Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

sabato 5 marzo 2022

Agricoltura di Montagna, parte 2: Salire per confrontarsi

Quando è il momento di Salire in montagna ci sono sempre dei preparativi da fare.
Per prima cosa, il viaggio, generalmente nell'ultimo tratto tortuoso, spesso complicato, dove le strade si fanno più strette, e dove il tempo pare dilatarsi prima dell'arrivo.
Poi il meteo, che si sa essere assai mutevole, spesso imprevedibile, in montagna.
E di conseguenza l'abbigliamento, dando aria ai bauli ed a quelle scarpe adatte, a calzettoni pesanti, al vestiario che certamente" fu comodo l'ultima volta che Salimmo", e che" tornerà comodo anche questa volta".
E poi c'è da partire, chiudere l'uscio dell'appartamento nel casermone di cemento armato, o nella villetta a schiera che sia, per attraversare città e periferie, lasciare paesi o paesini, lasciandosi alle spalle l'amato mare, la costa, solcando le pianure più lunghe, bucando nebbie, affrontando colli e colline varie, e pensando al clima che cambia, all'aria che sarà più buona, al traffico da lasciarsi indietro, a quanto manchi prima di arrivare.
Per Salire in montagna c'è sempre un viaggio da fare, e spesso la prima meta non è mai quella definitiva.

Un albergo, un agriturismo, un campeggio, un appartamento, una seconda casa, un parcheggio, ma ci sarà ancora da camminare prima di arrivare: perchè in montagna non si arriva mai, c'è sempre una meta successiva pronta ad aspettarci.
Ed allora eccolo, l'amato castagneto, con quei frutti tanto dolci quanto bassi, stesi a strati nel terreno, tra ricci gialli e foglie croccanti.  E lo si sente l'odor di brace, di fuoco buono, delle salsicce, della rostinciana, e si sentono i chiacchiericci ed i bimbi che giocano.
Eccola la faggeta, fresca, freschissima in quest'estate, e "per la miseria come si respira bene qui", ed "a pensare a come non respiravamo laggiù a casa nostra".
Ma è il momento di inforcare le ciaspole e bacchette, ed in fila fare quel sentiero bianco, mentre il sole scalda la faccia, e la neve ghiaccia le gambe che devono muoversi.
Ed infine, quelle praterie verdi, colorate di mille mila fiori, dove tirar calci ad un pallone ha un sapore diverso, dove pascolano le vacche ed i loro campani fanno da coro alla passeggiata.
Salire in montagna è scoperta, silenzio, divertimento, fatica, pensieri leggeri, acido lattico nei polpacci, la pancia piena, il sudore, le foto.

Metafora di vita.
Salire, per... Confrontarsi con la fatica, mettere a dura prova la propria Resistenza, decidere di fare un passo alla volta, senza guardarsi troppo indietro: passaggi questi alla base di molti trekking o scalate, ma importante metafora del confronto con la Montagna stessa.

