La prima lista è forse la più difficile: tanto perchè è la prima, quanto perchè è frutto di una ricerca che ho fatto nella mia vita.
Sia chiaro che:
- i dati che riporto sono frutto della mia esperienza, ma non sono assolutamente da considerarsi assoluti;
- in alcuni casi i nomi delle varietà non sono specificati, o lo sono solo con nomi locali;
. per le colture arboree ho elencato diverse varietà che sono originarie di parti diverse della toscana e/o dell'appennino centrale, ma che non sono necessariamente specifiche del luogo dove vivo;
- non voglio offendere nessuno, ed esprimo solo un mio parere sull'argomento colture, senza voler denigrare altre varietà non menzionate, produttori o persone che la pensino in modo diverso dal mio.
Questo è IL MIO ELENCO, e non l'elenco che tutti dovrebbero fare o avere nel cuore...che sia chiaro!
Questa lista comprende cose che già ho, cose che non ho direttamente ma che trovo il modo di avere, e cose che vorrei avere.
Le colture NON SONO MESSE IN ORDINE D'IMPORTANZA, ma semplicemente per come mi vengono in mente al momento che le scrivo.
Partiamo con le colture erbacee:
1- Farro: non certo perchè va tanto di moda, ma perchè è un cereale che ben si adatterebbe ai miei terreni e (forse) anche ai miei climi. Indicato per alimentazione umana, sia come zuppa che come minestra, sia come base per insalate che come condimento per umidi, è ottimo anche per la produzione di farina. Mia moglie usa spesso la farina di farro per fare delle torte salate (sublime quella con la bietola, il caprino stagionato ed i pinoli che mi ha fatto la scorsa settimana), per fare dei dolci ed anche mescolata a quella di grano tenero per fare il pane.
Me ne occorrerebbe circa 0.25Ha
Inoltre può trovare interessante impiego in campo zootecnico per alimentare i maiali.
2- Grano Tenero: i polli dovranno pur mangiare, no? E poi il tenero è la farina perfetta, utilizzata per fare pane, dolci, focacce, biscotti e torte salate o dolci.
Me ne occorrerebbe circa 0.50Ha
3- Orzo: fondamentale per l'alimentazione dei miei animali. La base per i maiali, l'arricchimento per i polli, l'aiuto per i conigli, l'incentivo per le capre. Senza orzo non potrei restare. Coltura certamente meno esigente del grano, che sino a febbraio può essere seminata...e se l'annata dovesse andare male va bene anche falciarla a fine maggio, e diventa un ottimo foraggio per le capre e per i cavalli (provare per credere).
Me ne occorrerebbe almeno 1.50Ha (ma se fosse di più sarebbe meglio).
4-Favino: la dicotiledone che preferisco perchè arricchisce il terreno di azoto (e quindi non sono necessarie successive concimazioni per le colture che la succedono) ed è ottima per il sovescio nella vigna, nel frutteto, negli olivi e nei campi.
La granella la utilizzo in due modi: a bagno per due giorni oppure macinata. In entrambi i casi è fondamentale per i miei maiali, sopratutto da quando hanno 30Kg sino a quando superano i 120-150Kg.
Il Favino porta proteine all'animale, e queste fanno massa magra, lavorando sull'accrescimento delle parti muscolari.
Io non uso alcun tipo di miscele aziendali, e questa leguminosa li aiuta nella crescita (sempre affiancata dall'orzo, da molta erba, verdure e frutta, castagne e ghiande).
Me ne occorrerebbe...la medesima quantità dell'orzo seminato l'anno precedente, poichè la uso in alternanza in modo da fare una rotazione biennale con questo, o triennale con altre colture come il grano tenero.
5-Avena (biada): La biada è ottima per essere seminata in terreni da recuperare, permette copiosi sfalci per il fieno da cavalli, la sua granella è indicata per le capre (un pugno alla sera quando c'è la neve), per i conigli (mescolata all'orzo quando le temperature vanno sotto zero), per i polli (assieme al pastone invernale) e per le capre (durante il periodo dei calori).
Il problema è che questa coltura attira i cinghiali, e se viene seminata in un campo sprovvisto di idonea recinzione...il raccolto sarà compromesso.
Ma mi piace perchè è una pianta di poche pretese...pioniera direi, che non ha bisogno di chissà quali lavorazioni o concimazioni, e che riesce sempre a stupire.
Me ne occorrerebbe 1.00Ha (cinghiali permettendo).
6- Un prato stabile di Trifoglio, Loietto, Ginestrino e Festuca.
Questo mix è perfetto per cavalli e capre, non spinge e offre discrete produzioni per molti anni (anche più di dieci in alcuni casi): vuol dire che non c'è bisogno di sfare il prato e rifarlo, evitando copiosi consumi per arature e lavorazioni successive, per il seme e la semina.
Regge molto bene al vento, alla siccità, alla pioggia e al freddo.
Me ne occorrerebbe almeno 3.50Ha (sempre che in azienda non aumentino gli erbivori)
passiamo adesso alle orticole...
7- Zucchino Fiorentino
8- Pomodoro Canestrino di Pisa (o Pisanello)
9- Pomodoro Costoluto di Firenze
10- Cavolo nero Toscano
11- Cipolla Rossa di Firenze
12- Cipolla di Certaldo
13- Aglio rosso
14- Carciofo Violetto
15- Fagiolo Zolfino
16- Patata Bianca (var. toscana)
17- Patata Rossa (var. toscana)
...e poi Bietole a Coste, Insalate, molti radicchi, peperoni Pescaresi, peperoni "quadrati", peperoncini piccanti assortiti (anche da fare ripieni), cavolfiore, cavolo verza e cavolo broccolo, fagiolini, sedano, finocchio...e tutto quello che cresce bene nella mia terra.
18- Di rivelante interesse anche un'area dedicata alle erbe aromatiche ed alle medicinali, ma di questo argomento specifico mi ripropongo di riparlarne in un post interamente dedicato.
Poi vengono le colture arboree.
19- Il Castagno. In assoluto è l'arborea che prediligo. Ogni mio senso, e l'animo mio tutto è appagato da questa pianta Meravigliosa.
Naturalmente per avere il castagno ci vuole la terra giusta, poi la giusta altitudine, esposizione e clima.
Parto dal fusto ed i rami: con i polloni ed i fittoni si possono realizzare bastoni e manici utili per mille impieghi, o pali e travetti con polloni di svariati anni. Con la buccia di questi si possono fare canestri e ceste, con il legno più vecchio possiamo realizzare moltissimi manufatti (da piccoli oggetti, sino agli infissi, i mobili, i tini e le botti, etc.) ed è una discreta legna per essere arsa (ma è bene che sia almeno un poco stata stagionata). Le foglie sono adatte, assieme ai ricci vuoti, per avviare il fuoco di casa, e da sole per uso lettiera degli animali, per pacciamamare nell'orto, tingere i tessuti, per rivestire i formaggi in stagionatura, come foraggio per le capre e chissà quanti altri utilizzi.
Il fiore è nobile per l'apicoltura, ed io sono un vero estimatore di questo miele.
E poi il frutto: dal consumo fresco, sino a quello essiccato (in essiccatoio o in bocca di forno), per realizzare le marmellate (una vera gioia di vita per me), molti dolci, piatti e manicaretti, sino alla farina (la usiamo principalmente per fare il castagnaccio, i biscotti e la polenta).
Della pianta di castagno mi piace il fresco che regala in estate, il rumore delle sue foglie mosse dal vento, l'odore dei suoi fiori e della legna appena segata, e poi è una pianta possente, temeraria e longeva.
L'ideale sarebbe avere almeno 1.00Ha di castagneto da frutto.
20- L'olivo. Categoricamente in cultivar autoctone, pronto a divenire matto se le olive sono piccole o non si staccano dal picciolo per essere colte. Assieme al castagno, questa è una pianta dai mille impieghi, e tanto in falegnameria (dagli utensili da cucina sino ai mobiletti), che nella pancia del camino o della stufa (la potatura di olivo è ottima per fare calore), il suo legname è apprezzabile.
I residui di potatura poi sono ottimo foraggio per le capre, e quanto ne rimane può alimentare il forno a legna per la cottura del pane.
Le olive poi, al forno, in salamoia, sotto sale, in patè trovano nobili postazioni sulla tavola quotidiana.
Ed infine l'olio, l'oro liquido, adatto per condire, per cucinare, per conservare (verdure e carni sottolio fanno parte della mia tradizione familiare) e per i mille rimedi casalinghi di mia moglie (dall'ungere i cardini sino a preparati con le erbe).
Per l'olio ad uso domestico basterebbero 30-35 piante, ma con 200 piante si avrebbe anche un reddito minimo utile al sostentamento del podere.
20- L'olmo. Pianta utilizzata per fabbricare utensili agricoli (resiste molto bene all'acqua e all'umidità). La legna non è molto adatta per essere arsa (anche se all'occorrenza ci si adatta), ma è comunque una pianta che fa ottima ombra, indicata per diverse cure tradizionali, discreta foraggera (le foglie) per le vacche.
Basterebbe anche solo averne un paio di piante vicino al pozzo, ma l'ideale è averne un sieponale lungo il fossi.
Può essere impiegata come tutore nella vigna per fare la vite maritata, oppure a capofila per reggere i fili del filare.
21- Il Salice da Vimini. Con le vettine (prima che spuntino le foglie) si fa un fascio, che poi viene abilmente tenuto a mollo (in acqua) e lontano dalla luce per i mesi a seguire. Le useremo per legare la vite (legatura del tronco), per legare le canne dei pomodori, per intrecciare panieri o simili.
Quando si ha il raffreddore o siamo affaticati da una giornata di duro lavoro nei campi, si usa succhiarne qualche foglia che, come dicevano i vecchi, ti tira su a modino.
Per evitare di usare spaghi e legacci di plastica, è bene averne diverse piante ed assicurarsi copiose scorte di vettini, pronti ai tanti utilizzi richiesti in campagna.
Quindi almeno 10 piante andrebbero tenute.
22- La Vite. Non può mancare nel podere la possibilità di fare il vino, ma anche di avere uva fresca da consumare, da appassire per i mesi a venire (per consumo diretto o per dolci), per la marmellata (ottime anche quelle abbinate alle pere o alle mele), per le gelatine, per i succhi di frutta.
Dopo la potatura i tralci vengono affastellati (raggruppati in piccole fascine), stivati e messi ad essiccare: alimenteranno il forno nel fuoco settimanale.
Inoltre, una volta che le foglie saranno cadute, la vigna rappresenterà un discreto pascolo per le mie capre, almeno sino al momento dell'occhiatura dei germogli.
Rigorosamente di varietà autoctone, o comunque toscane, alla faccia dei vitigni internazionali più blasonati, e con la convinzione che una vite autoctona avrà sempre minor bisogno di assistenza e cura (sopratutto per malattie ed insetti) rispetto ad una che ha "profonde radici storiche in quel territorio".
La vigna assicurerà il vino per la famiglia, ed anche solo 0.10Ha potrebbero assicurare la giusta quantità, ma se come per l'olivo si vuole provare ad avere un reddito, 1.00Ha rappresenta un buon impegno per me, considerando che un'estensione maggiore avrei serie difficoltà a gestirla (vista la mole di lavoro che già ho oltre alla vigna).
Passiamo adesso alle cultivar da frutta.
23- Il Melo. Di varietà Decio (o Nesta), San Giovanni, Rossa di Firenze, Rotella ed altre. Tutte toscane, e a maturazione a scalare, in modo da assicurarsi mele per molti mesi all'anno.
Per consumo fresco, per marmellate, per sciropparle, per essiccarle e per i succhi di frutta.
Almeno 15 piante per uso domestico (a me piace molto la mela).
23- Il Melograno. Purchè siano esposti il più possibile al sole, e riparati dai venti freddi di tramontana e grecale, sono immancabili nell'aia del podere o nell'orto.
Almeno 1 pianta.
24- Il Pero. Di varietà Volpina, Fiasca, Vernina, Briaca (o Cocomerina), Lardaia e Arancina. Tutte più o mno toscane, o comunque radicate nel territorio, a maturazione scalare.
Come per i Meli, per il consumo fresco dei frutti, per le marmellate, per essiccarle, per sciropparle, per fare le puree, per i succhi di frutta e per aromatizzare le grappe poco buone che mi hanno regalato.
Il legno di pero, semmai una pianta necessitasse di potature importanti, è molto duro è può essere usato come manico per martelli o utensili da colpo.
Almeno 15 piante per uso domestico.
25- Il Pesco. Di varietà di Vigna e Saturnina. Due varietà che fanno frutti piccoli, ma buonissimi.
Le piante possono essere messe anche nella vigna a capofila o fungendo da tutore direttamente alla pianta.
In tutto 10 piante tenute a corto (potate basse) possono bastare per la famiglia.
La frutta viene principalmente usata per il consumo fresco, per essere essiccate e per le marmellate.
26- L'Albicocco. La varietà precoce Toscana è molto diffusa, ma in annate di freddo marzolino ci possono essere cospicui cali di produzione.
La frutta, fresca e consumata direttamente (spesso proprio sotto alla pianta), o lavorata in marmellata, o sciroppata oppure essiccata, è una delle più buone che ci siano.
Poche piante, 3 al massimo, bastano per l'utilizzo familiare.
