Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

martedì 24 settembre 2013

Essere spinto a sentirmi solo

Ho pensato a lungo se fosse il caso di scrivere questo post: mentre ero nell'orto a strappare le erbacce, mentre toglievo il letame dalla stalla, mentre caricavo la legna sul carrettone...
Ho pensato se fosse una cosa giusta entrare così nel personale, e lasciarmi andare ad uno sfogo/non sfogo che potesse lasciar intendere il mio disagio.
Ho pensato se realmente potesse servire al lettore parlare di questo.
Ho pensato...ed ho deciso.


T: "Fammi capire bene: mi parli della Tua agricoltura, ma io non ho capito bene quale sia il suo indirizzo?"
A.A.: "L'indirizzo? Ma di quale indirizzo stiamo parlando? Quello del podere? O cos'altro?"
T: "Intendo l'indirizzo dell'Azienda...la sua Specializzazione!"
A.A.: "No, scusa...ma di cosa ti ho parlato sino ad adesso? Son venti minuti che ti spiego..."
T: "Si...certo...gli animali, il bosco, i campi, i polli, il ciuco, l'orto...Ma verso cosa sarebbe specializzata la tua Azienda Agricola?"
A.A.: "Su quello che hai appena detto, e tutte quelle altre cose che per venti minuti ti ho spiegato."
T: "Si...tutto bellino, per carità.  Ma con cosa campi?"
A.A.: "Con quello che hai appena detto, e appunto con tutte quelle altre cose che per venti minuti ti ho spiegato!"
Pausa.
Lui guarda fuori dalla finestra del Bar mentre io continuo a fissarlo con quel misto di abbandono e adrenalina che mi ritrovo in questi momenti.
A.A.: "...scusami, ma cosa c'è che non ti torna?"
Lui si spazientisce, cambia tono e dall'amichevole/scherzoso passa al perentorio
T: "Parliamoci chiaro: questa Tua Agricoltura andava bene cinquanta..sessanta anni fa, ma oggi non trova collocazione.  Sinceramente trovo questo tuo progetto non attuale, anzi...molto Anacronistico!"
Sorrido, e decido di non incaXXarmi per questa volta.

Questa è solo la parte conclusiva dell'ennesima discussione fatta con l'ennesimo Tecnico: una sorta di iter masochistico che mi sono imposto al fine di cercare eventuali "Aiuti Esterni", e che mi riporta sempre allo stesso punto.
Essere spinto a sentirmi solo.
Quando decisi che era il momento per partire con l'Azienda Agricola sapevo che la strada che avevo di fronte sarebbe stata in salita, ma che comunque la determinazione (che mai mi è mancata), l'appoggio dei mie Cari e la convinzione di fare la cosa giusta per me (...e non solo), sarebbero state la giusta propulsione per sentire meno faticose tali pendenze.
E così è sempre stato, e non mi son mai fatto prendere dallo sconforto totale, ma anzi ne ho approfittato per "prendere a morsi" proprio quelle ostilità che mi si presentavano dinnanzi.
Quell'essere spinto a sentirmi solo partì dall'inizio, sin dai primi confronti con l'allora Tecnico che mi seguiva per la richiesta del primo finanziamento (avete mai sentito parlare di premio di Primo Insediamento?).
All'epoca rinunciai perchè le mie idee risultarono "poco compatibili con lo standard richiesto".
Poco compatibili...ancora sorrido a ricordare quelle parole e la reazione che ne scaturì, mentre mi inalberavo e facevo una filippica su quella sorta di "razzismo agricolo" verso il quale credevo di scontrarmi.
A mente fredda oggi ritengo che di razzismo non si trattasse, ma bensì di un misto di preconcetto, supponenza, (forse) arroganza e superficialità che pareva avere la burocrazia nei confronti di quello che mi accingevo a fare.
Da quel momento decisi che mai più avrei compiuto tale passo, e di fatto rinunciai per sempre ad ogni tipo di aiuto economico, e così è stato sino ad oggi.
Ma la vita si diverte sempre a mettermi di fronte alle mie decisioni, e l'orgoglio...lo stoicismo...e la testardaggine che talvolta mi contraddistinguono devono cedere il passo ad altri eventi da me certo non auspicati, ed in qualche modo devo fronteggiare tale avvenimento.
Ecco che decido di contattare tre tecnici diversi, ed in giro per la provincia mi divido in tre appuntamenti che all'unisono risuonano con le stesse espressioni, frasi e consigli.
"Lascia perdere il tuo biologico, biodinamico o non so neanche io cosa...e cerca di capire che oggi in Agricoltura si deve puntare ad avere un progetto solido, avere un buisness plan serio, e la giusta faccia per chiedere denaro"
Il fatto stesso che (come la definiscono loro) la "Mia" agricoltura non sia classificabile con un aggettivo approvato da qualcun'altro, mi crea il primo scoglio.
Quando io rispondo che faccio un agricoltura Naturale e Tradizionale che punta al recupero e mantenimento di razze animali e cultivar autoctone, mi pare di darglielo "l'indirizzo alla mia Azienda agricola".
Quando dico che "elimino l'impiego di ogni tipo di prodotto ottenuto con chimica di sintesi" oppure che "sono contrario ad un agricoltura che preveda interventi invasivi", mi pare di darne di spiegazioni.

T: "Magari potresti specializzarti nelle orticole...magari potresti fare due-tre ettari di verdura in serra?!"
A.A. "Tre ettari d'orto? E chi ce la fa a seguirli tutti da solo, e poi io vorrei far anche altre cose.  E poi le serre cosa c'entrano con il mio progetto?"
T: "Il tuo non è un progetto...è un'utopia!"
...e generalmente qui mi incaXXo parecchio.

Secondo alcuni tecnici (badate bene dico alcuni e non tutti) esistono solo due tipi di agricoltura: quella che rende (considerata convenzionale) e quella non convenzionale che rende solo perchè ti permette di fare prodotti di nicchia o "fighetti" (come il tecnico mi ha detto nel nostro ultimo incontro).
Biologico e Biodinamico sono spesso accostati in modo infausto, e secondo me l'agricoltura del non fare, la permacoltura, gli orti sinergici e le tradizioni non vengono neanche contemplate perchè considerate poco redditizie e troppo distanti dai "numeri del mercato".
Da questi confronti che ho avuto spesso è trapelata l'immagine che il tecnico tende ad avere dell'agricoltura non convenzionale: un unico gran calderone con i vari Masanobu Fukuoka, Bill Mollison, David Holmgren, Emilia Hazelip, Rudolf Steiner (assieme a tanti e tanti altri), e dove l'Agricoltore Alternativo (per convinzione o per possibilità) vi attinge per farsi suoi tali principi.
Se poi uno non evoca una vera e propria scuola di pensiero/agronomo d'ispirazione/manuale, in quel caso è veramente spinto a sentirsi solo, ed io ne so qualcosa.

A.A.: "Eppure io mi rifaccio a quell'agricoltura che per secoli (e fino all'altro ieri) è esistita."
T: "Quindi torni ad arare con i buoi?"
A.A.: "Quindi limito l'utilizzo del trattore al minimo indispensabile e magari cercherò di farmi aiutare da un cavallo piuttosto che da un mulo o da un ciuco".
T: "Ma non temi di fare un'agricoltura da terzo mondo? Di rinnegare il progresso? Di stare troppo attaccato al passato?"

Potete solo immaginare che risposta fiume possa dare a tali domande, ma a poco serve: sempre comunque Anacronistico rimango, e per un Ente o una Banca gli anacronistici non sono affidabili.
Vivo il contrasto di tale gesto, ed è pesantissimo il compromesso di (anche solo) considerare l'idea di chiedere denaro in quel modo.
Mi arrabbio con me stesso dicendomi che sto sbagliando, e guardo alle possibilità che non riesco a trovare: ci guardo con ottimismo, dicendomi che una soluzione la troverò, mentre il contratto di affitto oramai è prossimo alla scadenza e le alternative mancano.
Già, alla base di tutto c'è proprio questo: l'esigenza di trovare "un proseguo" a quanto ho (abbiamo) creato sino ad oggi.
Il podere dove vivo ed i terreni che lavoro non sono di mia proprietà, e presto dovrò trovare un'altra destinazione per la mia famiglia, i miei animali, le mie idee, e la mia Azienda Agricola tutta.
Non è una cosa che è stata improvvisa, anzi: pensate che già a settembre del 2011 quando iniziai questo blog stavo cercando una nuova sistemazione, ma la cosa è più dura del previsto.
Trovare un luogo che sia adatto a questa "mia" agricoltura (virgoletto e sorrido ancora), e trovarlo provvisto di un podere, non è cosa semplice, ed ancor meno semplice è convincere gli eventuali proprietari a concederti un affitto agrario.
Non parliamo poi di acquistare terreno: nella vita ho avuto le Fortune più importanti, e nell'Amore e Comprensione della mia famiglia rinasco ogni giorno, ma economicamente magari non sono stato così fortunato da avere quattrini per un'Azienda tutta mia.
Ed ecco che, di fronte a tale scarsità di alternative, e con la lancetta dell'orologio che pare voler accelerare, mi son rivolto ad alcuni Tecnici anche solo per avere qualche consiglio su come operare.
Non sono arrabbiato con loro visto che ho pur sempre trovato persone disposte ad ascoltarmi sino alla fine, ma lo sono con il Sistema che regola tutto ciò che è Agricoltura.
Sono arrabbiato perchè...o segui la massa, o ti fanno sentire solo.
...e questo solamente perchè vorrei inquinare il meno possibile, vorrei mantenere la tradizione di un modo di fare agricoltura e vorrei provare a recuperare quanto è praticamente scomparso.
Questo mi fa arrabbiare, anche perchè non mi pare di far male a nessuno.
Questo mi fa arrabbiare...tanto.
Mi fa arrabbiare che ne vada della credibilità (credibilità???) di una persona se si decide di vivere fuori dal coro, che ci sia quest'emarginazione del diverso, e ne nasca quasi una necessità di isolamento.
Io non voglio isolarmi, io voglio condividere, solo che non voglio mettere tre ettari di melanzane e poi venderle alla grande distribuzione, oppure fare una stalla con 150 capi di bestiame e venderli al discount, oppure realizzare 20 ettari di vigneto con vitigno internazionale e fare un vino tanto costruito in vigna che in cantina.
Non me ne vogliano quanti fanno queste cose, semplicemente a me non appartiene questo tipo di agricoltura, come evidentemente a loro non ne appartiene uno diverso da quello che fanno. Siamo solo differenti!
Ed allora, quale sono le soluzioni?
Ad oggi, con la salita più ripida che mai, credo che essere fermo sulle mie idee sia la mia vera ed unica forza.
Credo di aver fatto bene a confrontarmi con i Tecnici, ed ancor meglio di averlo fatto per un aspetto prettamente economico ed organizzativo: l'esperienza che ne deriva mi rende ancora più forte e certo che questa "mia" agricoltura sia la cosa giusta per me.
Volgo il mio sguardo a tutta quella terra che non viene coltivata, a quei poderi abbandonati ed invasi dai rovi, a quelle realtà tenute ferme per la convenienza di non so chi, a tutte quelle possibilità congelate...e vedo soluzioni.
Non voglio pensare che ci sia chi preferisce abbandonare le proprie terre piuttosto che lasciarle coltivare ha chi abbia volontà di farlo...e in questo io vedo delle soluzioni.
Ripongo la "giacchetta buona" nell'armadio e torno a sporcarmi le mani: è settembre e ci sono mille cose da fare visto che l'inverno arriverà presto.