Che sia per diletto o per necessità, che sia occasionale o frutto di una lunga organizzazione, salire in montagna porta sempre un confronto: appunto con la fatica e  con la resistenza, ma anche con il tempo, e sopra a tutto con la Natura stessa.
Nell'immaginario la montagna è da sempre rappresentazione di forza e sacralità, di vicinanza al cielo ed all'infinito, di salubrità e difficoltà.
E quando si decide di Salire per Rimanere, identiche sono le dinamiche ed i passaggi, ma sarà il tempo a presentarci Confronti continui.
Chiudersi una porta alle spalle, lasciando quell'agio che mai più ritroveremo lassù; essere proiettati in una dimensione dove...non si può più fare tanto e di corsa, ma si deve fare l'essenziale e lentamente.
Il rapporto con il meteo diventa ordinario, e non più occasionale.
Il semplice andare a fare la spesa al supermercato assume una connotazione assai differente.
Lasciare il "tutto e subito a portata di mano" per un'organizzazione completamente diversa, dove le curve gelate, il tempo di percorrenza da un paese all'altro, il maltempo che arriva all'improvviso e sempre prevaricante di tutto il resto... sono soltanto alcune Abitudini da inserire nel nostro quotidiano, nei nostri ritmi, nelle nostre fatiche.
La Montagna pretende anche questo: fatica, non solo per una bella passeggiata domenicale di trekking, o per un fine settimana nelle piste di sci.
La montagna la fatica te la chiede alla mattina, per uscire dal vialetto di casa quando devi spalare la neve alta per portare i bambini a scuola, o quando non trovi un prodotto utile al tuo lavoro, e ti fai due ore di curve tra paese, paese, ed un altro paese, oppure quando rientrando a buio alla sera un albero abbattuto per il vento blocca l'unica via di accesso per il rincasare.
Non si può avere fretta per fare molte cose, piuttosto si devono fare le cose essenziali, accuratamente e lentamente.
L'orologio della propria vita pare perdere la lancetta dei secondi che scorrono, e quella dei minuti si fa piccina piccina: in Montagna si alza sempre gli occhi al cielo prima di organizzare qualcosa.
I temporali qui quando arrivano sono spesso delle furie divine, che d'improvviso arrivano, come d'improvviso se ne vanno.
Un pò come per le arrabbiature, ma bisogna lasciarle andare poichè altrimenti succhierebbero così tanta energia che ci affaticheremmo ad imprecare per qualcosa che è già andato oltre.  E' bene le energie mai sprecarle in montagna.
E l'ultima considerazione la merita l'arrivo alla meta, dove il petto di riempie di emozione, e lo sforzo richiede quasi un'inchino a tanta bellezza.
Arrivare alla meta è un inginocchiarsi alla maestosità, a quanto di più grande i nostri occhi possano vedere, a quei tanti ricordi che nascono proprio da quel momento.
..ed un giorno chi è salito per rimanere si troverà ad aprire la finestra, a spalancare gli scuri, ed a emozionarsi tanto da piangere, forte, quasi volendosi inginocchiare al bello che gli si apre difronte.
La Montagna richiede questo: salire per...confrontarsi.
...e magati per rimanere.



venerdì 18 febbraio 2022

Agricoltura di Montagna, parte 1: partiamo di un bambino...

La prefazione è semplice, e si ripete nel tempo: non voglio insegnare a nessuno, rifuggo gli assoluti, e quanto vado a raccontare è frutto della mia esperienza personale, professionale e di anni di osservazione e studio.
Non sono uno specialista della materia "Agricoltura di Montagna", ma come sempre faccio riporto qui impressioni e vita vissuta, aperto al dialogo, e lontano dalle polemiche.


Partiamo da un bambino...

