Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

lunedì 23 maggio 2022

Agricoltura di Montagna, parte 4: il confronto con il clima

In Montagna è sempre duro il confronto con il clima.
In Montagna tutto può essere improvviso, dove l'uomo si fa ancora più piccolo di fronte alla roboante necessità espressiva di un clima che raramente avvisa.

Durante una passeggiata in montagna sarà capitato ai più di imbattersi in un acquazzone improvviso, in quella nuvola scura che scarica senza troppi convenevoli sulla testa dei "malcapitati" escursionisti.
In Montagna il maglione ed il k-way ci vogliono sempre, anche quando il sole splende.
In Montagna è bene essere previdenti e premunirsi dell'occorrente per non incappare in spiacevoli situazioni.

Immaginate adesso che cosa voglia dire essere Agricoltore in Montagna.
La prima considerazione è che maglione e k-way non si possono mettere in mille situazioni, e che il lavoro svolto può subire repentini cambi di programma, interruzioni, e spesso veri e propri abbandoni.
Si guarda il calendario lunare, si consultano i vari meteo, e la sera avanti si tiene il naso all'insù per tentare di capire quali bizze farà la stagione all'indomani.
I dolori alle ossa sono universale avvisaglia.
Ma spesso non basta.
La banderuola rumorosa ci avvisa che il vento cambia, e dal letto il latrare del cane sembra più lontano: vento da nord, e nessuno lo aveva previsto.
Se in estate il vento da nord porta fresco a cielo terso, in inverno porta freddo e bufere.
Lo stesso vento, in momenti diversi dell'annata, può essere un buon aiuto al lavoro, o piuttosto può rappresentare una lunga interruzione al lavoro da svolgere.
Il vento forte, quello che ti prende a ceffoni, e che fa davvero male, arriva in quei due o tre giorni di fila, e si scaglia contro la casa come a volerne testare ogni genere di resistenza.
Il vento, quello forte...ma forte davvero, quassù fa danni, si sbatacchia contro il fianco di un colle, e se ci si mette d'impegno lo spoglia di alberi e boschi.
Il vento in Montagna non manca mai.
La pioggia poi, quella arriva all'improvviso, talvolta con l'unico preavviso di un tuono, sordo e minaccioso, che lascia spazio ad un acquazzone.
Oppure la pioggia portata dalle nuvole basse, fine e bagnatissima, che s'appiccica addosso e pare volerti trapassare lo sterno: pioggia che non fa rumore questa, ma che bagna anche l'anima del povero Agricoltore.
La Neve, forse l'espressione più caratteristica del clima Montano.
Cornice ed attrice della vita di quota, che sia agricola o non.
La Neve spesso la si sente arrivare nell'odore dell'aria.
La Neve quasi sempre è annunciata da previsioni veritiere.
La Neve sempre arriva quando le pare, e rimane quanto le pare.
Tutto si deve fermare, almeno all'inizio, giusto il tempo di capire come procedere: potrebbe bastare ben poco per continuare la propria vita (in Montagna la Gente è attrezzata), oppure ci sarà da lavorare non poco per riuscire a combinare qualcosa (la Neve è faticosa da spostare), oppure di casa non si esce e...ed il tempo si può anche fermare (ci si adatta in montagna).

Delle decine di nevicate che ho vissuto in questi ultimi anni, ce ne sono state alcune che mi hanno permesso di continuare a lavorare, altre che mi hanno fatto faticare molto prima di riuscire ad arrivare al paese, ed alcune che...che mi hanno imposto do adattarmi, togliendomi la corrente elettrica (anche per lunghi periodi...giorni), bloccando la via di casa (e lasciandomi quindi isolato...ancora di più), e facendomi usare la neve stessa come unica risorsa idrica (anche per lunghi giorni).
Ma ci si deve far pace con questo: fa parte di questo luogo, è imprevedibile, e comanda sempre lui.
Il clima in Montagna, comanda sempre lui.
Ma come Agricoltore ci sono animali da accudire, lavori da terminare, scadenze che passano in secondo piano, e...fatica, fatica, ed enorme fatica.
Ci vorrebbe l'inchiostro di un'intera penna per scrivere quanto sia faticoso dover contrastare il clima.
E solo la bandiera bianca impugnata da ultimo può far capire all'Agricoltore che non si deve contrastare, ma ci si deve confrontare con il clima, consapevoli che sia Lui a vincere sempre e comunque.
Ed allora come si fa?
intanto ci si da pace, perchè se si sta bene nel petto, s'affronta meglio il tutto, perfino le avversità.
Oggi con un semplice telefono di possono consultare almeno dieci app di meteorologia, e quindi è bene tenersi aggiornati non soltanto dalla sera precedente, ma anche nel corso della giornata stessa, più e più volte.  Saper leggere barometro ed anemometro, conoscere venti e nuvole diverse, dar spazio all'olfatto che tanto ha da dirti anche sul clima, fermarsi ad osservare il comportamento degli animali selvatici (loro non hanno gli smartphone..eppure anticipano sempre).
Ma non sarà mai abbastanza, e l'incognita accompagnerà la vita anche dell'Agricoltore di Montagna.



