Quando è il momento di Salire in montagna ci sono sempre dei preparativi da fare.
Per prima cosa, il viaggio, generalmente nell'ultimo tratto tortuoso, spesso complicato, dove le strade si fanno più strette, e dove il tempo pare dilatarsi prima dell'arrivo.
Poi il meteo, che si sa essere assai mutevole, spesso imprevedibile, in montagna.
E di conseguenza l'abbigliamento, dando aria ai bauli ed a quelle scarpe adatte, a calzettoni pesanti, al vestiario che certamente" fu comodo l'ultima volta che Salimmo", e che" tornerà comodo anche questa volta".
E poi c'è da partire, chiudere l'uscio dell'appartamento nel casermone di cemento armato, o nella villetta a schiera che sia, per attraversare città e periferie, lasciare paesi o paesini, lasciandosi alle spalle l'amato mare, la costa, solcando le pianure più lunghe, bucando nebbie, affrontando colli e colline varie, e pensando al clima che cambia, all'aria che sarà più buona, al traffico da lasciarsi indietro, a quanto manchi prima di arrivare.
Per Salire in montagna c'è sempre un viaggio da fare, e spesso la prima meta non è mai quella definitiva.
Ed allora eccolo, l'amato castagneto, con quei frutti tanto dolci quanto bassi, stesi a strati nel terreno, tra ricci gialli e foglie croccanti. E lo si sente l'odor di brace, di fuoco buono, delle salsicce, della rostinciana, e si sentono i chiacchiericci ed i bimbi che giocano.
Eccola la faggeta, fresca, freschissima in quest'estate, e "per la miseria come si respira bene qui", ed "a pensare a come non respiravamo laggiù a casa nostra".
Ma è il momento di inforcare le ciaspole e bacchette, ed in fila fare quel sentiero bianco, mentre il sole scalda la faccia, e la neve ghiaccia le gambe che devono muoversi.
Ed infine, quelle praterie verdi, colorate di mille mila fiori, dove tirar calci ad un pallone ha un sapore diverso, dove pascolano le vacche ed i loro campani fanno da coro alla passeggiata.
Salire in montagna è scoperta, silenzio, divertimento, fatica, pensieri leggeri, acido lattico nei polpacci, la pancia piena, il sudore, le foto.
Metafora di vita.
Salire, per... Confrontarsi con la fatica, mettere a dura prova la propria Resistenza, decidere di fare un passo alla volta, senza guardarsi troppo indietro: passaggi questi alla base di molti trekking o scalate, ma importante metafora del confronto con la Montagna stessa.
Che sia per diletto o per necessità, che sia occasionale o frutto di una lunga organizzazione, salire in montagna porta sempre un confronto: appunto con la fatica e con la resistenza, ma anche con il tempo, e sopra a tutto con la Natura stessa.
Nell'immaginario la montagna è da sempre rappresentazione di forza e sacralità, di vicinanza al cielo ed all'infinito, di salubrità e difficoltà.
E quando si decide di Salire per Rimanere, identiche sono le dinamiche ed i passaggi, ma sarà il tempo a presentarci Confronti continui.
Chiudersi una porta alle spalle, lasciando quell'agio che mai più ritroveremo lassù; essere proiettati in una dimensione dove...non si può più fare tanto e di corsa, ma si deve fare l'essenziale e lentamente.
Il rapporto con il meteo diventa ordinario, e non più occasionale.
Il semplice andare a fare la spesa al supermercato assume una connotazione assai differente.
Lasciare il "tutto e subito a portata di mano" per un'organizzazione completamente diversa, dove le curve gelate, il tempo di percorrenza da un paese all'altro, il maltempo che arriva all'improvviso e sempre prevaricante di tutto il resto... sono soltanto alcune Abitudini da inserire nel nostro quotidiano, nei nostri ritmi, nelle nostre fatiche.
La Montagna pretende anche questo: fatica, non solo per una bella passeggiata domenicale di trekking, o per un fine settimana nelle piste di sci.
La montagna la fatica te la chiede alla mattina, per uscire dal vialetto di casa quando devi spalare la neve alta per portare i bambini a scuola, o quando non trovi un prodotto utile al tuo lavoro, e ti fai due ore di curve tra paese, paese, ed un altro paese, oppure quando rientrando a buio alla sera un albero abbattuto per il vento blocca l'unica via di accesso per il rincasare.
Non si può avere fretta per fare molte cose, piuttosto si devono fare le cose essenziali, accuratamente e lentamente.
L'orologio della propria vita pare perdere la lancetta dei secondi che scorrono, e quella dei minuti si fa piccina piccina: in Montagna si alza sempre gli occhi al cielo prima di organizzare qualcosa.
I temporali qui quando arrivano sono spesso delle furie divine, che d'improvviso arrivano, come d'improvviso se ne vanno.
Un pò come per le arrabbiature, ma bisogna lasciarle andare poichè altrimenti succhierebbero così tanta energia che ci affaticheremmo ad imprecare per qualcosa che è già andato oltre. E' bene le energie mai sprecarle in montagna.
E l'ultima considerazione la merita l'arrivo alla meta, dove il petto di riempie di emozione, e lo sforzo richiede quasi un'inchino a tanta bellezza.
Arrivare alla meta è un inginocchiarsi alla maestosità, a quanto di più grande i nostri occhi possano vedere, a quei tanti ricordi che nascono proprio da quel momento.
..ed un giorno chi è salito per rimanere si troverà ad aprire la finestra, a spalancare gli scuri, ed a emozionarsi tanto da piangere, forte, quasi volendosi inginocchiare al bello che gli si apre difronte.
La Montagna richiede questo: salire per...confrontarsi.
...e magati per rimanere.