T: "Sai che anche mio nonno aveva il ciuco? E che addirittura lo usava con il basto per portare via la legna dal bosco?"
A.A.: "Sai che c'è chi lo fa anche oggi? Pensa te, anche senza essere nel Terzo Mondo!"
E la prendo a ridere.
Forse non sono così tanto Anacronistico, Sicuramente non sono così solo!!!










mercoledì 11 settembre 2013

Settembre, quando l'una è matura ed il fico pende

breve post

C'è Settembre...e Settembre, e questo per adesso si preannuncia speciale.
La sua specialità sta tutta nel suo essere un "Settembre vecchia maniera".
Ricordo lo scorso 2012, quando il Settembre fu contraddistinto dalla maggior parte di giorni piovosi, o quello del 2011 che era caldo ed infinito.
Negli ultimi anni l'estate si è divertita ad allungarsi in questo mese, ma da molto tempo non capitava che ci fosse una stagione del tempo con le temperature "nella media stagionale".
Sembra quasi di parlare di qualcosa vintage, eppure per adesso (sono appena trascorsi i primi dieci giorni al momento in cui scrivo questo post) pare aver tutta la voglia di essere un mese"normale".
Mentre alla televisione parlano di estate che oramai è finita (con l'eccezionalità pari a se fossimo al primo di Luglio), e certe zone dell'Italia sono flagellate da violenti temporali e grandinate, in questo angolo dello stivale si gode di queste temperature (miti) e di questo clima tanto variabile quanto piacevole.
Gli altri anni a quest'ora eravamo già almeno a metà vendemmia, ma per adesso l'uva neanche è matura al punto giusto, e ci limitiamo a cogliere i fichi (che appunto pendono e sono pronti).

domenica 18 agosto 2013

L'orto di Enne

Ci sono momenti in cui l'aver studiato o piuttosto l'essere Agricoltore contano poco di fronte a quello che la Natura ci dice.
Quella che riporterò di seguito è la storia di "Enne" e del suo orto di paese.
Enne è il mio "parente scelto", come si dice qui per indicare qualcuno con cui si ha un legame fraterno senza avere parentela alcuna, e da oramai una vita siamo Amici e ci frequentiamo.
Enne da oltre un anno se n'è andato dal paese dove abbiamo vissuto entrambi per molti anni, e si è spostato dalle colline verso il mare: dove vive adesso ci sono forse più comodità, impiega meno tempo per recarsi a lavoro, ha il mare a pochissimi kilometri, e magari ci sarà più gioventù.
La pianura non gli piaceva molto, e deve essere stato difficile doversi abituare ad avere gli argini del fiume a poche centinaia di metri da casa, alla superstrada che ti passa accanto e a quel nuovo clima tanto umido e uggioso.
Ma la vita è anche questo, e si devono fare delle scelte, ed Enne le ha fatte con la sua ragazza, senza però rinunciare a certe "buone abitudini".
Quando andò a scegliere la casa mi disse: "L'affitto non è malaccio, la casa è carina, e sopratutto c'è un bel pezzetto di terra tutto mio!". Quella terra (seppur di poco pregio perchè di riporto) venne vista da Enne come un vantaggio: aveva la possibilità di prodursi la verdura per casa.
Enne (a differenza del sottoscritto) è sempre stato piuttosto preciso nel tenere l'orto, e da subito mi ha parlato del terreno e delle lavorazioni che intendeva fare: buon concime di cavallo maturo, un'ottima vangatura (rigorosamente a mano), l'affinamento ed il riposo...
..così ha fatto e dopo il riposo è venuto il momento di seminare e trapiantare: ha cercato di trovare cultivar locali tentando di evitare gli ibridi F1, ma diciamo che vi è riuscito solo in parte (anche io ho cercato di contribuire regalandogli alcuni semi da me prodotti).
Durante le nostre chiacchierate mi raccontava che dietro a quelle villette era l'unico a lavorare la terra, ed un pò tutti i vicini lo osservavano durante le sue lavorazioni incitandolo e complimentandosi, e come immaginavo anche questo gli ha dato (e gli darà in futuro) sprono a continuare.
Poi, in giugno inoltrato, una telefonata di Enne è stata fatale: "Ho un problema" diceva turbato "anzi, molti problemi: sono invaso dagli insetti!"
Devo fare una premessa: Enne è un buon diavolo, e negli ultimi anni ha iniziato a cambiare il suo punto di vista su molte cose della vita, ed il cibo (e la sua provenienza) certamente sono divenuti un punto cruciale di queste sue riflessioni.
Ha avuto la fortuna di vivere in un paese dove ancora si riusciva a trovare frutta e verdura coltivata in modo Tradizionale, ma ha deciso di fare ancora più selezione, cercando di acquistare solo prodotti Biologici o meglio ancora Naturali.
Il nuovo orto di Enne è nato da subito sotto gli auspici (anche del sottoscritto) di essere una "culla" di pochi prodotti naturali, e da qui l'ovvia scelta di evitare la chimica di sintesi nell'orto.
Alle prime avvisaglie (formiche sui pomodori) ha cercato di contenere il problema mettendo dell'acqua zuccherata in dei piattini da caffè, e disponendo questa esca in luoghi strategici, ma le formiche aumentavano di giorno in giorno (nonostante l'esca funzionasse bene).
Si è poi ingegnato utilizzando il cotone con il peperoncino, e posizionandolo lungo i percorsi abituali delle formiche, ma niente cambiava.
Tornando alla telefonata, appunto mi diceva che oltre alle formiche c'erano i cavoli letteralmente devastati dagli afidi, ed il mio primo consiglio è stato quello di fare del macerato di ortica, e successivamente di diluirlo e spruzzarlo sulle piante infestate (oltre che utilizzarlo come fertilizzante per le altre piante).
Niente!
E' poi passato all'aceto (invano), a nuove esche a base di zucchero (niente) ed infine alla cenere (niente pure con quella).
Ha dovuto rinunciare a salvare i cavoli, e ha pure sacrificato una discreta parte delle altre piante (tra cui zucchini e pomodori).
Durante una telefonata mi ha persino confidato di iniziare a pensare di utilizzare qualche "veleno" per riuscire a mangiare qualcosa del suo orto.
Ecco che il mio tono è divenuto perentorio: "Va bene, lo capisco...ti girano i cXXXXXni, ci credo! Ti girano sopratutto perchè hai faticato non poco per arrivare a questo punto, e perchè a questo punto sarebbe l'ora di raccogliere il frutto di tanta fatica...di tante ore trascorse su quel lembo di terra...di appagare le tue aspettative. Ma fammi capire una cosa: perchè tu fai l'orto?  Lo fai perchè non hai niente da fare, e per te l'orto è solo un hobby pari al giocare a carte o a fare un puzzle? Oppure lo fai per CONSAPEVOLEZZA, la consapevolezza che stiamo continuando a mangiare prodotti geneticamente modificati, ibridi impossibili e forzati, e vegetali nati tra trattamenti, diserbanti, insetticidi e compagnia bella?  Ma non facevi l'orto per MANGIARE QUALCOSA DI SANO? QUALCOSA DI PULITO?"
Lui mi ha solo detto un "ho capito", ma a prescindere da questo ho continuato il mio ragionamento puntando sul fatto che faceva l'orto per svincolarsi da quell'obbligo di non poter scegliere...da quella consapevolezza di mangiare qualcosa che non fosse poi così tanto sana e pulita...dalla certezza di contribuire ad inquinare pure per quel fazzoletto di terra.
Enne aveva solo bisogno di un'iniezione di fiducia, e senza battere ciglio si è rimboccato le maniche ed ha continuato ad ingegnarsi per contenere quella vera e propria invasione, e far produrre quell'orto.
Ma c'è una domanda di Enne che mi ha colpito più di tutte: "Come mai solo da me?"
Ecco che anche senza un diploma o senza essere Agricoltore (Anacronistico) la risposta sarebbe venuta da se: quello era (ed è tutt'oggi) l'unico lembo di terreno LAVORATO in un paese dove la cementificazione sta vincendo su ogni cosa, dove le strade affiancano altre strade e dove "forse" qualche triste giardinetto con relativo Nano di coccio rappresentano l'unica area di verde.
E sopratutto, quello è l'unico lembo di terra dove non viene usata chimica, e questo rappresenta una vera e propria oasi per gli insetti che sanno (perchè loro LO SANNO) che li non vanno a morire se mangiano e nidificano.
Enne saprà trovare il giusto equilibrio, come lo trova quell'Agricoltore che torna a lavorare i terreni abbandonati a margine dei boschi (sfidando e gestendo ogni tipo di selvatico che intende banchettare lì): diviene un fatto di coesistenza, e arriveranno presto le coccinelle ad aiutare Enne...e magari, una sera di Maggio delle prossime estati, Enne si affaccerà per guardare il suo orto e scorgerà pure le lucciole tra le canne dei pomodori...e magari i lombrichi arricchiranno il suo terreno...e magari perfino qualche ape sperduta verrà a rifocillarsi e a godere di quei fiori.
Più che un augurio questa è una certezza.