mercoledì 4 maggio 2022

Agricoltura di Montagna, parte 3: la gente di montagna

Non importa quanto sia alta la Montagna, o quale che sia la regione.
Custodi.
La gente di montagna prima di tutto è fatta di Custodi.
Custodi di un territorio, Custodi di una tradizione, Custodi della Natura.
La gente di montagna ha la pelle dura, il volto scolpito, l'animo sincero, le mani laboriose, e spesso dosa le parole.
La gente di montagna ti osserva senza farti pensare che lo stia facendo, è cordiale, ha buon cuore, è rispettosa, ma non si concede mai tutto assieme.
La gente di montagna, temprata nell'animo e nel fisico, non si perde in chiacchiere superficiali, ma mira all'essenza delle cose.


Arrivare in montagna è stato un percorso lungo, tortuoso, spesso doloroso, ma liberatorio.
Quando si arriva in montagna, se per prima è l'aria fina e fresca ad accoglierci, è poi la bellezza a sovrastarci.
In montagna il bello lo si sente nel petto, diretto come un pugno, quasi a far male, salvo poi lasciare quell'indelebile sensazione di grandezza, apertura, ed innamoramento.
Le case, i villaggi, le vette, i pascoli, i boschi: tutto è diverso, in una unicità che solo in quota la si può ritrovare, quasi come incastonata e protetta dal resto del mondo.
L'accoglienza spesso inganna chi arriva: se è vero che nei centri turistici la gente è assai più avvezza al dialogo, e all'accoglienza, è nei piccoli borghi lontani dal traffico  e dalle consuete villeggiature che si può ancora ritrovare quella "resistenza" al forestiero dichiarata spesso in modo palese.
A volte ti danno la mano, ponendotela lentamente, quasi come a volerti studiare sino all'ultima frazione  di secondo prima di concedere quel contatto, e nei loro occhi passa la curiosità al pari della titubanza.
Alcune frasi che potrete sentirvi dire sono:
"Passa tanta gente qui d'estate, ma d'inverno siam rimasti in pochi, e tutti vecchi", oppure "non ci sono comodità qui, ed i giovani sono partiti tutti, da decenni" ed ancora "morti noi morirà il borgo".
Poche parole, dirette, a ribadire quei concetti che son cari a loro, e che è importante che chi arriva possa conoscere da subito.
L'inverno è duro, i rimasti sono i vecchi, le tradizioni rischiano di svanire.
Veniamo accolti da un monito che da subito deve metterci in guardia: in montagna le cose sono difficili, ed oggi le cose difficili non piacciono alle nuove generazioni.
L'isolamento, vissuto come un'abitudine, non è una drastica eventualità, ma un compagno di vita da sempre per la Gente di Montagna.
Non si sgomentano certo se c'è da spalare neve, o da rimanere serrati dentro l'uscio di casa: legna e vettovaglie non mancano mai.
Persone pronte, che sanno prevenire, seppur negli ultimi anni stiano subendo profondamente tutti i cambiamenti del clima.
Camminando per un villaggio e spesso possibile scorgere numerose case chiuse, talvolta anche in preda all'abbandono.
Le seconde case si popolano in estate, nelle vacanze natalizie e quelle pasquali, ma l'anno in montagna dura assai più giorni. di quelli delle vacanze.
Nel resto del tempo tanti sono i luoghi dove il latrare di un cane, piuttosto che il campano di una mucca, sono gli unici rumori che accompagnano quelli del vento, degli uccelli, della pioggia.
Oltre le mete sciistiche, oltre le perle annoverate nelle guide turistiche, oltre i luoghi di passaggio, o gli affacci sui siti da visitare ...oltre tutto questo c'è una montagna da scoprire, sempre con Rispetto.
Il Rispetto guida anche lo scambio sociale che il nuovo arrivato deve imparare: entrare in punta di piedi, senza eclatanze, e con la voglia di ascoltare nel tempo e nei dialetti del luogo.


