamma che li trasforma in salsa, marmellata e sottolio.
Le galline hanno smesso di far le uova.
Domani sarà un bel giorno per lavorare...
mercoledì 23 settembre 2015
Primo giorno d'Autunno
Ed arriva l'Autunno, e come ogni anno a lui porgo il mio saluto.
Mentre l'ultima rondine lascia lo sguardo del Podere,
mentre le prime foglie del noce ingialliscono, ed il mallo si spacca all'aria,
mentre la notte si fa fresca, e la mattina assai frizzante,
mentre gli odori lentamente iniziano a cambiare, ed i tramonti si fanno di tinte viola,
mentre si fa spazio alla legna che arriverà e si inizia a ripulire le cappe ed i comignoli,
mentre il riposo torna ad affacciarsi nella mia vita,
mentre l'orto è oramai stanco ed offre gli ultimi sapori,
mentre le chiome infrondate cambiano veste,
mentre i mosti bollono nella cantina,
mentre le olive girano al maturo,
mentre il profumo di bosco torna a far visita all'aia,
io uso questo angolo per portagli il mio saluto.
Oggi 23 settembre entra l'Autunno.
Ancora una vigna da vendemmiare, e le non troppe olive sugli alberi lasciano presagire un annata non eccezionale per olio.
Nei castagni pochi frutti per il raccolto, ed il cinipide l'ha spuntata anche questa volta.
Le galline non vogliono smettere di deporre le uova, ed una nana (anatra muta) si ostina a covarne una parte...oramai da un mese e mezzo.
Il becco puzza come non mai, e non si rassegna all'idea di dormire separato dalle femmine, ed ogni giorno c'è un rattoppo da fare nella stalla frutto del suo impeto.
Tra poco fiorirà l'edera, e mi appresterò a smielare il poco miele rimasto nei melari.
Le ultime melanzane e peperoni preparati sott'olio, mentre il miele viene invasettato quando si trova il tempo per farlo.
Il melo dietro casa ha ancora buonissime mele dolci e sugose, ed ogni sera ne mangio un paio prima di chiudere gli animali nei loro ricoveri.
Alla mattina metto il giacchetto imbottito, salvo poi rimanere a mezze maniche dopo le 10 e sino all'imbrunire.
Il picchio verde canta più del solito.
C'è voglia di funghi, di castagne, di riposo e di camino acceso: manca poco.
Mentre l'ultima rondine lascia lo sguardo del Podere,
mentre le prime foglie del noce ingialliscono, ed il mallo si spacca all'aria,
mentre la notte si fa fresca, e la mattina assai frizzante,
mentre gli odori lentamente iniziano a cambiare, ed i tramonti si fanno di tinte viola,
mentre si fa spazio alla legna che arriverà e si inizia a ripulire le cappe ed i comignoli,
mentre il riposo torna ad affacciarsi nella mia vita,
mentre l'orto è oramai stanco ed offre gli ultimi sapori,
mentre le chiome infrondate cambiano veste,
mentre i mosti bollono nella cantina,
mentre le olive girano al maturo,
mentre il profumo di bosco torna a far visita all'aia,
io uso questo angolo per portagli il mio saluto.
Oggi 23 settembre entra l'Autunno.
Ancora una vigna da vendemmiare, e le non troppe olive sugli alberi lasciano presagire un annata non eccezionale per olio.
Nei castagni pochi frutti per il raccolto, ed il cinipide l'ha spuntata anche questa volta.
Le galline non vogliono smettere di deporre le uova, ed una nana (anatra muta) si ostina a covarne una parte...oramai da un mese e mezzo.
Il becco puzza come non mai, e non si rassegna all'idea di dormire separato dalle femmine, ed ogni giorno c'è un rattoppo da fare nella stalla frutto del suo impeto.
Tra poco fiorirà l'edera, e mi appresterò a smielare il poco miele rimasto nei melari.
Le ultime melanzane e peperoni preparati sott'olio, mentre il miele viene invasettato quando si trova il tempo per farlo.
Il melo dietro casa ha ancora buonissime mele dolci e sugose, ed ogni sera ne mangio un paio prima di chiudere gli animali nei loro ricoveri.
Alla mattina metto il giacchetto imbottito, salvo poi rimanere a mezze maniche dopo le 10 e sino all'imbrunire.
Il picchio verde canta più del solito.
C'è voglia di funghi, di castagne, di riposo e di camino acceso: manca poco.
lunedì 7 settembre 2015
Prima smielatura
Nell'ultimo anno sono accadute molte cose che hanno cambiato la mia vita.
Quattro arnie...quattro famiglie, l'una diversa dalle altre, che in questi giorni mi son apprestato a smielare.
Sotto al segno dell'Autarchia, tra prestiti di materiale e soluzioni "improvvisate", è arrivato il primo miele.
Di seguito una piccola carrellata di immagini a testimonianza di quanto fatto.
Le novità, inaspettate o desiderate, mi hanno portato a modificare alcuni dei miei impegni: impegni che necessariamente sono aumentati, portandomi a fare "più cose"... ed avendo meno tempo per farle.
Un paradosso non difficile da comprendere, ed un compromesso più che accettabile a favore del nuovo e di tutti gli stimoli che questo porta con se.
Un paradosso non difficile da comprendere, ed un compromesso più che accettabile a favore del nuovo e di tutti gli stimoli che questo porta con se.
Tra tutte queste cose, certamente le Api hanno rappresentato una grande soddisfazione.
Le Api, animali meravigliosi, che sin da quando ero bimbo desideravo allevare.
In aprile ho preso 4 famiglie nuovissime, con regine giovani, le ho messe nelle arnie i primi giorni di maggio:per ogni arnia non ho messo più di 7/10 dei telai a nido, usando il diaframma in ogni alveare.
Le famiglie le ho posizionate nelle arnie i primi giorni di maggio: la fioritura dell'erica e delle acacie è servita per i telai dei nidi.
I melari li ho aggiunti i primi giorni di giugno.
Le famiglie le ho posizionate nelle arnie i primi giorni di maggio: la fioritura dell'erica e delle acacie è servita per i telai dei nidi.
I melari li ho aggiunti i primi giorni di giugno.
Ho raccolto 40 Kg di miele in quattro arnie, delle quali ho smielato:
- la prima, 5/9 telaini
- la seconda e la terza 7/9 telaini
- la quarta 5/9 telaini (di cui uno solo parzialmente opercolato).