Negli anni 80 era ancora possibile fare le ferie.
Le aspettavamo, bimbo e genitori, come un Natale fuori stagione.
Iniziavamo ad assaporarle già alzando il telefono e chiamando Ludvina, quella zia non di sangue a cui era affidata la decade di riposo della mia famiglia.
La prenotazione nella sua pensione, in quel piccolo borgo della Val Pusteria, lasciava immaginare le tante cose che sarebbero accadute, amplificando così  la voglia di partire per poter stare assieme e di "staccare" (termine che solo in età avanzata avrei compreso appieno).
E poi il viaggio, lungo, l'Autostrada del Brennero, le fantasie su boschi e passeggiate, cascate e stalle, laghi e pascoli che avremmo visto.
L'Opel Kadett dagli interni sky color baige, il largo giocare sui sedili posteriori, gli occhi lanciati oltre il finestrino, il panino con pomodoro e formaggino, le gallerie lunghe che tanto mi piacevano.
Arrivare di fronte alla struttura era un tuffo al cuore: non mi scorderò mai l'odore che c'era all'ingresso, dove ben esposta vi era "la stella" che ricordava che eravamo in una Pensione.
La gioia di ritrovare la vecchia padrona di casa, con la crocchia ed il grembiule, e con quelle maniche tirate su, proprio fosse stata di famiglia, proprio come se l'avessimo lasciata la settimana prima.
La voce stridula, l'accendo teutonico, e tuto quel legno alle pareti, al soffitto, sul pavimento.
Le vacanze in quella Pensione sono, e rimarranno, uno dei momenti più felici di tutta la mia vita: mamma che metteva gli occhiali da sole assumendo espressioni di soddisfazione e relax, babbo che scattava foto con la vecchia Minolta nera, e filmava in Super8.
Ed io che, seppur piccino, mi innamoravo sempre di più di quanto stessimo vivendo.
Quel ritrovarmi lì, era come ritrovare una parte allegra e divertita di me stesso, era quell'aria fresca che pizzicava quasi, era l'odore del fieno tagliato, l'odore della grande stalla di fronte alla pensione, era il suono dell'orchestrina che nel dopocena faceva le prove, era il suono dei campani delle mucche, o delle campane della chiesa a strapiombo sulla vallata.
Era ben oltre le aspettative, ben oltre i sogni fatti prima: era Vacanza, Famiglia, Montagna...tutto assieme.
Indelebile nel tempo, tatuato nell'anima di quel bimbo che ero, c'era il latte, buono, buonissimo, il burro, il pane con segale e sesamo, i krapfen, l'erba cipollina nel brodo, la marmellata di fragoline di bosco, lo speck, e i formaggi (su tutti ne ricordo uno grigio...unico nel suo essere buono).
E poi, a fungere da cornice, erano le cime delle montagne, quasi a bucare il cielo così "azzurrissimo"; quei boschi di conifere, scuri e freschi, arrampicati oltre la gravità, che parevano tenersi appena seppur svettanti in altezze vertiginose; i laghi, trai i più belli dei più belli, che sempre avevano un "fiumiciattolino" dov'era divertente tirare i sassi (mia grandissima passione).
Ed alla sera si dormiva bene, senza le zanzare, col vento che sibilava volentieri nella camera da letto.
Ma uno dei ricordi più divertenti è di quel trattore che ranghinava il fieno, seguito dal fedele cane fulvo, immagini in movimento impressionate per sempre in quei vecchi e gloriosi Super8, sbiaditi di colori, ma forti di emozioni.
Quel trattore divenne ben presto il "mio trattore da grande", un vecchio Fiat a ruote larghe che di tralice tirava i cordoni in quelle pendenze tanto ripide quanto sinuose.
La Montagna divenne ben presto anche quel "mio trattore da grande", in quel suo lavorare, tra cane e contadino, in un profumo di fieno che era inebriante.
Equilibrio ed armonia, quasi come una favola vissuta in prima persona, che andava oltre l'esperienza di qualche giorno, ma che s'insidiava nel più profondo dei sentimenti di un bimbo che non smetteva di pensare quanto quello fosse il posto più bello del mondo.
L'Alto Adige avrà sempre il mio rispetto, e continuerò a sognarmi bimbo in quelle corse nei prati, in quell'inciampare nei sentieri, in quella gara con babbo a tirare sassi.
Negli anni a venire arrivarono altre Montagne: dal Trentino alle Alpi Bellunesi, sino ad arrivare in Valle d'Aosta.
Le capre, eterne principesse di ogni pascolo, tutte con corna, tutte con campani.
I cani da pastore, in quel continuo abbaiarti contro, 
Le mucche, infinita presenza di ogni angolo verde.
I cavalli, che correvano liberi e si accostavano curiosi.
Da bambino gli occhi sanno farsi grandi, e lasciano che sogno e realtà non sappiano più distinguersi, e forse è da lì che iniziai ad avere una vera e propria esigenza di pensarmi in montagna, una volta da grande.
Solo negli anni a seguire il desiderio di essere agricoltore, radicato in me come il più autentico tra gli autentici sentimenti, si fuse naturalmente con quell'esigenza di Montagna, portandomi alla convinzione che prima o poi sarei riuscito in questo.
Non necessariamente le Alpi, ma sapevo che avrei dovuto salire di quota: seppur bimbo, ho da subito pensato alla mia vita non in pianura o in collina, e mai ho associato la Montagna ai divertimenti invernali come lo sciare.
Si trattava solamente di riuscire a trovare il modo per realizzarmi in tutto questo.
Ma di anni davanti ne avrei avuti tanti, e tante le esperienze che sarebbero servite per arrivare sino a dove sono oggi: una montagna qualsiasi, in un luogo qualsiasi, a mille metri, col cuore pieno di emozione, la schiena dolorante, e la voglia di raccontare l'Agricoltura di Montagna, finalmente.