27- I Susini. La Verdacchia, la San Giovanni e la Coscia di Monaca sono le mie preferite.
Utilizzate come per le pesche, sono comunque molto presenti nei terreni del podere.
Circa 15 piante sono una quantità più che sufficiente a soddisfare il fabbisogno della mia famiglia, e degli animali che pascolano sotto di essi (galline e tacchini su tutti).
28- Il Ciliegio. Rigorosamente nell'aia, la Varietà dolce detta Durona giugnola è forse la più apprezzata, assieme all'Acquaiola a pasta bianca.
Il Ciliegio Acido (o selvatico) è poi sono usato come tutori della vite, o come pianta da sieponali tra vari campi.
Sotto zucchero, nella grappa, in marmellata, ma sopratutto mangiate fresche e magari mentre vengono colte.
Almeno 2 ciliegi dolci ed un numero imprecisato di ciliegi acidi.
29- Il Fico. Generalmente posto accanto al pozzo o nel pollaio.
Il Dottato, il Borgiotto nero di Firenze ed il Piombinese.
I fichi, oltre che per consumo fresco (ottimi con il pane appena sfornato), sono ottimi nella marmellata (per me una delle migliori assieme a quella di castagne e quella di more di rovo) ed essiccati (e poi accompagnati alle noci).
Le foglie secchie sono buone per alimentare il forno a legna o per pacciamare i carciofi.
Una pianta per vaietà, e quindi 3 in tutto.
30- Melo Cotogno. Per la marmellata, almeno una pianta ci deve essere.
31- Noce. Pianta dai mille utilizzi, è certamente adatta per fare ombra nell'aia, per le noci, e per l'utilizzo del legname (dalla falegnameria alla stufa).
Con le foglie secche si alimenta il forno a legna, mentre con quelle verdi si possono rivestire le forme di pecorino che devono stagionare.
Con il mallo della drupe, colte rigorosamente il giorno di San Giovanni, si fa il nocino.
Inoltre le foglie ed il mallo è utilizzato anche per tingere le stoffe ed il legno.
Almeno un noce ci vuole, ma per me il giusto numero è di 3 piante.
Ci sarebbero molte altre piante, ma per praticità mi fermo qui, riservandomi di aggiungere qualcosa in un secondo tempo.
tra autarchia e visionarietà, stoicismo e pragmatismo: una raccolta di tradizioni, quotidianità e progetti di un amante della campagna che vede nella Naturalità l'unica via
Taglio dell'erba per gli animali del podere
domenica 15 dicembre 2013
giovedì 21 novembre 2013
Le Liste di A.A.
Sta piovendo,
ed è una di quelle giornate dove il vento, il freddo e la pioggia paiono aver voglia di sfogarsi: come se fossero appena stati liberati dal Vaso di Pandora, picchiano violentemente sul tetto della casa, lasciano cadere le ultime foglie degli alberi, e mettono a tacere le tortore sui cipressi.
Il fuoco (anzi...i fuochi) in casa sono accesi, e mi concedo il lusso di scrivere al computer di prima mattina.
Qualche giorno fa parlavo con un mio amico agricoltore, ed assieme facevamo delle liste: liste sulle attrezzature agricole che ci servirebbero, liste sugli animali che vorremmo allevare, liste sulle lavorazioni da fare, liste sulle strutture mancanti in azienda, liste sui prodotti alimentari da realizzare, e così via.
Lui spesso sorrideva quando io parlavo delle mie liste, e quando facevo quegli elenchi per lui così strani, ma è mio amico e pareva comprendere.
Entrambi giovani agricoltori, entrambi equilibristi in questo mondo di precarietà, entrambi squattrinati, entrambi felici della propria scelta di vita, ma profondamente diversi sulla via da percorrere.
Lui, radicato nell'agricoltura convenzionale, con continui richiami alla chimica di sintesi, ai "nuovi prodotti agricolo-industriali", al " bisogna produrre tanto", alle alte cilindrate dei trattori, alla volontà di realizzare intensivo...
Io, radicato nell'agricoltura NON convenzionale e di matrice tradizionale e Naturale, convinto nell'escludere chimica di sintesi, alla continua ricerca di "rimedi antichi" per curare o prevenire, al "bisogna ascoltare la terra", alla rivalutazione della trazione animale integrata, alla volontà di diversificare le produzioni e mantenere sempre la dimensione umana del proprio operato...
Diversi, ma amici.
In queste nostre liste spiccavano tali diversità, anche se non nego che un bel gommato da 120 cavalli proprio schifo non mi farebbe...ma bisognerebbe vedere l'utilizzo che se ne andrebbe a fare.
Credo quindi che sarebbe interessante provare a fare delle liste, e a condividerle con tutti voi.
Le liste che farò:
Lista n°1: le colture (erbacee ed arboree) che facciamo/vorremmo fare
Lista n°2: gli animali dell'azienda ed il loro impiego
Lista n°3: trattori ed attrezzature agricole
Lista n°4: il podere e le strutture nell'azienda
Lista n°5: le produzioni e la vendita
Spero di avere abbastanza costanza e volta per volta cercherò di scrivere una lista cercando di condividere con tutti voi le motivazioni e accogliendo consigli, idee e critiche.
ed è una di quelle giornate dove il vento, il freddo e la pioggia paiono aver voglia di sfogarsi: come se fossero appena stati liberati dal Vaso di Pandora, picchiano violentemente sul tetto della casa, lasciano cadere le ultime foglie degli alberi, e mettono a tacere le tortore sui cipressi.
Il fuoco (anzi...i fuochi) in casa sono accesi, e mi concedo il lusso di scrivere al computer di prima mattina.
Qualche giorno fa parlavo con un mio amico agricoltore, ed assieme facevamo delle liste: liste sulle attrezzature agricole che ci servirebbero, liste sugli animali che vorremmo allevare, liste sulle lavorazioni da fare, liste sulle strutture mancanti in azienda, liste sui prodotti alimentari da realizzare, e così via.
Lui spesso sorrideva quando io parlavo delle mie liste, e quando facevo quegli elenchi per lui così strani, ma è mio amico e pareva comprendere.
Entrambi giovani agricoltori, entrambi equilibristi in questo mondo di precarietà, entrambi squattrinati, entrambi felici della propria scelta di vita, ma profondamente diversi sulla via da percorrere.
Lui, radicato nell'agricoltura convenzionale, con continui richiami alla chimica di sintesi, ai "nuovi prodotti agricolo-industriali", al " bisogna produrre tanto", alle alte cilindrate dei trattori, alla volontà di realizzare intensivo...
Io, radicato nell'agricoltura NON convenzionale e di matrice tradizionale e Naturale, convinto nell'escludere chimica di sintesi, alla continua ricerca di "rimedi antichi" per curare o prevenire, al "bisogna ascoltare la terra", alla rivalutazione della trazione animale integrata, alla volontà di diversificare le produzioni e mantenere sempre la dimensione umana del proprio operato...
Diversi, ma amici.
In queste nostre liste spiccavano tali diversità, anche se non nego che un bel gommato da 120 cavalli proprio schifo non mi farebbe...ma bisognerebbe vedere l'utilizzo che se ne andrebbe a fare.
Credo quindi che sarebbe interessante provare a fare delle liste, e a condividerle con tutti voi.
Le liste che farò:
Lista n°1: le colture (erbacee ed arboree) che facciamo/vorremmo fare
Lista n°2: gli animali dell'azienda ed il loro impiego
Lista n°3: trattori ed attrezzature agricole
Lista n°4: il podere e le strutture nell'azienda
Lista n°5: le produzioni e la vendita
Spero di avere abbastanza costanza e volta per volta cercherò di scrivere una lista cercando di condividere con tutti voi le motivazioni e accogliendo consigli, idee e critiche.
sabato 2 novembre 2013
Il mio Novembre
E' iniziato il mese di Novembre, e con lui inizierà il periodo della raccolta delle olive, verrà seminato l'orzo ed il favino per i maiali, le fave e gli agli nell'orto, e ci sarà da segare la tanta legna per l'inverno.
Novembre è un mese che generalmente poco viene amato: le giornate che si accorciano, la pioggia, la nebbia, il freddo...
Eppure, oltre che ad esser bello proprio per le cose sopra scritte, è il momento in cui la Natura "tira su la coperta": me la immagino proprio così, come se si preparasse al sonno invernale, ed in questo mese si coricasse nel letto e si ricoprisse con una grossa e pesante coperta fatta di mille foglie rosse e marroni.
Novembre è come quel momento in cui si sente che arriva il sonno e si decide di spegnere la luce del comodino, quando le palpebre si intorpidiscono e i movimenti delle mani si fanno pesanti.
Per me Novembre è proprio quel momento in cui sappiamo che Morfeo ci porterà con se e non gli opporremo alcuna resistenza.
Penso all'odore delle castagne sulla brace del camino, ai panni stesi ad asciugare che prendono l'odore di affumicato, mentre nel tegame cuociono i funghi raccolti al mattino.
Quel misto di malinconia e protezione che solo questo mese riesce a darmi, dove fuori il buio conquista presto le campagne, e gli animali non sentono alcuna sofferenza in questo.
In lontananza forse l'ultimo bramito di stagione di un capriolo, mentre i fringuelli fischiano al rientro serale.
Le nuvole basse sembrano ingoiare la collina ed il podere, e la luce diviene opaca.
Nell'orto il cavolo nero svetta superbo, mentre tutto il resto oramai muore: solo una zucca gialla è rimasta tra l'erba ormai alta, e la bietola tornata laddove era stata tolta.
Il rumore della pioggia sul tetto si alterna alle prime giornate frizzanti, dove l'aria entra diretta ai polmoni quasi a spronarli a tornare a respirare dopo tanta calura.
Una buona minestra di patate calda è quello che ci vuole, mentre dal baule ricompaiono le calze di lana ed i primi maglioni.
Il tasso se ne va dalla vigna lasciando il posto alle capre, mentre le foglie cadono ed un grande profumo di bosco mi avvolge il cuore.
Per me novembre è questo.
Novembre è un mese che generalmente poco viene amato: le giornate che si accorciano, la pioggia, la nebbia, il freddo...
Eppure, oltre che ad esser bello proprio per le cose sopra scritte, è il momento in cui la Natura "tira su la coperta": me la immagino proprio così, come se si preparasse al sonno invernale, ed in questo mese si coricasse nel letto e si ricoprisse con una grossa e pesante coperta fatta di mille foglie rosse e marroni.
Novembre è come quel momento in cui si sente che arriva il sonno e si decide di spegnere la luce del comodino, quando le palpebre si intorpidiscono e i movimenti delle mani si fanno pesanti.
Per me Novembre è proprio quel momento in cui sappiamo che Morfeo ci porterà con se e non gli opporremo alcuna resistenza.
Penso all'odore delle castagne sulla brace del camino, ai panni stesi ad asciugare che prendono l'odore di affumicato, mentre nel tegame cuociono i funghi raccolti al mattino.
Quel misto di malinconia e protezione che solo questo mese riesce a darmi, dove fuori il buio conquista presto le campagne, e gli animali non sentono alcuna sofferenza in questo.
In lontananza forse l'ultimo bramito di stagione di un capriolo, mentre i fringuelli fischiano al rientro serale.
Le nuvole basse sembrano ingoiare la collina ed il podere, e la luce diviene opaca.
Nell'orto il cavolo nero svetta superbo, mentre tutto il resto oramai muore: solo una zucca gialla è rimasta tra l'erba ormai alta, e la bietola tornata laddove era stata tolta.
Il rumore della pioggia sul tetto si alterna alle prime giornate frizzanti, dove l'aria entra diretta ai polmoni quasi a spronarli a tornare a respirare dopo tanta calura.
Una buona minestra di patate calda è quello che ci vuole, mentre dal baule ricompaiono le calze di lana ed i primi maglioni.
Il tasso se ne va dalla vigna lasciando il posto alle capre, mentre le foglie cadono ed un grande profumo di bosco mi avvolge il cuore.
Per me novembre è questo.
giovedì 26 settembre 2013
Orto di fine settembre
Visto che nel passato post vi ho tediato con discorsi noiosi, vi posto qualche foto dell'orto di fine settembre.
Mentre il cielo si fa scuro ed è in arrivo una perturbazione...
...l'uva nella vigna avrebbe bisogno di un pò di sole per riuscire a maturare.
Il Sangiovese appare bello, ma il grado zuccherino è piuttosto basso ed il ph è molto alto.
Ci vuole pazienza.
I pomodori pisanelli (Canestrino di Pisa) iniziano ad essere alla fine: quello di quest'anno non è stato un raccolto eccezionale per questa varietà, che sovente ha riscontrato difficoltà nella maturazione.
Il gusto di questo pomodoro rimane comunque inconfondibile ed ottimo (sempre molto dolce), ed il suo utilizzo può variare dal consumo fresco alla salsa.
Ma da anni seleziono e semino il Costoluto Fiorentino, vero re della tavola del mio podere.
Da molti non è apprezzato perchè costoluto (e quindi difficile da gestire), con molti semi e una discreta acidità.
Io lo adoro tagliato a fetta larga con sopra un filo d'olio buono ed un pizzico di sale: ne mangerei a quintali.
Le piante sono in piena produzione, e pago però il fatto di averle trapiantate a cavallo tra giugno e luglio, rischiando quindi di avere un raccolto che sarà compromesso dall'autunno.