domenica 14 luglio 2013

Il Giugno più lungo: tra l'orto ed i campi è "tutto un rombo"

"Voi contadini non siete mai contenti: quando piove volete il sole...quando c'è il sole volete la pioggia!"
Credo che se avessi un euro per tutte le volte che questa frase si è incastrata nelle mie orecchie, oggi riuscirei a comprarmi un trattore nuovo.



E come volevasi dimostrare anche Giugno non si è smentito, ed in linea con l'annata, mi ha fatto tribolare non poco.
Pioggia, caldo, sole, freddo...e la prima quindicina di giorni era da impazzire: una sera abbiamo perfino acceso il fuoco nella stufa tanto erano abbassate le temperature.
Il latte accagliava male, alcuni salumi mettevano il pelo (muffa tipica dei periodi particolarmente piovosi), a letto si teneva ancora il coltrone, nella vigna l'acqua rimpozzava... 
Ma che ve lo dico a fate: tutti abbiamo visto cosa accadeva nei primi giorni di giugno.
Ed intanto però la campagna reclamava i suoi lavori, ed io mi bagnavo sul trattore, non riuscivo a finire un lavoro e mi consumavo le unghie nell'attesa di riuscire a combinare qualcosa di buono.
Poi un bel giorno ha smesso di piovere, e da lì è iniziato l'inferno: dall'alba al tramonto sempre fuori, saltando dal trattore alla stalla, dall'orto alla vigna, dai recinti al fienile.
A raccontarlo pare buffo anche a me, ma giuro che non avevo mai lavorato così tanto come nell'ultimo mese e mezzo...e non è ancora finita.
Cercando di dare la priorità alle scadenze "scadute" da tempo, mi son messo l'anima in pace ed ho dovuto raggiungere un grande compromesso con le mie regole sull'utilizzo del trattore: il ritardo mi imponeva di lavorare con questo, dovendo così rinunciare ad alternative certamente più ecologiche.
Prima la trinciatura del campi: dopo la concimazione e l'aratura dello scorso settembre la pioggia non mi aveva permesso di effettuare alcuna semina, e sempre la pioggia non mi aveva permesso di sovesciare a fine inverno con l'erpice a dischi.
Mi sono trovato quindi ad affrontare giugno con i campi lavorati a metà e con tantissime erbe spontanee da gestire o eliminare, ma la falciatura per fare del fieno era cosa assai ardua (vista l'irregolarità del terreno lavorato) e ho dovuto rinunciare a sfruttare tutta quell'erba.
Il trinciasarmenti è stata quindi l'unica alternativa, e per una settimana intera non ho fatto altro che trinciare: mi duole averlo fatto, ma ammetto che era l'unica possibilità.
Poi ho approfittato di altre pioggiarelle per tentare di rompere al meglio quella suola durissima che si era creata sulla superficie della vecchia aratura: il terreno tendenzialmente argilloso, dopo mesi e mesi di pioggia, si era solidificato come marmo all'arrivo del caldo di giugno, e se non fossi intervenuto subito sarebbe stato impossibile lavorarlo (con i miei mezzi) a settembre.
Il ripuntatore mi ha aiutato in questo, ed ho così rimandato il problema a fine estate quando dovrò lavorare nuovamente e finalmente (e CATEGORICAMENTE) seminare.
La vigna ha sofferto molto, e la poltiglia bordolese (rame e calce) ha prevenuto per quando possibile l'insorgere della Peronospora: ho fatto trattamenti piuttosto leggeri ed ho contenuto al meglio i problemi nelle zone che si erano ammalate.  Ma Peronospora in prefioritura, peronospora in fioritura, peronospora in allegagione e peronospora sul grappolo...è comunque cosa da provare per credere!
Ma l'uva c'è, e il caldo di questo inizio luglio ha definitivamente aiutato il mio ultimo trattamento a cicatrizzare le parti malate e a dar modo alla pianta di avere respiro.
Le viti sono comunque gialline ( per le piogge insistenti), ed in questi giorni attendo l'Oidio: son sicuro che alla prima giornata di tramontana si presenteranno le prime macchioline...giusto per non farmi rilassare troppo.
Insomma, la vigna quest'anno è un gran tribolare (affannarsi), ma sono ottimista e riuscirò a fare un buon raccolto.
Il terreno nell'Uliveta è stato finalmente trinciato (come da consuetudine), e le piante si presentano cariche di olive: se l'estate decidesse di non essere siccitosa come la precedente e se in autunno cadesse qualche goccia d'acqua potrebbe essere un annata record in fatto di quantità.
Problemi con la frutta quest'anno non dovrei averne...visto che è proprio la frutta a mancare: ricordo mia moglie che la scorsa estate mi diceva "compra lo zucchero che c'è da fare la marmellata di albicocche" oppure "cogliamo le pere" oppure "servono barattoli per le ciliegie": quest'anno non ho di questi "problemi", e le piante sono spoglie di frutta (e questo non è un bene per la dispensa e quindi per la nostra autosufficienza).
Poi viene l'orto, che come dice il detto "vuole l'uomo morto", e il progetto dell'anno: riuscire a fare un orto con colture in consociazione al 100% e scadenzate in modo da avere da fine maggio a tutto settembre una produzione piuttosto costante, ricca ed alternata.

Devo dire che sino ad adesso abbiamo avuto belle soddisfazioni, e fatta eccezione per la Simpatica istrice che in una nottata si è mangiata metà patataio, abbiamo avuto interessanti risultati.
Alcune delle pochissime patate snobbate dall'istrice: si notano sui tuberi i graffi fatti dall'animale per estrarle dal terreno 

Ma quanto lavoro...prima lavora la terra, poi affinala, poi trapianta, poi stendi le manichette per l'impianto di irrigazione, poi pacciamatura a paglia per tutto, poi metti i tutori e le canne.  Meno male che mia moglie mi ha aiutato, e senza di lei non sarebbe stato possibile avere questo bell'orto sotto casa.
Esempio di consociazione tra zucche (del pellegrino, turbante, frisco, marina di chioggia), mais (granello piccolo) e zucchini (fiorentini).
Le piante sono alternate, pacciamate con paglia di grano tenero, ed irrigate con manichette.
La foto è stata scattata nelle ore più calde ed è evidente lo stress da alte temperature, ma ogni mattina una copiosa fioritura colora di giallo l'orto.

Poi c'è stato il fieno...e che fieno!
Il martedì ho falciato tutto, il venerdì ho ranghinato, il sabato pressato e la domenica tolte le presse dai campi.
Il risultato: 433 presse (di 28 kili di media):  più di 121 quintali di provviste sono un bellissimo traguardo per dei campi vecchi come i miei.
Devo dire che ad aiutarmi, oltre che moglie e babbo, ho avuto anche due amici, e questo mi ha permesso di svolgere tutto il lavoro con velocità e serenità.  Sono stato uno dei pochissimi agricoltori a non avere avuto il fieno bagnato dalla pioggia.
Come spiegai lo scorso anno, la fienagione è paragonabile alla vendemmia o alla trebbiatura: le aspettative di un anno sono concentrate in pochi giorni, e sino a che il fieno non è stato stivato (o l'uva è in cantina o il grano nel granaio) non siamo tranquilli.
Per quanto riguarda gli animali non ho molto da dire: nel pollaio i pulcini crescono sani e forti, e altre due chiocce stanno covando (quest'anno sono 5 le chiocce che hanno covato sino ad oggi), e sicuramente l'annata sarà migliore della 2012.
La volpe, altro simpatico animale amico dell'istrice di cui sopra, ha fatto danno, e il suo bottino è arrivato a 2 galline (che facevano le uova) e ad una bella tacchina (che si apprestava a covare per la seconda volta quest'anno).
Io mi arrabbio sempre molto, ma poco posso fare per gestire questa cosa: le galline devono pascolare, e la volpe sa che ha la possibilità solo durante il giorno...e la sfrutta.  Il cane, che abbaia anche per una lucertola, poco mi aiuta in questo, e tutto fa parte di un grande compromesso che ho fatto con la campagna (anche se ripeto che le scatole mi girano per davvero).
I maiali crescono, e a breve ne arriveranno di nuovi: in questo periodo li alimento con pastoni di semola, pane e verdure al mattino, e con farina d'orzo e favino alla sera.
E' importante che abbiano sempre molta acqua a disposizione, in modo che oltre a bere possano farsi i bagni di fango che li aiutano a contrastare la calura estiva.
Le capre paion tutte gravide tanto sono grasse, e l'aver saltato un'annata di capretti le ha rafforzate non poco: il nuovo becco per adesso cresce e lo tengo separato, ma a fine luglio/inizio agosto lo metterò nel branco e sarà poi la Natura a decidere il resto.
Sto ancora mungendo una capra, ma la produzione giornaliera si è praticamente dimezzata nell'ultimo mese, e credo che per metà agosto terminerò con la mungitura mandandola in asciutta.
Come ogni inizio estate i gattini abbondano nella baracca e nel fienile, e le gatte allattano in ogni luogo: per prendere una pressa di fieno capita spesso di dover fare la gincana fra questi batuffoli saltellanti.


