Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

giovedì 22 ottobre 2015

Brevi di Ottobre

Fuori è freddo, e questa notte la temperatura scenderà attorno ai 4°C.
Il Grecale soffia tra i poggi e picchia sui cipressi ed il tetto del Podere, sibilando sulle tegole.
Il cielo stellato fa presagire la bella giornata di domani: sicuramente seminerò gli erbai con Loietto, Orzo e Trifoglio Squarroso.
Si stanno cogliendo le olive: poche ma buone, e dopo la NON annata del 2014, quel che viene va tutto bene.
Ho da poco terminato la prima parte della pulizia delle prode dei campi, e la bella stagione mi ha assistito in questa lavorazione che rimandavo da troppo tempo.
In casa c'è la stufa sempre accesa, odore di fuoco, di sugo, e rumore di gatto che rincorre il cane.
Ieri ho visto il primo pettirosso, e questa sera i primi fringuelli si son posati sul noce.
Le giornate accorciano e l'aria si è fatta frizzante.
Quest'anno niente funghi: la tramontana della scorsa settimana ha vanificato ogni speranza, e a quest'altitudine l'annata è praticamente terminata.
Le noci asciugano nelle cassette all'aperto.
L'orto offre ancora i pomodori verdi, affidati alle mani sapienti di mamma che li trasforma in salsa, marmellata e sottolio.
Le galline hanno smesso di far le uova.
Domani sarà un bel giorno per lavorare...

mercoledì 23 settembre 2015

Primo giorno d'Autunno

Ed arriva l'Autunno, e come ogni anno a lui porgo il mio saluto.

Mentre l'ultima rondine lascia lo sguardo del Podere,
mentre le prime foglie del noce ingialliscono, ed il mallo si spacca all'aria,
mentre la notte si fa fresca, e la mattina assai frizzante,
mentre gli odori lentamente iniziano a cambiare, ed i tramonti si fanno di tinte viola,
mentre si fa spazio alla legna che arriverà e si inizia a ripulire le cappe ed i comignoli,
mentre il riposo torna ad affacciarsi nella mia vita,
mentre l'orto è oramai stanco ed offre gli ultimi sapori,
mentre le chiome infrondate cambiano veste,
mentre i mosti bollono nella cantina,
mentre le olive girano al maturo,
mentre il profumo di bosco torna a far visita all'aia,
io uso questo angolo per portagli il mio saluto.

Oggi 23 settembre entra l'Autunno.
Ancora una vigna da vendemmiare, e le non troppe olive sugli alberi lasciano presagire un annata non eccezionale per olio.
Nei castagni pochi frutti per il raccolto, ed il cinipide l'ha spuntata anche questa volta.
Le galline non vogliono smettere di deporre le uova, ed una nana (anatra muta) si ostina a covarne una parte...oramai da un mese e mezzo.
Il becco puzza come non mai, e non si rassegna all'idea di dormire separato dalle femmine, ed ogni giorno c'è un rattoppo da fare nella stalla frutto del suo impeto.
Tra poco fiorirà l'edera, e mi appresterò a smielare il poco miele rimasto nei melari.
Le ultime melanzane e peperoni preparati sott'olio, mentre il miele viene invasettato quando si trova il tempo per farlo.
Il melo dietro casa ha ancora buonissime mele dolci e sugose, ed ogni sera ne mangio un paio prima di chiudere gli animali nei loro ricoveri.
Alla mattina metto il giacchetto imbottito, salvo poi rimanere a mezze maniche dopo le 10 e sino all'imbrunire.
Il picchio verde canta più del solito.
C'è voglia di funghi, di castagne, di riposo e di camino acceso: manca poco.


lunedì 7 settembre 2015

Prima smielatura

Nell'ultimo anno sono accadute molte cose che hanno cambiato la mia vita.
Le novità, inaspettate o desiderate, mi hanno portato a modificare alcuni dei miei impegni: impegni che necessariamente sono aumentati, portandomi a fare "più cose"... ed avendo meno tempo per farle.
Un paradosso non difficile da comprendere, ed un compromesso più che accettabile a favore del nuovo e di tutti gli stimoli che questo porta con se.
Tra tutte queste cose, certamente le Api hanno rappresentato una grande soddisfazione.
Le Api, animali meravigliosi, che sin da quando ero bimbo desideravo allevare.

In aprile ho preso 4 famiglie nuovissime, con regine giovani, le ho messe nelle arnie i primi giorni di maggio:per ogni arnia non ho messo più di 7/10 dei telai a nido, usando il diaframma in ogni alveare.
Le famiglie le ho posizionate nelle arnie i primi giorni di maggio: la fioritura dell'erica e delle acacie è servita per i telai dei nidi.
I melari li ho aggiunti i primi giorni di giugno.

Ho raccolto 40 Kg di miele in quattro arnie, delle quali ho smielato:
- la prima, 5/9 telaini
- la seconda e la terza 7/9 telaini
- la quarta 5/9 telaini (di cui uno solo parzialmente opercolato).
Ho lasciato qualche telaino con del miele non opercolato (della 2° e 3° famiglia), ed aspetto la fioritura dell'edera.
Successivamente provvederò a smielare quanto è rimasto, e a togliere i telaini a miele.
Quattro arnie...quattro famiglie, l'una diversa dalle altre, che in questi giorni mi son apprestato a smielare.
Sotto al segno dell'Autarchia, tra prestiti di materiale e soluzioni "improvvisate", è arrivato il primo miele.
Di seguito una piccola carrellata di immagini a testimonianza di quanto fatto.
Ai professionisti chiedo venia per le imprecisioni (sopratutto nella fase di disopercolatura), ma ho fatto del mio meglio.
Nelle operazioni sono stato coadiuvato da moglie e madre, mentre il padre ha contribuito elargendo commenti positivi sulla bontà del prodotto che ha assaggiato con gran soddisfazione.
I cani assistevano in attesa di un pò di cera intrisa di miele.
Naturalmente, tutta la cera è stata pressata per far colare via tutto il miele.