martedì 28 dicembre 2021

La chiusura del 2021

Quando si chiude un anno, sempre vien da fare i bilanci.
Ma non poco tempo fa ho affidato molte considerazioni e bilanci per il decennale di questo Blog, e non voglio annoiarvi ulteriormente.
La fatica, gli insuccessi, le difficoltà, gli sgomenti...miei, e del mio vivere, mai sono mancati nei miei scritti.  Per me è fondamentale non lasciarvi credere che questa Vita di Agricoltore Anacronistico sia perfetta, sia meravigliosa, sia la cosa migliore nel mondo.
Io sono un uomo, e come tale commetto sbagli, mi arrabbio, talvolta sono confuso, stanco nelle ossa e nei pensieri: il 2021 mi ha portato tutto questo, come Agricoltore, come Figlio, Marito, Padre, Amico.
Ci sono state notizie che mi hanno fatto intristire, preoccupare, piegare.
Ma ho sempre trovato il modo di vedere la bellezza in ogni singolo giorno che mi è stato messo davanti, sempre, anche quando avevo la schiena flagellata di fatica, o quando una parte del cuore si è crepata per sempre.
Sempre, ogni singola mattina, aprendo le finestre della camera io ho trovato l'emozione di esserci, di essere in questa Vita che con tanta fatica e convinzione, assieme a mia moglie, io mi costruisco davanti.
Sempre, ogni singolo giorno, ho trovato il modo di emozionarmi di fronte ad un fiore, ad un sussurro del vento tra le fronde, ad un profumo, ad un gesto.
Sempre, ogni singolo giorno, io ho trovato il modo di avere forza, costanza, perseveranza, convinzione per vivere Bene.
E tutto questo me lo offrono la mia amata Famiglia, gli Amici, le mie Idee, la mia Passione, la Natura tutta, e...la voglia di saper ritrovare tutto questo, sempre.
E quindi,
Auguro a tutti voi un 2022 pieno di..Bellezza.
Auguro alla mia bimba di sapersi emozionare e godere del semplice, come lei sa fare, ogni giorno di più.
Auguro ai miei genitori di sentirsi in un abbraccio che mai avrà fine, con l'emozione del nuovo.
Auguro agli Amici, quelli veri, di avere fermezza ed intraprendenza, pensando oltre il lavoro e cercando nel quotidiano la...Sorpresa.
Auguro ad Enne e Zia un anno di sorrisi ed Amore, tanto.
Auguro a mia moglie ti avere il tempo per il tuffo, la camminata, il riposo, lo svago.
Auguro a me stesso di chiudere qualche progetto, per poterne aprire tanti altri.
Buon Anno a tutti.
A,A,

lunedì 20 dicembre 2021

Nell'ultimo giorno d'Autunno


L'autunno si è fatto avanti, con la solite vesti rosse e brune, ed ha governato nell'imprevedibilità, tra piogge e giornate di calore.
Le castagne, abbondanti, non sono mancate, mentre la legna da ardere e la paleria si avvicinavano alla casa con fatica di schiena e braccia.
I soliti inconvenienti, che condiscono ogni giornata, mi hanno seguito instancabili: guai ad annoiarsi, guai ad abituarsi.
Il seme a terra ha iniziato a germinare, mentre gli ungulati hanno ripresto a banchettare e rivoltare di notte il lavoro fatto di giorno.
Tanti in cacciatori, che come pellegrini in cerca della lepre, della beccaccia o del cinghiale, hanno animato di parole ed orme il bosco sotto al podere.
Di funghi nemmeno un'ombra, una consuetudine che si ripete.
Le api si sono invernate, mentre il pozzo ha ripreso a lavorare a dovere.
Due mesi, con le giornate sempre più corte, la giubba fradicia, e la voglia di camino.
Caldarroste e minestre, fagioli e salsicce, pane abbrustolito ed olio nuovo.
E mentre il conto dell'avere una figlia all'asilo, si presentava a suon di lunghi periodi a casa, l'esserle babbo ha continuato ad essere il regalo più bello.
E' nell'ultimo giorno d'Autunno che torno a scrivere, mentre la stagione più bella e silente sta svanendo, la neve di dicembre ha anticipato a gran voce che il freddo non mancherà neppure quest'anno.
E tra un attimo, le giornate riprenderanno ad allungare, piano, mentre la difesa dal freddo diverrà il quotidiano impegno.

venerdì 15 ottobre 2021

Citazione n°3

 "La terra già è bassa, ma poi, a andà avanti così, tra la stagione che si ribalta, i selvatici che c'entrano in casa, le peggio malattie e i peggio insettacci... a me mi pare che s'abbassi ancora di più, la terra."