"Bella la campagna di giugno, come ti invidio!"
Altra frase che mi sento dire sovente, ma io rispondo sempre: "Vieni a rizzare le presse mezza giornata, e vedrai come ti passa quest'idea dal capo!"
La campagna è bella, ed io sono il primo a dirlo, ma...provare per credere: i profumi ed i colori sono meravigliosi, l'orto è rigoglioso e la Natura tutta è nel suo pieno vigore, ma...c'è da lavorare gente, e manco poco.
Penso al camino acceso e alla neve, ma intanto fuori casa sono 34° e...
...e noi contadini non siam mai contenti!





sabato 25 maggio 2013

Brevi da un fine Maggio infreddolito

Come sempre la Natura vuol fare di testa sua...
Oggi 25 Maggio 2013 è freddo.
In pratica piove, piove e ripiove dal primo di Settembre, e nonostante ci fosse stata una finestra di tempo bello (con relative temperature elevate) nei primi giorni di questo mese, è poi tornato il grigio cielo plumbeo sopra la mia zucca (testa).
Credevo di fare un post dove andavo a parlare di questa fienagione, ma l'erba è ancora da tagliare e sta rischiando di trapassare (ossia di superare l'epoca di taglio diventando secco e perdendo molte sostanze nutritive), e viene schiacciata dai violenti acquazzoni che si susseguono oramai da giorni.
Invece vorrei far vedere la situazione dell'orto, dove le insalate paiono in grandissima forma, le fave stanno dando la seconda mandata di baccelli, e gli agli-cipolle-porri crescono vigorosi.
Consociazione di lattughe, cipolla rossa fiorentina, cavoli e peperoni
Anche quest'anno proseguo con la consociazione di diverse colture, e come potete vedere la pacciamatura di paglia non manca mai.

Dettaglio di consociazione
I carciofi sono numerosi come non mai, e le patate sono finalmente spuntate tra la paglia.
I ceci, le cicerchie sono invece ancora molto indietro.
La misticanza di radicchio inizia a spuntare, mentre le carote, le rape ed i ravanelli non danno alcun segno di se.
Gli zucchini fiorentini e le zucche frisco sono alternati dal grnaturco, ma per adesso solo poco appare fuori dal terreno.
Pianta di zucchino fiorentino che fa capolino tra la paglia
I pomodori sono praticamente fermi, e da giorni non danno alcun cenno di crescita, ma mi sta bene così: visto le temperature basse temo che addirittura possano morire.
L'abbondante pacciamatura un pò li protegge, ma poco posso fare oltre, se non attendere a trapiantare le tante altre piante che aspettano nel semenzaio.

Le previsioni meteo fanno ben sperare per l'inizio di Giugno, e quindi confido in qualche giorno di bella stagione per trapiantare ancora la maggior parte delle piantine di pomodoro, peperone, melanzana, insalata e radicchio, peperoncino, cavolo, popone (melone).

Fuori dall'orto la vigna ha avuto il primo trattamento di poltiglia bordolese (rame e calce).
C'è di buono che ogni giorno faccio una carriola di erba per i maiali, e che le anatre paiono apprezzare il paniere di ortica che porto loro ogni due giorni.
Dal pollaio le notizie sono di attesa: una chioccia che dovrebbe avere la sua schiusa a breve, ed altre due chiocce che stanno accudendo i loro piccoli.
In casa invece, proprio dentro la vasca da bagno, sono "accampati" i pulcini dell'ultima schiusa da incubatrice      e altri pulcinotti dello scorso mese.
Devo tenerli al riparo perchè fuori è troppo freddo, e la mancanza di una chioccia libera me li farebbe soccombere tutti in pochi giorni.
In casa la temperatura è di circa 16°C, e con l'ausilio di una lampada ad infrarossi riesco a mantenere loro il giusto ambiente per vivere bene.
Naturalmente li sposterò nel pollaio non appena Maggio si ricorderà di fare Maggio.


martedì 21 maggio 2013

I Miei Polli:Chioccia vs. Incubatrice (3° parte)

Dopo aver parlato a lungo del Gallo, trovo altrettanto necessario soffermarmi sulla Chioccia.
In molti (sbagliando) attribuiscono questo nome a tutte la galline adulte che depongono le uova, ma è giusto fare un distinguo fra la deposizione e la cova, e quindi fra Gallina e Chioccia

Per deposizione (o ovideposizione) si indica l'azione di deporre (ossia "lasciare") l'uovo, e l'uomo sfrutta da sempre questo, utilizzando quel regalo che la gallina ( femmina adulta) gli fa in determinati periodi dell'anno.
Infatti, anche se spesso molte persone pensano che una gallina deponga 365 uova all'anno, ci sono determinati periodi in cui avviene la deposizione ed altri in cui la gallina non compie tale gesto.
Sia la gallina che razzola nell'aia del podere, che quella che è COSTRETTA dentro alle batterie, hanno pur sempre un loro ciclo riproduttivo, ed un pò come per tutti gli altri animali (ovipari o mammiferi che essi siano) non è sempre predisposta alla riproduzione.
Naturalmente serve un gallo per fecondare (senza il quale le uova non sarebbero mai portatrici di prole), ed appunto una gallina che sia in fase di deposizione, e che quindi stia facendo le uova.
Se entrambe le cose saranno presenti, solo allora sarà possibile avere dei pulcini.
Ma fatta questa doverosa precisazione ne serve subito un'altra: l'uovo per dare un pulcino deve anche essere covato.
Molti di voi staranno sorridendo o scuotendo la testa visto che le mie parole potrebbero apparire ovvie, ma...Amici cari in 34 anni ho imparato che Nulla Debba Essere Dato Per Scontato!
Come scrissi molti mesi fa in un'altra discussione, ci sono bambini che credono che le pere nascano direttamente nella vaschetta di polistirolo del supermercato, ma la cosa che più mi sconcerta è che ci siano  genitori che sull'argomento ne sappiano praticamente quanto i figli .
Ma torniamo all'uovo che deve essere covato...
Ogni uccello deve tenere al caldo le proprie uova, e queste dovranno essere gelosamente accudite e girate (di questo aspetto ne riparleremo più avanti) per un determinato numero di giorni che varia da animale ad animale.
Parliamo dei polli, e dei 21 giorni della Cova: per Cova quindi s'intende il periodo in cui la Chioccia (la gallina che cova) terrà sotto il suo ventre le uova.
Importante da dire è che non tutte le galline hanno l'ATTITUDINE ALLA COVA (e quindi non tutte sono anche CHIOCCE) perchè, con decenni di selezione delle razze, l'uomo ha avuto l'obbiettivo di puntare sopratutto alla QUANTITA' DI UOVA DEPOSTE (andando quindi ad aumentare i giorni di deposizione nell'arco dell'anno) a SCAPITO DELLA COVA (periodo in cui la gallina sospende la deposizione e si dedica ad accudire le uova fecondate e la prole che ne nascerà).
Infatti, secondo quella legge che oramai regola tutto a questo mondo, le Chiocce in Cova non sarebbero produttive e questo penalizzerebbe gli allevatori che puntano proprio alla produzione di uova.
In buona parte è quindi andata persa la naturale inclinazione che le galline avevano ad essere madri, mentre si è mantenuto ed aumentato la loro capacità di produrre reddito.
Anche negli allevamenti familiari oggi è spesso cosa eccezionale avere delle Chiocce, e queste generalmente vengono sempre custodite con gelosia dal contadino: sovente mi capita di ascoltare le lamentele di vecchi agricoltori che sostengono quanto sia divenuto raro che oggi una gallina si faccia chioccia.