Ho lasciato qualche telaino con del miele non opercolato (della 2° e 3° famiglia), ed aspetto la fioritura dell'edera.
Successivamente provvederò a smielare quanto è rimasto, e a togliere i telaini a miele.
- la seconda e la terza 7/9 telaini
- la quarta 5/9 telaini (di cui uno solo parzialmente opercolato).
Ho lasciato qualche telaino con del miele non opercolato (della 2° e 3° famiglia), ed aspetto la fioritura dell'edera.
Successivamente provvederò a smielare quanto è rimasto, e a togliere i telaini a miele.
Sotto al segno dell'Autarchia, tra prestiti di materiale e soluzioni "improvvisate", è arrivato il primo miele.
Di seguito una piccola carrellata di immagini a testimonianza di quanto fatto.
Ai professionisti chiedo venia per le imprecisioni (sopratutto nella fase di disopercolatura), ma ho fatto del mio meglio.
Nelle operazioni sono stato coadiuvato da moglie e madre, mentre il padre ha contribuito elargendo commenti positivi sulla bontà del prodotto che ha assaggiato con gran soddisfazione.
Nelle operazioni sono stato coadiuvato da moglie e madre, mentre il padre ha contribuito elargendo commenti positivi sulla bontà del prodotto che ha assaggiato con gran soddisfazione.
I cani assistevano in attesa di un pò di cera intrisa di miele.
Naturalmente, tutta la cera è stata pressata per far colare via tutto il miele.
Naturalmente, tutta la cera è stata pressata per far colare via tutto il miele.
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| Per togliere gli opercoli abbiamo usato un comune coltello da prosciutto (lungo e a lama piatta) ed una catinella. |
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| Un telaino finemente ripulito dagli opercoli, e pronto per essere messo nello smielatore. |
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| La prima esperienza con uno smielatore tangenziale. |
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| Miele mille fiori (rovo, ginestrino, sulla, erba medica, lavanda, fiori di bosco, e chissà cos'altro) |
mercoledì 19 agosto 2015
Uno dei tanti modi per iniziare una mattinata d'agosto
Mi sveglio, e nella giornata che nasce trovo entusiasmo e forza.
Esco di casa, mentre il cielo si fa scuro: un temporale che arriva.
Fermo sotto alla pergola guardo le rondini che nel volo mattutino si abbassano più del solito.
"Pioverà a breve" mi dico, mentre un tuono fa eco ai miei pensieri.
La cagna sotto ai cipressi mi abbaia in modo strano: mi accosto, le sgancio la catena, e lei continua ad abbaiare.
Le mammelle ingrossate annunciano che la gravidanza sta volgendo al suo termine, e l'irrequietudine dell' animale che non è mai stato madre è tutta in quello scodinzolio scoordinato ed abbaiare ingiustificato.
Mangia poco e mi segue: in questo trovo un'abitudine lunga quanto la sua vita.
Dalle capre sento troppi belati: "Quanto chiasso che c'è stamani al Podere..." borbotto sotto ai baffi, mentre libero il becco dal suo "scomparto notturno".
Il periodo dei calori delle femmine è ufficialmente iniziato, ed il "puzzo" del maschio marca l'ambiente e le mie narici.
Ma il becco è strano: non vuole mangiare, e mi osserva annusando l'aria e scrutando il cielo.
Stiamo in silenzio, fianco a fianco, e poi libero le capre.
La capobranco mi si accosta e cerca la mia mano per la carezza, dopo di che allunga il passo e raggiunge le altre, scostandole a suon di zuccate per la conquista del fieno migliore.
Esco dalla stalla solo dopo averla pulita, e scarico il letame in una parte dell'orto lasciata a riposo. Lì le deiezioni avranno almeno 9 mesi prima di essere smosse, e tale tempo servirà affinché si spengano (maturino).
Le prime gocce, fresche, dipingono la terra polverosa.
Affretto il ritmo, e seguito dalla fedele compagna a quattro zampe, vado nel pollaio.
Stranamente quest'oggi i galli non hanno iniziato le loro usuali competizioni canore, mentre son proprio le galline a becerare reclamando l'uscita.
Varcando il cancello, si gettano in una corsa ridicola dove, come signore robuste che corrono trattenendosi sui fianchi le ampie sottane, si gettano a capofitto sotto la vegetazione più bassa.
Aumenta il vento, i cipressi scuotono, le rondini spariscono: un tuono, ed è burrasca.
Mi bagno per rientrare in casa, mentre le saette colorano il cielo grigio.
La cagna decide di bagnarsi, pur di vegliare sull'uscio di casa, mentre la gatta domestica si nasconde sotto al camino.
Ancora un tuono, poi un'altro, ed ancora un'altro: va via la luce di casa.
Non mi sposto dalla porta a vetri, e continuo ad osservare il glicine che cede fogliame sotto alla pioggia adesso violenta.
Sono passati solo dieci minuti, e sento le grondaie donare un fiume d'acqua raccolto nelle cisterne.
La pioggia si fa orizzontale.
E' burrasca.
La cagna demorde, e corre nella sua cuccia a ripararsi da tanto impeto pluviale.
Ancora un tuono, poi un'altro, e calma l'acquazzone.
mentre spiove il sole buca le nuvole, e lascia fumare la terra.
Sono le 8 del mattino, e adesso è caldo: la giornata può iniziare.
Esco di casa, mentre il cielo si fa scuro: un temporale che arriva.
Fermo sotto alla pergola guardo le rondini che nel volo mattutino si abbassano più del solito.
"Pioverà a breve" mi dico, mentre un tuono fa eco ai miei pensieri.
La cagna sotto ai cipressi mi abbaia in modo strano: mi accosto, le sgancio la catena, e lei continua ad abbaiare.
Le mammelle ingrossate annunciano che la gravidanza sta volgendo al suo termine, e l'irrequietudine dell' animale che non è mai stato madre è tutta in quello scodinzolio scoordinato ed abbaiare ingiustificato.
Mangia poco e mi segue: in questo trovo un'abitudine lunga quanto la sua vita.
Dalle capre sento troppi belati: "Quanto chiasso che c'è stamani al Podere..." borbotto sotto ai baffi, mentre libero il becco dal suo "scomparto notturno".