L'approvvigionamento delle bottiglie d'acqua alla fonte, un sorriso e l'augurio di un buon giorno, la carezza data ad un cane, i complimenti per il balcone fiorito, un sorriso sincero: per quanto mi riguarda questi sono stati i miei primi passi quando ci trasferimmo.
La richiesta d'informazioni, e quella curiosità gentile e mai invadente, hanno poi fatto da motore a tutto il resto.
Io, che vivo lontano da tutto, non ho avuto fretta e smania nel presentarmi alla gente di qui, ed ogni volta che scendo al paese, o che passo nel borgo, trovo persone che mi salutano, mi appellano con nomignoli divertenti, e che mi chiedono del mio lavoro e della mia famiglia.
Come in un abbraccio lungo, a volte m'illudo di essere uno di loro.
"Ma rimarrai sempre un forestiero", prima detto in modo serio, oggi ribadito scherzando: ma a me la Montagna mi è entrata nel cuore, proprio come la sua Gente.



martedì 29 marzo 2022

Fine Marzo: Rincari, Crisi e Siccità


Io non sono un economista.
Io sono fortemente incaXXato.

l giorno 22 Marzo è stata celebrata la Giornata Mondiale dell'Acqua.
Grazie a questa ricorrenza, radio e giornali hanno deciso di dare spazio ed approfondimenti alla situazione climatica che la nostra penisola sta vivendo.
Un'(ennesima) anomalia meteorologica che vede l'assenza delle precipitazioni sull'Italia oramai da tanto, da troppo tempo: mesi di assenza delle precipitazioni con relative crisi idriche per colture in atto e colture da mettere a dimora.
La Giornata Mondiale dell'Acqua è quindi divenuto un pretesto per dare voce agli Agricoltori, e credo che in pochi siano riusciti a non inciampare almeno in qualche considerazione fatta sulla Grave Crisi Agricola in corso.
Ma facciamo un passo indietro...
Da oltre un mese quello che si sta consumando in Ucraina è stato il pretesto per un domino dei rincari di molti dei beni di prima necessità: farina, pasta , olio di semi, pane, e non ultimo il carburante.
Ma forse non tutti sanno che il mangime ad uso zootecnico sta scarseggiando in molte parti d'Italia, dove viene praticato l'allevamento intensivo o dei grandi numeri, o per chi ha contratti d'acquisto con l'estero.
Parallelamente a questo, Tutti stiamo subendo una crisi energetica, seppur l'energia ad oggi MAI sia mancata, seppur fino ad oggi il gas sia regolarmente arrivato in Italia, e regolarmente distribuito alle centrali elettriche, alle industrie ed alle abitazioni civili
Parallelamente Tutti stiamo subendo la crisi del grano, seppur in molte zone del conflitto bellico ancora il grano ancora non sia stato seminato, e l'assenza delle trebbiature sia ancora lontana mesi.
Parallelamente Tutti stiamo subendo il rincaro di prodotti alimentari senza comprenderne bene  il perchè: non ci sarà il mais per fare l'olio di semi, e quindi rincara l'olio extravergine di oliva che dall'Italia esportiamo in tutto il mondo, oppure ci dimentichiamo che esistono altri tipi di oli di semi (che comunque rincarano).
Un eco...anticipatorio: stiamo pagando di più qualcosa che attualmente c'è, e che direttamente non è stato ancora direttamente scalfito dalla guerra.
Un eco anticipatorio che sta mietendo vittime, ed indovinate chi per primo paga le conseguenze di tutto questo?
L'Agricoltore, Anacronistico o non, e sta pagando a caro prezzo.
Mi si spezza il cuore quando sento di Allevatori della pianura padana che devono abbattere e destinare alla macellazione Vacche da latte gravide, poichè non avrebbero mangime per allevare madre e prole, rinunciando anche alla produzione di quel latte che dovrebbe portare sostentamento alle aziende in questione.
Follia allo stato puro.
Badate bene, non voglio intraprendere un discorso di politica agraria, o di gestione aziendale, seppur tante ne avrei da dire come Agricoltore.
Concentriamoci sull'Agricoltore di turno che non ha di che sfamare i propri animali, animali non propriamente indicati per il reddito derivante dalla loro macellazione (una vacca da latte viene macellata a fine carriera o se produce poco latte...non certo quando è gravida).