Per togliere gli opercoli abbiamo usato un comune coltello da prosciutto (lungo e a lama piatta) ed una catinella.
Un telaino finemente ripulito dagli opercoli, e pronto per essere messo nello smielatore. 
La prima esperienza con uno smielatore tangenziale.
Miele mille fiori  (rovo, ginestrino, sulla, erba medica, lavanda, fiori di bosco, e chissà cos'altro)


mercoledì 19 agosto 2015

Uno dei tanti modi per iniziare una mattinata d'agosto

Mi sveglio, e nella giornata che nasce trovo entusiasmo e forza.
Esco di casa, mentre il cielo si fa scuro: un temporale che arriva.
Fermo sotto alla pergola guardo le rondini che nel volo mattutino si abbassano più del solito.
"Pioverà a breve" mi dico, mentre un tuono fa eco ai miei pensieri.
La cagna sotto ai cipressi mi abbaia in modo strano: mi accosto, le sgancio la catena, e lei continua ad abbaiare.
Le mammelle ingrossate annunciano che la gravidanza sta volgendo al suo termine, e l'irrequietudine dell' animale che non è mai stato madre è tutta in quello scodinzolio scoordinato ed abbaiare ingiustificato.
Mangia poco e mi segue: in questo trovo un'abitudine lunga quanto la sua vita.
Dalle capre sento troppi belati: "Quanto chiasso che c'è stamani al Podere..." borbotto sotto ai baffi, mentre libero il becco dal suo "scomparto notturno".
Il periodo dei calori delle femmine è ufficialmente iniziato, ed il "puzzo" del maschio marca l'ambiente e le mie narici.
Ma il becco è strano: non vuole mangiare, e mi osserva annusando l'aria e scrutando il cielo.
Stiamo in silenzio, fianco a fianco, e poi libero le capre.
La capobranco mi si accosta e cerca la mia mano per la carezza, dopo di che allunga il passo e raggiunge le altre, scostandole a suon di zuccate per la conquista del fieno migliore.
Esco dalla stalla solo dopo averla pulita, e scarico il letame in una parte dell'orto lasciata a riposo.   Lì le deiezioni avranno almeno 9 mesi prima di essere smosse, e tale tempo servirà affinché si spengano (maturino).
Le prime gocce, fresche,  dipingono la terra polverosa.
Affretto il ritmo, e seguito dalla fedele compagna a quattro zampe, vado nel pollaio.
Stranamente quest'oggi i galli non hanno iniziato le loro usuali competizioni canore, mentre son proprio le galline a becerare reclamando l'uscita.
Varcando il cancello, si gettano in una corsa ridicola dove, come signore robuste che corrono trattenendosi sui fianchi le ampie sottane, si gettano a capofitto sotto la vegetazione più bassa.
Aumenta il vento, i cipressi scuotono, le rondini spariscono: un tuono, ed è burrasca.
Mi bagno per rientrare in casa, mentre le saette colorano il cielo grigio.
La cagna decide di bagnarsi, pur di vegliare sull'uscio di casa, mentre la gatta domestica si nasconde sotto al camino.
Ancora un tuono, poi un'altro, ed ancora un'altro: va via la luce di casa.
Non mi sposto dalla porta a vetri, e continuo ad osservare il glicine che cede fogliame sotto alla pioggia adesso violenta.
Sono passati solo dieci minuti, e sento le grondaie donare un fiume d'acqua raccolto nelle cisterne.
La pioggia si fa orizzontale.
E' burrasca.
La cagna demorde, e corre nella sua cuccia a ripararsi da tanto impeto pluviale.
Ancora un tuono, poi un'altro, e calma l'acquazzone.
mentre spiove il sole buca le nuvole, e lascia fumare la terra.
Sono le 8 del mattino, e adesso è caldo: la giornata può iniziare.

mercoledì 5 agosto 2015

Comunicazione CNR: luglio 2015 il più caldo di sempre

Mi permetto di girare qui il comunicato stampa del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) in merito alle temperature del mese di Luglio.


04/08/2015
Luglio 2015 è stato, per l'Italia, un mese estremamente caldo, facendo segnare un'anomalia di circa +3.6°C sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000) e risultando pertanto il luglio più caldo dal 1800 ad oggi, ovvero da quando si eseguono osservazioni strumentali nel nostro Paese.
L'anomalia ha addirittura superato di circa un grado quella del luglio 2003, che si fermò a +2.6°C. Il 2003, fino al mese scorso, risultava il detentore di quattro primati mensili assoluti: i mesi di maggio, giugno, luglio e agosto erano infatti i più caldi di sempre con anomalie rispettivamente di +2.8°C, +4.82°C, +2.6°C e +3.8°C rispetto al periodo di riferimento.
L'anomalia record di luglio 2015 porta anche la media "parziale" dell'anno in corso (calcolata sul periodo gennaio-luglio) ad un'anomalia superiore a quella del 2014, che - ricordiamo - chiuse a +1.45°C come anno più caldo di sempre.
Le precipitazioni di luglio 2015 per l'Italia, infine, sono state piuttosto contenute, con anomalie negative sulla maggior parte del territorio.




Credo che la notizia possa e debba essere ampiamente commentata, anche in questo piccolo angolo dove spessissimo parliamo di clima e temperature.
Lo sostengo oramai da almeno 20 anni: dobbiamo necessariamente fare qualcosa, tutti, contribuire, al fine di limitare le emissioni di CO2, e di contrastare questo (apparentemente) inesorabile aumento delle temperature.
Flora e Fauna ne risentono...e ne risentiranno sempre più.
Dall'Agricoltura, anzi....DALLA NATURA viene tutto quello che ci permette di vivere, non dimentichiamocelo.

lunedì 27 luglio 2015

Luglio 2015: tra caldo e piacere.

Svegliarsi prima dell'alba non è mai stato tanto piacevole.
Ricordo l'estate 2011, con quel Luglio freddo e quell'Agosto-Settembre così caldo...
Ricordo l'Agosto 2009...
...ma per ritrovare tanto calore devo rimandare la mia memoria alla famosa estate del 2003.
Ebbene, seguendo la regola per cui "il contadino non è mai contento delle stagioni che vengono", sarò sincero con voi e me stesso, e qui lascerò un commento Anacronistico su questa estate.
Bene!
Ci voleva il caldo!
Credo che quanto dico abbia maggior valore, visto che io notoriamente non ho un bel rapporto con le alte temperature, e che le giornate INFINITE stiano pesando il doppio con questo stellone che pigia sul capo.
Non cade una goccia d'acqua (degna di tale nome) dal giorno 19 giugno, ed in questi 38 giorni al Podere si son toccati i 38°C, con delle minime anche di 22°C.
Temperature Record (va tanto di moda usare questa parola...) visti i 500m sul livello del mare, la vicinanza alle montagne, e la discreta ventilazione che caratterizza il luogo in cui vivo.
Eppure...bene così.
Per chi era riuscito a seminare c'è stata una bella trebbiatura, ed i grani son tornati abbondanti nei magazzini e nelle stive dei poderi.
La fienagione della Medica ha offerto un secondo taglio abbondante, e per chi è in valle si sta preparando un ottimo terzo taglio.
Le Api hanno lavorato come matte, la frutta c'è, e l'orto pare gradire questa calura (purchè venga annaffiato con regolarità ed abbondanza): zucchino fiorentino, pomodoro pisanello, pomodoro costoluto di firenze, melanzane fiorentine, friggitelli, zucche turbante, zucche marina di chioggia, radicchio barba di frate, peperoni, peperoncini da far ripieni, porri, sedano e basilico...tanto basilico.
L'orto profuma l'aria, ed alla sera è un piacere trascorrervi quella mezz'ora per il raccolto quotidiano.
Le terre arate vengono arse dal sole come non accadeva da anni, e neanche mezza zanzare viene ad uggiare (dare fastidio) sin quassù.
Ho iniziato la fase di asciutta delle capre visto che le mungo dal primo di marzo e che il becco pare aver voglia di beccheggiare (iniziare a coprirle): hanno un bel pelo lustro, e sono sin troppo grasse.
Le Livorno hanno iniziato a calare con la produzione delle uova, e finalmente potranno dedicarsi al riposo ed alla muta (oramai prossima): producono da gennaio come non mai prima di quest'anno.
Le olive pendono dalle frasche, e seppur l'allegagione sia stata penalizzata dalle grandinate e dal forte vento di fine maggio, lasciano comunque promettere un raccolto "nella norma" (facendo i dovuti scongiuri).
I castagni, oramai in preda all'assalto del cinipide, quest'anno promettono qualche frutto.
La vigna è bella, reduce dall'inesorabile peronospora bastarda che in giugno ha comunque voluto lasciare il segno, e da un paio di attacchi di oidio (inevitabile nelle caldissime giornate di tramontana).
Insomma, queste mie parole hanno un sapore dolce, perchè ho trascorso gli ultimi due anni ad imprecare e veder marcire la roba, e tanto necessitavo di un netto segno di Vita Estiva.