Il fiorentino è comunque una pianta molto resistente, e qui al podere è quella che si dimostra più adatta a resistere per raccolte tardive.
Quest'anno le piante sono state trapiantate in alternanza con il basilico (che nella foto non si vede perchè raccolto di recente), e l'esperimento si è rilevato oltremodo soddisfacente.
Proprio di seguito ai primi pomodori di pisanello avevo messo, in alternanza con il sedano, delle piante di Peperone Pescarese.
In effetti poco ha a che fare con la toscana, ma mi erano stati regalati dei semi ed ho voluto provare a metterne alcune piante.
Da subito devo dire che l'accrescimento della pianta, e sopratutto lo sviluppo del frutto (con relativa maturazione) sono stati lentissimi, e solo adesso riesco a cogliere i primi peperoni maturi.
Si tratta (mi è stato spiegato) di peperoni dolci, che spesso vengono fatti seccare e poi utilizzati sotto forma di polvere per condire la pasta e gli insaccati.
Visto che quello di quest'anno è stato l'orto degli esperimenti, mi son permesso di provare.
Le melanzane sono state eccezionali, ed anche se a questo punto iniziano ad avere qualche problema con l'accrescimento del frutto, sono state il raccolto più abbondante di sempre.
Le piante si presentano ancora colme di frutti e fiori, e pare che proprio non ne vogliano sapere di terminare il loro ciclo.
Per mia somma gioia ne godrà la dispensa ed i tanti vasetti di melanzane sottolio che ancora ci saranno da preparare.
E poi vengono i peperoncini piccanti (pemente).
Sulla destra s'intravede la mia piccola compagna di "lavori nell'orto".
Lungo tutta la parte bassa dell'orto avevo trapiantato le zucche e queste sono solo una parte del raccolto.
Le varietà messe sono: zucca Turbante, zucca Marina di Chioggia, zucca Frisco, zucca del Pellegrino (o Bottiglia), zucca Quintale e zucca da Foraggio (o da Seme).
Tutte le zucche sono rigorosamente nate qui al podere, e provengono da semi selezionati da altre zucche precedentemente coltivate qui o (come per la Frisco) da altri Agricoltori che non usano chimica e mantengono la cultura del seme autoprodotto.
Nell'orto poi abbondano i peperoncini rotondi (quelli da fare ripieni), e forse quest'anno ho esagerato a metterne così tante piante.
Come per le melanzane il lavoro sarà infinito.
Ci sono poi le piante di popone (melone), che hanno dato frutti piccoli ma dolcissimi, e che continuano a produrre ignare del freddo che sta per arrivare.
Bietole, insalate, sedano, cavoli verza, cavolfiori, broccoli, cetrioli parigini, peperoni quadrati gialli, peperoni da insalata verdi, friggitelli, borragine....e non mi par di scordare nulla: l'orto è anche questo.
Peccato solo che la pioggia di maggio/giugno non mi abbia permesso di trapiantare prima tutta questa abbondanza di piante...ma ogni anno è una storia a se, e questo è andato così: guai a prendersela!!!
Buon autunno a tutti.
Mentre il cielo si fa scuro ed è in arrivo una perturbazione...
![]() |
| Il cielo sopra il podere |
...l'uva nella vigna avrebbe bisogno di un pò di sole per riuscire a maturare.
Il Sangiovese appare bello, ma il grado zuccherino è piuttosto basso ed il ph è molto alto.
Ci vuole pazienza.
Ed eccolo l'orto (potete fare il raffronto con il post del mese di luglio).
A destra le patate (con un Grande Aiuto dell'istrice) sono state tolte e la terra concimata e lavorata; a sinistra gli agli, le cipolle, le insalate, i ceci e le cicerchie non ci sono più, e la terra è stata concimata e lavorata.
Il gusto di questo pomodoro rimane comunque inconfondibile ed ottimo (sempre molto dolce), ed il suo utilizzo può variare dal consumo fresco alla salsa.
Ma da anni seleziono e semino il Costoluto Fiorentino, vero re della tavola del mio podere.
Da molti non è apprezzato perchè costoluto (e quindi difficile da gestire), con molti semi e una discreta acidità.
Io lo adoro tagliato a fetta larga con sopra un filo d'olio buono ed un pizzico di sale: ne mangerei a quintali.
Le piante sono in piena produzione, e pago però il fatto di averle trapiantate a cavallo tra giugno e luglio, rischiando quindi di avere un raccolto che sarà compromesso dall'autunno.
Il fiorentino è comunque una pianta molto resistente, e qui al podere è quella che si dimostra più adatta a resistere per raccolte tardive.
Quest'anno le piante sono state trapiantate in alternanza con il basilico (che nella foto non si vede perchè raccolto di recente), e l'esperimento si è rilevato oltremodo soddisfacente.
Proprio di seguito ai primi pomodori di pisanello avevo messo, in alternanza con il sedano, delle piante di Peperone Pescarese.
In effetti poco ha a che fare con la toscana, ma mi erano stati regalati dei semi ed ho voluto provare a metterne alcune piante.
Da subito devo dire che l'accrescimento della pianta, e sopratutto lo sviluppo del frutto (con relativa maturazione) sono stati lentissimi, e solo adesso riesco a cogliere i primi peperoni maturi.
Si tratta (mi è stato spiegato) di peperoni dolci, che spesso vengono fatti seccare e poi utilizzati sotto forma di polvere per condire la pasta e gli insaccati.
Visto che quello di quest'anno è stato l'orto degli esperimenti, mi son permesso di provare.
Le melanzane sono state eccezionali, ed anche se a questo punto iniziano ad avere qualche problema con l'accrescimento del frutto, sono state il raccolto più abbondante di sempre.
Le piante si presentano ancora colme di frutti e fiori, e pare che proprio non ne vogliano sapere di terminare il loro ciclo.
Per mia somma gioia ne godrà la dispensa ed i tanti vasetti di melanzane sottolio che ancora ci saranno da preparare.
![]() |
| Scorcio di alcune delle tante piante di melanzane |
Sulla destra s'intravede la mia piccola compagna di "lavori nell'orto".
![]() |
| Pianta carica di pemente mature |
Le varietà messe sono: zucca Turbante, zucca Marina di Chioggia, zucca Frisco, zucca del Pellegrino (o Bottiglia), zucca Quintale e zucca da Foraggio (o da Seme).
Tutte le zucche sono rigorosamente nate qui al podere, e provengono da semi selezionati da altre zucche precedentemente coltivate qui o (come per la Frisco) da altri Agricoltori che non usano chimica e mantengono la cultura del seme autoprodotto.
![]() |
| Alcune zucche poste a maturare al sole |
Come per le melanzane il lavoro sarà infinito.
Ci sono poi le piante di popone (melone), che hanno dato frutti piccoli ma dolcissimi, e che continuano a produrre ignare del freddo che sta per arrivare.
Bietole, insalate, sedano, cavoli verza, cavolfiori, broccoli, cetrioli parigini, peperoni quadrati gialli, peperoni da insalata verdi, friggitelli, borragine....e non mi par di scordare nulla: l'orto è anche questo.
Peccato solo che la pioggia di maggio/giugno non mi abbia permesso di trapiantare prima tutta questa abbondanza di piante...ma ogni anno è una storia a se, e questo è andato così: guai a prendersela!!!
Buon autunno a tutti.
martedì 24 settembre 2013
Essere spinto a sentirmi solo
Ho pensato a lungo se fosse il caso di scrivere questo post: mentre ero nell'orto a strappare le erbacce, mentre toglievo il letame dalla stalla, mentre caricavo la legna sul carrettone...
Ho pensato se fosse una cosa giusta entrare così nel personale, e lasciarmi andare ad uno sfogo/non sfogo che potesse lasciar intendere il mio disagio.
Ho pensato se realmente potesse servire al lettore parlare di questo.
Ho pensato...ed ho deciso.
T: "Fammi capire bene: mi parli della Tua agricoltura, ma io non ho capito bene quale sia il suo indirizzo?"
A.A.: "L'indirizzo? Ma di quale indirizzo stiamo parlando? Quello del podere? O cos'altro?"
T: "Intendo l'indirizzo dell'Azienda...la sua Specializzazione!"
A.A.: "No, scusa...ma di cosa ti ho parlato sino ad adesso? Son venti minuti che ti spiego..."
T: "Si...certo...gli animali, il bosco, i campi, i polli, il ciuco, l'orto...Ma verso cosa sarebbe specializzata la tua Azienda Agricola?"
A.A.: "Su quello che hai appena detto, e tutte quelle altre cose che per venti minuti ti ho spiegato."
T: "Si...tutto bellino, per carità. Ma con cosa campi?"
A.A.: "Con quello che hai appena detto, e appunto con tutte quelle altre cose che per venti minuti ti ho spiegato!"
Pausa.
Lui guarda fuori dalla finestra del Bar mentre io continuo a fissarlo con quel misto di abbandono e adrenalina che mi ritrovo in questi momenti.
A.A.: "...scusami, ma cosa c'è che non ti torna?"
Lui si spazientisce, cambia tono e dall'amichevole/scherzoso passa al perentorio
T: "Parliamoci chiaro: questa Tua Agricoltura andava bene cinquanta..sessanta anni fa, ma oggi non trova collocazione. Sinceramente trovo questo tuo progetto non attuale, anzi...molto Anacronistico!"
Sorrido, e decido di non incaXXarmi per questa volta.
Questa è solo la parte conclusiva dell'ennesima discussione fatta con l'ennesimo Tecnico: una sorta di iter masochistico che mi sono imposto al fine di cercare eventuali "Aiuti Esterni", e che mi riporta sempre allo stesso punto.
Essere spinto a sentirmi solo.
Quando decisi che era il momento per partire con l'Azienda Agricola sapevo che la strada che avevo di fronte sarebbe stata in salita, ma che comunque la determinazione (che mai mi è mancata), l'appoggio dei mie Cari e la convinzione di fare la cosa giusta per me (...e non solo), sarebbero state la giusta propulsione per sentire meno faticose tali pendenze.
E così è sempre stato, e non mi son mai fatto prendere dallo sconforto totale, ma anzi ne ho approfittato per "prendere a morsi" proprio quelle ostilità che mi si presentavano dinnanzi.
Ho pensato se fosse una cosa giusta entrare così nel personale, e lasciarmi andare ad uno sfogo/non sfogo che potesse lasciar intendere il mio disagio.
Ho pensato se realmente potesse servire al lettore parlare di questo.
Ho pensato...ed ho deciso.
T: "Fammi capire bene: mi parli della Tua agricoltura, ma io non ho capito bene quale sia il suo indirizzo?"
A.A.: "L'indirizzo? Ma di quale indirizzo stiamo parlando? Quello del podere? O cos'altro?"
T: "Intendo l'indirizzo dell'Azienda...la sua Specializzazione!"
A.A.: "No, scusa...ma di cosa ti ho parlato sino ad adesso? Son venti minuti che ti spiego..."
T: "Si...certo...gli animali, il bosco, i campi, i polli, il ciuco, l'orto...Ma verso cosa sarebbe specializzata la tua Azienda Agricola?"
A.A.: "Su quello che hai appena detto, e tutte quelle altre cose che per venti minuti ti ho spiegato."
T: "Si...tutto bellino, per carità. Ma con cosa campi?"
A.A.: "Con quello che hai appena detto, e appunto con tutte quelle altre cose che per venti minuti ti ho spiegato!"
Pausa.
Lui guarda fuori dalla finestra del Bar mentre io continuo a fissarlo con quel misto di abbandono e adrenalina che mi ritrovo in questi momenti.
A.A.: "...scusami, ma cosa c'è che non ti torna?"
Lui si spazientisce, cambia tono e dall'amichevole/scherzoso passa al perentorio
T: "Parliamoci chiaro: questa Tua Agricoltura andava bene cinquanta..sessanta anni fa, ma oggi non trova collocazione. Sinceramente trovo questo tuo progetto non attuale, anzi...molto Anacronistico!"
Sorrido, e decido di non incaXXarmi per questa volta.
Questa è solo la parte conclusiva dell'ennesima discussione fatta con l'ennesimo Tecnico: una sorta di iter masochistico che mi sono imposto al fine di cercare eventuali "Aiuti Esterni", e che mi riporta sempre allo stesso punto.
Essere spinto a sentirmi solo.
Quando decisi che era il momento per partire con l'Azienda Agricola sapevo che la strada che avevo di fronte sarebbe stata in salita, ma che comunque la determinazione (che mai mi è mancata), l'appoggio dei mie Cari e la convinzione di fare la cosa giusta per me (...e non solo), sarebbero state la giusta propulsione per sentire meno faticose tali pendenze.
E così è sempre stato, e non mi son mai fatto prendere dallo sconforto totale, ma anzi ne ho approfittato per "prendere a morsi" proprio quelle ostilità che mi si presentavano dinnanzi.
Quell'essere spinto a sentirmi solo partì dall'inizio, sin dai primi confronti con l'allora Tecnico che mi seguiva per la richiesta del primo finanziamento (avete mai sentito parlare di premio di Primo Insediamento?).
All'epoca rinunciai perchè le mie idee risultarono "poco compatibili con lo standard richiesto".
Poco compatibili...ancora sorrido a ricordare quelle parole e la reazione che ne scaturì, mentre mi inalberavo e facevo una filippica su quella sorta di "razzismo agricolo" verso il quale credevo di scontrarmi.