Concentriamoci adesso su quell'agricoltore che i Aprile semina il mais: centinaia di aziende vivono di Mais in moltissime parti pianeggianti dell'intera nostra Nazione.
Ecco, proprio quell'agricoltore, che ha lavorato i terreni nel mese scorso, adesso si trova di fronte ad un bivio: seminare o rinunciare?
Il Mais da seme scarseggia per motivi che continuo ad ignorare, visto che viene selezionato da aziende specifiche, e destinato alla semina già dalla sua post trebbiatura nell'estate precedente.
Il Mais da seme dovrebbe essere stivato nei magazzini, e pronto alla vendita da tempo...ma in molti sostengono che ci sia una scarsa reperibilità del seme, e quello che c'è è molto caro.
Quindi, poco seme e molto caro.
L'Agricoltore per seminare i suoi tanti ettari di pianura ha bisogno di trattori grandi, che muovano macchinari altrettanto grandi, e cosa ci vuole per fare tutto questo?
Gasolio.
Ma il Gasolio agricolo è arrivato a toccare prezzi da fantascienza, come nel peggiore dei racconti distopici.
Quindi il rincaro del carburante, sommato al poco seme che costa tanto, rappresenta un ENORME PROBLEMA per l'agricoltore che deve accingersi a seminare.
Ma ecco che il colpo di grazie lo da il clima.
Nemmeno una goccia d'acqua, per mesi, con una siccità che non ha eguali negli ultimi decenni.
Interi comuni nel nord Italia che hanno iniziato il razionamento delle acque irrigue...in Marzo.
Terreni duri, che comportano maggiore sforzo dei macchinari, e quindi maggior carburante.
Ed ancora, sicura mancanza di acqua per una coltura, quella del Mais (come anche quella del girasole e del sorgo) che necessitano di acqua per svilupparsi.
E l'acqua dagli invasi la si pompa con moori endotermici che vanno a...Gasolio!
Ecco che l'Agricoltore di turno si trova al bivio: seminare o non seminare?
L'incognita di una semina, al netto di quanto appena detto, si proietta in aventi di 4 mesi in cui il clima potrebbe fare e disfare tutto.
Ma l'Agricoltore di turno a quel punto cosa sceglie?
Come per l'Allevatore che macella le vacche da latte gravide, l'Agricoltore non seminerà, certo di contenere la perdita economica.
Due esempi macroscopici, che con le dovute proporzioni, innescano un effetto domino su TUTTA l'Agricoltura Italiana, ricordandoci che questo non sta accadendo sono nella nostra bella Nazione.
L'effetto "comunitario" rischia di proiettarci verso scenari ancora più complicati...ed a rimetterci saranno per primi gli Agricoltori, ancora una volta, sempre in prima linea per rimetterci.
Le importazioni da Russia ed Ucraina sono, per motivi diversi, coinvolte.
Le importazioni comunitarie sono evidentemente condizionate, poichè la regola "ognuno per se" salterà fuori, ed ognuno attingerà prima di tutto alle proprie risorse, prima di condividerle con altri paesi.
Allora magari sarà sdoganato il mercato extracomunitario, consapevoli di andare ad inficiare quelle tracciabilità e garanzie di cui tanto ci sentiamo fieri?
Ottimi motivi questi per sdoganare anche il Mais OGM, che diverrà la panacea di tutti i mali: con quel tipo di mais verrà fuori che manco c'è bisogno dell'acqua per farlo crescere, anzi .che più il terreno è asciutto e più grande e buono questo crescerà.
Ed un pò come sta accadendo per l'energia Nucleare, ci porteranno a convincerci che bisogna sempre scegliere il Male Minore: in tempo di Crisi tutto può essere giustificato, non è vero?
...
Prendo fiato, e concludo dicendo che: due anni di Pandemia non ci hanno insegnato un CAXXO!!!
Ancora una volta, tutti a testa bassa, belanti, in fila, a seguire le indicazioni per il Male Minore, fregandocene di una politica energetica, idrica, ed agricola che abbia rispetto dell'Ambiente e delle Nuove generazioni.
Ed in tutto questo guazzabuglio, ci si mette pure il Padreterno (O chi per Lui) che ha chiuso i rubinetti, giusto per toglierci quelle due ore di sonno per notte che ci erano rimaste.