Il vecchio agricoltore che vive nel poggio accanto

lunedì 4 ottobre 2021

Bilancio di un Settembre dove... Non tutto il male vien per nuocere

Settembre è scivolato via, lasciandomi la stanchezza di chi ne deve far mille, e non ne conclude una.
Inconcludenza?
Talvolta credo che il mio sia un mix tra Sana ambizione, riluttanza al chiedere aiuto, ed evidente incapacità al recupero delle forze.
Settembre è scivolato, tra patate da cavare, recinti da fare, materiale da spostare, legna da accatastare e la bimba da accudire.
Un settembre inizialmente fresco, con qualche sporadica pioggia, e poi caldo, uggioso, con sciroccate e bonacce improvvise.
Nemmeno un fungo nel castagneto, nemmeno il tempo per andare altrove a cercarne.
Ho spostato il fieno del 2020, accostandolo alla stalla della cavalla, in modo da usarlo come lettiera, e facendo spazio al fieno dell'anno, che dovrebbero consegnarmi di qui a breve.
Ho organizzato tutti gli attrezzi del trattore sul poggetto dietro casa, tutti in fila, ingrassati, ripuliti, e pronti al lavoro.
Il grano saraceno continua ad essere fiorito, inaspettatamente bello visto il periodo, e le api timidamente apprezzano, senza entusiasmi eclatanti.
Le patate sono state cavate tutte, ed il verdetto è tale: ci abbiamo "ripreso il seme" (ripagato le spese per la semina), ed in più ne abbiamo per noi per (spero) tutto l'anno a venire.
Averle seminate a mezzo maggio, con patate mezze marce e tutti spighite (con ributti molto lunghi) ci aveva da subito fatto pensare ad un'annata a perdere.
La fortuna (perchè a quella talvolta ci dobbiamo appellare) ha voluto che la fine estate non fosse piovosa qui in montagna, e quindi il raccolto è stato salvato. Patate piccole come pezzatura, ma sane e molto buone. 
Ecco che una stagione stravolta ci ha permesso di raccogliere molto di più di quello che ci aspettavamo.
Ma a far le cose di fretta, succede che sempre qualcosa vien persa lungo strada.
Di fatto ad ottobre iniziato mi ritrovo con tutto il castagneto ancora da ripulire.
Le felci invadono il suolo, e questo impedirebbe una raccolta più agevole delle castagne, e la pioggia di questa settimana (con relativo scirocco) accelererà la caduta delle prime castagne, quindi...
Quindi dovrò fare i salti mortali, rigorosamente con decespugliatore, per ripulire solo i castagni che a mio avviso meriteranno la pulizia sotto chioma: se mai entrassi con il trattore a cingoli nel castagneto per trinciare, farei un più danno che altro con i terreni fradici e le pendenze che mi ritrovo.
E fatica sia...e di corsa, per giunta.
Per quanto riguarda l'orto, settembre è stato una meraviglia: se agosto ci aveva messo in ginocchioni, con la sua siccità, settembre ci ha donato corbelli e corbelli di verdure buone, facendo riprendere i cavoli, allungando il ciclo dei pomodori (abbondanti, belli, e finalmente con buccia più fina), degi zucchini, e dei legumi tutti.
Abbiamo stivato in congelatore una quantità di fagiolini tale da far venire la colite anche al più temerario dei vegani, credetemi.
Purtroppo una varietà di cipolle non ha dato buoni frutti, e sono rimaste piccole, molto piccole, mentre la rossa di Firenze e la dorata di Parma son cresciute belle, schiette, e buonissime (ma purtroppo poche per soddisfare l'intero fabbisogno annuale della famiglia).
Le Api continuano il periodo di crisi, limitando il loro bottinare (nonostante l'abbondante fioritura di saraceno), ed ho dovuto trattarle con Acido Ossalico causa il drastico abbassamento delle temperature notturne.
Ammetto di essere un amante del Timolo, per la lotta alla Varroa, ma per avere un buon effetto ci vorrebbero temperature medie che questo settembre non ho avuto, nonostante il bel tempo.
Per non rischiare mi sono affidato ad un trattamento più sicuro, gocciolando dell'Acido Ossalico nelle arnie, e monitorando la cascola della Varroa sui vassoi.
Approfondirò in seguito le difficoltà che ad agosto ho affrontato con le api, ma posso dire che più che mai io non posso permettermi passi falsi con questa importantissima fetta del mio vivere di campagna: andare sul sicuro aimè è la strada migliore da percorrere adesso con le api, altrimenti rischio di perdere troppo in un anno che nonostante tutto era andato molto bene sino a fine luglio.
Infine, la legna da ardere: è ufficialmente iniziata la stagione '21-'22 del taglio della legna.
La motosega grida a squarciacola la sua voglia di fare, e la mia tendinite mi ricorda che l'annata sarà lunga, forse lunghissima (la passata è durata oltre otto lunghi mesi), e che devo tenere un passo adatto alla mia effettiva resistenza.
Tra non molto inizierò anche l'abbattimento delle piante per la prossima stagione, e quindi alternerò il taglio/spacco del secco, con il taglio del verde.
Se riuscirò, proverò a farmi aiutare in questo lavoro, tanto logorante quanto fondamentale.
Le impressioni per l'autunno sono le seguenti: castagne poche e piccole, mentre i marroni spero siano sani ed abbondanti; api da nutrire con candito; orto che di qui a poco terminerà per le piogge ed il fresco; un ottobre non fresco, magari umido, e qualche problema con i campi da seminare.
Intanto, fuori piove una giornata grigia, la bimba ha la candelina al naso, il cane ronfa mentre le galline razzolano nella terra smossa.
Stasera minestra di patate, camino acceso, ed a letto presto.
Finalmente...Autunno.