Il periodo dei calori delle femmine è ufficialmente iniziato, ed il "puzzo" del maschio marca l'ambiente e le mie narici.
Ma il becco è strano: non vuole mangiare, e mi osserva annusando l'aria e scrutando il cielo.
Stiamo in silenzio, fianco a fianco, e poi libero le capre.
La capobranco mi si accosta e cerca la mia mano per la carezza, dopo di che allunga il passo e raggiunge le altre, scostandole a suon di zuccate per la conquista del fieno migliore.
Esco dalla stalla solo dopo averla pulita, e scarico il letame in una parte dell'orto lasciata a riposo. Lì le deiezioni avranno almeno 9 mesi prima di essere smosse, e tale tempo servirà affinché si spengano (maturino).
Le prime gocce, fresche, dipingono la terra polverosa.
Affretto il ritmo, e seguito dalla fedele compagna a quattro zampe, vado nel pollaio.
Stranamente quest'oggi i galli non hanno iniziato le loro usuali competizioni canore, mentre son proprio le galline a becerare reclamando l'uscita.
Varcando il cancello, si gettano in una corsa ridicola dove, come signore robuste che corrono trattenendosi sui fianchi le ampie sottane, si gettano a capofitto sotto la vegetazione più bassa.
Aumenta il vento, i cipressi scuotono, le rondini spariscono: un tuono, ed è burrasca.
Mi bagno per rientrare in casa, mentre le saette colorano il cielo grigio.
La cagna decide di bagnarsi, pur di vegliare sull'uscio di casa, mentre la gatta domestica si nasconde sotto al camino.
Ancora un tuono, poi un'altro, ed ancora un'altro: va via la luce di casa.
Non mi sposto dalla porta a vetri, e continuo ad osservare il glicine che cede fogliame sotto alla pioggia adesso violenta.
Sono passati solo dieci minuti, e sento le grondaie donare un fiume d'acqua raccolto nelle cisterne.
La pioggia si fa orizzontale.
E' burrasca.
La cagna demorde, e corre nella sua cuccia a ripararsi da tanto impeto pluviale.
Ancora un tuono, poi un'altro, e calma l'acquazzone.
mentre spiove il sole buca le nuvole, e lascia fumare la terra.
Sono le 8 del mattino, e adesso è caldo: la giornata può iniziare.
mercoledì 5 agosto 2015
Comunicazione CNR: luglio 2015 il più caldo di sempre
Mi permetto di girare qui il comunicato stampa del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) in merito alle temperature del mese di Luglio.
04/08/2015
Credo che la notizia possa e debba essere ampiamente commentata, anche in questo piccolo angolo dove spessissimo parliamo di clima e temperature.
04/08/2015
Luglio 2015 è stato, per l'Italia, un mese estremamente caldo, facendo segnare un'anomalia di circa +3.6°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) e risultando pertanto il luglio più caldo dal 1800 ad oggi, ovvero da quando si eseguono osservazioni strumentali nel nostro Paese.
L'anomalia ha addirittura superato di circa un grado quella del luglio 2003, che si fermò a +2.6°C. Il 2003, fino al mese scorso, risultava il detentore di quattro primati mensili assoluti: i mesi di maggio, giugno, luglio e agosto erano infatti i più caldi di sempre con anomalie rispettivamente di +2.8°C, +4.82°C, +2.6°C e +3.8°C rispetto al periodo di riferimento.
L'anomalia record di luglio 2015 porta anche la media "parziale" dell'anno in corso (calcolata sul periodo gennaio-luglio) ad un'anomalia superiore a quella del 2014, che - ricordiamo - chiuse a +1.45°C come anno più caldo di sempre.
Le precipitazioni di luglio 2015 per l'Italia, infine, sono state piuttosto contenute, con anomalie negative sulla maggior parte del territorio.
L'anomalia record di luglio 2015 porta anche la media "parziale" dell'anno in corso (calcolata sul periodo gennaio-luglio) ad un'anomalia superiore a quella del 2014, che - ricordiamo - chiuse a +1.45°C come anno più caldo di sempre.
Le precipitazioni di luglio 2015 per l'Italia, infine, sono state piuttosto contenute, con anomalie negative sulla maggior parte del territorio.
Credo che la notizia possa e debba essere ampiamente commentata, anche in questo piccolo angolo dove spessissimo parliamo di clima e temperature.
Lo sostengo oramai da almeno 20 anni: dobbiamo necessariamente fare qualcosa, tutti, contribuire, al fine di limitare le emissioni di CO2, e di contrastare questo (apparentemente) inesorabile aumento delle temperature.
Flora e Fauna ne risentono...e ne risentiranno sempre più.
Flora e Fauna ne risentono...e ne risentiranno sempre più.
Dall'Agricoltura, anzi....DALLA NATURA viene tutto quello che ci permette di vivere, non dimentichiamocelo.
lunedì 27 luglio 2015
Luglio 2015: tra caldo e piacere.
Svegliarsi prima dell'alba non è mai stato tanto piacevole.
Ricordo l'estate 2011, con quel Luglio freddo e quell'Agosto-Settembre così caldo...
Ricordo l'Agosto 2009...
...ma per ritrovare tanto calore devo rimandare la mia memoria alla famosa estate del 2003.
Ebbene, seguendo la regola per cui "il contadino non è mai contento delle stagioni che vengono", sarò sincero con voi e me stesso, e qui lascerò un commento Anacronistico su questa estate.
Bene!
Ci voleva il caldo!
Credo che quanto dico abbia maggior valore, visto che io notoriamente non ho un bel rapporto con le alte temperature, e che le giornate INFINITE stiano pesando il doppio con questo stellone che pigia sul capo.
Non cade una goccia d'acqua (degna di tale nome) dal giorno 19 giugno, ed in questi 38 giorni al Podere si son toccati i 38°C, con delle minime anche di 22°C.
Temperature Record (va tanto di moda usare questa parola...) visti i 500m sul livello del mare, la vicinanza alle montagne, e la discreta ventilazione che caratterizza il luogo in cui vivo.
Eppure...bene così.
Per chi era riuscito a seminare c'è stata una bella trebbiatura, ed i grani son tornati abbondanti nei magazzini e nelle stive dei poderi.