 Per quanto mi riguarda ho ancora bene impressa l'emozione che provai a vedere per la prima volta che una mia gallina si faceva chiocca, e di seguito vi racconterò come questo avvenne, nella speranza che anche a voi capiti di "trovarne una" nel vostro pollaio.  Nel mio caso si trattava di una gallina frutto di mille incroci che mi era stata regalata da un'amica con la speranza che potesse essere una buona Chioccia come lo era la sua mamma, e così fu.
La gallina che si fa Chioccia

Come ogni sera toglievo le uova dalle cove (le cassette dove le galline depongono), ma stranamente quella volta una gallina rimase accucciata (addirittura quasi spalmata) e non si curò della mia mano che le frugava sotto in cerca di uova.
Ignorai la cosa, ed il giorno seguente accadde che la stessa gallina, oltre a rimanere spalmata, arricciò le penne ed emise uno strano verso (che forse potrebbe essere interpretato come il ringhiare dei cani): la cosa mi insospettì, ma decisi di togliere ugualmente le uova che le altre galline le avevano deposto accanto e che successivamente lei si era messa sotto il proprio corpo.
Il terzo giorno, oltre a mantenere la posizione, ad arricciare le penne, mi beccò ripetutamente iniziando a chiocciare (verso che emettono le Chiocce durante la cova e quando allevano i pulcini):
"Chiò...Chiocchiò...Chiò...Chiocchiò", ed avevo la mia prima Chioccia: successivamente capirò che quel verso accompagnerà la Chioccia per tutta la cova e per il periodo in cui alleverà i pulcini.
La spostai in un luogo riparato, le misi sotto 11 uova (i vecchi contadini dicono che si devono sempre mettere un numero dispari...ma non chiedetemi il perchè), e lei si accomodò da brava mamma: da lì a 21 giorni non si mosse più.
Una caratteristica diffusa tra le chiocce è proprio quella di rimanere immobili e non scendere mai dalla cova neanche per alimentarsi o defecare: entrano come in una sorta di trans, spiumano sotto il petto ed il ventre, hanno temperature corporee piuttosto alte, ed ignorano i bisogni fisiologici.
Vi assicuro che questa è una vera magia: la dedizione che hanno nell'accudire quelle uova le porta addirittura anche a denutrirsi, e nei casi più estremi (a me è capitato due volte) sino a lasciarsi morire di fame e sete.
E' per questo che molti agricoltori mettono cibo e acqua vicino alle loro cove, in maniera che le chiocce siano invogliate ad alimentarsi, ma in alcuni casi è necessario toglierle fisicamente dalla cova e metterle a terra per qualche minuto in modo che possano defecare e nutrirsi.
Durante il periodo di cova, oltre che a mantenere al caldo (circa 37,7°C) ed umido, con il loro becco girano più volte al giorno ogni singolo uovo, in modo che l'embrione non si attacchi al guscio.
Mi ricordo che allo scadere del ventunesimo giorno ero in trepida attesa, e tentavo di sbirciare in modo discreto, ma non accadeva nulla.
Pensavo che avessi sbagliato qualcosa, o che la Chioccia non fosse stata abbastanza brava, e pensavo quindi al peggio, ma... alla sera iniziai a veder sbucare tanti piccoli capini gialli (le testoline dei pulcini), che si facevano strada tra le piume della madre: che emozione!
Solo a quel punto la mamma si alzò e la prima cosa che fece fu defecare: la cosa potrà apparire comica, ma ne fece davvero tanta...
In un secondo momento si recò alla mangiatoia ed iniziò a chiamare quelle palline saltellanti continuando a chiocciare (il verso che ho descritto sopra) mentre loro schizzavano attorno al suo becco: lei batteva il becco sulla mangiatoia attirando la loro attenzione, ed i piccini si avvicinavano attirati da quel rumore iniziando a raccogliervi le briciole più piccole.
Nei giorni successivi i piccoli impararono presto a beccare direttamente dalla mangiatoia.
Chioccia alle prese con la prima esplorazione dei pulcini

Dove andava la mamma e dove i piccoli correvano, sempre richiamati da quel chiocciare continuo, e sempre controllati a vista: neanche il gallo le si avvicinava, e le altre galline (salvo casi eccezionali) si mantenevano a distanza, in una sorta di rispetto-solidarietà.
Un passo fondamentale fu quello dell'insegnamento della ruspata (il razzolare fatto con le zampe): così la mamma insegna a cercare il cibo, spostando la terra con le zampette, ed insegnando a procacciarsi il cibo anche oltre le mangiatoie a disposizione, ed è così che nasce un pollo ruspante.
I piccoli rimasero con la mamma per molto tempo (mi pare di ricordare circa 90 giorni), ed un giorno mi accorsi che lei aveva smesso di chiocciare e tendeva a svolazzare nei posatoi più alti e a starsene isolata dai pollastrini.  Il giorno seguente trovai un uovo, e questo fu il segno inequivocabile che la Chioccia aveva terminato il suo lavoro.    
Quello che vi ho appena descritto è un'esempio, basato su quello che mi accadde la prima volta, ma da quel momento le cose nel mio pollaio sono sempre andate avanti così, e sfrutto tutti i "segnali" per capire e coordinare al meglio la delicata fase della cova.
Va detto che spesso i figli di una Chioccia hanno comportamenti analoghi alla madre, e che è frequente che nascano nuove future Chiocce, e che la cosa continui nelle generazioni a venire: quell'imprinting che hanno dalla madre le segnerà per sempre, ed al momento giusto si "ricorderanno" di cosa voglia dire essere madre.
Devo comunque fare un breve accenno al concetto di IMITAZIONE che avviene per le chiocce: infatti, quando una gallina si fa Chioccia...o quando una Chioccia riprende la cova, altre galline vengono come "invogliate" a seguirle...a copiarle, e nel giro di un paio di giorni riescono ad andare a Cova pure loro, divenendo Chiocce.
Non mi addentrerò ulteriormente nell'argomento, rispettoso come sono degli etologi e degli esperti di avicoli, ma posso confermare che questo avvenga e che sia un ottimo "mezzo di diffusione" della Cova nel pollaio.

Ma possono anche essere fatte scelte parallele, e si può decidere di usare un'incubatrice per covare le uova feconde.
Non ho assolutamente nulla contro questa pratica, ed oltretutto da un paio di anni mi capita di usarla solo in casi eccezionali.
Di seguente vi racconterò cosa successe lo scorso anno, e come arrivai a tentare anche io questa carta.
La pioggia ed il freddo di Aprile pareva aver allontanato la voglia di covare alle mie galline, e nonostante le giornate stessero allungando (la temperatura ed il fotoperiodo influiscono sulla cova), nessuna vecchia Chioccia e nessuna nuova si metteva a covare.
E' così che a metà Maggio mi feci prestare un'incubatrice, e misi 24 uova seguendo minuziosamente le indicazioni che mi erano state date: girare le uova 4 volte al giorno, aggiungere acqua sul fondo dell'incubatrice ogni 3-4 giorni, mantenere la temperatura costante a 37,7°C.
L'imitazione avvenne in modo piuttosto strano, visto che due giorni dopo la prima Chioccia del pollaio andò a cova e le misi sotto le solite 11 uova.
La schiusa di un uovo in incubatrice

Dopo 21 giorni si schiusero tutte le uova dell'incubatrice, e 24 pulcini iniziarono a pigare (pigolare) e a reclamare il cibo: li tenni per 48 ore nell'incubatrice nutrendoli a dovere, ma di lì a poco si schiusero le 11 uova della Chioccia che viveva nel pollaio.
Ed ecco che decisi di tentare con un mio piccolo esperimento: mettere una parte dei pulcini dell'incubatrice sotto alla chioccia (assieme ai suoi legittimi) ed una parte di allevarli senza Chioccia (proprio come fanno la maggior parte degli allevatori professionali e non) tenendoli in un reparto isolato del pollaio.
Pulcini Livorno in incubatrice a due ore dalla schiusa

Utilizzai la medesima alimentazione, ma mentre quelli sotto la Chioccia crescevano a rilento e tendevano a morire, quelli senza Chioccia crescevano velocemente e non morivano.
Ad un mese dalla nascita quelli tenuti isolati erano quasi il doppio (non esagero) di quelli della Chioccia, e non ne era morto neanche uno, mentre per gli altri avevo avuto una mortalità (ad un mese) del 33%: un terzo dei pulcini non ce l'avevano fatta, ma la chioccia pareva prendersi cura di loro ed io non capivo come mai questo stesse accadendo.
Dopo un mese e mezzo però la situazione era cambiata, ed i sopravvissuti della chioccia iniziavano a recuperare sugli altri, ed i caratteri parevano essere più spiccati: insomma, per dirla con parole semplici, quelli allevati nel pollaio erano più vispi, attivi, voraci...mentre quelli allevati a parte erano stazionari.
Allo scadere dei due mesi misi assieme tutti i pulcini, togliendo loro la chioccia: non ci furono combattimenti o fazioni, e solo una piccola fascetta applicata alla zampa mi permetteva di distinguere l'origine degli uni da quella degli altri.
Convivevano pacificamente, mangiavano e dormivano assieme, ma...
...ma qualcosa accadde, e per la fine del terzo mese i pulcini della Chioccia erano più robusti e vispi, e fu a quel momento che i pulcini dell'incubatrice iniziarono a morire.
In un mese morirono il 40% dei pulcini dell'incubatrice, e quelli sopravvissuti di questi erano molto piccoli rispetto agli altri.
Quindi al quarto mese le cose erano decisamente cambiate.
Dopo un anno ho potuto fare queste considerazioni:
- i pulcini nati dalla chioccia sono cresciuti tutti sani e forti, e tra loro è presente il nuovo gallo del pollaio e nuove chiocce.  La perdita iniziale e la partenza a rilento mi hanno fatto riflettere sul giusto numero di pulcini gestibili da un'unica chioccia.
- i pulcini dell'incubatrice messi sotto la chioccia erano cresciuti sani e forti, e la maggior parte delle galline sono oggi ottime produttrici di uova (ma ancora nessuna chioccia). Sono praticamente indistinguibili dai fratelli nati da chioccia.
- i pulcini dell'incubatrice cresciuti separatamente dai polli adulti (e anche dalla chioccia) sono morti per l'80%, e quelli sopravvissuti sono i più piccoli e ancora non depongono neanche un uovo. Nonostante abbiano vissuto con gli altri pulcini per la maggior parte della loro vita, credo che la mancanza della madre si sia fatta sentire molto.
Con tutto questo discorso cosa voglio dire?
Magari lo capite da voi, e RIPETO CHE NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE ESPRIMERE ALCUNA TEORIA ASSOLUTA, ma A ME questo è successo, e da questo ne ho tratto le ovvie considerazioni.
Nel mio caso quindi non è stata un'esperienza estremamente positiva, ed ho deciso di usare l'incubatrice solo come eventuale appoggio alla Chioccia: quando questa inizia a covare metto qualche uovo nell'incubatrice e al momento della schiusa (in contemporanea quindi) metto tutti i pulcini sotto la chioccia, ma sempre in un numero che sia per lei gestibile. Li accoglie da subito e li alleva assieme agli altri.
Ma se le Chiocce decidono (magari anche grazie alla stagione) di fare il loro "dovere", potrò certamente scordarmi ben volentieri di usare l'incubatrice, e sarò felicissimo di lasciare che la Natura faccia il suo corso.
Per ultima cosa voglio però aggiungere che, qualora non avessi alcuna Chioccia in cova, piuttosto che comprare pulcini di allevamento utilizzerei l'incubatrice per continuare con la mia "razza", cercando di mettere quanto prima i piccoli nel pollaio..nella speranza che qualche vecchia gallina si muova a compassione e dedichi un poco di tempo per insegnare loro qualcosa.