Oltre al caldo l'estate ha portato anche la stanchezza (sorella siamese dell'entusiasmo), e questa mi ha provocato non pochi acciacchi: a trentasei anni continuo a chiedere al mio corpo molto di più di quanto dovrei, e con regolarità questo mi presenta il conto da pagare.
Ma non mi scoraggio, e lascio da parte l'orgoglio per dare spazio all'intelligenza, e mi lascio aiutare.
Domani caveremo le patate, gli agli e le cipolle: immagino che le pezzature siano notevolmente inferiori a quelle dell'estate 2014, ma poco conta.
Nell'aria c'è odore di polvere, di geranio, di orto, di trattore e di forno spento.
L'animo è mediamente agitato, le arrabbiature sono state tante, ma la campagna mi placa.
Svegliarsi prima dell'alba non è mai stato tanto piacevole, e la frescura del mattino rigenera più di mille preghiere: il sole nasce già caldo dal monte dietro casa, e da subito appiana tutto, dando Regola e Tempo.
L'uva sta invaiando, i caprioli continuano a bramire, l'odore di stalla non si fa pungente, ed io mi godo questa Vita, con i calli duri nelle mani, una spalla "svogliata", e le crepe sotto gli scarponi.
E tra un attimo sarà già vendemmia e frenesia.
Ma adesso è tempo di rallentare, sedersi alla meria (ombra), leggere un libro e fare l'indispensabile per recuperare le forze.
Luglio 2015: tra caldo e piacere

sabato 20 giugno 2015

Racconto di Vita Anacronistica:la mia campagna ed un'età complicata (4° parte)