Cadono le bombe, la madre degli imbecilli non è mai stata così feconda e gravida, le nostre preoccupazioni sono sulle ferie che pretendiamo di fare la prossima estate, e l'importante è che lo smartphone sia di ultimissima generazione.
Forse ci meritiamo questo, ed anche molto peggio di questo.

Mi dispiace per quanti vengano qui in cerca di evasione: oggi anche l'Agricoltore Anacronistico deve ricordarvi che quanto stiamo vivendo è frutto delle nostre azioni, della nostra scarsa memoria e del nostro egoismo.
Ma forse da domani pioverà, e tutti ci dimenticheremo anche di questo.


sabato 5 marzo 2022

Agricoltura di Montagna, parte 2: Salire per confrontarsi

Quando è il momento di Salire in montagna ci sono sempre dei preparativi da fare.
Per prima cosa, il viaggio, generalmente nell'ultimo tratto tortuoso, spesso complicato, dove le strade si fanno più strette, e dove il tempo pare dilatarsi prima dell'arrivo.
Poi il meteo, che si sa essere assai mutevole, spesso imprevedibile, in montagna.
E di conseguenza l'abbigliamento, dando aria ai bauli ed a quelle scarpe adatte, a calzettoni pesanti, al vestiario che certamente" fu comodo l'ultima volta che Salimmo", e che" tornerà comodo anche questa volta".
E poi c'è da partire, chiudere l'uscio dell'appartamento nel casermone di cemento armato, o nella villetta a schiera che sia, per attraversare città e periferie, lasciare paesi o paesini, lasciandosi alle spalle l'amato mare, la costa, solcando le pianure più lunghe, bucando nebbie, affrontando colli e colline varie, e pensando al clima che cambia, all'aria che sarà più buona, al traffico da lasciarsi indietro, a quanto manchi prima di arrivare.
Per Salire in montagna c'è sempre un viaggio da fare, e spesso la prima meta non è mai quella definitiva.

Un albergo, un agriturismo, un campeggio, un appartamento, una seconda casa, un parcheggio, ma ci sarà ancora da camminare prima di arrivare: perchè in montagna non si arriva mai, c'è sempre una meta successiva pronta ad aspettarci.
Ed allora eccolo, l'amato castagneto, con quei frutti tanto dolci quanto bassi, stesi a strati nel terreno, tra ricci gialli e foglie croccanti.  E lo si sente l'odor di brace, di fuoco buono, delle salsicce, della rostinciana, e si sentono i chiacchiericci ed i bimbi che giocano.
Eccola la faggeta, fresca, freschissima in quest'estate, e "per la miseria come si respira bene qui", ed "a pensare a come non respiravamo laggiù a casa nostra".
Ma è il momento di inforcare le ciaspole e bacchette, ed in fila fare quel sentiero bianco, mentre il sole scalda la faccia, e la neve ghiaccia le gambe che devono muoversi.
Ed infine, quelle praterie verdi, colorate di mille mila fiori, dove tirar calci ad un pallone ha un sapore diverso, dove pascolano le vacche ed i loro campani fanno da coro alla passeggiata.
Salire in montagna è scoperta, silenzio, divertimento, fatica, pensieri leggeri, acido lattico nei polpacci, la pancia piena, il sudore, le foto.

Metafora di vita.
Salire, per... Confrontarsi con la fatica, mettere a dura prova la propria Resistenza, decidere di fare un passo alla volta, senza guardarsi troppo indietro: passaggi questi alla base di molti trekking o scalate, ma importante metafora del confronto con la Montagna stessa.