A mente fredda oggi ritengo che di razzismo non si trattasse, ma bensì di un misto di preconcetto, supponenza, (forse) arroganza e superficialità che pareva avere la burocrazia nei confronti di quello che mi accingevo a fare.
Da quel momento decisi che mai più avrei compiuto tale passo, e di fatto rinunciai per sempre ad ogni tipo di aiuto economico, e così è stato sino ad oggi.
Ma la vita si diverte sempre a mettermi di fronte alle mie decisioni, e l'orgoglio...lo stoicismo...e la testardaggine che talvolta mi contraddistinguono devono cedere il passo ad altri eventi da me certo non auspicati, ed in qualche modo devo fronteggiare tale avvenimento.
Ecco che decido di contattare tre tecnici diversi, ed in giro per la provincia mi divido in tre appuntamenti che all'unisono risuonano con le stesse espressioni, frasi e consigli.
"Lascia perdere il tuo biologico, biodinamico o non so neanche io cosa...e cerca di capire che oggi in Agricoltura si deve puntare ad avere un progetto solido, avere un buisness plan serio, e la giusta faccia per chiedere denaro"
Il fatto stesso che (come la definiscono loro) la "Mia" agricoltura non sia classificabile con un aggettivo approvato da qualcun'altro, mi crea il primo scoglio.
Quando io rispondo che faccio un agricoltura Naturale e Tradizionale che punta al recupero e mantenimento di razze animali e cultivar autoctone, mi pare di darglielo "l'indirizzo alla mia Azienda agricola".
Quando dico che "elimino l'impiego di ogni tipo di prodotto ottenuto con chimica di sintesi" oppure che "sono contrario ad un agricoltura che preveda interventi invasivi", mi pare di darne di spiegazioni.
T: "Magari potresti specializzarti nelle orticole...magari potresti fare due-tre ettari di verdura in serra?!"
A.A. "Tre ettari d'orto? E chi ce la fa a seguirli tutti da solo, e poi io vorrei far anche altre cose. E poi le serre cosa c'entrano con il mio progetto?"
T: "Il tuo non è un progetto...è un'utopia!"
...e generalmente qui mi incaXXo parecchio.
Secondo alcuni tecnici (badate bene dico alcuni e non tutti) esistono solo due tipi di agricoltura: quella che rende (considerata convenzionale) e quella non convenzionale che rende solo perchè ti permette di fare prodotti di nicchia o "fighetti" (come il tecnico mi ha detto nel nostro ultimo incontro).
Biologico e Biodinamico sono spesso accostati in modo infausto, e secondo me l'agricoltura del non fare, la permacoltura, gli orti sinergici e le tradizioni non vengono neanche contemplate perchè considerate poco redditizie e troppo distanti dai "numeri del mercato".
Da questi confronti che ho avuto spesso è trapelata l'immagine che il tecnico tende ad avere dell'agricoltura non convenzionale: un unico gran calderone con i vari Masanobu Fukuoka, Bill Mollison, David Holmgren, Emilia Hazelip, Rudolf Steiner (assieme a tanti e tanti altri), e dove l'Agricoltore Alternativo (per convinzione o per possibilità) vi attinge per farsi suoi tali principi.
Se poi uno non evoca una vera e propria scuola di pensiero/agronomo d'ispirazione/manuale, in quel caso è veramente spinto a sentirsi solo, ed io ne so qualcosa.
A.A.: "Eppure io mi rifaccio a quell'agricoltura che per secoli (e fino all'altro ieri) è esistita."
T: "Quindi torni ad arare con i buoi?"
A.A.: "Quindi limito l'utilizzo del trattore al minimo indispensabile e magari cercherò di farmi aiutare da un cavallo piuttosto che da un mulo o da un ciuco".
T: "Ma non temi di fare un'agricoltura da terzo mondo? Di rinnegare il progresso? Di stare troppo attaccato al passato?"
Potete solo immaginare che risposta fiume possa dare a tali domande, ma a poco serve: sempre comunque Anacronistico rimango, e per un Ente o una Banca gli anacronistici non sono affidabili.
Vivo il contrasto di tale gesto, ed è pesantissimo il compromesso di (anche solo) considerare l'idea di chiedere denaro in quel modo.
Vivo il contrasto di tale gesto, ed è pesantissimo il compromesso di (anche solo) considerare l'idea di chiedere denaro in quel modo.
Mi arrabbio con me stesso dicendomi che sto sbagliando, e guardo alle possibilità che non riesco a trovare: ci guardo con ottimismo, dicendomi che una soluzione la troverò, mentre il contratto di affitto oramai è prossimo alla scadenza e le alternative mancano.
Già, alla base di tutto c'è proprio questo: l'esigenza di trovare "un proseguo" a quanto ho (abbiamo) creato sino ad oggi.
Il podere dove vivo ed i terreni che lavoro non sono di mia proprietà, e presto dovrò trovare un'altra destinazione per la mia famiglia, i miei animali, le mie idee, e la mia Azienda Agricola tutta.
Non è una cosa che è stata improvvisa, anzi: pensate che già a settembre del 2011 quando iniziai questo blog stavo cercando una nuova sistemazione, ma la cosa è più dura del previsto.
Trovare un luogo che sia adatto a questa "mia" agricoltura (virgoletto e sorrido ancora), e trovarlo provvisto di un podere, non è cosa semplice, ed ancor meno semplice è convincere gli eventuali proprietari a concederti un affitto agrario.
Non parliamo poi di acquistare terreno: nella vita ho avuto le Fortune più importanti, e nell'Amore e Comprensione della mia famiglia rinasco ogni giorno, ma economicamente magari non sono stato così fortunato da avere quattrini per un'Azienda tutta mia.
Ed ecco che, di fronte a tale scarsità di alternative, e con la lancetta dell'orologio che pare voler accelerare, mi son rivolto ad alcuni Tecnici anche solo per avere qualche consiglio su come operare.
Non sono arrabbiato con loro visto che ho pur sempre trovato persone disposte ad ascoltarmi sino alla fine, ma lo sono con il Sistema che regola tutto ciò che è Agricoltura.
Sono arrabbiato perchè...o segui la massa, o ti fanno sentire solo.
...e questo solamente perchè vorrei inquinare il meno possibile, vorrei mantenere la tradizione di un modo di fare agricoltura e vorrei provare a recuperare quanto è praticamente scomparso.
Questo mi fa arrabbiare, anche perchè non mi pare di far male a nessuno.
Questo mi fa arrabbiare...tanto.
Mi fa arrabbiare che ne vada della credibilità (credibilità???) di una persona se si decide di vivere fuori dal coro, che ci sia quest'emarginazione del diverso, e ne nasca quasi una necessità di isolamento.
Io non voglio isolarmi, io voglio condividere, solo che non voglio mettere tre ettari di melanzane e poi venderle alla grande distribuzione, oppure fare una stalla con 150 capi di bestiame e venderli al discount, oppure realizzare 20 ettari di vigneto con vitigno internazionale e fare un vino tanto costruito in vigna che in cantina.
Non me ne vogliano quanti fanno queste cose, semplicemente a me non appartiene questo tipo di agricoltura, come evidentemente a loro non ne appartiene uno diverso da quello che fanno. Siamo solo differenti!
Ed allora, quale sono le soluzioni?
Ad oggi, con la salita più ripida che mai, credo che essere fermo sulle mie idee sia la mia vera ed unica forza.
Credo di aver fatto bene a confrontarmi con i Tecnici, ed ancor meglio di averlo fatto per un aspetto prettamente economico ed organizzativo: l'esperienza che ne deriva mi rende ancora più forte e certo che questa "mia" agricoltura sia la cosa giusta per me.
Volgo il mio sguardo a tutta quella terra che non viene coltivata, a quei poderi abbandonati ed invasi dai rovi, a quelle realtà tenute ferme per la convenienza di non so chi, a tutte quelle possibilità congelate...e vedo soluzioni.
Non voglio pensare che ci sia chi preferisce abbandonare le proprie terre piuttosto che lasciarle coltivare ha chi abbia volontà di farlo...e in questo io vedo delle soluzioni.
Ripongo la "giacchetta buona" nell'armadio e torno a sporcarmi le mani: è settembre e ci sono mille cose da fare visto che l'inverno arriverà presto.
T: "Sai che anche mio nonno aveva il ciuco? E che addirittura lo usava con il basto per portare via la legna dal bosco?"
A.A.: "Sai che c'è chi lo fa anche oggi? Pensa te, anche senza essere nel Terzo Mondo!"
E la prendo a ridere.
Forse non sono così tanto Anacronistico, Sicuramente non sono così solo!!!
Già, alla base di tutto c'è proprio questo: l'esigenza di trovare "un proseguo" a quanto ho (abbiamo) creato sino ad oggi.
Il podere dove vivo ed i terreni che lavoro non sono di mia proprietà, e presto dovrò trovare un'altra destinazione per la mia famiglia, i miei animali, le mie idee, e la mia Azienda Agricola tutta.
Non è una cosa che è stata improvvisa, anzi: pensate che già a settembre del 2011 quando iniziai questo blog stavo cercando una nuova sistemazione, ma la cosa è più dura del previsto.
Trovare un luogo che sia adatto a questa "mia" agricoltura (virgoletto e sorrido ancora), e trovarlo provvisto di un podere, non è cosa semplice, ed ancor meno semplice è convincere gli eventuali proprietari a concederti un affitto agrario.
Non parliamo poi di acquistare terreno: nella vita ho avuto le Fortune più importanti, e nell'Amore e Comprensione della mia famiglia rinasco ogni giorno, ma economicamente magari non sono stato così fortunato da avere quattrini per un'Azienda tutta mia.
Ed ecco che, di fronte a tale scarsità di alternative, e con la lancetta dell'orologio che pare voler accelerare, mi son rivolto ad alcuni Tecnici anche solo per avere qualche consiglio su come operare.
Non sono arrabbiato con loro visto che ho pur sempre trovato persone disposte ad ascoltarmi sino alla fine, ma lo sono con il Sistema che regola tutto ciò che è Agricoltura.
Sono arrabbiato perchè...o segui la massa, o ti fanno sentire solo.
...e questo solamente perchè vorrei inquinare il meno possibile, vorrei mantenere la tradizione di un modo di fare agricoltura e vorrei provare a recuperare quanto è praticamente scomparso.
Questo mi fa arrabbiare, anche perchè non mi pare di far male a nessuno.
Questo mi fa arrabbiare...tanto.
Mi fa arrabbiare che ne vada della credibilità (credibilità???) di una persona se si decide di vivere fuori dal coro, che ci sia quest'emarginazione del diverso, e ne nasca quasi una necessità di isolamento.
Io non voglio isolarmi, io voglio condividere, solo che non voglio mettere tre ettari di melanzane e poi venderle alla grande distribuzione, oppure fare una stalla con 150 capi di bestiame e venderli al discount, oppure realizzare 20 ettari di vigneto con vitigno internazionale e fare un vino tanto costruito in vigna che in cantina.
Non me ne vogliano quanti fanno queste cose, semplicemente a me non appartiene questo tipo di agricoltura, come evidentemente a loro non ne appartiene uno diverso da quello che fanno. Siamo solo differenti!
Ed allora, quale sono le soluzioni?
Ad oggi, con la salita più ripida che mai, credo che essere fermo sulle mie idee sia la mia vera ed unica forza.
Credo di aver fatto bene a confrontarmi con i Tecnici, ed ancor meglio di averlo fatto per un aspetto prettamente economico ed organizzativo: l'esperienza che ne deriva mi rende ancora più forte e certo che questa "mia" agricoltura sia la cosa giusta per me.
Volgo il mio sguardo a tutta quella terra che non viene coltivata, a quei poderi abbandonati ed invasi dai rovi, a quelle realtà tenute ferme per la convenienza di non so chi, a tutte quelle possibilità congelate...e vedo soluzioni.
Non voglio pensare che ci sia chi preferisce abbandonare le proprie terre piuttosto che lasciarle coltivare ha chi abbia volontà di farlo...e in questo io vedo delle soluzioni.
Ripongo la "giacchetta buona" nell'armadio e torno a sporcarmi le mani: è settembre e ci sono mille cose da fare visto che l'inverno arriverà presto.
T: "Sai che anche mio nonno aveva il ciuco? E che addirittura lo usava con il basto per portare via la legna dal bosco?"
A.A.: "Sai che c'è chi lo fa anche oggi? Pensa te, anche senza essere nel Terzo Mondo!"
E la prendo a ridere.
Forse non sono così tanto Anacronistico, Sicuramente non sono così solo!!!
mercoledì 11 settembre 2013
Settembre, quando l'una è matura ed il fico pende
breve post
C'è Settembre...e Settembre, e questo per adesso si preannuncia speciale.
La sua specialità sta tutta nel suo essere un "Settembre vecchia maniera".
Ricordo lo scorso 2012, quando il Settembre fu contraddistinto dalla maggior parte di giorni piovosi, o quello del 2011 che era caldo ed infinito.
Negli ultimi anni l'estate si è divertita ad allungarsi in questo mese, ma da molto tempo non capitava che ci fosse una stagione del tempo con le temperature "nella media stagionale".