A sedici anni sono tante le idee che passano per la testa, e per me era già tempo di bilanci.
Pensavo spesso alla mia infanzia fatta di affetto ed attenzioni, immersa in tutti quei nonni e fatta di giratine e lunghe chiacchierate.
Pensavo e ricordavo quando desideravo essere un Vigile Urbano (prima) ed un Pompiere (dopo), e quando soffrivo all'idea che babbo e mamma mai avrebbero accettato un cane nella loro casa.
Pensavo e sorridevo "dall'alto" dei miei sedici anni, con un motorino da enduro di seconda mano che tanto mi faceva sembrare "più grande", mentre c'erano Amici che se ne andavano ed Amici che arrivavano.
A sedici anni conobbi l'Amore, quello fatto di struggimento e batticuore, quello che ti fa sognare e soffrire, ed entrai ufficialmente nel "frullatore della vita", accostandomici lentamente, sempre un passo indietro alla massa, sempre con un occhio a ciò che era considerato diverso o troppo lontano nel tempo.
A sedici anni ero uno studente, uno studente da seiemezzo, che continuava a stare ostinato nei suoi sogni, e che leggeva...anzi, divorava libri su libri: tutto m'interessava, e passavo dai grandi classici della narrativa italiana alla fantascienza, dai libri di politica a quelli di astronomia, dalle novelle dell'ottocento, agli autori internazionali contemporanei.
Carlo Cassola, Charles Dickens, Isaac Asimov, Pablo Neruda, Ernest Hemingway, Dante Alighieri, George Orwell, Renato Fucini (Neri Tanfucio), Arthur C. Clarke...questi forse i miei preferiti di allora (e molti lo sono tutt'oggi).
Leggevo, ed avevo bisogno di farlo, per ritrovarmi in quella dimensione che inevitabilmente rischiava di mancarmi in quel momento: avere sedici anni non era cosa facile per un ragazzo che amava le stelle e l'Agricoltura, che non aveva la ragazza e che si appassionava ad ascoltare la musica lirica, che si addentrava nelle proprie rivoluzioni, e che si ostinava a costruire il suo futuro.
Mattone dopo mattone, erigevo le fondamenta del mio essere Uomo, e sorridevo ai piaceri della Vita, senza però distrarmi troppo, sempre mantenendo una certa rigidità che mi manteneva solido nella mia posizione.
Ma la gioia più grande era rappresentata dai momenti in cui potevo stare in Campagna, e sentirmi "più vicino all'essere Uomo".
L'emozione di quella nuova esperienza racchiudeva tutta quella spontanea/soppressa voglia di "provare in Agricoltura": provare, e per la prima volta farlo con qualcosa di mio.
Cinque erano i kilometri che ci separavano da quel pezzo di terra dove le sperimentazioni erano finalmente possibili, dove potevo cimentarmi nell'opera che maggiormente sarebbe stata complicata per me: volevo coinvolgere babbo.
Sapevo che mia madre mi avrebbe seguito, nonostante gli impegni di lavoro, nonostante la sua scarsa preparazione, sapevo che per lei sarebbe bastato anche soltanto "un etto" del mio entusiasmo per essere coinvolta.
Sapevo che avevo anche i nonni dalla mia parte, e che avrei avuto un valido aiuto (magari anche pratico) nella gestione di questo impegno.
Ma sapevo che babbo sarebbe stato l'osso duro, e che coinvolgerlo prevedeva un piano ben preciso: invogliarlo, prendendola alla larga, senza mai forzare la mano.
Il fato volle che in quella terra ci fosse un laghetto, un laghetto che ai tempi frequentavamo come pescatori: silenzioso, lontano dalla gente, di cui ne conoscevamo il proprietario, e tutto ci faceva sentire "padroni" di quell'angolo verde.
Pescavamo, e mentre i fagiani cantavano, io guardavo quelle interminabili file di ulivi, quei vecchi prati da riseminare, e sentivo l'acqua (tanta acqua!) scrosciare.  Una baracca di lamiera vuota, una grande voliera in disuso, ed una lunga striscia di terra che costeggiava il ruscello: tutto doveva apparire come "solo di contorno" al laghetto che adoravamo frequentare.
Non ho mai capito quanto fui realmente diabolicamente astuto nel farlo cedere, o quanto babbo seppe innamorarsi dell'idea di fare campagna, ma dal laghetto alla voliera il passo fu più breve del previsto.
Ricordo le sue parole: "Pochi animali. Poco impegno. E ci pensi te!"
In quel fare autoritario c'era tutta la voglia di condividere qualcosa con figliolo, e da lì a breve arrivarono i primi animali...e di lì a poco condividemmo uno dei momenti più belli della Mia Vita.
Andai in campagna, dall'amico A., e sua madre mi affidò i primi tre polli: una coppia di "Livornesi nani" (semplicemente dei meticci non ben definiti...) ed una femmina di Collo Nudo Italico.
Fiero della conquista, ricordo che lasciai i tre polli liberi nella voliera, e che subito feci capire ai miei quanto quella voliera fosse Troppo" grande per quei tre polli".
Trascorsero due mesi, il giusto tempo per metabolizzare la cosa, e capire che "visto che si doveva andare alla terra per tre polli...potevamo anche tenerne qualche altro!".
Arrivarono le prime quattro galline ovaiole, e dopo poco le gallinelle (faraone).
I miei sabati pomeriggio erano divenuti improvvisamente così brillanti, e quell'odore di pollaio mi faceva sentire più vicino a quello che volevo diventare.
A scuola parlavo con i miei amici di tutto questo, e tutti avevano consigli da darmi su come gestire quelle bestiole, e cosa dare da mangiare loro.
Ed ecco che il compagno di classe, quello con l'onda nei capelli, mi volle fare un regalo: una coppia di anatroccoli appena nati, che direttamente dalla sua "montagna- non montagna", mi portò in una scatola da scarpe accuratamente forata.
Uscii da scuola un'ora prima quel giorno, e seduto in un angolo fuori dalle Poste, mi godevo quella calda giornata con la scatola sulle ginocchia, e guardavo quegli anatroccoli giocherellare tra le mie mani.  Sul pullman, durante il viaggio di ritorno, contavo i minuti che mi separavano dall'incontro con i miei genitori, ed ero ansioso di portare questi due nuovi piccoli animali nella mia "Fattoria".
Non ricordo bene come andò, ma ricordo che Nanù, questo il nome del maschio, si fece largo nei nostri cuori e che tutt'oggi viene nominato da mia madre con gli occhi lustri d'emozione.
Arrivarono poi i conigli, le colombelle, altre galline, ed il lavoro aumentò notevolmente.
Era babbo che se ne sobbarcava il peso, in un momento in cui lo studio mi stava assorbendo sin troppo.
Continuavo a leggere, frequentavo nuovi amici, e facevo le mie interminabili giratine (questa volta con il motorino) per poderi abbandonati ad immaginare ristrutturazioni e riorganizzazioni.
Continuavo anche a frequentare il podere di A. anche quando lui decise di lasciare la scuola ed andare a lavoro fuori: la sua mamma non stava bene in salute, e le pecore da mungere erano sempre tante, e fu così che mi chiese un aiuto, e che per un periodo cavalcavo il mio motorino ogni qualvolta potevo per andare ad aiutarla.
Lei mi regalava sempre un bottiglione di latte, ed al mio ritorno a casa mi dilettavo a fare il rovaggiolo o qualche piccola forma di cacio.
L'odore del latte nelle mani tutt'oggi è uno tra i profumi che preferisco.
La mia adolescenza non è stata certo uno dei momenti migliori, e sopratutto il periodo che va dai sedici ai diciotto anni era fatto di rinunce, delusioni, battute d'arresto.   Ma l'entusiasmo non mi mancava, e seppur spesso mi sentissi solo nelle mie convinzioni, andavo avanti con ottimismo: era facile avere amici parlando di motocross ed auto da corsa, discoteca e vestiti alla moda...mentre meno facile (ed era il mio caso) lo era parlando di trattori ed orto, mungitura e poderi.
Rimanevano sempre i tre amici della scuola: il ragazzone delle pianure, quello con gli occhietti ravvicinati, e quello con l'onda nei capelli.
Per loro era comunque facile essere in quel modo, visto che erano figli e nipoti di agricoltori, e che vivevano in paesi/comunità che si basavano sull'agricoltura; io rimanevo il primo della razza mia ad aver fatto quella scelta, e questo spesso faceva apparire tutto più difficile.
Al mio paese cercavo di adeguarmi, per sopravvivere in quella jungla spietata fatta di adolescenti che volevano fuggire dalla campagna fatta di miseria e sporcizia.
Poi un giorno mi svegliai, ed il calendario mi ricordò che avevo 18 anni: finalmente maggiorenne, ricordo il senso di libertà che provai nel fare il mio primo giro in motorino senza casco, con una qualche sigaretta nascosta chissà dove, e quel girare di primo mattina lungo le strade della campagna attorno al paese.
Pranzammo da mia Zia, e per l'occasione mi misi a far "discorsi da grande" al tavolino, facendo sorridere i miei perenti: per lo Stato ero grande, e per regalo ricevetti una motozzappa.
"Cosa vorresti per i tuoi diciotto anni?"
Ricordo mio nonno, che sorridente mi chiedeva questo mentre passeggiavamo sotto i pini del parco di fronte a casa sua "...vorresti una moto più grande....oppure una macchina?"
Erano altri tempi, di quelli in cui si usava regalare la macchina (usata) al nipote, ma io non ebbi alcun dubbio sulla mia risposta, e di lì a poco mi scelsi una bellissima motozzappa nuova fiammante.
Quando oggi racconto questo faccio sorridere chi mi ascolta, ma io VERAMENTE LA DESIDERAVO più di una Uno, una Fiesta, o una 205.
Quando il furgone scaricò il bolide alla terra, ricordo nitidamente quanto il cuore mi battesse forte per l'euforia, e subito lanciai un'occhiata a babbo dicendo "Ora si fa sul serio!".
Quell'estate è stata eccezionale, fatta di tantissima campagna, nuovi amici (tra cui Enne), le ragazze, tanta musica, e quel sentirsi grande.
Presi la patente in meno di due mesi, mentre mi allenavo con 'auto di babbo tra gli olivi della terra che avevamo in gestione.
Facevo l'orto, e che orto: io mettevo idee, progettazione, forza lavoro e l'uso della motozzappa; babbo metteva la costanza, il quotidiano, l'estetica e le rifiniture.
La mattina spesso mi svegliavo presto, e andavo con babbo a cogliere la verdura, poi mi trattenevo con gli animali (avevamo tantissimi conigli), e poi era ora di rincasare, di sciacquarsi, e di andare con gli amici a zonzo...e la sera potevo finalmente fare tardi, andare alle feste, andare a ballare, e vivere quell'estate come mai prima ero riuscito a fare.
A settembre iniziai l'ultimo anno, quello del diploma, e la consapevolezza di essere ad un passo dal primo grande traguardo che mi ero prefissato mi dava adrenalina e consapevolezza.
Avevo finalmente amici che mi "accettavano" (e sopratutto mi volevan bene) per quello che ero, senza maschere scomode da sostenere, e che mi ascoltavano nei miei interminabili racconti,  Avevo la maturità a pochi mesi di fronte a me.  Avevo così tanti progetti...e vedevo avvicinarsi il mio Sogno: Vivere di Agricoltura.
Ma la Vita talvolta ti porta a fare strani giri...