lunedì 6 settembre 2021

6 settembre 2011-2021: DIECI ANNI DI BLOG

 Tutto è iniziato così.

L'impellente necessità è quella di iniziare a raggruppare le tante..le troppe idee che affollano la mente dell'Agricoltore Anacronistico.
Un Aggricoltore fuori dal tempo attuale, senza un tempo ben preciso: tradito dalla sua giovane età, si proietta al futuro trattenuto dal forte legame con il passato.
Un Agricoltore che lavora a capo basso, ma con pensieri che volano alti...

... e se vi va di continuare, quel primo post provava ad aprire su quello che ero, dieci anni fa. 

All'inizio dovevo comprendere le dinamiche di un Blog, del rapportarsi a terzi senza poterci vedere, ascoltare, annusare, ma egualmente facendolo a cuore aperto, con schiettezza, come di fronte ad un bicchiere di vino seduti al tavolo di cucina.
Mi sono fatto aiutare, o meglio, mi sono fatto spronare, e la lingua si è sciolta, e di molto, qui in questo "non luogo", dove mi dicono che tutto sia virtuale, ma dove m'impegno a portare tutto il mio Reale, sempre.

In tanti vi siete avvicendati alla lettura, spesso anonimi, talvolta intervenendo, e poi alcuni sono andati, altri si sono affezionati, ed i mie interventi qui non son mancati proprio perchè sapevo di essere letto.
Spesso mi è stato chiesto "che cosa cercassi io qui", e proprio non troppo tempo fa vi ho coinvolto per comprendere se...lo avevate compreso.
Io sono così, come scrivo, come tutti mi immaginate, senza l'importanza di un viso da esporre, senza il ruolo del "fenomeno" da sorreggere, ma semplicemente dando luce a quello che spero a voi faccia piacere leggere, conoscere, imparare...senza però mai tradire la mia necessità di evidenziare fatica e soddisfazioni della vita Agricola.
Essere Anacronistico non mi pesa, ne oggi come dieci anni fa, e tutt'altro ne sono orgoglioso.
Non avere un tempo non significa non avere un'identità dicevo al Blogger che "mi scriveva" per voi, ancora pochi, ma già tanti per me.
"Lo sai? Oggi in dieci hanno letto il post" dicevo a mia moglie mentre lei sorrideva.
"In dieci che non mi conoscono, in dieci che non sanno chi sono, dove viviamo, nulla.., ma che solo si sono incuriositi di queste parole che io dico"
Ero emozionato per quei dieci lettori in un giorno, io che sapevo una sega dei social, e che tanto m'infastidivano palchi o riflettori.

Se ci scrolliamo degli orpelli, e ritorniamo all'essenziale, saremo più belli, e certamente più autentici.