Che sia per diletto o per necessità, che sia occasionale o frutto di una lunga organizzazione, salire in montagna porta sempre un confronto: appunto con la fatica e  con la resistenza, ma anche con il tempo, e sopra a tutto con la Natura stessa.
Nell'immaginario la montagna è da sempre rappresentazione di forza e sacralità, di vicinanza al cielo ed all'infinito, di salubrità e difficoltà.
E quando si decide di Salire per Rimanere, identiche sono le dinamiche ed i passaggi, ma sarà il tempo a presentarci Confronti continui.
Chiudersi una porta alle spalle, lasciando quell'agio che mai più ritroveremo lassù; essere proiettati in una dimensione dove...non si può più fare tanto e di corsa, ma si deve fare l'essenziale e lentamente.
Il rapporto con il meteo diventa ordinario, e non più occasionale.
Il semplice andare a fare la spesa al supermercato assume una connotazione assai differente.
Lasciare il "tutto e subito a portata di mano" per un'organizzazione completamente diversa, dove le curve gelate, il tempo di percorrenza da un paese all'altro, il maltempo che arriva all'improvviso e sempre prevaricante di tutto il resto... sono soltanto alcune Abitudini da inserire nel nostro quotidiano, nei nostri ritmi, nelle nostre fatiche.
La Montagna pretende anche questo: fatica, non solo per una bella passeggiata domenicale di trekking, o per un fine settimana nelle piste di sci.
La montagna la fatica te la chiede alla mattina, per uscire dal vialetto di casa quando devi spalare la neve alta per portare i bambini a scuola, o quando non trovi un prodotto utile al tuo lavoro, e ti fai due ore di curve tra paese, paese, ed un altro paese, oppure quando rientrando a buio alla sera un albero abbattuto per il vento blocca l'unica via di accesso per il rincasare.
Non si può avere fretta per fare molte cose, piuttosto si devono fare le cose essenziali, accuratamente e lentamente.
L'orologio della propria vita pare perdere la lancetta dei secondi che scorrono, e quella dei minuti si fa piccina piccina: in Montagna si alza sempre gli occhi al cielo prima di organizzare qualcosa.
I temporali qui quando arrivano sono spesso delle furie divine, che d'improvviso arrivano, come d'improvviso se ne vanno.
Un pò come per le arrabbiature, ma bisogna lasciarle andare poichè altrimenti succhierebbero così tanta energia che ci affaticheremmo ad imprecare per qualcosa che è già andato oltre.  E' bene le energie mai sprecarle in montagna.
E l'ultima considerazione la merita l'arrivo alla meta, dove il petto di riempie di emozione, e lo sforzo richiede quasi un'inchino a tanta bellezza.
Arrivare alla meta è un inginocchiarsi alla maestosità, a quanto di più grande i nostri occhi possano vedere, a quei tanti ricordi che nascono proprio da quel momento.
..ed un giorno chi è salito per rimanere si troverà ad aprire la finestra, a spalancare gli scuri, ed a emozionarsi tanto da piangere, forte, quasi volendosi inginocchiare al bello che gli si apre difronte.
La Montagna richiede questo: salire per...confrontarsi.
...e magati per rimanere.



venerdì 18 febbraio 2022

Agricoltura di Montagna, parte 1: partiamo di un bambino...

La prefazione è semplice, e si ripete nel tempo: non voglio insegnare a nessuno, rifuggo gli assoluti, e quanto vado a raccontare è frutto della mia esperienza personale, professionale e di anni di osservazione e studio.
Non sono uno specialista della materia "Agricoltura di Montagna", ma come sempre faccio riporto qui impressioni e vita vissuta, aperto al dialogo, e lontano dalle polemiche.


Partiamo da un bambino...