Queste le altre parti del racconto:
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronistica-dal.html

http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/05/racconto-di-vita-anacronisticalo-studio.html

mercoledì 17 giugno 2015

Ancora pioggia

E' proprio quando il sonno si fa(rebbe) più pesante e profondo che, mi sveglio un istante prima del suono della vecchia sveglia a molla, e la stacco.
Mi giro, cerco mia moglie nella stanza ancora buia, e sento il primo dei galli che scandisce il canto.
Mi alzo, e senza accendere la luce, mi sposto verso il bagno dove apro la finestra respirando a fondo, ma...l'aria è umida, ancora.
Il giorno tarda a farsi luce, e le nuvole coprono l'orizzonte.
Il primo pensiero...inevitabile...va alla vigna, e a quel tempo "da peronospora" che anche in questo giugno 2015 non se ne vuole andare.
Mi vesto, mentre il cane ancora ronfa beato, e la gatta si arruffiana per ricevere il pasto mattutino.
Nella cucina l'odore di "stufa spenta" prevale su tutti gli altri, facendo quasi svanire quello di cipresso del tavolone di sala, o quello di cucinato della sera prima, o di lavanda e rosmarino.
Apro le finestre, tutte, e scruto il cielo alla ricerca di una qualche speranza, ma...anche oggi pioverà.
...
Questo l'inizio delle ultime giornate, mentre i giorni passano, e gli interventi in vigna si fanno ripetuti come la passata stagione.
Ogni giorno poi, tra le 12 e le 14, arriva il temporale.. con la botta d'acqua che pare voler sfondare il tetto della stalla.
Ogni giorno la medesima dinamica: risveglio nell'umidità, cielo plumbeo. all'ora di pranzo un bell'acquazzone, nel pomeriggio arriva il sole ed il terreno "ribolle".
Le rondini volano basse, le ossa mi dolgono, ed il fango si accumula sotto gli scarponi.
I racconti di grandinate disturbano il nostro desinare, e cerchiamo di essere ottimisti, nella speranza che almeno la grandine scarichi laddove farebbe  meno danno.
I pomodori nell'orto crescono, e le patate iniziano a fiorire.
Le capre reclamano il pascolo, ed io un pò di sole.

lunedì 8 giugno 2015

Gli attrezzi si rompono quando si usano: fienagione 2015

Domenica 31 Maggio
Sono nell'aia sin dalle prime luci del mattino, ed attacco la barra falciante al trattore: ogni volta questo attrezzo mi fa tribolare non poco, ma ci riesco con l'aiuto di un amico che è venuto a darmi una mano.
Sono le 8:00 quando il trattore è di fronte alla baracca/officina, ed inizia la fase di pulitura: compressore e tanta pazienza, per soffiar via lo sporco.
Tocca poi all'untata generale, effettuata con una miscela di gasolio agricolo e fondo di tino di olio d'oliva (rapporto 1:1): con il pennello ripasso tutte le parti "scoperte" come gli ingrassatori, i lamini, gli ingranaggi, gli attacchi.
E poi giunto il momento di ingrassare la macchina, e con l'ausilio della pompa ingrassatrice riempio sino allo spurgo ogni parte provvista di ingrassatore.
Ed ecco la prova: si accende il trattore, si avvia la presa di potenza, e...la barra lavora bene.
Richiudo e vado nel campo: sono le 11:30, ed inizio a sfalciare il prato.
Loietto, ginestrino, trifogli vari e tanta festuca: il fieno atterra, e come pettinato tinge il campo d'argento.
Una pausa di due ore, ed ecco che alle 15:00 sono di nuovo a sfalciare. Sono 27° e non ho neanche un accenno di cabina o tettuccio di protezione. Non c'è vento
Termino il campo del "lato laghetto" (ogni campo ha il suo nome) alle 20:20.
Ci sono gli animali da fare, le capre da mungere, ed una doccia che mi aspetta: si cena alle 22:10.

Lunedì 1 Giugno.
Alle 5:20 ho già munto gli animali, pulito le stalle, dato da mangiare a tutti, ed accendo il trattore per portarlo nel campo "lato strada".
La rugiada mi dice che devo aspettare, e quindi ritorno a piedi al podere e lavoro: lavoro nella baracca/officina continuando a ripulire il ranghino.
Alle 9:00 torno nel campo, e l'erba è oramai asciuttissima: parto e porto avanti 1/3 del lavoro.
Mi suonano dalla strada, mi distraggo per vedere chi era, ed aggancio l'unico paletto di ferro posto nel confine del campo.  la barra falciante rimane appuntata con la puntazza, e si piega.
Provo a vedere se scorre, e funziona, ma non è più dritta, ed il taglio viene male.
Procedo per circa mezzora, imprecando e sudando, ma il lavoro viene male: se lascio l'erba tagliata troppo alta, c'è poi il rischio che la ranghinatura prima e la pressatura dopo diano molti problemi.  L'erba deve essere rasa, e non smezzata, altrimenti tratterrà il fieno tagliato.
So spiro nuovamente, e decido di farmi aiutare dall'amico di sempre: arriva, e per due ore siamo nell'aia a cercare di riportare la barra alla sua originale posizione.
Ci riusciamo, solo in parte, ma mi accontento e torno nuovamente nel campo: sono le 15:00 e il termometro segna 29°.
Adesso la lama taglia in modo soddisfacente, ma la puntazza si appunta, e carica terra: mi fermo nuovamente, e cerco di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile.
Sono le 19:00 quando corro in paese a cercare una puntazza nuova: ne trovo una, non è la sua originale ma spero di poterla adattare.
Torno al podere, mi armo di pazienza e saldatrice, e provo...invano. Il pezzo non combacia.
Desisto: sono le 21:10 e devo ancora fare gli animali.
Ceno alle 22:40.
La notte non dormo.