Avrei voluto mettere questa frase come sotto titolo al Blog, ma forse mi sarei da subito caricato di una responsabilità che non so quanto sarei riuscito a sostenere.
Ed allora...

Tra autarchia e visionarietà, stoicismo e pragmatismo: una raccolta di tradizioni, quotidianità e progetti di un amante della campagna che vede nella Naturalità l'unica via

..e mi sa che ho fatto bene a scrivere questo, certamente sono rimasto più nel contesto di appartenenza, e magari mi ha permesso maggiori digressioni ed evasioni.

Dieci anni in cui, eccezion fatta per moglie, genitori e tre Amici, io mai ho fatto cenno di questo blog, mai mi sono sponsorizzato, autopromosso, lanciato sotto il benchè minimo riflettore...Asocial come sono, convintamente,  caparbiamente, indipendente da tutto e da tutti.
Ho scritto, e pochi alla volta siete arrivati, sempre più numerosi, e mi avete motivato nel continuare, nell'essere più "intimo" nelle confessioni qui riportate.
Non un confessionale, ma magari un piccolo megafono rivolto al vento, nella speranza che orecchie avrebbero saputo e voluto ascoltare.
Un mestiere, quello dell'Agricoltore, che ogni istante mette in discussione la vita, le passioni, la salute, la casa, le sicurezze dell'Agricoltore stesso e di tutta la sua famiglia.
Un modo, quello di essere Anacronistico, che ogni attimo mi ricorda chi io sia: una persona con degli ideali, che sbagliati o giusti che siano, mi appartengono e mi danno forza e prospettiva.

In tanti qui siete a leggermi, ed a voi va il mio più grande ringraziamento.
Mi scuso se talvolta ci sono stati periodi ricchi di lamentele, e mi scuso se ho affrontato un periodo in cui proprio non riuscivo a scrivere, ma ci sono sempre stato, ho letto i vostri interventi, o cercato di rispondervi sempre prendendomi quanto più tempo possibile per questo, e sempre colmo di gratitudine per la vostra affezione, le vostre critiche, le vostre idee.

Non mi dilungherò ulteriormente, ma nei prossimi post ci saranno altri richiami a questo compleanno, condiviso con voi che leggete e con quanti non leggono più, ma tanto mi hanno dato qui in passato.

Vi abbraccio, sinceramente.
A.A.


sabato 4 settembre 2021

Citazione n°2

"Quel che non ti fece la ghiacciata d'Aprile, ci pensano i gruccioni a fartelo d'Agosto.
In Apicoltura funziona così: non sai mai quale sarà il prossimo imprevisto che ti metterà in ginocchio, e non c'è un tempo massimo per essere messi in ginocchio."

Bì, apicoltore da una vita

sabato 14 agosto 2021

13/08/'21 GRAZIE GINO

 Ma io dico, di tutti i Falsi Santi che ci sono a questo mondo, proprio un Diavolo Buono doveva crepare?