Sembra quasi di parlare di qualcosa vintage, eppure per adesso (sono appena trascorsi i primi dieci giorni al momento in cui scrivo questo post) pare aver tutta la voglia di essere un mese"normale".
Mentre alla televisione parlano di estate che oramai è finita (con l'eccezionalità pari a se fossimo al primo di Luglio), e certe zone dell'Italia sono flagellate da violenti temporali e grandinate, in questo angolo dello stivale si gode di queste temperature (miti) e di questo clima tanto variabile quanto piacevole.
Gli altri anni a quest'ora eravamo già almeno a metà vendemmia, ma per adesso l'uva neanche è matura al punto giusto, e ci limitiamo a cogliere i fichi (che appunto pendono e sono pronti).
domenica 18 agosto 2013
L'orto di Enne
Ci sono momenti in cui l'aver studiato o piuttosto l'essere Agricoltore contano poco di fronte a quello che la Natura ci dice.
Quella che riporterò di seguito è la storia di "Enne" e del suo orto di paese.
Enne è il mio "parente scelto", come si dice qui per indicare qualcuno con cui si ha un legame fraterno senza avere parentela alcuna, e da oramai una vita siamo Amici e ci frequentiamo.
Enne da oltre un anno se n'è andato dal paese dove abbiamo vissuto entrambi per molti anni, e si è spostato dalle colline verso il mare: dove vive adesso ci sono forse più comodità, impiega meno tempo per recarsi a lavoro, ha il mare a pochissimi kilometri, e magari ci sarà più gioventù.
La pianura non gli piaceva molto, e deve essere stato difficile doversi abituare ad avere gli argini del fiume a poche centinaia di metri da casa, alla superstrada che ti passa accanto e a quel nuovo clima tanto umido e uggioso.
Ma la vita è anche questo, e si devono fare delle scelte, ed Enne le ha fatte con la sua ragazza, senza però rinunciare a certe "buone abitudini".
Quando andò a scegliere la casa mi disse: "L'affitto non è malaccio, la casa è carina, e sopratutto c'è un bel pezzetto di terra tutto mio!". Quella terra (seppur di poco pregio perchè di riporto) venne vista da Enne come un vantaggio: aveva la possibilità di prodursi la verdura per casa.
Enne (a differenza del sottoscritto) è sempre stato piuttosto preciso nel tenere l'orto, e da subito mi ha parlato del terreno e delle lavorazioni che intendeva fare: buon concime di cavallo maturo, un'ottima vangatura (rigorosamente a mano), l'affinamento ed il riposo...
..così ha fatto e dopo il riposo è venuto il momento di seminare e trapiantare: ha cercato di trovare cultivar locali tentando di evitare gli ibridi F1, ma diciamo che vi è riuscito solo in parte (anche io ho cercato di contribuire regalandogli alcuni semi da me prodotti).
Durante le nostre chiacchierate mi raccontava che dietro a quelle villette era l'unico a lavorare la terra, ed un pò tutti i vicini lo osservavano durante le sue lavorazioni incitandolo e complimentandosi, e come immaginavo anche questo gli ha dato (e gli darà in futuro) sprono a continuare.
Poi, in giugno inoltrato, una telefonata di Enne è stata fatale: "Ho un problema" diceva turbato "anzi, molti problemi: sono invaso dagli insetti!"
Devo fare una premessa: Enne è un buon diavolo, e negli ultimi anni ha iniziato a cambiare il suo punto di vista su molte cose della vita, ed il cibo (e la sua provenienza) certamente sono divenuti un punto cruciale di queste sue riflessioni.
Ha avuto la fortuna di vivere in un paese dove ancora si riusciva a trovare frutta e verdura coltivata in modo Tradizionale, ma ha deciso di fare ancora più selezione, cercando di acquistare solo prodotti Biologici o meglio ancora Naturali.
Il nuovo orto di Enne è nato da subito sotto gli auspici (anche del sottoscritto) di essere una "culla" di pochi prodotti naturali, e da qui l'ovvia scelta di evitare la chimica di sintesi nell'orto.
Alle prime avvisaglie (formiche sui pomodori) ha cercato di contenere il problema mettendo dell'acqua zuccherata in dei piattini da caffè, e disponendo questa esca in luoghi strategici, ma le formiche aumentavano di giorno in giorno (nonostante l'esca funzionasse bene).
Si è poi ingegnato utilizzando il cotone con il peperoncino, e posizionandolo lungo i percorsi abituali delle formiche, ma niente cambiava.
Tornando alla telefonata, appunto mi diceva che oltre alle formiche c'erano i cavoli letteralmente devastati dagli afidi, ed il mio primo consiglio è stato quello di fare del macerato di ortica, e successivamente di diluirlo e spruzzarlo sulle piante infestate (oltre che utilizzarlo come fertilizzante per le altre piante).
Niente!
E' poi passato all'aceto (invano), a nuove esche a base di zucchero (niente) ed infine alla cenere (niente pure con quella).
Ha dovuto rinunciare a salvare i cavoli, e ha pure sacrificato una discreta parte delle altre piante (tra cui zucchini e pomodori).
Durante una telefonata mi ha persino confidato di iniziare a pensare di utilizzare qualche "veleno" per riuscire a mangiare qualcosa del suo orto.
Ecco che il mio tono è divenuto perentorio: "Va bene, lo capisco...ti girano i cXXXXXni, ci credo! Ti girano sopratutto perchè hai faticato non poco per arrivare a questo punto, e perchè a questo punto sarebbe l'ora di raccogliere il frutto di tanta fatica...di tante ore trascorse su quel lembo di terra...di appagare le tue aspettative. Ma fammi capire una cosa: perchè tu fai l'orto? Lo fai perchè non hai niente da fare, e per te l'orto è solo un hobby pari al giocare a carte o a fare un puzzle? Oppure lo fai per CONSAPEVOLEZZA, la consapevolezza che stiamo continuando a mangiare prodotti geneticamente modificati, ibridi impossibili e forzati, e vegetali nati tra trattamenti, diserbanti, insetticidi e compagnia bella? Ma non facevi l'orto per MANGIARE QUALCOSA DI SANO? QUALCOSA DI PULITO?"
Lui mi ha solo detto un "ho capito", ma a prescindere da questo ho continuato il mio ragionamento puntando sul fatto che faceva l'orto per svincolarsi da quell'obbligo di non poter scegliere...da quella consapevolezza di mangiare qualcosa che non fosse poi così tanto sana e pulita...dalla certezza di contribuire ad inquinare pure per quel fazzoletto di terra.
Enne aveva solo bisogno di un'iniezione di fiducia, e senza battere ciglio si è rimboccato le maniche ed ha continuato ad ingegnarsi per contenere quella vera e propria invasione, e far produrre quell'orto.
Ma c'è una domanda di Enne che mi ha colpito più di tutte: "Come mai solo da me?"
Ecco che anche senza un diploma o senza essere Agricoltore (Anacronistico) la risposta sarebbe venuta da se: quello era (ed è tutt'oggi) l'unico lembo di terreno LAVORATO in un paese dove la cementificazione sta vincendo su ogni cosa, dove le strade affiancano altre strade e dove "forse" qualche triste giardinetto con relativo Nano di coccio rappresentano l'unica area di verde.
E sopratutto, quello è l'unico lembo di terra dove non viene usata chimica, e questo rappresenta una vera e propria oasi per gli insetti che sanno (perchè loro LO SANNO) che li non vanno a morire se mangiano e nidificano.
Enne saprà trovare il giusto equilibrio, come lo trova quell'Agricoltore che torna a lavorare i terreni abbandonati a margine dei boschi (sfidando e gestendo ogni tipo di selvatico che intende banchettare lì): diviene un fatto di coesistenza, e arriveranno presto le coccinelle ad aiutare Enne...e magari, una sera di Maggio delle prossime estati, Enne si affaccerà per guardare il suo orto e scorgerà pure le lucciole tra le canne dei pomodori...e magari i lombrichi arricchiranno il suo terreno...e magari perfino qualche ape sperduta verrà a rifocillarsi e a godere di quei fiori.
Più che un augurio questa è una certezza.
Quella che riporterò di seguito è la storia di "Enne" e del suo orto di paese.
Enne è il mio "parente scelto", come si dice qui per indicare qualcuno con cui si ha un legame fraterno senza avere parentela alcuna, e da oramai una vita siamo Amici e ci frequentiamo.
Enne da oltre un anno se n'è andato dal paese dove abbiamo vissuto entrambi per molti anni, e si è spostato dalle colline verso il mare: dove vive adesso ci sono forse più comodità, impiega meno tempo per recarsi a lavoro, ha il mare a pochissimi kilometri, e magari ci sarà più gioventù.
La pianura non gli piaceva molto, e deve essere stato difficile doversi abituare ad avere gli argini del fiume a poche centinaia di metri da casa, alla superstrada che ti passa accanto e a quel nuovo clima tanto umido e uggioso.
Ma la vita è anche questo, e si devono fare delle scelte, ed Enne le ha fatte con la sua ragazza, senza però rinunciare a certe "buone abitudini".
Quando andò a scegliere la casa mi disse: "L'affitto non è malaccio, la casa è carina, e sopratutto c'è un bel pezzetto di terra tutto mio!". Quella terra (seppur di poco pregio perchè di riporto) venne vista da Enne come un vantaggio: aveva la possibilità di prodursi la verdura per casa.
Enne (a differenza del sottoscritto) è sempre stato piuttosto preciso nel tenere l'orto, e da subito mi ha parlato del terreno e delle lavorazioni che intendeva fare: buon concime di cavallo maturo, un'ottima vangatura (rigorosamente a mano), l'affinamento ed il riposo...
..così ha fatto e dopo il riposo è venuto il momento di seminare e trapiantare: ha cercato di trovare cultivar locali tentando di evitare gli ibridi F1, ma diciamo che vi è riuscito solo in parte (anche io ho cercato di contribuire regalandogli alcuni semi da me prodotti).
Durante le nostre chiacchierate mi raccontava che dietro a quelle villette era l'unico a lavorare la terra, ed un pò tutti i vicini lo osservavano durante le sue lavorazioni incitandolo e complimentandosi, e come immaginavo anche questo gli ha dato (e gli darà in futuro) sprono a continuare.
Poi, in giugno inoltrato, una telefonata di Enne è stata fatale: "Ho un problema" diceva turbato "anzi, molti problemi: sono invaso dagli insetti!"
Devo fare una premessa: Enne è un buon diavolo, e negli ultimi anni ha iniziato a cambiare il suo punto di vista su molte cose della vita, ed il cibo (e la sua provenienza) certamente sono divenuti un punto cruciale di queste sue riflessioni.
Ha avuto la fortuna di vivere in un paese dove ancora si riusciva a trovare frutta e verdura coltivata in modo Tradizionale, ma ha deciso di fare ancora più selezione, cercando di acquistare solo prodotti Biologici o meglio ancora Naturali.
Il nuovo orto di Enne è nato da subito sotto gli auspici (anche del sottoscritto) di essere una "culla" di pochi prodotti naturali, e da qui l'ovvia scelta di evitare la chimica di sintesi nell'orto.
Alle prime avvisaglie (formiche sui pomodori) ha cercato di contenere il problema mettendo dell'acqua zuccherata in dei piattini da caffè, e disponendo questa esca in luoghi strategici, ma le formiche aumentavano di giorno in giorno (nonostante l'esca funzionasse bene).
Si è poi ingegnato utilizzando il cotone con il peperoncino, e posizionandolo lungo i percorsi abituali delle formiche, ma niente cambiava.
Tornando alla telefonata, appunto mi diceva che oltre alle formiche c'erano i cavoli letteralmente devastati dagli afidi, ed il mio primo consiglio è stato quello di fare del macerato di ortica, e successivamente di diluirlo e spruzzarlo sulle piante infestate (oltre che utilizzarlo come fertilizzante per le altre piante).
Niente!
E' poi passato all'aceto (invano), a nuove esche a base di zucchero (niente) ed infine alla cenere (niente pure con quella).
Ha dovuto rinunciare a salvare i cavoli, e ha pure sacrificato una discreta parte delle altre piante (tra cui zucchini e pomodori).
Durante una telefonata mi ha persino confidato di iniziare a pensare di utilizzare qualche "veleno" per riuscire a mangiare qualcosa del suo orto.
Ecco che il mio tono è divenuto perentorio: "Va bene, lo capisco...ti girano i cXXXXXni, ci credo! Ti girano sopratutto perchè hai faticato non poco per arrivare a questo punto, e perchè a questo punto sarebbe l'ora di raccogliere il frutto di tanta fatica...di tante ore trascorse su quel lembo di terra...di appagare le tue aspettative. Ma fammi capire una cosa: perchè tu fai l'orto? Lo fai perchè non hai niente da fare, e per te l'orto è solo un hobby pari al giocare a carte o a fare un puzzle? Oppure lo fai per CONSAPEVOLEZZA, la consapevolezza che stiamo continuando a mangiare prodotti geneticamente modificati, ibridi impossibili e forzati, e vegetali nati tra trattamenti, diserbanti, insetticidi e compagnia bella? Ma non facevi l'orto per MANGIARE QUALCOSA DI SANO? QUALCOSA DI PULITO?"
Lui mi ha solo detto un "ho capito", ma a prescindere da questo ho continuato il mio ragionamento puntando sul fatto che faceva l'orto per svincolarsi da quell'obbligo di non poter scegliere...da quella consapevolezza di mangiare qualcosa che non fosse poi così tanto sana e pulita...dalla certezza di contribuire ad inquinare pure per quel fazzoletto di terra.