La fienagione della Medica ha offerto un secondo taglio abbondante, e per chi è in valle si sta preparando un ottimo terzo taglio.
Le Api hanno lavorato come matte, la frutta c'è, e l'orto pare gradire questa calura (purchè venga annaffiato con regolarità ed abbondanza): zucchino fiorentino, pomodoro pisanello, pomodoro costoluto di firenze, melanzane fiorentine, friggitelli, zucche turbante, zucche marina di chioggia, radicchio barba di frate, peperoni, peperoncini da far ripieni, porri, sedano e basilico...tanto basilico.
L'orto profuma l'aria, ed alla sera è un piacere trascorrervi quella mezz'ora per il raccolto quotidiano.
Le terre arate vengono arse dal sole come non accadeva da anni, e neanche mezza zanzare viene ad uggiare (dare fastidio) sin quassù.
Ho iniziato la fase di asciutta delle capre visto che le mungo dal primo di marzo e che il becco pare aver voglia di beccheggiare (iniziare a coprirle): hanno un bel pelo lustro, e sono sin troppo grasse.
Le Livorno hanno iniziato a calare con la produzione delle uova, e finalmente potranno dedicarsi al riposo ed alla muta (oramai prossima): producono da gennaio come non mai prima di quest'anno.
Le olive pendono dalle frasche, e seppur l'allegagione sia stata penalizzata dalle grandinate e dal forte vento di fine maggio, lasciano comunque promettere un raccolto "nella norma" (facendo i dovuti scongiuri).
I castagni, oramai in preda all'assalto del cinipide, quest'anno promettono qualche frutto.
La vigna è bella, reduce dall'inesorabile peronospora bastarda che in giugno ha comunque voluto lasciare il segno, e da un paio di attacchi di oidio (inevitabile nelle caldissime giornate di tramontana).
Insomma, queste mie parole hanno un sapore dolce, perchè ho trascorso gli ultimi due anni ad imprecare e veder marcire la roba, e tanto necessitavo di un netto segno di Vita Estiva.
Oltre al caldo l'estate ha portato anche la stanchezza (sorella siamese dell'entusiasmo), e questa mi ha provocato non pochi acciacchi: a trentasei anni continuo a chiedere al mio corpo molto di più di quanto dovrei, e con regolarità questo mi presenta il conto da pagare.
Ma non mi scoraggio, e lascio da parte l'orgoglio per dare spazio all'intelligenza, e mi lascio aiutare.
Domani caveremo le patate, gli agli e le cipolle: immagino che le pezzature siano notevolmente inferiori a quelle dell'estate 2014, ma poco conta.
Nell'aria c'è odore di polvere, di geranio, di orto, di trattore e di forno spento.
L'animo è mediamente agitato, le arrabbiature sono state tante, ma la campagna mi placa.
Svegliarsi prima dell'alba non è mai stato tanto piacevole, e la frescura del mattino rigenera più di mille preghiere: il sole nasce già caldo dal monte dietro casa, e da subito appiana tutto, dando Regola e Tempo.
L'uva sta invaiando, i caprioli continuano a bramire, l'odore di stalla non si fa pungente, ed io mi godo questa Vita, con i calli duri nelle mani, una spalla "svogliata", e le crepe sotto gli scarponi.
E tra un attimo sarà già vendemmia e frenesia.
Ma adesso è tempo di rallentare, sedersi alla meria (ombra), leggere un libro e fare l'indispensabile per recuperare le forze.
Luglio 2015: tra caldo e piacere
Ricordo l'estate 2011, con quel Luglio freddo e quell'Agosto-Settembre così caldo...
Ricordo l'Agosto 2009...
...ma per ritrovare tanto calore devo rimandare la mia memoria alla famosa estate del 2003.
Ebbene, seguendo la regola per cui "il contadino non è mai contento delle stagioni che vengono", sarò sincero con voi e me stesso, e qui lascerò un commento Anacronistico su questa estate.
Bene!
Ci voleva il caldo!
Credo che quanto dico abbia maggior valore, visto che io notoriamente non ho un bel rapporto con le alte temperature, e che le giornate INFINITE stiano pesando il doppio con questo stellone che pigia sul capo.
Non cade una goccia d'acqua (degna di tale nome) dal giorno 19 giugno, ed in questi 38 giorni al Podere si son toccati i 38°C, con delle minime anche di 22°C.
Temperature Record (va tanto di moda usare questa parola...) visti i 500m sul livello del mare, la vicinanza alle montagne, e la discreta ventilazione che caratterizza il luogo in cui vivo.
Eppure...bene così.
Per chi era riuscito a seminare c'è stata una bella trebbiatura, ed i grani son tornati abbondanti nei magazzini e nelle stive dei poderi.
La fienagione della Medica ha offerto un secondo taglio abbondante, e per chi è in valle si sta preparando un ottimo terzo taglio.
Le Api hanno lavorato come matte, la frutta c'è, e l'orto pare gradire questa calura (purchè venga annaffiato con regolarità ed abbondanza): zucchino fiorentino, pomodoro pisanello, pomodoro costoluto di firenze, melanzane fiorentine, friggitelli, zucche turbante, zucche marina di chioggia, radicchio barba di frate, peperoni, peperoncini da far ripieni, porri, sedano e basilico...tanto basilico.
L'orto profuma l'aria, ed alla sera è un piacere trascorrervi quella mezz'ora per il raccolto quotidiano.
Le terre arate vengono arse dal sole come non accadeva da anni, e neanche mezza zanzare viene ad uggiare (dare fastidio) sin quassù.
Ho iniziato la fase di asciutta delle capre visto che le mungo dal primo di marzo e che il becco pare aver voglia di beccheggiare (iniziare a coprirle): hanno un bel pelo lustro, e sono sin troppo grasse.
Le Livorno hanno iniziato a calare con la produzione delle uova, e finalmente potranno dedicarsi al riposo ed alla muta (oramai prossima): producono da gennaio come non mai prima di quest'anno.
Le olive pendono dalle frasche, e seppur l'allegagione sia stata penalizzata dalle grandinate e dal forte vento di fine maggio, lasciano comunque promettere un raccolto "nella norma" (facendo i dovuti scongiuri).
I castagni, oramai in preda all'assalto del cinipide, quest'anno promettono qualche frutto.