venerdì 6 agosto 2021

Una giornata a caso in mezz'estate

Sono le 5 del mattino, e suona la prima sveglia.
Tutti dormono in casa.
La seconda le fa eco, e la mano cerca e trova il modo di fare silenzio: mi sento russare, ed il sonno sarebbe quello migliore per me.
Ma mi alzo, come se un elastico mi tirasse via dal letto, e con l'acqua fredda del pozzo riesco a svegliarmi bene.
Passo nella camerina a lasciare un bacio sulla fronte della bimba.
Una bella colazione, di quelle sostanziose, ed un bel caffè doppio a seguire.
Inforco l'uscio di casa, fuori schiarisce, ma è freddo: canottiera, maglietta, felpa...ed a volte non basterebbe per turarsi bene.
Fa alba mentre il trattore è già acceso e governo il cavallo, mentre il cane mi corre intorno felice di essere di nuovo assieme.
Scendo nel castagneto, c'è la legna da scollettare più a valle, cataste da fare, pali da portare al podere.
Lavoro, nel fresco, mentre il sole buca a fatica il fitto fogliame, con la felpa sino alle 9:00, e poi una pausa per la solita mela, ed acqua buona presa dal bottiglione di vetro.
Mi guardo intorno e vedo cataste ben organizzate, cumoli di legna da sbrogliare, ancora vette da ramicciare, molto pulito, molto da lavorare ancora.
Il pennato mi aiuta, guanti gialli, la motosega sempre pronta: lavorare all'ombra è un piacere, mentre il cane se la dorme beatamente.
Inizio a caricare il rimorchio, s'odono i tonfi dei ciocchi, sbattuti sul ferro, e l'eco scende ancor più a valle lungo il fiume.
Rannuvola, naccherano le foglie, due tortore che si raccontano i fatti loro, le felci attorno alte oltre la cinta.
Gobboni, con poco sudore in fronte e tanto di schiena, alle 11:30 riprendo la strada di casa, mentre il vecchio cingolato romba come un drago sulle salite ripide.
Il cane mi segue, sempre guardandosi attorno a controllare che tutto sia a posto.
Si risale oltre il poggetto dietro casa, all'imposto del legname, e li mi metto a scaricare il castagno, mentre la bellezza tutt'attorno mi chiama per fare l'Amore.
Mi fermo, e continuo a stupirmi di quanto la Natura possa essere bella...
Passa radente una poiana, gira larga sopra il capo ed il campo di fronte, sparisce oltre il crino.
Mi brontola la pancia, ed è ora di tornare a casa.
Lungo la proda del campo le more iniziano a diventare scure, mentre il melo grosso quest'anno avrà pochi frutti da darci.
Pomodori dell'orto, olio sale, basilico, pane casareccio, la forma del cacio sul tavolino, le zucchine sott'olio, acqua e vino buono.
Si mangia tutti assieme, e la bimba tiene banco con i racconti della sua mattinata al campo estivo.
Gli occhi mi si appiccicano per il sonno.
Ancora un caffè, due parole con la moglie, metto a dormire la bimba, mi butto sul divano a riposare.
Se va bene alle quattro e mezzo (del pomeriggio) riparto.
Suona la sveglia, mi ero addormentato, mi alzo e di corsa mi lavo la faccia.
Fuori l'aria è ancora troppo calda, mi invento lavoro all'ombra, almeno per una mezzora.
Gli arnesi nella cassetta, le mani unte di grasso, lo straccio intriso di mille odori, ed il trattore con qualcosa da aggiustare, sempre.
Gli frugo nella pancia, un dado da stringere, e rivia, a staccare il rimorchio, attacco il morgan, il campo da lavorare nel polverone.
Ne mangio di terra, eccome se ne mangio, ma il lavoro riesce bene.
Mi fermo, mi scuoto la polvere dai panni, stacco il morgan, parcheggio il trattore, bevo e sputo acqua marrone, mi lavo la faccia, questa volta bevo.
Arrivo alla macchina: lì il camiciotto e la maschera, l'affumicatore ed i guanti mi attendono per andare dalle api.  
Scendo in apiario, mi vesto, accendo l'affumicatore, e con la leva in mano mi accosto alle arnie,
Sento cantare i gruccioni: maledizione, sono arrivati anche quest'anno e faranno un'abbuffata delle mie api bottinatrici.
Le api oggi sono tranquille, e senza azzardare troppo lascio perdere il fumo, e procedo in modo non molesto.
Poco il miele fatto, ma devo contentarmi perchè a breve dovrò smielarlo.
Si alza il vento, è fresco, il cielo si rannuvola.
Le api s'innervosiscono, non insisto e me ne vado perchè si avvicina il tramonto.
Torno a casa, la cavalla da sistemare, i polli da governare, l'orto da annaffiare.
La bimba che corre e gioca col cane, la su mamma che la rincorre con il maglioncino tra le mani.
Le braccia sono stanche e fresche, si sta bene.
In casa mi lavo, mi trastullo con la bimba mentre la mamma serve il cucinato, si parla mentre la radio ci accompagna con qualche canzone.
Sparecchio, preparo la colazione per l'indomani, chiudo le finestre e salgo al piano di sopra mentre la bimba e la mamma sono in bagno.
La buona notte della piccina, 
La compagnia di mia moglie.
Da fuori l'abbaio del cane, mi affaccio, il tasso cammina lungo il recinto delle patate.
Sono le undici, e rimango da solo, con il computer sulle ginocchia, ad ascoltare musica tenendo gli occhi chiusi.
Adesso è notte fonda, fuori pascolano tre caprioli vicino al pozzo.
Il vento s'è placato.
Vado a dormire...








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Grazie tante.
A.A.