domenica 5 maggio 2013

I Miei Polli: il Gallo nel pollaio (2° parte)

Per anni ho dibattuto con altri agricoltori sula scelta del gallo e sulla sua "durata": la sua figura infatti è fondamentale all'interno di un allevamento, sopratutto se questo è all'aperto e conta numerosi capi.
Per prima cosa bisogna saper scegliere un gallo, tanto quando questo è adulto e vive in un'altro pollaio, che quando questo è ancora giovane e "si deve fare".
Generalmente nelle mie covate tendo sempre ad allevare tutti i maschi, e per i primi tre mesi mi soffermo solamente ad osservarli e ad annotare delle considerazioni sul loro comportamento.
C'è sempre il maschio che vuole salire sulla testa degli altri pulcinotti, e c'è quello che tende sempre a soccombere anche sotto le femmine: un fatto di dominanza che è riscontrabile in tutti gli animali, dove ci sono animali dominanti e animali sottomessi e/o inibiti.
Non sono certo un etologo, ma mi pare di aver capito che la scelta gerarchica avvenga sin dai primi attimi di vita, e che un pulcinotto sottomesso non potrà mai essere un ottimo gallo da pollaio.
Osservato quindi il comportamento, lascio che gli animali crescano sani e robusti mantenendoli tutti allo stesso pari e continuando a farli vivere con le femmine.
Sviluppano i propri caratteri ed iniziano le prime inevitabili lotte: come per tutti i cuccioli all'inizio tutto appare come un gioco, ma ben presto le intenzioni saranno diverse e ci sarà sempre qualche maschio che verrà isolato e che sarà ultimo a raggiungere la mangiatoia o a bere l'acqua fresca, e che potrà anche soccombere se si dimostra troppo debole.
Non ci si deve scandalizzare, e ritengo che questo sia quello che la Natura offre ogni giorno sotto i nostri occhi, e poco conta se siamo cittadini o contadini...questo avviene sempre, ed ecco che anche in un semplice pollaio iniziano così a determinarsi i soggetti più indicati a divenire maschio dominante, e quindi Gallo.
Ma prima c'è la fase Galletto, ossia quella in cui si formano cresta e coda, una sorta di "adolescenza" in cui il gruppo dei "papabili" si atteggia sempre più a voler comandare: è questo il momento in cui le femmine (nella fase di pollastre) si conformano e talvolta si può già intendere quali saranno le ovaiole migliori (almeno per struttura fisica).
Ma quando il Galletto si fa Gallo?
Ricordo che questa domanda la posi all'anziana nonna del mio compagno di banco (il bimbo di campagna di cui vi ho già parlato), e lei mi rispose secca:
"Il primo a cantare...difendere...e a montare s'è fatto Gallo!"
...e questa è la regola che ho sempre seguito, facendo molta attenzione che le cose accadano (anche se non con questa sequenza) nel giro di un paio di giorni.
Sarà la passione che ho, ma trascorrendo del tempo nel pollaio si possono capire moltissime cose, ed in effetti il galletto si fa gallo con queste cose: a questo punto rimane solo da decidere quale sarà il suo "aiutante".
Già perchè se avete una decina di galline il problema non sussiste, ma se ne avete una quarantina allora vi servirà un "Gallo in seconda", ed anche su questa scelta ho trovato pensieri diversi.
C'è chi dice (e sono in molti) che la cosa migliore è che il secondo gallo sia un'altro dominante puro (come il primo), ma questo porta numerosissime complicazioni: creste e bargigli sempre sanguinanti (i due si sfidano quotidianamente), galline martoriate da "mariti troppo focosi", nervosismo nel pollaio.
E questo a mio parere non è un bene.
Io scelgo il secondo Gallo ricercando le medesime caratteristiche del primo, ma più attenuate: in questo modo i due conviveranno senza problemi, e al secondo sarà dato modo di cantare (sempre per secondo) e di coprire molte delle galline (spesso quelle disprezzate dal primo).  Oltretutto, se mai dovesse capitare che il Gallo dovesse perire, il suo secondo saprebbe sostituirlo in modo naturale, affermandosi da subito.

Per me la scelta del Gallo (e del suo vice) rappresenta un importante passo che servirà a regolare la vita nel pollaio per almeno tre anni.  Può comunque accadere che il vice venga tolto (magari ceduto come gallo ad altri pollai) e promosso di livello (perchè il primo inizia ad essere violento).
Proprio due anni fa dovetti andare al Pronto Soccorso per colpa di un beccotto (colpo dato con il becco) del mio gallo, ma tutto ebbe inizio un paio di settimane prima...
Avevo allevato quel Gallo sin da quando era pulcino, ed anche se potrà suonare strano, tra noi due c'era una certa empatia.
Dovete capire che, varcare la soglia del pollaio...maneggiare le chioccie...muovere e togliere uova...spostare pulcini... tutte queste cose rappresentano un'invasione nell'equilibrio del pollaio di cui il gallo è monarca incontrastato.
Farà ridere, ma per me ci vuole rispetto. Anche se son polli sono io che li destabilizzo, e quindi è sempre bene avere rispetto delle loro abitudini e dei loro spazi, cercando di non far troppo baccano e di non fare agitare troppo le femmine: se manterrete queste attenzioni raramente il gallo si opporrà fra voi ed i vostri intenti.
Io e quel gallo andavamo veramente d'accordo, ed entravo indisturbato nel pollaio consapevole che lui "si fidava di me"...
Ma un giorno sbagliai, e presi una vecchia gallina proprio sotto i suoi occhi, avendo poca cura di farla stare tranquilla, e mentre questa si dimenava tra le mie mani, lui rizzò la cresta, si gonfiò e mi attaccò agli stinchi.
Io naturalmente reagii, ed uscii dal pollaio facendo molto rumore ed urlando.
Incrinai per sempre quel rapporto che durava da tre anni, ed in una settimana mi attaccò  almeno 7 volte.
Era un bel gallo, e credetemi se vi dico che in molti mi avevano proposto di comprarlo offrendomi anche ben oltre il triplo del suo reale valore, ma il gallo era mio ed ignoravo tali proposte.
Il gallo, oltre ad essere bello, aveva un grande carattere, e con lui presente non avevo mai avuto problemi: uova sempre feconde, galline mai strapazzate con atti sessuali, calma e silenzio, ottima protezione anche dal cane, ed un canto prolungato che tanto assomigliava all'urlo di Tarzan nella jungla.
Un gallo che avrei fatto morire di vecchiaia, ma quel pomeriggio riuscì a beccarmi in un nervo del braccio, e mi fece veramente male (visto che puntava agli occhi ma riuscii prontamente a mettermi un braccio di fronte a protezione).
Il giorno seguente la mia famiglia mi spronò a farlo fuori, ma riuscii ad ottenere un vantaggioso scambio con un mio amico di un'altra provincia: il mio gallo per un suo giovane gallo, entrambi della stessa razza.
Non ho più avuto un gallo del genere.
Ma spesso con l'età molti i galli tendono ad essere più suscettibili e territoriali, e può capitare che mal accolgano l'inserimento di nuovi soggetti come pulcini o pollastre: serbate attenzione al mutare del loro comportamento e cercate di sostituirlo prima che possa divenire aggressivo.
MA C'S' SEMPRE L'ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA, e moltissimi galli si calmano con la vecchiaia, divenendo sempre più docili...anche se a me non è mai capitato.
Ricordate che sovente è il Gallo a fare il pollaio, e da lui dipende la protezione degli altri animali, oltre che il proseguimento di questo.
E' quindi importante tenere a mente la genetica dell'allevamento, e "tagliare il sangue" al fine di non creare problemi di consanguineità nella prole: scambiate il vostro gallo con il gallo di un altro pollaio, in modo da creare alternanza.
Nel prossimo intervento parlerò delle covate.

mercoledì 1 maggio 2013

I Miei Polli: l'inizio (1° parte)