La vigna è bella, reduce dall'inesorabile peronospora bastarda che in giugno ha comunque voluto lasciare il segno, e da un paio di attacchi di oidio (inevitabile nelle caldissime giornate di tramontana).
Insomma, queste mie parole hanno un sapore dolce, perchè ho trascorso gli ultimi due anni ad imprecare e veder marcire la roba, e tanto necessitavo di un netto segno di Vita Estiva.
Oltre al caldo l'estate ha portato anche la stanchezza (sorella siamese dell'entusiasmo), e questa mi ha provocato non pochi acciacchi: a trentasei anni continuo a chiedere al mio corpo molto di più di quanto dovrei, e con regolarità questo mi presenta il conto da pagare.
Ma non mi scoraggio, e lascio da parte l'orgoglio per dare spazio all'intelligenza, e mi lascio aiutare.
Domani caveremo le patate, gli agli e le cipolle: immagino che le pezzature siano notevolmente inferiori a quelle dell'estate 2014, ma poco conta.
Nell'aria c'è odore di polvere, di geranio, di orto, di trattore e di forno spento.
L'animo è mediamente agitato, le arrabbiature sono state tante, ma la campagna mi placa.
Svegliarsi prima dell'alba non è mai stato tanto piacevole, e la frescura del mattino rigenera più di mille preghiere: il sole nasce già caldo dal monte dietro casa, e da subito appiana tutto, dando Regola e Tempo.
L'uva sta invaiando, i caprioli continuano a bramire, l'odore di stalla non si fa pungente, ed io mi godo questa Vita, con i calli duri nelle mani, una spalla "svogliata", e le crepe sotto gli scarponi.
E tra un attimo sarà già vendemmia e frenesia.
Ma adesso è tempo di rallentare, sedersi alla meria (ombra), leggere un libro e fare l'indispensabile per recuperare le forze.
Luglio 2015: tra caldo e piacere
sabato 20 giugno 2015
Racconto di Vita Anacronistica:la mia campagna ed un'età complicata (4° parte)
A sedici anni sono tante le idee che passano per la testa, e per me era già tempo di bilanci.
Pensavo spesso alla mia infanzia fatta di affetto ed attenzioni, immersa in tutti quei nonni e fatta di giratine e lunghe chiacchierate.
Pensavo e ricordavo quando desideravo essere un Vigile Urbano (prima) ed un Pompiere (dopo), e quando soffrivo all'idea che babbo e mamma mai avrebbero accettato un cane nella loro casa.
Pensavo e sorridevo "dall'alto" dei miei sedici anni, con un motorino da enduro di seconda mano che tanto mi faceva sembrare "più grande", mentre c'erano Amici che se ne andavano ed Amici che arrivavano.
A sedici anni conobbi l'Amore, quello fatto di struggimento e batticuore, quello che ti fa sognare e soffrire, ed entrai ufficialmente nel "frullatore della vita", accostandomici lentamente, sempre un passo indietro alla massa, sempre con un occhio a ciò che era considerato diverso o troppo lontano nel tempo.
A sedici anni ero uno studente, uno studente da seiemezzo, che continuava a stare ostinato nei suoi sogni, e che leggeva...anzi, divorava libri su libri: tutto m'interessava, e passavo dai grandi classici della narrativa italiana alla fantascienza, dai libri di politica a quelli di astronomia, dalle novelle dell'ottocento, agli autori internazionali contemporanei.
Carlo Cassola, Charles Dickens, Isaac Asimov, Pablo Neruda, Ernest Hemingway, Dante Alighieri, George Orwell, Renato Fucini (Neri Tanfucio), Arthur C. Clarke...questi forse i miei preferiti di allora (e molti lo sono tutt'oggi).
Leggevo, ed avevo bisogno di farlo, per ritrovarmi in quella dimensione che inevitabilmente rischiava di mancarmi in quel momento: avere sedici anni non era cosa facile per un ragazzo che amava le stelle e l'Agricoltura, che non aveva la ragazza e che si appassionava ad ascoltare la musica lirica, che si addentrava nelle proprie rivoluzioni, e che si ostinava a costruire il suo futuro.
Mattone dopo mattone, erigevo le fondamenta del mio essere Uomo, e sorridevo ai piaceri della Vita, senza però distrarmi troppo, sempre mantenendo una certa rigidità che mi manteneva solido nella mia posizione.
Ma la gioia più grande era rappresentata dai momenti in cui potevo stare in Campagna, e sentirmi "più vicino all'essere Uomo".
L'emozione di quella nuova esperienza racchiudeva tutta quella spontanea/soppressa voglia di "provare in Agricoltura": provare, e per la prima volta farlo con qualcosa di mio.
Cinque erano i kilometri che ci separavano da quel pezzo di terra dove le sperimentazioni erano finalmente possibili, dove potevo cimentarmi nell'opera che maggiormente sarebbe stata complicata per me: volevo coinvolgere babbo.
Sapevo che mia madre mi avrebbe seguito, nonostante gli impegni di lavoro, nonostante la sua scarsa preparazione, sapevo che per lei sarebbe bastato anche soltanto "un etto" del mio entusiasmo per essere coinvolta.
Sapevo che avevo anche i nonni dalla mia parte, e che avrei avuto un valido aiuto (magari anche pratico) nella gestione di questo impegno.
Ma sapevo che babbo sarebbe stato l'osso duro, e che coinvolgerlo prevedeva un piano ben preciso: invogliarlo, prendendola alla larga, senza mai forzare la mano.
Il fato volle che in quella terra ci fosse un laghetto, un laghetto che ai tempi frequentavamo come pescatori: silenzioso, lontano dalla gente, di cui ne conoscevamo il proprietario, e tutto ci faceva sentire "padroni" di quell'angolo verde.
Pescavamo, e mentre i fagiani cantavano, io guardavo quelle interminabili file di ulivi, quei vecchi prati da riseminare, e sentivo l'acqua (tanta acqua!) scrosciare. Una baracca di lamiera vuota, una grande voliera in disuso, ed una lunga striscia di terra che costeggiava il ruscello: tutto doveva apparire come "solo di contorno" al laghetto che adoravamo frequentare.
Non ho mai capito quanto fui realmente diabolicamente astuto nel farlo cedere, o quanto babbo seppe innamorarsi dell'idea di fare campagna, ma dal laghetto alla voliera il passo fu più breve del previsto.