Martedì 2 Giugno
Non onoro la festa, ed alle 4:40 sono nell'aia: approfitto della frescura per trovare una qualche soluzione, e ci riesco saldando una sorta di slitta nel vertice della puntazza, in modo che questa non si appunti sul terreno.
Sono nel campo alle 7:00, l'erba è asciuttissima, e riesco a terminare il lavoro per le ore 13:20.
Sono 30°, e la pelle delle braccia mi odora di estate e morchia.
Devo riposare, e crollo sul divano, quando...suona il telefono: sobbalzo, impreco nuovamente, rispondo.  E' il mio amico che ha un problema con la mia falciatrice che gli avevo prestato per sfalciare i suoi campi.
Corro con la macchina ad 8 kilometri da casa mia, è saltato un lamino della barra.
Dove lo trovo un lamino alle 15:00 del due di giugno?
Si fa un giro di telefonate, ed in un borgo a 10 kilometri si trova quanto cerchiamo.
Parto, mentre per la strafa i serpenti mi attraversano.
Prendo il lamino, prendo i ribattini per fissarlo, bevo mezzo bicchiere di vino per cortesia, riparto.
Alle 17:50 siamo pronti per ripartire...proviamo la barra e funziona.
Saluto l'amico e corro nella vigna: devo trattare.
La tisana di ortica è pronta, come il decotto di equiseto, e poi poltiglia bordolese e poco zolfo.
Riempio la botte da 8q.li, e parto.
Dopo 10 minuti sento un botto, mi giro: è saltato un ugello della botte.  lo cerco, non lo trovo: poco male, e compenso con gli altri ugelli.
Riparto, e dopo 10 viti di numero vedo del fumo uscire dal cofano del trattore.
Stacco tutto, sembro matto e corro ad alzare il cofano: una fumata bianca.
Penso mille cose, ma tutte e mille mi riportano ad un unica soluzione: ho bruciato la testata.
Non è possibile, il termometro dell'acqua segnava la giusta temperatura...si dirada il vapore (perchè di vapore di trattava) e vedo il danno: un tubicino di gomma oramai logoro e crepato, aveva ceduto.
Provo ad aggiustarlo, ci riesco quanto basta per tornare nell'aia.
Sono le 20:40, e devo fare gli animali, mungere e riprendere la via di casa.

Mercoledì 3 Giugno
Mi svegli ad un'ora civile, e mi lascio aiutare da babbo per fare gli animali.
Corro dal meccanico, che apre l'officina trovandomi di fronte alla saracinesca, lo porto nell'aia, si cambia il tubicino e riparto.
Termino di trattare la vigna alle 12:00
Lavo la botte, la stacco, attacco il ranghino e mi fermo per il pranzo.
Alle 14:00, mi dirigo verso il campo "lato laghetto"ed inizio ad andanare il fieno.
Consapevole del fatto che era ancora troppo caldo per smuovere quel fieno, non posso permettermi altre pause, e vado avanti.
Ore 15:30, un rumore secco, e si spezza la sede di uno dei bracci che pettinano il fieno per andanarlo.
Non so come fare, ma faccio una corsa a casa: prendo 5-6 attrezzi, qualche dado e bullone, e torno nel campo.
Rattoppo il problema, togliendo quel braccio, e decidendo di lavorare zoppo (non in modo ottimale).
Mi raggiunge un altro amico che sale sul trattore e mi racconta le sue vicissitudini.
Rientriamo al podere alle 21:30.
Si mangia una minestra d'orzo ed ortica, e qualche ammazzafegato rifatto in padella.
Alle 00:30 mi faccio la doccia, e prendo la via del letto.

Giovedì 4 Giugno
Non ho chiuso occhio.
Son fiducioso, e sposto il ranghino nel campo lato strada, e parto a lavorare che albeggia.
Le rondini mi sfiorano il cappello di paglia, ancora le macchine non mangiano l'asfalto, e mi godo il profumo del mattino.
Alle 10;30, quando sono a metà dell'opera, si rompe un'altro braccio pettine...e mi accorgo che l'ingranaggio generale scatta rumorosamente.
Torno al podere, e sino alle 13:30 lavoro di mola e saldatrice.
Sono 30°C, ed il sudore brucia come acido negli occhi. Ho il viso e la barba che odorano di limatura di ferro e di elettrodo di saldatura.
Mangio poco a pranzo, crollo di sonno, ma dopo un'ora devo ripartire: a fatica inforco la porta di casa, e traballante arrivo al trattore.
Torno nel campo lato strada, rimonto il ranghino, lo provo...non funziona.
Scendo dal trattore, ed incurante dei tanti ciclisti che passavano lì vicino, inizio a dar di matto, dando due calcioni a quell'attrezzo oramai inutile: si è rotto il sistema di ingranaggi che fa ruotare i bracci pettine.
Mi siedo a terra, e poi mi stendo: guardo le nuvole e mi addormento per dieci minuti.
Mi rialzo con un salto, il cuore viaggia a mille, ed ho un'idea.
Chiamo l'amico del borgo a 10 kilometri dove due giorni avanti ero andato a prendere il lamino per la barra falciante, e gli chiedo se mi può prestare il suo ranghino.
Acconsente, e prendo appuntamento per l'indomani mattina all'alba.
Non devo perdere tempo, e torno al podere: sono le 15:30 quando stacco il ranghino, attacco la macchina per pressare il fieno (la pressa), ed inizio con il campo lato laghetto.
Lavoro senza pause, ed alle 21 spengo il trattore, lasciandolo nel campo: 167 presse fatte, ed un campo terminato.
Rientro a casa, animali, mungitura, una doccia fresca, la cena, ed il letto.
Non dormo neanche mezzora.