Da tempo mi ero riproposto di aprire una discussione sull'argomento.
Argomento evidentemente a me caro in quanto, oramai da una vita, coltivo una Grande Passione per gli avicoli, con particolare interesse per i polli.
Ma più che mai in questo caso un pò di "storia personale" è d'obbligo.
Da bimbo dicevo che da grande avrei fatto il contadino, e non nego che la cosa lasciava spesso basiti i miei familiari, e che molto di quel mio affermare era certamente riconducibile a quell'esperienza che come "compagno di banco" di un bimbo di campagna stavo intraprendendo sin dai primi giorni delle mie Elementari.
Bimbo di campagna, così lo definivo, e in lui...nella sua libertà...e nella sua gioia di vivere vedevo il mio futuro.
Avevo sei anni, ma ventotto anni dopo mi sarei guardato con tenerezza e soddisfazione visto che avevo davvero già capito chi sarei voluto diventare.
E mentre nei pensierini di scuola mi barcamenavo tra futuri astronauti, calciatori, cantanti, ballerine e fatine, io stendevo già il mio progetto, e punto per punto prevedevo quello che sarebbe stato il mio futuro.
Ed ecco che otto anni dopo, durante il mio primo anno di superiori, era divenuto innegabile che la mia passione avesse molto più che un capriccio alla sua base: era ancora presto per compiere il passo, e dovevo solo conquistare qualche meta.
Ma ecco che un giorno il babbo mi regalò uno dei momenti più belli della mia vita, dicendomi che il proprietario di quello stagno dove andavamo sempre a pesca, era disposto ad affidarci quella bella voliera che si ergeva ai suoi bordi: si trattava di una vecchia voliera per fagiani (ci trovavamo in una riserva di caccia), oramai abbandonata all'incuria e ai rovi.
Lì, con la pazienza e disponibilità dei miei genitori, mettemmo i nostri primi polli.
Un gallo bianco dalla coda mozzata, frutto di un incrocio tra Livorno bianco e Mugginese (razza nana meglio identificata come Mugellese), due galline (sempre del medisimo incrocio) e una gallina "moicana" (così indicavamo scherzosamente la razza collo nudo da carne).
Quattro polli, e tutto ebbe inizio...
Oggi continuo ad allevare polli, ed in questi quasi venti anni d'esperienza ho avuto la possibilità di intraprendere diverse strade: ibridi commerciali, ovaiole da allevamento, incroci casuali, ma...la mia passione sfrenata sulla Livorno Bianca ha preso il sopravvento.
Infatti questi polli, oltre ad essere una razza che sta scomparendo, è autoctona di buona parte della Toscana (compresa la mia zona) ed è una razza rustica, che bene si adatta alla frugalità ed è infaticabile produttrice di ottime uova.
Gallo Livorno Bianco

Purtroppo sta gradualmente cedendo il posto alla sua "cugina" Livornese (oppure Livorno commerciale), che ha una stazza maggiore e che riesce a deporre un maggior numero di uova durante l'anno.
Sia chiaro che questa discussione NON VUOLE ESSERE UNA CROCIATA CONTRO LE LIVORNESI O CONTRO CHI LE ALLEVA, ma sento solo la possibilità di dire che per me "recuperare e mantenere" quello che la storia mi offre ha sempre avuto un valore inestimabile.
Le Livornesi sono reperibili nella maggior parte dei consorzi e cooperative agricole, e da Pizzo Calabro a Vipiteno credo che ci sia qualche estimatore/allevatore di questa razza, che certamente è da considerarsi una delle migliori ovaiole al mondo.
Ma a me mi garba la Livorno, e seppur più piccolina e con meno uova deposte, è adatta al mio podere e alla  mia filosofia di vita.
Fatta quindi la dovuta chiarezza su quello che è il mio pensiero, al fine di non suscitare l'ira degli intenditori ed appassionati di avicoltura, ritorno sulla mia esperienza pratica.
Allevo per uso familiare questi polli, e mi permetto di omaggiare amici e parenti delle loro meravigliose uova: la caratteristica dell'albume denso e compatto è innegabilmente apprezzata da quanti si dilettino in cucina e sopratutto in pasticceria (provare per credere).

Naturalmente anche l'alimentazione fa la sua parte, ed ecco cosa mangiano i miei polli:
- pulcini (dalla schiusa alle penne): Subito dopo la schiusa procedo con un'alimentazione a base di uovo sodo e farina di orzo, per poi arrivare ad un pastone di farina di orzo con una piccola parte di farina di mais e l'aggiunta di grano tenero in chicchi (tenuti in ammollo per renderli più digeribili ed appetibili).  In caso di freddi primaverili improvvisi mi è ricapitato di aggiungere nel pastone qualche scroscio di vino, e quindi di fare il pastone briaco: tale pratica, ancora oggi molto diffusa tra i vecchi contadini della zona, veniva usata per dar "calorie" ai pucini (pulcini) infreddoliti.
-pollastre e galletti: si passa ad orzo spezzato, sempre una minima parte di mais spezzato, grano in chicchi e un poca di farina di favino, il tutto servito asciutto.  Inoltre l'erba e la verdura inizia ad essere parte fondamentale della dieta quotidiana, ed i polli possono ruspare (razzolare) nel pascolo godendo anche dei lumachini e degli insetti.
-galline e galli: il mix è oramai composto da chicchi interi, ed oltre all'orzo e al grano tenero aggiungo del favino e qualche seme di girasole.  Durante il mese di fine luglio/agosto, in quello che è deputato come il periodo più caldo dell'anno, fornisco anche dei pastoni a base di crusca, pane e moltissima frutta.  Erba a volontà.
Durante l'anno trascorro lunghi periodi in cui do ai polli anche gli scarti della lavorazione del latte di capra, generalmente addizionandolo a della crusca.
Non uso MAI alcun tipo di mangime industriale o miscela specifica (anche se ho fatto pochissimi tentativi che poi nel prossimo intervento andrò a spiegare).

Generalmente i miei polli vivono molti anni, e contrariamente a quanto detterebbe la legge degli allevatori convenzionali (e cioè che dopo due anni la gallina va ricambiata), io decido di tenerle anche per svariati anni se queste non mostrano acciacchi e continuano a deporre qualche uovo.
Essendo galline da uovo saranno sempre scarne in fatto di carne, ma posso comunque assicurare che la loro bontà è cosa più che rilevante: da amante del brodo posso dire che questo pollo non la smette mai di stupirmi (anche negli umidi).

E' comunque necessario assicurare al pollo sempre acqua pulita, e se quindi avete delle anatre (che sono delle insozzatrici di ciotole d'acqua) dovrà essere data maggiore attenzione.
Oltre alla beva si deve pensare anche ai sali, e sopratutto chi non ha pascolo dovrebbe provvedere creando degli angolini o delle buche dove mettere della semplice rena di fiume.
Anche io l'ho fatto, e nonostante l'ampio pascolo vedo che in estate la prediligono: oltre a trovare qui il calcio fondamentale per le loro ossa e per il guscio delle uova, si dilettano anche in lunghi "bagni di sabbia" che servono per rinfrescarsi ma sopratutto per eliminare i parassiti che spesso sono presenti.
Non ho mai usato insetticidi o simili, ma piuttosto ho investito molto tempo a sostituire la paglia nelle cove (provvedendo ad eliminare la vecchia), e a rimuovere la pollina (le deiezioni dei polli) da sotto le cove.

Finisce qui il mio primo intervento sull'argomento polli, e a breve ne seguirà un'altro.

giovedì 25 aprile 2013

Ripartenza... (Ma chi si era mai fermato?)

Primavera.
Ed anche io non posso esimermi dal postare le notizie sulla stagione, sull'orto e sugli animali.
Sarò breve: due settimane senza pioggia hanno permesso di fare quelle cose che per mesi (e mesi) non era stato possibile, e certamente il primo a rendersene conto è stato proprio il mio orto.
Nelle ore serali trascorro del tempo a leggere e curiosare "negli orti altrui" (la potenza del web), e vedo che moltissime persone erano praticamente disperate (e non uso un eufemismo) di fronte all'impossibilità di rimettere mano al proprio adorato orto: la maggior parte di loro lo fa per diletto, per passatempo, per convinzione oppure per necessità.
Ed ecco che io, che punterei all'autosufficienza alimentare, senza un ort degno di tale nome per mesi e mesi, mi sono trovato "un tantino" in difficoltà (e qui ho volutamente usato l'eufemismo).
Quanto ero riuscito a mettere a dimora nei caldissimi mesi estivi (ve la ricordate la siccità???), ha stentato a crescere, e l'orto autunnale non ha regalato niente di niente...come del resto quello stivo, e adesso affronto la primavera con una fila di broccoli striminziti, un'esigua area dedicata alle fave, una cinquantina di agli e qualche toppo d'insalata.
Sabato scorso sono finalmente riuscito a girare la terra, e la vangata di turno ha permesso al terreno di liberarsi della tanta erba che era ricresciuta sullo strato di concime lasciato a maturare durante gli ultimi mesi di freddo.
Una volta interrato il concio (letame) di capre e di maiali, con mia moglie abbiamo messo le patate Kennebec.  Questa varietà, seppur non sia certamente la mia preferita perchè non ha niente a che fare con l'autoctonicità, ha la capacità di adattarsi benissimo in zone a clima montano e resiste alla siccità: dopo svariati tentativi fatti con le Monnalisa, le Primura e le Spunta, ho dovuto cedere per ottenere una modesta scorta (ed oltretutto le Kennebec sono ottime per il purè, le miestre e il tortino).
Ne ho messe 20Kg (102 in tutto), rigorosamente intere e non tagliate.
Ricordo che quando ero ragazzetto al paese c'era chi metteva le patate spezzettandole come se dovessero essere fatte arrosto, ma questo poteva essere fatto solo in terreni molto fertili e ben drenati e qui dove vivo non me lo posso permettere.
Oltre ai 3 solchi di patate, ho messo 4 solchi di ceci (una varietà locale di cui recupero il seme solo da due anni) e 2 solchi di cicerchie (tanto buone per le zuppe).
Nel semenzaio son pronti a germinare gli zucchini, le zucche, i cetrioli, i pomodori ed i peperoni...tutte di varietà locali.
Ma oltre all'orto ho iniziato a trinciare l'erba nella vigna, visto che oramai quel luogo sarà interdetto alle capre sino a dopo la vendemmia: le foglioline che si aprono rappresentano un'attrattiva troppo golosa per questi animali, che ignorerebbero volentieri la bella erba che ho alle prode (bordi) della vigna per gettarsi a capofitto sui filari.
Ho quindi trinciato l'erba, trascorrendo sei ore a vedere tanto di quel prato finire come futuro humus.
Ho comunque deciso di lasciare abbondanti zone dove poi porterò a pascolare i miei animali (munito di recinzioni mobili...naturalmente).
Trinciata la vigna adesso bisogna tilleralla (passarla con l'estirpatore) in modo da rompere la crosta che si è inevitabilmente formata dopo tutti questi mesi di pioggia, e cercare anche di mettere le radici dell'erba all'aria, in modo da rallentarne la ricrescita.
Purtroppo per me i campi non sono comunque riuscito a seminarli, e salvo un campino dove il favino è ricresciuto dall'anno scorso, quest'anno non avrò alcun raccolto in trebbiatura.
L'annata delle capre sta andando molto male, ed oltre a degli errori di valutazione che io ho fatto, ci si è messa pure la sfortuna a tartassarmi.
In compenso nel pollaio la prima chioccia accenna la cova (inizia a manifestare la volontà di covare), e quindi credo che da domani le metterò sotto 13 uova (alla faccia delle superstizioni).
La billa (tacchina) aveva portato avanti uan covata di 9 uova, messele sotto più per placarla che per convinzione (tende a schiacciare la prole subito dopo la nascita), ed infatti a meno di 24 ore dalla schiusa, solo 3 pulcini si erano salvati.
Li ho portati in casa e grazie alle cure amorevoli di mia moglie adesso stanno bene e si alimentano regolarmente.
I tre pulcini sopravvissuti