Ricordo le sue parole: "Pochi animali. Poco impegno. E ci pensi te!"
In quel fare autoritario c'era tutta la voglia di condividere qualcosa con figliolo, e da lì a breve arrivarono i primi animali...e di lì a poco condividemmo uno dei momenti più belli della Mia Vita.
Andai in campagna, dall'amico A., e sua madre mi affidò i primi tre polli: una coppia di "Livornesi nani" (semplicemente dei meticci non ben definiti...) ed una femmina di Collo Nudo Italico.
Fiero della conquista, ricordo che lasciai i tre polli liberi nella voliera, e che subito feci capire ai miei quanto quella voliera fosse Troppo" grande per quei tre polli".
Trascorsero due mesi, il giusto tempo per metabolizzare la cosa, e capire che "visto che si doveva andare alla terra per tre polli...potevamo anche tenerne qualche altro!".
Arrivarono le prime quattro galline ovaiole, e dopo poco le gallinelle (faraone).
I miei sabati pomeriggio erano divenuti improvvisamente così brillanti, e quell'odore di pollaio mi faceva sentire più vicino a quello che volevo diventare.
A scuola parlavo con i miei amici di tutto questo, e tutti avevano consigli da darmi su come gestire quelle bestiole, e cosa dare da mangiare loro.
Ed ecco che il compagno di classe, quello con l'onda nei capelli, mi volle fare un regalo: una coppia di anatroccoli appena nati, che direttamente dalla sua "montagna- non montagna", mi portò in una scatola da scarpe accuratamente forata.
Uscii da scuola un'ora prima quel giorno, e seduto in un angolo fuori dalle Poste, mi godevo quella calda giornata con la scatola sulle ginocchia, e guardavo quegli anatroccoli giocherellare tra le mie mani. Sul pullman, durante il viaggio di ritorno, contavo i minuti che mi separavano dall'incontro con i miei genitori, ed ero ansioso di portare questi due nuovi piccoli animali nella mia "Fattoria".
Non ricordo bene come andò, ma ricordo che Nanù, questo il nome del maschio, si fece largo nei nostri cuori e che tutt'oggi viene nominato da mia madre con gli occhi lustri d'emozione.
Arrivarono poi i conigli, le colombelle, altre galline, ed il lavoro aumentò notevolmente.
Era babbo che se ne sobbarcava il peso, in un momento in cui lo studio mi stava assorbendo sin troppo.
Continuavo a leggere, frequentavo nuovi amici, e facevo le mie interminabili giratine (questa volta con il motorino) per poderi abbandonati ad immaginare ristrutturazioni e riorganizzazioni.
Continuavo anche a frequentare il podere di A. anche quando lui decise di lasciare la scuola ed andare a lavoro fuori: la sua mamma non stava bene in salute, e le pecore da mungere erano sempre tante, e fu così che mi chiese un aiuto, e che per un periodo cavalcavo il mio motorino ogni qualvolta potevo per andare ad aiutarla.
Lei mi regalava sempre un bottiglione di latte, ed al mio ritorno a casa mi dilettavo a fare il rovaggiolo o qualche piccola forma di cacio.
L'odore del latte nelle mani tutt'oggi è uno tra i profumi che preferisco.
La mia adolescenza non è stata certo uno dei momenti migliori, e sopratutto il periodo che va dai sedici ai diciotto anni era fatto di rinunce, delusioni, battute d'arresto. Ma l'entusiasmo non mi mancava, e seppur spesso mi sentissi solo nelle mie convinzioni, andavo avanti con ottimismo: era facile avere amici parlando di motocross ed auto da corsa, discoteca e vestiti alla moda...mentre meno facile (ed era il mio caso) lo era parlando di trattori ed orto, mungitura e poderi.
Rimanevano sempre i tre amici della scuola: il ragazzone delle pianure, quello con gli occhietti ravvicinati, e quello con l'onda nei capelli.
Per loro era comunque facile essere in quel modo, visto che erano figli e nipoti di agricoltori, e che vivevano in paesi/comunità che si basavano sull'agricoltura; io rimanevo il primo della razza mia ad aver fatto quella scelta, e questo spesso faceva apparire tutto più difficile.
Al mio paese cercavo di adeguarmi, per sopravvivere in quella jungla spietata fatta di adolescenti che volevano fuggire dalla campagna fatta di miseria e sporcizia.
Poi un giorno mi svegliai, ed il calendario mi ricordò che avevo 18 anni: finalmente maggiorenne, ricordo il senso di libertà che provai nel fare il mio primo giro in motorino senza casco, con una qualche sigaretta nascosta chissà dove, e quel girare di primo mattina lungo le strade della campagna attorno al paese.
Pranzammo da mia Zia, e per l'occasione mi misi a far "discorsi da grande" al tavolino, facendo sorridere i miei perenti: per lo Stato ero grande, e per regalo ricevetti una motozzappa.
"Cosa vorresti per i tuoi diciotto anni?"
Ricordo mio nonno, che sorridente mi chiedeva questo mentre passeggiavamo sotto i pini del parco di fronte a casa sua "...vorresti una moto più grande....oppure una macchina?"
Erano altri tempi, di quelli in cui si usava regalare la macchina (usata) al nipote, ma io non ebbi alcun dubbio sulla mia risposta, e di lì a poco mi scelsi una bellissima motozzappa nuova fiammante.
Quando oggi racconto questo faccio sorridere chi mi ascolta, ma io VERAMENTE LA DESIDERAVO più di una Uno, una Fiesta, o una 205.
Quando il furgone scaricò il bolide alla terra, ricordo nitidamente quanto il cuore mi battesse forte per l'euforia, e subito lanciai un'occhiata a babbo dicendo "Ora si fa sul serio!".
Quell'estate è stata eccezionale, fatta di tantissima campagna, nuovi amici (tra cui Enne), le ragazze, tanta musica, e quel sentirsi grande.
Presi la patente in meno di due mesi, mentre mi allenavo con 'auto di babbo tra gli olivi della terra che avevamo in gestione.
Facevo l'orto, e che orto: io mettevo idee, progettazione, forza lavoro e l'uso della motozzappa; babbo metteva la costanza, il quotidiano, l'estetica e le rifiniture.