Venerdì 5 Giugno
La sveglia...quella maledetta...suona alle 4:00
Mi lavo la faccia con l'acqua fredda, poi me la rilavo e me la rilavo nuovamente: ho gli occhi appiccicati e sbadiglio ogni dieci secondi.
Forse sono sveglio quanto basta, mungo le capre, e parto con la macchina.
Arrivo al borgo, ma c'è da andare a recuperare il ranghino da un'amico del mio amico...e si perde un'ora e mezzo.
Alle 6 in punto l'amara constatazione: il ranghino non entra nel cassone della macchina (pick up).
L'amico si offre di portarmelo a metà strada con il suo trattore, a me spetta il resto.
Alle 9:30 posso iniziare a ranghinare, e mi dedico a quei 2/3 del campo lato strada ancora da fare.
Mi raggiunge un amico, quello a cui avevo prestato la barra falciante, e si offre di aiutarmi con il suo trattore.
Accetto di buon grado, consapevole che la sciatica e la stanchezza mi avrebbero rallentato non poco.
Stacchiamo il ranghino dal mio e lo ri attacchiamo al suo. Mi sposto sul mio trattore, attacco la pressa, ed inizio a pressare quanto era stato fatto il giorno avanti.
E' caldo, ed alle 11:30 il termometro segna 33°.
Provo a cantare mentre lavoro, ma ho fatica anche in quello, quindi taccio, dondolato da quel ritmo tanto noioso quanto importante dato dal pressare.
Alle ore 13:50 l'ultima pressa è fatta, anche nella parte ranghinata dall'amico.
246 presse fatte in questo lato.
Torno a casa che sono le 14:20, pranzo con un'insalata fresca, e mi addormento alla televisione.
Alle 15:30 arrivano i rinforzi: l'amico di prima ed un altro ragazzo che iniziano a tirare su le presse.
Stacco la pressa, attacco la bodola  (la cesta posteriore usata per manovrare la legna ed il fieno).
Io guido, gli altri caricano, tutti assieme scarichiamo le presse nella prima barcaia (stiva del fieno pressato).
Vediamo almeno 5 serpenti, la pelle brucia per il caldo, sudo il doppio di quanto riesca a bere.
Arriva la sera, ed alle 21 abbiamo terminato.
Animali, mungitura, doccia, cena...e questa volta mi addormento alle 23:00...e dormo.

Sabato 6 Giugno
Avevo detto che ci saremmo visti alle 6, ma alle 5:30 c'erano già i due amici nell'aia.
Mi sbrigo a mungere e delego a babbo il resto dei lavori mattutini.
Si parte con il trattore per il fresco, alla volta del campo lato strada.
Assieme iniziamo una seconda barcaia, molto comoda perchè vicino alla stalla, ma molto scomoda perchè per raggiungerla devo passare dalla vigna e perdere molto tempo.
Alle 12:15 l'ultima pressa è stata messa al suo posto, e le barcaie richiuse dal telone.
Un totale di 413 presse, per una media di 30kg ciascuna: quasi 124 quintali di fieno.


...questa è stata la mia fienagione, la fienagione del 2015, fatta su prati oramai vecchi di 11 anni, e con attrezzatura agricola oramai vecchissima.
Il ranghino è da buttare, la barra falciante da accomodare, ed io sono veramente..VERAMENTE stanco.

Ma il profumo del fieno all'indomani del taglio, le mille lucciole che mi hanno accompagnato nelle ore di buio, le api che rientravano al tramonto incuranti del mio "far chiasso", le rondini che garrivano sopra la mia testa nelle ore più calde, e quella luna piana che pareva voler far giorno per farmi rientrare a casa...
...tutte queste cose, sommate alla soddisfazione dell'aver terminato il lavoro di un anno, mi ripagano buona parte della stanchezza.
Al mio amico, durante il ritorno dalla ranghinatura del campo del laghetto, dopo aver spento il trattore nel mezzo del campo, ho detto questo:
"La Natura mette il Bello dappertutto, e noi abbiamo la fortuna di vivere immersi nel Bello.  Noi siamo le persone che più vivono del Bello."
Lui, che è schiacciato dalle mille angherie che la Vita continua a porgli, ma che è Agricoltore come me, mi ha messo il braccio sulla spalla e con un sospiro mi ha dato ragione.
C'era un silenzio...



sabato 16 maggio 2015

Racconto di Vita Anacronistica:lo studio e gli approfondimenti apocrifi (3° parte)