Enne aveva solo bisogno di un'iniezione di fiducia, e senza battere ciglio si è rimboccato le maniche ed ha continuato ad ingegnarsi per contenere quella vera e propria invasione, e far produrre quell'orto.
Ma c'è una domanda di Enne che mi ha colpito più di tutte: "Come mai solo da me?"
Ecco che anche senza un diploma o senza essere Agricoltore (Anacronistico) la risposta sarebbe venuta da se: quello era (ed è tutt'oggi) l'unico lembo di terreno LAVORATO in un paese dove la cementificazione sta vincendo su ogni cosa, dove le strade affiancano altre strade e dove "forse" qualche triste giardinetto con relativo Nano di coccio rappresentano l'unica area di verde.
E sopratutto, quello è l'unico lembo di terra dove non viene usata chimica, e questo rappresenta una vera e propria oasi per gli insetti che sanno (perchè loro LO SANNO) che li non vanno a morire se mangiano e nidificano.
Enne saprà trovare il giusto equilibrio, come lo trova quell'Agricoltore che torna a lavorare i terreni abbandonati a margine dei boschi (sfidando e gestendo ogni tipo di selvatico che intende banchettare lì): diviene un fatto di coesistenza, e arriveranno presto le coccinelle ad aiutare Enne...e magari, una sera di Maggio delle prossime estati, Enne si affaccerà per guardare il suo orto e scorgerà pure le lucciole tra le canne dei pomodori...e magari i lombrichi arricchiranno il suo terreno...e magari perfino qualche ape sperduta verrà a rifocillarsi e a godere di quei fiori.
Più che un augurio questa è una certezza.
domenica 14 luglio 2013
Il Giugno più lungo: tra l'orto ed i campi è "tutto un rombo"
"Voi contadini non siete mai contenti: quando piove volete il sole...quando c'è il sole volete la pioggia!"
Credo che se avessi un euro per tutte le volte che questa frase si è incastrata nelle mie orecchie, oggi riuscirei a comprarmi un trattore nuovo.
E come volevasi dimostrare anche Giugno non si è smentito, ed in linea con l'annata, mi ha fatto tribolare non poco.
Pioggia, caldo, sole, freddo...e la prima quindicina di giorni era da impazzire: una sera abbiamo perfino acceso il fuoco nella stufa tanto erano abbassate le temperature.
Il latte accagliava male, alcuni salumi mettevano il pelo (muffa tipica dei periodi particolarmente piovosi), a letto si teneva ancora il coltrone, nella vigna l'acqua rimpozzava...
Ma che ve lo dico a fate: tutti abbiamo visto cosa accadeva nei primi giorni di giugno.
Ed intanto però la campagna reclamava i suoi lavori, ed io mi bagnavo sul trattore, non riuscivo a finire un lavoro e mi consumavo le unghie nell'attesa di riuscire a combinare qualcosa di buono.
Poi un bel giorno ha smesso di piovere, e da lì è iniziato l'inferno: dall'alba al tramonto sempre fuori, saltando dal trattore alla stalla, dall'orto alla vigna, dai recinti al fienile.
A raccontarlo pare buffo anche a me, ma giuro che non avevo mai lavorato così tanto come nell'ultimo mese e mezzo...e non è ancora finita.
Cercando di dare la priorità alle scadenze "scadute" da tempo, mi son messo l'anima in pace ed ho dovuto raggiungere un grande compromesso con le mie regole sull'utilizzo del trattore: il ritardo mi imponeva di lavorare con questo, dovendo così rinunciare ad alternative certamente più ecologiche.
Prima la trinciatura del campi: dopo la concimazione e l'aratura dello scorso settembre la pioggia non mi aveva permesso di effettuare alcuna semina, e sempre la pioggia non mi aveva permesso di sovesciare a fine inverno con l'erpice a dischi.
Mi sono trovato quindi ad affrontare giugno con i campi lavorati a metà e con tantissime erbe spontanee da gestire o eliminare, ma la falciatura per fare del fieno era cosa assai ardua (vista l'irregolarità del terreno lavorato) e ho dovuto rinunciare a sfruttare tutta quell'erba.
Il trinciasarmenti è stata quindi l'unica alternativa, e per una settimana intera non ho fatto altro che trinciare: mi duole averlo fatto, ma ammetto che era l'unica possibilità.
Poi ho approfittato di altre pioggiarelle per tentare di rompere al meglio quella suola durissima che si era creata sulla superficie della vecchia aratura: il terreno tendenzialmente argilloso, dopo mesi e mesi di pioggia, si era solidificato come marmo all'arrivo del caldo di giugno, e se non fossi intervenuto subito sarebbe stato impossibile lavorarlo (con i miei mezzi) a settembre.
Il ripuntatore mi ha aiutato in questo, ed ho così rimandato il problema a fine estate quando dovrò lavorare nuovamente e finalmente (e CATEGORICAMENTE) seminare.
La vigna ha sofferto molto, e la poltiglia bordolese (rame e calce) ha prevenuto per quando possibile l'insorgere della Peronospora: ho fatto trattamenti piuttosto leggeri ed ho contenuto al meglio i problemi nelle zone che si erano ammalate. Ma Peronospora in prefioritura, peronospora in fioritura, peronospora in allegagione e peronospora sul grappolo...è comunque cosa da provare per credere!
Ma l'uva c'è, e il caldo di questo inizio luglio ha definitivamente aiutato il mio ultimo trattamento a cicatrizzare le parti malate e a dar modo alla pianta di avere respiro.
Le viti sono comunque gialline ( per le piogge insistenti), ed in questi giorni attendo l'Oidio: son sicuro che alla prima giornata di tramontana si presenteranno le prime macchioline...giusto per non farmi rilassare troppo.
Insomma, la vigna quest'anno è un gran tribolare (affannarsi), ma sono ottimista e riuscirò a fare un buon raccolto.
Il terreno nell'Uliveta è stato finalmente trinciato (come da consuetudine), e le piante si presentano cariche di olive: se l'estate decidesse di non essere siccitosa come la precedente e se in autunno cadesse qualche goccia d'acqua potrebbe essere un annata record in fatto di quantità.
Problemi con la frutta quest'anno non dovrei averne...visto che è proprio la frutta a mancare: ricordo mia moglie che la scorsa estate mi diceva "compra lo zucchero che c'è da fare la marmellata di albicocche" oppure "cogliamo le pere" oppure "servono barattoli per le ciliegie": quest'anno non ho di questi "problemi", e le piante sono spoglie di frutta (e questo non è un bene per la dispensa e quindi per la nostra autosufficienza).
Poi viene l'orto, che come dice il detto "vuole l'uomo morto", e il progetto dell'anno: riuscire a fare un orto con colture in consociazione al 100% e scadenzate in modo da avere da fine maggio a tutto settembre una produzione piuttosto costante, ricca ed alternata.
Devo dire che sino ad adesso abbiamo avuto belle soddisfazioni, e fatta eccezione per la Simpatica istrice che in una nottata si è mangiata metà patataio, abbiamo avuto interessanti risultati.
Ma quanto lavoro...prima lavora la terra, poi affinala, poi trapianta, poi stendi le manichette per l'impianto di irrigazione, poi pacciamatura a paglia per tutto, poi metti i tutori e le canne. Meno male che mia moglie mi ha aiutato, e senza di lei non sarebbe stato possibile avere questo bell'orto sotto casa.
Poi c'è stato il fieno...e che fieno!
Il martedì ho falciato tutto, il venerdì ho ranghinato, il sabato pressato e la domenica tolte le presse dai campi.
Il risultato: 433 presse (di 28 kili di media): più di 121 quintali di provviste sono un bellissimo traguardo per dei campi vecchi come i miei.
Devo dire che ad aiutarmi, oltre che moglie e babbo, ho avuto anche due amici, e questo mi ha permesso di svolgere tutto il lavoro con velocità e serenità. Sono stato uno dei pochissimi agricoltori a non avere avuto il fieno bagnato dalla pioggia.
Come spiegai lo scorso anno, la fienagione è paragonabile alla vendemmia o alla trebbiatura: le aspettative di un anno sono concentrate in pochi giorni, e sino a che il fieno non è stato stivato (o l'uva è in cantina o il grano nel granaio) non siamo tranquilli.
Per quanto riguarda gli animali non ho molto da dire: nel pollaio i pulcini crescono sani e forti, e altre due chiocce stanno covando (quest'anno sono 5 le chiocce che hanno covato sino ad oggi), e sicuramente l'annata sarà migliore della 2012.
La volpe, altro simpatico animale amico dell'istrice di cui sopra, ha fatto danno, e il suo bottino è arrivato a 2 galline (che facevano le uova) e ad una bella tacchina (che si apprestava a covare per la seconda volta quest'anno).
Io mi arrabbio sempre molto, ma poco posso fare per gestire questa cosa: le galline devono pascolare, e la volpe sa che ha la possibilità solo durante il giorno...e la sfrutta. Il cane, che abbaia anche per una lucertola, poco mi aiuta in questo, e tutto fa parte di un grande compromesso che ho fatto con la campagna (anche se ripeto che le scatole mi girano per davvero).
I maiali crescono, e a breve ne arriveranno di nuovi: in questo periodo li alimento con pastoni di semola, pane e verdure al mattino, e con farina d'orzo e favino alla sera.
E' importante che abbiano sempre molta acqua a disposizione, in modo che oltre a bere possano farsi i bagni di fango che li aiutano a contrastare la calura estiva.
Le capre paion tutte gravide tanto sono grasse, e l'aver saltato un'annata di capretti le ha rafforzate non poco: il nuovo becco per adesso cresce e lo tengo separato, ma a fine luglio/inizio agosto lo metterò nel branco e sarà poi la Natura a decidere il resto.
Sto ancora mungendo una capra, ma la produzione giornaliera si è praticamente dimezzata nell'ultimo mese, e credo che per metà agosto terminerò con la mungitura mandandola in asciutta.
Come ogni inizio estate i gattini abbondano nella baracca e nel fienile, e le gatte allattano in ogni luogo: per prendere una pressa di fieno capita spesso di dover fare la gincana fra questi batuffoli saltellanti.
"Bella la campagna di giugno, come ti invidio!"
Altra frase che mi sento dire sovente, ma io rispondo sempre: "Vieni a rizzare le presse mezza giornata, e vedrai come ti passa quest'idea dal capo!"
La campagna è bella, ed io sono il primo a dirlo, ma...provare per credere: i profumi ed i colori sono meravigliosi, l'orto è rigoglioso e la Natura tutta è nel suo pieno vigore, ma...c'è da lavorare gente, e manco poco.
Penso al camino acceso e alla neve, ma intanto fuori casa sono 34° e...
...e noi contadini non siam mai contenti!
Credo che se avessi un euro per tutte le volte che questa frase si è incastrata nelle mie orecchie, oggi riuscirei a comprarmi un trattore nuovo.
E come volevasi dimostrare anche Giugno non si è smentito, ed in linea con l'annata, mi ha fatto tribolare non poco.
Pioggia, caldo, sole, freddo...e la prima quindicina di giorni era da impazzire: una sera abbiamo perfino acceso il fuoco nella stufa tanto erano abbassate le temperature.
Il latte accagliava male, alcuni salumi mettevano il pelo (muffa tipica dei periodi particolarmente piovosi), a letto si teneva ancora il coltrone, nella vigna l'acqua rimpozzava...
Ma che ve lo dico a fate: tutti abbiamo visto cosa accadeva nei primi giorni di giugno.
Ed intanto però la campagna reclamava i suoi lavori, ed io mi bagnavo sul trattore, non riuscivo a finire un lavoro e mi consumavo le unghie nell'attesa di riuscire a combinare qualcosa di buono.
Poi un bel giorno ha smesso di piovere, e da lì è iniziato l'inferno: dall'alba al tramonto sempre fuori, saltando dal trattore alla stalla, dall'orto alla vigna, dai recinti al fienile.
A raccontarlo pare buffo anche a me, ma giuro che non avevo mai lavorato così tanto come nell'ultimo mese e mezzo...e non è ancora finita.
Cercando di dare la priorità alle scadenze "scadute" da tempo, mi son messo l'anima in pace ed ho dovuto raggiungere un grande compromesso con le mie regole sull'utilizzo del trattore: il ritardo mi imponeva di lavorare con questo, dovendo così rinunciare ad alternative certamente più ecologiche.
Prima la trinciatura del campi: dopo la concimazione e l'aratura dello scorso settembre la pioggia non mi aveva permesso di effettuare alcuna semina, e sempre la pioggia non mi aveva permesso di sovesciare a fine inverno con l'erpice a dischi.
Mi sono trovato quindi ad affrontare giugno con i campi lavorati a metà e con tantissime erbe spontanee da gestire o eliminare, ma la falciatura per fare del fieno era cosa assai ardua (vista l'irregolarità del terreno lavorato) e ho dovuto rinunciare a sfruttare tutta quell'erba.
Il trinciasarmenti è stata quindi l'unica alternativa, e per una settimana intera non ho fatto altro che trinciare: mi duole averlo fatto, ma ammetto che era l'unica possibilità.