Negli anni 80 era ancora possibile fare le ferie.
Le aspettavamo, bimbo e genitori, come un Natale fuori stagione.
Iniziavamo ad assaporarle già alzando il telefono e chiamando Ludvina, quella zia non di sangue a cui era affidata la decade di riposo della mia famiglia.
La prenotazione nella sua pensione, in quel piccolo borgo della Val Pusteria, lasciava immaginare le tante cose che sarebbero accadute, amplificando così  la voglia di partire per poter stare assieme e di "staccare" (termine che solo in età avanzata avrei compreso appieno).
E poi il viaggio, lungo, l'Autostrada del Brennero, le fantasie su boschi e passeggiate, cascate e stalle, laghi e pascoli che avremmo visto.
L'Opel Kadett dagli interni sky color baige, il largo giocare sui sedili posteriori, gli occhi lanciati oltre il finestrino, il panino con pomodoro e formaggino, le gallerie lunghe che tanto mi piacevano.
Arrivare di fronte alla struttura era un tuffo al cuore: non mi scorderò mai l'odore che c'era all'ingresso, dove ben esposta vi era "la stella" che ricordava che eravamo in una Pensione.
La gioia di ritrovare la vecchia padrona di casa, con la crocchia ed il grembiule, e con quelle maniche tirate su, proprio fosse stata di famiglia, proprio come se l'avessimo lasciata la settimana prima.
La voce stridula, l'accendo teutonico, e tuto quel legno alle pareti, al soffitto, sul pavimento.
Le vacanze in quella Pensione sono, e rimarranno, uno dei momenti più felici di tutta la mia vita: mamma che metteva gli occhiali da sole assumendo espressioni di soddisfazione e relax, babbo che scattava foto con la vecchia Minolta nera, e filmava in Super8.
Ed io che, seppur piccino, mi innamoravo sempre di più di quanto stessimo vivendo.
Quel ritrovarmi lì, era come ritrovare una parte allegra e divertita di me stesso, era quell'aria fresca che pizzicava quasi, era l'odore del fieno tagliato, l'odore della grande stalla di fronte alla pensione, era il suono dell'orchestrina che nel dopocena faceva le prove, era il suono dei campani delle mucche, o delle campane della chiesa a strapiombo sulla vallata.
Era ben oltre le aspettative, ben oltre i sogni fatti prima: era Vacanza, Famiglia, Montagna...tutto assieme.
Indelebile nel tempo, tatuato nell'anima di quel bimbo che ero, c'era il latte, buono, buonissimo, il burro, il pane con segale e sesamo, i krapfen, l'erba cipollina nel brodo, la marmellata di fragoline di bosco, lo speck, e i formaggi (su tutti ne ricordo uno grigio...unico nel suo essere buono).
E poi, a fungere da cornice, erano le cime delle montagne, quasi a bucare il cielo così "azzurrissimo"; quei boschi di conifere, scuri e freschi, arrampicati oltre la gravità, che parevano tenersi appena seppur svettanti in altezze vertiginose; i laghi, trai i più belli dei più belli, che sempre avevano un "fiumiciattolino" dov'era divertente tirare i sassi (mia grandissima passione).
Ed alla sera si dormiva bene, senza le zanzare, col vento che sibilava volentieri nella camera da letto.
Ma uno dei ricordi più divertenti è di quel trattore che ranghinava il fieno, seguito dal fedele cane fulvo, immagini in movimento impressionate per sempre in quei vecchi e gloriosi Super8, sbiaditi di colori, ma forti di emozioni.
Quel trattore divenne ben presto il "mio trattore da grande", un vecchio Fiat a ruote larghe che di tralice tirava i cordoni in quelle pendenze tanto ripide quanto sinuose.
La Montagna divenne ben presto anche quel "mio trattore da grande", in quel suo lavorare, tra cane e contadino, in un profumo di fieno che era inebriante.
Equilibrio ed armonia, quasi come una favola vissuta in prima persona, che andava oltre l'esperienza di qualche giorno, ma che s'insidiava nel più profondo dei sentimenti di un bimbo che non smetteva di pensare quanto quello fosse il posto più bello del mondo.
L'Alto Adige avrà sempre il mio rispetto, e continuerò a sognarmi bimbo in quelle corse nei prati, in quell'inciampare nei sentieri, in quella gara con babbo a tirare sassi.
Negli anni a venire arrivarono altre Montagne: dal Trentino alle Alpi Bellunesi, sino ad arrivare in Valle d'Aosta.
Le capre, eterne principesse di ogni pascolo, tutte con corna, tutte con campani.
I cani da pastore, in quel continuo abbaiarti contro, 
Le mucche, infinita presenza di ogni angolo verde.
I cavalli, che correvano liberi e si accostavano curiosi.
Da bambino gli occhi sanno farsi grandi, e lasciano che sogno e realtà non sappiano più distinguersi, e forse è da lì che iniziai ad avere una vera e propria esigenza di pensarmi in montagna, una volta da grande.
Solo negli anni a seguire il desiderio di essere agricoltore, radicato in me come il più autentico tra gli autentici sentimenti, si fuse naturalmente con quell'esigenza di Montagna, portandomi alla convinzione che prima o poi sarei riuscito in questo.
Non necessariamente le Alpi, ma sapevo che avrei dovuto salire di quota: seppur bimbo, ho da subito pensato alla mia vita non in pianura o in collina, e mai ho associato la Montagna ai divertimenti invernali come lo sciare.
Si trattava solamente di riuscire a trovare il modo per realizzarmi in tutto questo.
Ma di anni davanti ne avrei avuti tanti, e tante le esperienze che sarebbero servite per arrivare sino a dove sono oggi: una montagna qualsiasi, in un luogo qualsiasi, a mille metri, col cuore pieno di emozione, la schiena dolorante, e la voglia di raccontare l'Agricoltura di Montagna, finalmente.