All'ingresso dell'aula sostai per pochi istanti a guardare quei banchi: la scelta del posto...del primo posto a sedere, poteva decidere molto della mia sorte di studente.
Tre file costituite da una coppia di banchi: la fila di destra era davanti alla lavagna, ma troppo lontana dalle finestre che davano sui campi; quella di centro era troppo sotto tiro dei professori; quella di sinistra, magari calda in estate, ma sotto le finestre e accanto ai termosifoni.
Mi accomodai nella fila di sinistra, prima fila, e per compagno di banco avevo un ragazzo dai capelli rossi che avevo conosciuto qualche istante prima entrando nell'atrio della scuola.
Una volta preso posto arrivò il primo professore, e con "Azienda Agraria" iniziai il mio lungo percorso in quell'Istituto.
Ci fu chiesto, uno ad uno, quali fossero le motivazioni di quella scelta, ed un pò tutti risposero che avevano tradizioni agricole, poderi, allevamenti, abitudini da mantenere.
Quando toccò a me ricordo che il batticuore svanì, e dopo aver preso fiato mi alzai e più o meno questo è quello che dissi: "Io qui sono uno di quelli che viene da più lontano, ed alzarmi alle 5:30 non credo che mi peserà troppo, come non mi peserà pranzare tutti i giorni alle 15: a casa non mi aspettano animali, podere, ed una famiglia di contadini, ma...ho tanta passione, da sempre, e non voglio più contrastarla o ignorarla. I miei nonni mi hanno sempre insegnato che è dalla Campagna...dalla Natura che tutto viene, ed io vorrei partecipare a tutto questo, rendermi utile...e poi la Campagna mi garba, tanto.  Credo che l'Agricoltura e la Tradizione possano convivere anche nel futuro."
Strappai un sorriso al professore, e fiero del mio comizio mi sedetti.
Dopo meno di mezzora il medesimo professore ci disse: "Qui imparerete molto sulla Campagna, imparerete ad interpretare tanti di quei segnali che la Natura ci lascia, imparerete ad osservare, a memorizzare, a valutare, ed anche ad agire. Avrete i computer con voi, la tecnologia che si evolve, macchine sempre più all'avanguardia, ma ricordate sempre che..." e questo è il passo che preferisco "...la prima cosa da imparare è l'osservazione delle FASI LUNARI.  Con la Luna si fa tutto, ogni lavorazione, ogni decisione può essere influenzata dalla Luna, perfino i parti dei vostri animali. Dovrete considerare sempre tutto questo, e non lasciare che siano solo i vecchi a parlarne. Vedrete e capirete la differenza, e questo spesso non c'è scritto sui libri...purtroppo."
La Luna...in meno di un'ora in quella scuola che tanto avevo desiderato frequentare si parlava già della Luna, ed ero rassicurato da qui ragionamenti, e sapevo che sarebbe stato un viaggio bellissimo.
Ho avuto la fortuna di avere buoni compagni di viaggio, tutti rigorosamente figli di Agricoltori: c'era il ragazzone che veniva dalle pianure lungo il mare, che coltivava cocomeri e poponi (meloni); c'era quel ragazzo dalla testa riccia e dagli occhietti ravvicinati che veniva dalle colline, e che allevava le Chianine ed era appassionato di fieno; e poi c'era lui, quel ragazzo magro con l'onda nei capelli, che con quella parlata così antica, mi rapiva ogni volta che mi parlava dei suoi nonni, delle sue pecore, dei suoi ciuchi.
Questi tre mi hanno accompagnato nel viaggio, e con loro ho trascorso dei momenti indimenticabili, tanto dentro le mura scolastiche, quanto nelle interminabili telefonate che inevitabilmente ogni giorno ci vedevano occupati.
Credo di essere costato un patrimonio ai miei genitori, ma quelle telefonate erano vitali per lo studio e per la vita: ci si confrontava sulla lezione da fare, ci si scambiavano consigli, ci si preparava all'indomani, e poi c'era la "ricreazione telefonica", ossia quel momento in cui si parlava di tutt'altro.
Durante queste ricreazioni io ho imparato a mungere, tutto rigorosamente spiegato per telefono, ad attaccare una barra falciante al trattore, a dosare bene il caglio liquido per fare il formaggio, a cantare le canzoni tradizionali di altri paesi, a vangare senza troncarmi la schiena, a fare la polenta di castagne.
Un giorno, il ragazzo magro con l'onda nei capelli, mi volle regalare un momento di grande emozione: io avevo la febbre da giorni e non accennavo a stare meglio, e mentre la sua nonna gli reggeva la cornetta del telefono, lui si mise a suonare la fisarmonica, accompagnato dalla voce della sua bisnonna.  Ho la pelle d'oca anche adesso mentre scrivo al ricordo di quel momento, così lontano dalle videochat, ma così "vicino al cuore".
L'amicizia con lui forse era la più importante, ma anche quella più ricca di competizione: da lui nevicava sempre, e quando la neve arrivava anche da me, la sua era sicuramente più alta...nonostante vivesse in un borgo che era più basso del mio di quasi 150 metri (tutt'oggi non riesco a spiegarmi come questo potesse accadere...o semplicemente non accadeva e lo faceva per farmi essere invidioso).
Lo studio procedeva abbastanza bene, anche se non brillavo in tutte le materie: "potrebbe dare di più" dicevano i professori durante il ricevimento dei genitori, e quella media del "sei e mezzo" sembrava non volermi mollare mai.
A me andava bene così, tanto ero indaffarato nei miei "approfondimenti apocrifi" che uscivano dai programmi scolastici:  Masanobu Fukuoka, quell'omino anziano che dal Giappone insegnava come il "non fare" fosse produttivo e rispettoso della Natura; Rudolf Steiner, il filosofo (e non solo) austriaco che parlava del terreno agricolo e delle colture come se si trattassero di un unico sistema vivente; e poi c'era la Filosofia, materia non trattata nei programmi scolastici, c'era lo studio della Meteorologia, materia che ho sempre amato, della Micologia, della Veterinaria (addentrandomi in tanta chimica ed anatomia), e tutte quelle materie non scritte e fatte di "tramando verbale" dei vecchi, e di quello che si stava perdendo per sempre.
Un giorno, durante una lezione di Agronomia del terzo anno, ricordo che feci un intervento che fece arrabbiare il professore: stavamo parlando delle arature, e lui continuava a sostenere che fosse fondamentale "andare il più a fondo possibile" ogni anno, mentre io sostenevo il contrario.  Insisteva, e lo legittimava la sua autorità, e diceva che aratura profonda e frangitura "a fino" delle zolle erano il modo migliore per preparare un letto di semina: io la fresa la odiavo già allora, ed ecco che ne nacque una polemica di circa venti minuti dove mi scoprii tanto convinto e battagliero, e dove riuscii a chetare (zittire) il professore, che stremato mi disse che ragionare con me era come sbattere la testa su un ciocco di castagno.
Se vedesse oggi quel professore cosa faccio con arature leggere e affinamenti grossolani (e mai per effetto di attrezzi come fresa ed erpice rotante), chissà cosa penserebbe.
Quel mio essere "così poco convenzionale" era comunque mitigato dal mio carattere tranquillo e dal mio fare educato: quando ci insegnavano le concimazioni chimiche ed il diserbo, e ce lo hanno insegnato tanto ed anche molto bene, ricordo che io studiavo e seguivo tutto, proprio per rendermi conto di quanto potesse essere fatto in tutt'altra maniera.
La provocazione fu quando durante un'interrogazione potrai come argomento a piacere "la letamazione", proprio con quel professore che per settimane mi aveva parlato dei concimi chimici: avevo fatto una ricerca in biblioteca sui vari letami, e sulle caratteristiche che questi potevano avere sulle differenti colture e differenti terreni, e nell'esposizione prendevo ad esempio un tipo di concime chimico, e lo sostituivo con il letame che secondo me era adatto.  Vedere i compagni che prendevano appunti, mentre io giustificavo i miei ragionamenti con formule chimiche scritte alla lavagna, fu una grande soddisfazione, maggiore sicuramente di quel "settemeno" che il professore volle concedermi.
Ho comunque avuto professori che ho amato, e che sono riusciti a trasmettermi passione e convinzioni, e su tutti la mia professoressa di Italiano: lei veniva dai licei, e quella banda di maschi agricoli credo che rappresentassero una grande sfida personale e professionale.
Ci mise così tanta pazienza, ed all'inizio eravamo una frana, ma poi capimmo ed imparammo: un pò come il professor John Keating ne L'Attimo Fuggente, quando stravolge le regole dell'insegnamento e trasmette coinvolgimento e passione alla sua classe, ebbene anche questa mia professoressa riuscì a "farmi sollevare sul banco" (perlomeno metaforicamente), ed a farmi incuriosire ancora di più.
A lei piaceva come scrivevo, seppur criticasse la mia punteggiatura, dicendomi ogni volta che "scrivevo come parlavo, e parlavo come pensavo...senza troppi filtri".   Le raccontavo di queste mie idee, e talvolta tentavo anche di dare loro una qualche connotazione socio-politica: avevo un'età in cui è obbligatorio essere ribelle, ed anche se armato di penna e libri, non mi sottraevo a tale chiamata.
Ci sono stati periodi, anche lunghi, in cui la salute non mi ha accompagnato tanto fedelmente, ed ho dovuto fare molti sacrifici per portare avanti la mia scelta di studio: ma non potevo rinunciare alla Campagna.
E fu così che babbo, coinvolgendo un suo amico agricoltore, riuscì ad ottenere in gestione del terreno agricolo: un bell'orto (molto grande), una voliera/pollaio, una baracca ed un laghetto, a nostra completa disposizione.  Il dopo scuola era rappresentato da quella fase sperimentale in cui iniziavo...iniziavamo a cimentarci nell'essere "quasi" Agricoltori.

Queste le altre parti del racconto:
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronistica-dal.html
http://agricoltoreanacronistico.blogspot.it/2015/04/racconto-di-vita-anacronisticala-mia.html