Poi ho approfittato di altre pioggiarelle per tentare di rompere al meglio quella suola durissima che si era creata sulla superficie della vecchia aratura: il terreno tendenzialmente argilloso, dopo mesi e mesi di pioggia, si era solidificato come marmo all'arrivo del caldo di giugno, e se non fossi intervenuto subito sarebbe stato impossibile lavorarlo (con i miei mezzi) a settembre.
Il ripuntatore mi ha aiutato in questo, ed ho così rimandato il problema a fine estate quando dovrò lavorare nuovamente e finalmente (e CATEGORICAMENTE) seminare.
La vigna ha sofferto molto, e la poltiglia bordolese (rame e calce) ha prevenuto per quando possibile l'insorgere della Peronospora: ho fatto trattamenti piuttosto leggeri ed ho contenuto al meglio i problemi nelle zone che si erano ammalate. Ma Peronospora in prefioritura, peronospora in fioritura, peronospora in allegagione e peronospora sul grappolo...è comunque cosa da provare per credere!
Ma l'uva c'è, e il caldo di questo inizio luglio ha definitivamente aiutato il mio ultimo trattamento a cicatrizzare le parti malate e a dar modo alla pianta di avere respiro.
Le viti sono comunque gialline ( per le piogge insistenti), ed in questi giorni attendo l'Oidio: son sicuro che alla prima giornata di tramontana si presenteranno le prime macchioline...giusto per non farmi rilassare troppo.
Insomma, la vigna quest'anno è un gran tribolare (affannarsi), ma sono ottimista e riuscirò a fare un buon raccolto.
Il terreno nell'Uliveta è stato finalmente trinciato (come da consuetudine), e le piante si presentano cariche di olive: se l'estate decidesse di non essere siccitosa come la precedente e se in autunno cadesse qualche goccia d'acqua potrebbe essere un annata record in fatto di quantità.
Problemi con la frutta quest'anno non dovrei averne...visto che è proprio la frutta a mancare: ricordo mia moglie che la scorsa estate mi diceva "compra lo zucchero che c'è da fare la marmellata di albicocche" oppure "cogliamo le pere" oppure "servono barattoli per le ciliegie": quest'anno non ho di questi "problemi", e le piante sono spoglie di frutta (e questo non è un bene per la dispensa e quindi per la nostra autosufficienza).
Poi viene l'orto, che come dice il detto "vuole l'uomo morto", e il progetto dell'anno: riuscire a fare un orto con colture in consociazione al 100% e scadenzate in modo da avere da fine maggio a tutto settembre una produzione piuttosto costante, ricca ed alternata.
Devo dire che sino ad adesso abbiamo avuto belle soddisfazioni, e fatta eccezione per la Simpatica istrice che in una nottata si è mangiata metà patataio, abbiamo avuto interessanti risultati.
![]() |
| Alcune delle pochissime patate snobbate dall'istrice: si notano sui tuberi i graffi fatti dall'animale per estrarle dal terreno |
Ma quanto lavoro...prima lavora la terra, poi affinala, poi trapianta, poi stendi le manichette per l'impianto di irrigazione, poi pacciamatura a paglia per tutto, poi metti i tutori e le canne. Meno male che mia moglie mi ha aiutato, e senza di lei non sarebbe stato possibile avere questo bell'orto sotto casa.
Poi c'è stato il fieno...e che fieno!
Il martedì ho falciato tutto, il venerdì ho ranghinato, il sabato pressato e la domenica tolte le presse dai campi.
Il risultato: 433 presse (di 28 kili di media): più di 121 quintali di provviste sono un bellissimo traguardo per dei campi vecchi come i miei.
Devo dire che ad aiutarmi, oltre che moglie e babbo, ho avuto anche due amici, e questo mi ha permesso di svolgere tutto il lavoro con velocità e serenità. Sono stato uno dei pochissimi agricoltori a non avere avuto il fieno bagnato dalla pioggia.
Come spiegai lo scorso anno, la fienagione è paragonabile alla vendemmia o alla trebbiatura: le aspettative di un anno sono concentrate in pochi giorni, e sino a che il fieno non è stato stivato (o l'uva è in cantina o il grano nel granaio) non siamo tranquilli.
Per quanto riguarda gli animali non ho molto da dire: nel pollaio i pulcini crescono sani e forti, e altre due chiocce stanno covando (quest'anno sono 5 le chiocce che hanno covato sino ad oggi), e sicuramente l'annata sarà migliore della 2012.
La volpe, altro simpatico animale amico dell'istrice di cui sopra, ha fatto danno, e il suo bottino è arrivato a 2 galline (che facevano le uova) e ad una bella tacchina (che si apprestava a covare per la seconda volta quest'anno).
Io mi arrabbio sempre molto, ma poco posso fare per gestire questa cosa: le galline devono pascolare, e la volpe sa che ha la possibilità solo durante il giorno...e la sfrutta. Il cane, che abbaia anche per una lucertola, poco mi aiuta in questo, e tutto fa parte di un grande compromesso che ho fatto con la campagna (anche se ripeto che le scatole mi girano per davvero).
I maiali crescono, e a breve ne arriveranno di nuovi: in questo periodo li alimento con pastoni di semola, pane e verdure al mattino, e con farina d'orzo e favino alla sera.
E' importante che abbiano sempre molta acqua a disposizione, in modo che oltre a bere possano farsi i bagni di fango che li aiutano a contrastare la calura estiva.
Le capre paion tutte gravide tanto sono grasse, e l'aver saltato un'annata di capretti le ha rafforzate non poco: il nuovo becco per adesso cresce e lo tengo separato, ma a fine luglio/inizio agosto lo metterò nel branco e sarà poi la Natura a decidere il resto.
Sto ancora mungendo una capra, ma la produzione giornaliera si è praticamente dimezzata nell'ultimo mese, e credo che per metà agosto terminerò con la mungitura mandandola in asciutta.
Come ogni inizio estate i gattini abbondano nella baracca e nel fienile, e le gatte allattano in ogni luogo: per prendere una pressa di fieno capita spesso di dover fare la gincana fra questi batuffoli saltellanti.
"Bella la campagna di giugno, come ti invidio!"
Altra frase che mi sento dire sovente, ma io rispondo sempre: "Vieni a rizzare le presse mezza giornata, e vedrai come ti passa quest'idea dal capo!"
La campagna è bella, ed io sono il primo a dirlo, ma...provare per credere: i profumi ed i colori sono meravigliosi, l'orto è rigoglioso e la Natura tutta è nel suo pieno vigore, ma...c'è da lavorare gente, e manco poco.
Penso al camino acceso e alla neve, ma intanto fuori casa sono 34° e...
...e noi contadini non siam mai contenti!
sabato 25 maggio 2013
Brevi da un fine Maggio infreddolito
Come sempre la Natura vuol fare di testa sua...
Oggi 25 Maggio 2013 è freddo.
In pratica piove, piove e ripiove dal primo di Settembre, e nonostante ci fosse stata una finestra di tempo bello (con relative temperature elevate) nei primi giorni di questo mese, è poi tornato il grigio cielo plumbeo sopra la mia zucca (testa).
Credevo di fare un post dove andavo a parlare di questa fienagione, ma l'erba è ancora da tagliare e sta rischiando di trapassare (ossia di superare l'epoca di taglio diventando secco e perdendo molte sostanze nutritive), e viene schiacciata dai violenti acquazzoni che si susseguono oramai da giorni.
Invece vorrei far vedere la situazione dell'orto, dove le insalate paiono in grandissima forma, le fave stanno dando la seconda mandata di baccelli, e gli agli-cipolle-porri crescono vigorosi.
Anche quest'anno proseguo con la consociazione di diverse colture, e come potete vedere la pacciamatura di paglia non manca mai.
I carciofi sono numerosi come non mai, e le patate sono finalmente spuntate tra la paglia.
I ceci, le cicerchie sono invece ancora molto indietro.
La misticanza di radicchio inizia a spuntare, mentre le carote, le rape ed i ravanelli non danno alcun segno di se.
Gli zucchini fiorentini e le zucche frisco sono alternati dal grnaturco, ma per adesso solo poco appare fuori dal terreno.
I pomodori sono praticamente fermi, e da giorni non danno alcun cenno di crescita, ma mi sta bene così: visto le temperature basse temo che addirittura possano morire.
L'abbondante pacciamatura un pò li protegge, ma poco posso fare oltre, se non attendere a trapiantare le tante altre piante che aspettano nel semenzaio.
Le previsioni meteo fanno ben sperare per l'inizio di Giugno, e quindi confido in qualche giorno di bella stagione per trapiantare ancora la maggior parte delle piantine di pomodoro, peperone, melanzana, insalata e radicchio, peperoncino, cavolo, popone (melone).
Fuori dall'orto la vigna ha avuto il primo trattamento di poltiglia bordolese (rame e calce).
C'è di buono che ogni giorno faccio una carriola di erba per i maiali, e che le anatre paiono apprezzare il paniere di ortica che porto loro ogni due giorni.
Dal pollaio le notizie sono di attesa: una chioccia che dovrebbe avere la sua schiusa a breve, ed altre due chiocce che stanno accudendo i loro piccoli.
In casa invece, proprio dentro la vasca da bagno, sono "accampati" i pulcini dell'ultima schiusa da incubatrice e altri pulcinotti dello scorso mese.
Devo tenerli al riparo perchè fuori è troppo freddo, e la mancanza di una chioccia libera me li farebbe soccombere tutti in pochi giorni.
In casa la temperatura è di circa 16°C, e con l'ausilio di una lampada ad infrarossi riesco a mantenere loro il giusto ambiente per vivere bene.
Naturalmente li sposterò nel pollaio non appena Maggio si ricorderà di fare Maggio.
Oggi 25 Maggio 2013 è freddo.
In pratica piove, piove e ripiove dal primo di Settembre, e nonostante ci fosse stata una finestra di tempo bello (con relative temperature elevate) nei primi giorni di questo mese, è poi tornato il grigio cielo plumbeo sopra la mia zucca (testa).
Credevo di fare un post dove andavo a parlare di questa fienagione, ma l'erba è ancora da tagliare e sta rischiando di trapassare (ossia di superare l'epoca di taglio diventando secco e perdendo molte sostanze nutritive), e viene schiacciata dai violenti acquazzoni che si susseguono oramai da giorni.
Invece vorrei far vedere la situazione dell'orto, dove le insalate paiono in grandissima forma, le fave stanno dando la seconda mandata di baccelli, e gli agli-cipolle-porri crescono vigorosi.
![]() |
| Consociazione di lattughe, cipolla rossa fiorentina, cavoli e peperoni |
![]() |
| Dettaglio di consociazione |
I ceci, le cicerchie sono invece ancora molto indietro.
La misticanza di radicchio inizia a spuntare, mentre le carote, le rape ed i ravanelli non danno alcun segno di se.
Gli zucchini fiorentini e le zucche frisco sono alternati dal grnaturco, ma per adesso solo poco appare fuori dal terreno.
![]() |
| Pianta di zucchino fiorentino che fa capolino tra la paglia |
L'abbondante pacciamatura un pò li protegge, ma poco posso fare oltre, se non attendere a trapiantare le tante altre piante che aspettano nel semenzaio.
Le previsioni meteo fanno ben sperare per l'inizio di Giugno, e quindi confido in qualche giorno di bella stagione per trapiantare ancora la maggior parte delle piantine di pomodoro, peperone, melanzana, insalata e radicchio, peperoncino, cavolo, popone (melone).
Fuori dall'orto la vigna ha avuto il primo trattamento di poltiglia bordolese (rame e calce).
C'è di buono che ogni giorno faccio una carriola di erba per i maiali, e che le anatre paiono apprezzare il paniere di ortica che porto loro ogni due giorni.
Dal pollaio le notizie sono di attesa: una chioccia che dovrebbe avere la sua schiusa a breve, ed altre due chiocce che stanno accudendo i loro piccoli.
In casa invece, proprio dentro la vasca da bagno, sono "accampati" i pulcini dell'ultima schiusa da incubatrice e altri pulcinotti dello scorso mese.
Devo tenerli al riparo perchè fuori è troppo freddo, e la mancanza di una chioccia libera me li farebbe soccombere tutti in pochi giorni.
In casa la temperatura è di circa 16°C, e con l'ausilio di una lampada ad infrarossi riesco a mantenere loro il giusto ambiente per vivere bene.
Naturalmente li sposterò nel pollaio non appena Maggio si ricorderà di fare Maggio.
martedì 21 maggio 2013
I Miei Polli:Chioccia vs. Incubatrice (3° parte)
Dopo aver parlato a lungo del Gallo, trovo altrettanto necessario soffermarmi sulla Chioccia.
In molti (sbagliando) attribuiscono questo nome a tutte la galline adulte che depongono le uova, ma è giusto fare un distinguo fra la deposizione e la cova, e quindi fra Gallina e Chioccia
Per deposizione (o ovideposizione) si indica l'azione di deporre (ossia "lasciare") l'uovo, e l'uomo sfrutta da sempre questo, utilizzando quel regalo che la gallina ( femmina adulta) gli fa in determinati periodi dell'anno.
Infatti, anche se spesso molte persone pensano che una gallina deponga 365 uova all'anno, ci sono determinati periodi in cui avviene la deposizione ed altri in cui la gallina non compie tale gesto.