Ma di cose da fare ce ne sono tante...tantissime.
Mi sento dire in paese: "Adesso ti tocca lavorare...dopo così tanto riposo!"
E ripenso al riposo che non è certo abbondato, anzi...ai disagi che sto avendo dai primi di settembre per colpa della pioggia, ai sarti mortali fatti per segare la legna usata per cucinare e per riscaldarci, al fieno (nel fienile) che si è bagnato, alla mota (fango) dai maiali...e penso a quante corse e quante acquate ho dovuto sopportare ogni giorno.
Primavera.
Momento di passaggio.
Le rondini garriscono ed il cucule (cuculo) canta nel poggio davanti casa.

martedì 26 febbraio 2013

Ma c'è davvero bisogno di fare tanto clamore?

Lo confesso: da una vita sono un appassionato di meteorologia!
Ho trascorso la maggior parte della mia infanzia con i nonni, ed ho molti ricordi legati al meteo.
Ricordo le mie nonne che, durante la cena consumata assieme, mi dicevano con tono solenne (e quasi di rimprovero): "Shhhh, ora zitto che dicono il tempo!"
Ed ecco che alla televisione il meteorologo barbuto ci raccontava di alte e basse pressioni, di piovaschi e sciroccate, di caldo in arrivo e di probabili nevicate.
C'era "il tempo", ed appunto tutti in famiglia dovevano conoscere cosa sarebbe accaduto il giorno seguente.
Io mi chetavo (stavo zitto) ed ascoltavo attento, quasi come se avessi dovuto poi ripetere quanto veniva detto da quell'uomo con la bacchetta di legno.
Facevo silenzio ed imparavo...e non capivo il perchè di tanto interesse da parte dei grandi.
Il gioco era poi imparare a guardare il barometro con mio nonno, e da quello (e dai dolori che puntualmente loro dicevano di avere) si riusciva ad intuire che tempo avrebbe fatto all'indomani.
Negli anni ho maturato una certa (intima) passione per l'argomento, ho iniziato a leggere qualcosa che mi potesse chiarire le idee ed ho cercato di approfondire (nell'ultimo decennio anche grazie ad internet): la passione oggi è sempre presente, e sicuramente traspare anche dalle pagine di questo blog quanto trovi affascinante il mutare delle "stagioni".
Il fatto di non essere metereopatico mi ha certamente aiutato, e ricordo sempre con piacere quando da bimbo dicevo che "anche la pioggia era bella" ed i miei compagni mi guardavano come se stessi mangiando una lucertola.
E ancora oggi sorrido quando mi dicono: "Domani sarà freddo!" ed io rispondo "...e che t'aspetti, siamo di febbraio!".
Insomma, certamente nonsono la pioggia o il sole a condizionarmi nello spirito (magari nel lavoro si, ma questo è un altro discorso).
Il bosco davanti casa la mattina del 25 febbraio 2013, durante una pausa tra una nevicata e l'altra

Non sarà questa la discussione dove parlo delle "nuove stagioni" e delle tendenze per gli anni a venire...
...ma vorrei tanto sottolineare un episodio che mi ha fatto riflettere molto: nei primi giorni di gennaio nella rete sono iniziate a circolare notizie riguardanti una possibile ondata di freddo "storico" che avrebbe investito l'Italia di lì a poco.
Non si trattava delle classiche perturbazioni, e neanche di una perturbazione simile a quella del febbraio 2012, ma addirittura si parlava di Freddo da Glaciazione.
Freddo da Glaciazione...
Evidentemente, secondo alcuni studiosi di meteorologia (di varia origine europea), entro la fine di gennaio si sarebbero dovute registrare temperature di molti gradi sotto lo zero (si parlava addirittura di -20°C in pianura padana) che avrebbero perpetuato per molti e molti giorni (addirittura forse settimane intere).
Quelle "previsioni", e mai come in questo caso è giusto virgolettare, dicevano che la neve dell'anno precedente sarebbe stata solo una sciocchezza in confronto a quanto si sarebbe presentato in questo inizio di 2013, e ci mettevano all'erta su tale evento: si doveva essere preparati al peggio.
Ho trascorso serate intere ad approfondire l'argomento, ed in effetti anche qualche illustre meteoman italiano faceva degli accenni a questa possibilità: veniva fatto riferimento ai calcoli matematici che sono alla base delle previsioni e tendenze meteo, ed i numeri che uscivano non erano certo confortanti.
Tale evento veniva puntualmente annunciato, salvo poi la smentita (o rettifica) del caso ed il "sicuro rimando" alle settimane a venire.  E puntualmente si succedevano le TIPICHE PERTURBAZIONI INVERNALI (anche a carattere nevoso) che portavano buona parte del centro nord sotto lo zero.
Ma dell'ondata di freddo record...nulla.
Come un fuoco di paglia la notizia bomba, che all'inizio aveva preoccupato molti ed occupato svariati spazi nel web, si stava dissolvendo per lasciare spazio alle consuete perturbazioni invernali.
Insomma...continuando a leggere nei vari siti di meteorologia (che avevano fatto tal proclama) la cosa andava sciamando...e piano piano è finita nel dimenticatoio...in sordina.
E proprio questa mattina, mentre camminavo nella neve per portare il fieno alle capre, ripensavo al cataclisma che si doveva abbattere su di noi e che oramai era già stato dimenticato da tutti.
Perchè parlo di questo?
Perchè sono un appassionato di meteo che ODIA i proclami...e odia questo modo SENSAZIONALISTICO di dare notizie: Freddo da Glaciazione....ma vi rendete conto di cosa REALMENTE vorrebbe dire?
Oggi, anche e sopratutto in occasione di previsioni del tempo, c'è la tendenza a FARE PAURA quando si offre una notizia: caldo record è un concetto che riesco a digerire bene, ma "desertificazione che avanza" non può (o deve) necessariamente rappresentare il medesimo concetto; nevicata eccezionale (vedi quella del febbraio 2012) può essere più che mai giustificata, ma parlare di glaciazione...; le "bombe d'acqua" hanno nome tanto evocativo quanto veritiero (e sono sempre più presenti nel nostro autunno), ma parlare di "tornado" o "piogge monsoniche" lo vedo decisamente inappropriato.
La stagione sta cambiando, e credo che il contadino sia la persona che più se ne rende conto (e forse ne "subisce" le cause), ma la comunicazione nei nriguardi dell'argomento dovrebbe (a mio avviso) essere decisamente diversa: non si tratta di semantica, ma di dare il giusto peso alle cose.
C'è forse tra i lettori uno scienziato che sappia spiegarmi com'è possibile che in Italia...oggi...ci siano contemporaneamente la DESERTIFICAZIONE CHE AVANZA (con relativi periodi di siccità record...), la GLACIAZIONE che incombe (con relativi periodi di freddo/neve record...), i TORNADO che investono la penisola (con raffiche di vento e pioggie torrenziali mai viste).
E tutto questo contemporaneamente.
E' mai possibile che la nostra penisola sia la sede di così diversi eventi catastrofici, e per lo più contemporaneamente?
Ripenso a quel signore con la barba che "diceva il tempo", e a quel modo garbato e pacato che aveva di dare consigli su come vestirsi il giorno seguente...e mi sembra di vivere in un altro luogo...ed in un altro tempo.
Ma c'è davvero così bisogno di fare tanto CLAMORE?

Intanto la vita al podere va avanti, e neve o non neve i capretti stanno nascendo, le galline hanno finalmente iniziato a deporre le uova, la legna dalle cataste sta finendo, e la vigna è ancora da potare.