La mattina spesso mi svegliavo presto, e andavo con babbo a cogliere la verdura, poi mi trattenevo con gli animali (avevamo tantissimi conigli), e poi era ora di rincasare, di sciacquarsi, e di andare con gli amici a zonzo...e la sera potevo finalmente fare tardi, andare alle feste, andare a ballare, e vivere quell'estate come mai prima ero riuscito a fare.
A settembre iniziai l'ultimo anno, quello del diploma, e la consapevolezza di essere ad un passo dal primo grande traguardo che mi ero prefissato mi dava adrenalina e consapevolezza.
Avevo finalmente amici che mi "accettavano" (e sopratutto mi volevan bene) per quello che ero, senza maschere scomode da sostenere, e che mi ascoltavano nei miei interminabili racconti, Avevo la maturità a pochi mesi di fronte a me. Avevo così tanti progetti...e vedevo avvicinarsi il mio Sogno: Vivere di Agricoltura.
Ma la Vita talvolta ti porta a fare strani giri...
Queste le altre parti del racconto:
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronistica-dal.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/05/racconto-di-vita-anacronisticalo-studio.html
Pensavo spesso alla mia infanzia fatta di affetto ed attenzioni, immersa in tutti quei nonni e fatta di giratine e lunghe chiacchierate.
Pensavo e ricordavo quando desideravo essere un Vigile Urbano (prima) ed un Pompiere (dopo), e quando soffrivo all'idea che babbo e mamma mai avrebbero accettato un cane nella loro casa.
Pensavo e sorridevo "dall'alto" dei miei sedici anni, con un motorino da enduro di seconda mano che tanto mi faceva sembrare "più grande", mentre c'erano Amici che se ne andavano ed Amici che arrivavano.
A sedici anni conobbi l'Amore, quello fatto di struggimento e batticuore, quello che ti fa sognare e soffrire, ed entrai ufficialmente nel "frullatore della vita", accostandomici lentamente, sempre un passo indietro alla massa, sempre con un occhio a ciò che era considerato diverso o troppo lontano nel tempo.
A sedici anni ero uno studente, uno studente da seiemezzo, che continuava a stare ostinato nei suoi sogni, e che leggeva...anzi, divorava libri su libri: tutto m'interessava, e passavo dai grandi classici della narrativa italiana alla fantascienza, dai libri di politica a quelli di astronomia, dalle novelle dell'ottocento, agli autori internazionali contemporanei.
Carlo Cassola, Charles Dickens, Isaac Asimov, Pablo Neruda, Ernest Hemingway, Dante Alighieri, George Orwell, Renato Fucini (Neri Tanfucio), Arthur C. Clarke...questi forse i miei preferiti di allora (e molti lo sono tutt'oggi).
Leggevo, ed avevo bisogno di farlo, per ritrovarmi in quella dimensione che inevitabilmente rischiava di mancarmi in quel momento: avere sedici anni non era cosa facile per un ragazzo che amava le stelle e l'Agricoltura, che non aveva la ragazza e che si appassionava ad ascoltare la musica lirica, che si addentrava nelle proprie rivoluzioni, e che si ostinava a costruire il suo futuro.
Mattone dopo mattone, erigevo le fondamenta del mio essere Uomo, e sorridevo ai piaceri della Vita, senza però distrarmi troppo, sempre mantenendo una certa rigidità che mi manteneva solido nella mia posizione.
Ma la gioia più grande era rappresentata dai momenti in cui potevo stare in Campagna, e sentirmi "più vicino all'essere Uomo".
L'emozione di quella nuova esperienza racchiudeva tutta quella spontanea/soppressa voglia di "provare in Agricoltura": provare, e per la prima volta farlo con qualcosa di mio.
Cinque erano i kilometri che ci separavano da quel pezzo di terra dove le sperimentazioni erano finalmente possibili, dove potevo cimentarmi nell'opera che maggiormente sarebbe stata complicata per me: volevo coinvolgere babbo.
Sapevo che mia madre mi avrebbe seguito, nonostante gli impegni di lavoro, nonostante la sua scarsa preparazione, sapevo che per lei sarebbe bastato anche soltanto "un etto" del mio entusiasmo per essere coinvolta.
Sapevo che avevo anche i nonni dalla mia parte, e che avrei avuto un valido aiuto (magari anche pratico) nella gestione di questo impegno.
Ma sapevo che babbo sarebbe stato l'osso duro, e che coinvolgerlo prevedeva un piano ben preciso: invogliarlo, prendendola alla larga, senza mai forzare la mano.
Il fato volle che in quella terra ci fosse un laghetto, un laghetto che ai tempi frequentavamo come pescatori: silenzioso, lontano dalla gente, di cui ne conoscevamo il proprietario, e tutto ci faceva sentire "padroni" di quell'angolo verde.
Pescavamo, e mentre i fagiani cantavano, io guardavo quelle interminabili file di ulivi, quei vecchi prati da riseminare, e sentivo l'acqua (tanta acqua!) scrosciare. Una baracca di lamiera vuota, una grande voliera in disuso, ed una lunga striscia di terra che costeggiava il ruscello: tutto doveva apparire come "solo di contorno" al laghetto che adoravamo frequentare.
Non ho mai capito quanto fui realmente diabolicamente astuto nel farlo cedere, o quanto babbo seppe innamorarsi dell'idea di fare campagna, ma dal laghetto alla voliera il passo fu più breve del previsto.
Ricordo le sue parole: "Pochi animali. Poco impegno. E ci pensi te!"
In quel fare autoritario c'era tutta la voglia di condividere qualcosa con figliolo, e da lì a breve arrivarono i primi animali...e di lì a poco condividemmo uno dei momenti più belli della Mia Vita.
Andai in campagna, dall'amico A., e sua madre mi affidò i primi tre polli: una coppia di "Livornesi nani" (semplicemente dei meticci non ben definiti...) ed una femmina di Collo Nudo Italico.
Fiero della conquista, ricordo che lasciai i tre polli liberi nella voliera, e che subito feci capire ai miei quanto quella voliera fosse Troppo" grande per quei tre polli".
Trascorsero due mesi, il giusto tempo per metabolizzare la cosa, e capire che "visto che si doveva andare alla terra per tre polli...potevamo anche tenerne qualche altro!".
Arrivarono le prime quattro galline ovaiole, e dopo poco le gallinelle (faraone).
I miei sabati pomeriggio erano divenuti improvvisamente così brillanti, e quell'odore di pollaio mi faceva sentire più vicino a quello che volevo diventare.
A scuola parlavo con i miei amici di tutto questo, e tutti avevano consigli da darmi su come gestire quelle bestiole, e cosa dare da mangiare loro.
Ed ecco che il compagno di classe, quello con l'onda nei capelli, mi volle fare un regalo: una coppia di anatroccoli appena nati, che direttamente dalla sua "montagna- non montagna", mi portò in una scatola da scarpe accuratamente forata.
Uscii da scuola un'ora prima quel giorno, e seduto in un angolo fuori dalle Poste, mi godevo quella calda giornata con la scatola sulle ginocchia, e guardavo quegli anatroccoli giocherellare tra le mie mani. Sul pullman, durante il viaggio di ritorno, contavo i minuti che mi separavano dall'incontro con i miei genitori, ed ero ansioso di portare questi due nuovi piccoli animali nella mia "Fattoria".
Non ricordo bene come andò, ma ricordo che Nanù, questo il nome del maschio, si fece largo nei nostri cuori e che tutt'oggi viene nominato da mia madre con gli occhi lustri d'emozione.
Arrivarono poi i conigli, le colombelle, altre galline, ed il lavoro aumentò notevolmente.
Era babbo che se ne sobbarcava il peso, in un momento in cui lo studio mi stava assorbendo sin troppo.
Continuavo a leggere, frequentavo nuovi amici, e facevo le mie interminabili giratine (questa volta con il motorino) per poderi abbandonati ad immaginare ristrutturazioni e riorganizzazioni.
Continuavo anche a frequentare il podere di A. anche quando lui decise di lasciare la scuola ed andare a lavoro fuori: la sua mamma non stava bene in salute, e le pecore da mungere erano sempre tante, e fu così che mi chiese un aiuto, e che per un periodo cavalcavo il mio motorino ogni qualvolta potevo per andare ad aiutarla.
Lei mi regalava sempre un bottiglione di latte, ed al mio ritorno a casa mi dilettavo a fare il rovaggiolo o qualche piccola forma di cacio.
L'odore del latte nelle mani tutt'oggi è uno tra i profumi che preferisco.
La mia adolescenza non è stata certo uno dei momenti migliori, e sopratutto il periodo che va dai sedici ai diciotto anni era fatto di rinunce, delusioni, battute d'arresto. Ma l'entusiasmo non mi mancava, e seppur spesso mi sentissi solo nelle mie convinzioni, andavo avanti con ottimismo: era facile avere amici parlando di motocross ed auto da corsa, discoteca e vestiti alla moda...mentre meno facile (ed era il mio caso) lo era parlando di trattori ed orto, mungitura e poderi.
Rimanevano sempre i tre amici della scuola: il ragazzone delle pianure, quello con gli occhietti ravvicinati, e quello con l'onda nei capelli.
Per loro era comunque facile essere in quel modo, visto che erano figli e nipoti di agricoltori, e che vivevano in paesi/comunità che si basavano sull'agricoltura; io rimanevo il primo della razza mia ad aver fatto quella scelta, e questo spesso faceva apparire tutto più difficile.
Al mio paese cercavo di adeguarmi, per sopravvivere in quella jungla spietata fatta di adolescenti che volevano fuggire dalla campagna fatta di miseria e sporcizia.
Poi un giorno mi svegliai, ed il calendario mi ricordò che avevo 18 anni: finalmente maggiorenne, ricordo il senso di libertà che provai nel fare il mio primo giro in motorino senza casco, con una qualche sigaretta nascosta chissà dove, e quel girare di primo mattina lungo le strade della campagna attorno al paese.
Pranzammo da mia Zia, e per l'occasione mi misi a far "discorsi da grande" al tavolino, facendo sorridere i miei perenti: per lo Stato ero grande, e per regalo ricevetti una motozzappa.
"Cosa vorresti per i tuoi diciotto anni?"
Ricordo mio nonno, che sorridente mi chiedeva questo mentre passeggiavamo sotto i pini del parco di fronte a casa sua "...vorresti una moto più grande....oppure una macchina?"
Erano altri tempi, di quelli in cui si usava regalare la macchina (usata) al nipote, ma io non ebbi alcun dubbio sulla mia risposta, e di lì a poco mi scelsi una bellissima motozzappa nuova fiammante.
Quando oggi racconto questo faccio sorridere chi mi ascolta, ma io VERAMENTE LA DESIDERAVO più di una Uno, una Fiesta, o una 205.
Quando il furgone scaricò il bolide alla terra, ricordo nitidamente quanto il cuore mi battesse forte per l'euforia, e subito lanciai un'occhiata a babbo dicendo "Ora si fa sul serio!".
Quell'estate è stata eccezionale, fatta di tantissima campagna, nuovi amici (tra cui Enne), le ragazze, tanta musica, e quel sentirsi grande.
Presi la patente in meno di due mesi, mentre mi allenavo con 'auto di babbo tra gli olivi della terra che avevamo in gestione.
Facevo l'orto, e che orto: io mettevo idee, progettazione, forza lavoro e l'uso della motozzappa; babbo metteva la costanza, il quotidiano, l'estetica e le rifiniture.
La mattina spesso mi svegliavo presto, e andavo con babbo a cogliere la verdura, poi mi trattenevo con gli animali (avevamo tantissimi conigli), e poi era ora di rincasare, di sciacquarsi, e di andare con gli amici a zonzo...e la sera potevo finalmente fare tardi, andare alle feste, andare a ballare, e vivere quell'estate come mai prima ero riuscito a fare.
A settembre iniziai l'ultimo anno, quello del diploma, e la consapevolezza di essere ad un passo dal primo grande traguardo che mi ero prefissato mi dava adrenalina e consapevolezza.
Avevo finalmente amici che mi "accettavano" (e sopratutto mi volevan bene) per quello che ero, senza maschere scomode da sostenere, e che mi ascoltavano nei miei interminabili racconti, Avevo la maturità a pochi mesi di fronte a me. Avevo così tanti progetti...e vedevo avvicinarsi il mio Sogno: Vivere di Agricoltura.
Ma la Vita talvolta ti porta a fare strani giri...
Queste le altre parti del racconto:
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronistica-dal.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
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