Sia la gallina che razzola nell'aia del podere, che quella che è COSTRETTA dentro alle batterie, hanno pur sempre un loro ciclo riproduttivo, ed un pò come per tutti gli altri animali (ovipari o mammiferi che essi siano) non è sempre predisposta alla riproduzione.
Naturalmente serve un gallo per fecondare (senza il quale le uova non sarebbero mai portatrici di prole), ed appunto una gallina che sia in fase di deposizione, e che quindi stia facendo le uova.
Se entrambe le cose saranno presenti, solo allora sarà possibile avere dei pulcini.
Ma fatta questa doverosa precisazione ne serve subito un'altra: l'uovo per dare un pulcino deve anche essere covato.
Molti di voi staranno sorridendo o scuotendo la testa visto che le mie parole potrebbero apparire ovvie, ma...Amici cari in 34 anni ho imparato che Nulla Debba Essere Dato Per Scontato!
Come scrissi molti mesi fa in un'altra discussione, ci sono bambini che credono che le pere nascano direttamente nella vaschetta di polistirolo del supermercato, ma la cosa che più mi sconcerta è che ci siano genitori che sull'argomento ne sappiano praticamente quanto i figli .
Ma torniamo all'uovo che deve essere covato...
Ogni uccello deve tenere al caldo le proprie uova, e queste dovranno essere gelosamente accudite e girate (di questo aspetto ne riparleremo più avanti) per un determinato numero di giorni che varia da animale ad animale.
Parliamo dei polli, e dei 21 giorni della Cova: per Cova quindi s'intende il periodo in cui la Chioccia (la gallina che cova) terrà sotto il suo ventre le uova.
Importante da dire è che non tutte le galline hanno l'ATTITUDINE ALLA COVA (e quindi non tutte sono anche CHIOCCE) perchè, con decenni di selezione delle razze, l'uomo ha avuto l'obbiettivo di puntare sopratutto alla QUANTITA' DI UOVA DEPOSTE (andando quindi ad aumentare i giorni di deposizione nell'arco dell'anno) a SCAPITO DELLA COVA (periodo in cui la gallina sospende la deposizione e si dedica ad accudire le uova fecondate e la prole che ne nascerà).
Infatti, secondo quella legge che oramai regola tutto a questo mondo, le Chiocce in Cova non sarebbero produttive e questo penalizzerebbe gli allevatori che puntano proprio alla produzione di uova.
In buona parte è quindi andata persa la naturale inclinazione che le galline avevano ad essere madri, mentre si è mantenuto ed aumentato la loro capacità di produrre reddito.
Anche negli allevamenti familiari oggi è spesso cosa eccezionale avere delle Chiocce, e queste generalmente vengono sempre custodite con gelosia dal contadino: sovente mi capita di ascoltare le lamentele di vecchi agricoltori che sostengono quanto sia divenuto raro che oggi una gallina si faccia chioccia.
Per quanto mi riguarda ho ancora bene impressa l'emozione che provai a vedere per la prima volta che una mia gallina si faceva chiocca, e di seguito vi racconterò come questo avvenne, nella speranza che anche a voi capiti di "trovarne una" nel vostro pollaio. Nel mio caso si trattava di una gallina frutto di mille incroci che mi era stata regalata da un'amica con la speranza che potesse essere una buona Chioccia come lo era la sua mamma, e così fu.
Come ogni sera toglievo le uova dalle cove (le cassette dove le galline depongono), ma stranamente quella volta una gallina rimase accucciata (addirittura quasi spalmata) e non si curò della mia mano che le frugava sotto in cerca di uova.
Ignorai la cosa, ed il giorno seguente accadde che la stessa gallina, oltre a rimanere spalmata, arricciò le penne ed emise uno strano verso (che forse potrebbe essere interpretato come il ringhiare dei cani): la cosa mi insospettì, ma decisi di togliere ugualmente le uova che le altre galline le avevano deposto accanto e che successivamente lei si era messa sotto il proprio corpo.
Il terzo giorno, oltre a mantenere la posizione, ad arricciare le penne, mi beccò ripetutamente iniziando a chiocciare (verso che emettono le Chiocce durante la cova e quando allevano i pulcini):
"Chiò...Chiocchiò...Chiò...Chiocchiò", ed avevo la mia prima Chioccia: successivamente capirò che quel verso accompagnerà la Chioccia per tutta la cova e per il periodo in cui alleverà i pulcini.
La spostai in un luogo riparato, le misi sotto 11 uova (i vecchi contadini dicono che si devono sempre mettere un numero dispari...ma non chiedetemi il perchè), e lei si accomodò da brava mamma: da lì a 21 giorni non si mosse più.
Una caratteristica diffusa tra le chiocce è proprio quella di rimanere immobili e non scendere mai dalla cova neanche per alimentarsi o defecare: entrano come in una sorta di trans, spiumano sotto il petto ed il ventre, hanno temperature corporee piuttosto alte, ed ignorano i bisogni fisiologici.
Vi assicuro che questa è una vera magia: la dedizione che hanno nell'accudire quelle uova le porta addirittura anche a denutrirsi, e nei casi più estremi (a me è capitato due volte) sino a lasciarsi morire di fame e sete.
E' per questo che molti agricoltori mettono cibo e acqua vicino alle loro cove, in maniera che le chiocce siano invogliate ad alimentarsi, ma in alcuni casi è necessario toglierle fisicamente dalla cova e metterle a terra per qualche minuto in modo che possano defecare e nutrirsi.
Durante il periodo di cova, oltre che a mantenere al caldo (circa 37,7°C) ed umido, con il loro becco girano più volte al giorno ogni singolo uovo, in modo che l'embrione non si attacchi al guscio.
Mi ricordo che allo scadere del ventunesimo giorno ero in trepida attesa, e tentavo di sbirciare in modo discreto, ma non accadeva nulla.
Pensavo che avessi sbagliato qualcosa, o che la Chioccia non fosse stata abbastanza brava, e pensavo quindi al peggio, ma... alla sera iniziai a veder sbucare tanti piccoli capini gialli (le testoline dei pulcini), che si facevano strada tra le piume della madre: che emozione!
Solo a quel punto la mamma si alzò e la prima cosa che fece fu defecare: la cosa potrà apparire comica, ma ne fece davvero tanta...
In un secondo momento si recò alla mangiatoia ed iniziò a chiamare quelle palline saltellanti continuando a chiocciare (il verso che ho descritto sopra) mentre loro schizzavano attorno al suo becco: lei batteva il becco sulla mangiatoia attirando la loro attenzione, ed i piccini si avvicinavano attirati da quel rumore iniziando a raccogliervi le briciole più piccole.
Nei giorni successivi i piccoli impararono presto a beccare direttamente dalla mangiatoia.
Dove andava la mamma e dove i piccoli correvano, sempre richiamati da quel chiocciare continuo, e sempre controllati a vista: neanche il gallo le si avvicinava, e le altre galline (salvo casi eccezionali) si mantenevano a distanza, in una sorta di rispetto-solidarietà.
Un passo fondamentale fu quello dell'insegnamento della ruspata (il razzolare fatto con le zampe): così la mamma insegna a cercare il cibo, spostando la terra con le zampette, ed insegnando a procacciarsi il cibo anche oltre le mangiatoie a disposizione, ed è così che nasce un pollo ruspante.
I piccoli rimasero con la mamma per molto tempo (mi pare di ricordare circa 90 giorni), ed un giorno mi accorsi che lei aveva smesso di chiocciare e tendeva a svolazzare nei posatoi più alti e a starsene isolata dai pollastrini. Il giorno seguente trovai un uovo, e questo fu il segno inequivocabile che la Chioccia aveva terminato il suo lavoro.
Quello che vi ho appena descritto è un'esempio, basato su quello che mi accadde la prima volta, ma da quel momento le cose nel mio pollaio sono sempre andate avanti così, e sfrutto tutti i "segnali" per capire e coordinare al meglio la delicata fase della cova.
Va detto che spesso i figli di una Chioccia hanno comportamenti analoghi alla madre, e che è frequente che nascano nuove future Chiocce, e che la cosa continui nelle generazioni a venire: quell'imprinting che hanno dalla madre le segnerà per sempre, ed al momento giusto si "ricorderanno" di cosa voglia dire essere madre.
Devo comunque fare un breve accenno al concetto di IMITAZIONE che avviene per le chiocce: infatti, quando una gallina si fa Chioccia...o quando una Chioccia riprende la cova, altre galline vengono come "invogliate" a seguirle...a copiarle, e nel giro di un paio di giorni riescono ad andare a Cova pure loro, divenendo Chiocce.
Non mi addentrerò ulteriormente nell'argomento, rispettoso come sono degli etologi e degli esperti di avicoli, ma posso confermare che questo avvenga e che sia un ottimo "mezzo di diffusione" della Cova nel pollaio.
Ma possono anche essere fatte scelte parallele, e si può decidere di usare un'incubatrice per covare le uova feconde.
Non ho assolutamente nulla contro questa pratica, ed oltretutto da un paio di anni mi capita di usarla solo in casi eccezionali.
Di seguente vi racconterò cosa successe lo scorso anno, e come arrivai a tentare anche io questa carta.
La pioggia ed il freddo di Aprile pareva aver allontanato la voglia di covare alle mie galline, e nonostante le giornate stessero allungando (la temperatura ed il fotoperiodo influiscono sulla cova), nessuna vecchia Chioccia e nessuna nuova si metteva a covare.
E' così che a metà Maggio mi feci prestare un'incubatrice, e misi 24 uova seguendo minuziosamente le indicazioni che mi erano state date: girare le uova 4 volte al giorno, aggiungere acqua sul fondo dell'incubatrice ogni 3-4 giorni, mantenere la temperatura costante a 37,7°C.
L'imitazione avvenne in modo piuttosto strano, visto che due giorni dopo la prima Chioccia del pollaio andò a cova e le misi sotto le solite 11 uova.
Dopo 21 giorni si schiusero tutte le uova dell'incubatrice, e 24 pulcini iniziarono a pigare (pigolare) e a reclamare il cibo: li tenni per 48 ore nell'incubatrice nutrendoli a dovere, ma di lì a poco si schiusero le 11 uova della Chioccia che viveva nel pollaio.
Ed ecco che decisi di tentare con un mio piccolo esperimento: mettere una parte dei pulcini dell'incubatrice sotto alla chioccia (assieme ai suoi legittimi) ed una parte di allevarli senza Chioccia (proprio come fanno la maggior parte degli allevatori professionali e non) tenendoli in un reparto isolato del pollaio.
Utilizzai la medesima alimentazione, ma mentre quelli sotto la Chioccia crescevano a rilento e tendevano a morire, quelli senza Chioccia crescevano velocemente e non morivano.
Ad un mese dalla nascita quelli tenuti isolati erano quasi il doppio (non esagero) di quelli della Chioccia, e non ne era morto neanche uno, mentre per gli altri avevo avuto una mortalità (ad un mese) del 33%: un terzo dei pulcini non ce l'avevano fatta, ma la chioccia pareva prendersi cura di loro ed io non capivo come mai questo stesse accadendo.
Dopo un mese e mezzo però la situazione era cambiata, ed i sopravvissuti della chioccia iniziavano a recuperare sugli altri, ed i caratteri parevano essere più spiccati: insomma, per dirla con parole semplici, quelli allevati nel pollaio erano più vispi, attivi, voraci...mentre quelli allevati a parte erano stazionari.
Allo scadere dei due mesi misi assieme tutti i pulcini, togliendo loro la chioccia: non ci furono combattimenti o fazioni, e solo una piccola fascetta applicata alla zampa mi permetteva di distinguere l'origine degli uni da quella degli altri.
Convivevano pacificamente, mangiavano e dormivano assieme, ma...
...ma qualcosa accadde, e per la fine del terzo mese i pulcini della Chioccia erano più robusti e vispi, e fu a quel momento che i pulcini dell'incubatrice iniziarono a morire.
In un mese morirono il 40% dei pulcini dell'incubatrice, e quelli sopravvissuti di questi erano molto piccoli rispetto agli altri.
Quindi al quarto mese le cose erano decisamente cambiate.
Dopo un anno ho potuto fare queste considerazioni:
- i pulcini nati dalla chioccia sono cresciuti tutti sani e forti, e tra loro è presente il nuovo gallo del pollaio e nuove chiocce. La perdita iniziale e la partenza a rilento mi hanno fatto riflettere sul giusto numero di pulcini gestibili da un'unica chioccia.
- i pulcini dell'incubatrice messi sotto la chioccia erano cresciuti sani e forti, e la maggior parte delle galline sono oggi ottime produttrici di uova (ma ancora nessuna chioccia). Sono praticamente indistinguibili dai fratelli nati da chioccia.
- i pulcini dell'incubatrice cresciuti separatamente dai polli adulti (e anche dalla chioccia) sono morti per l'80%, e quelli sopravvissuti sono i più piccoli e ancora non depongono neanche un uovo. Nonostante abbiano vissuto con gli altri pulcini per la maggior parte della loro vita, credo che la mancanza della madre si sia fatta sentire molto.
Con tutto questo discorso cosa voglio dire?
Magari lo capite da voi, e RIPETO CHE NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE ESPRIMERE ALCUNA TEORIA ASSOLUTA, ma A ME questo è successo, e da questo ne ho tratto le ovvie considerazioni.
Nel mio caso quindi non è stata un'esperienza estremamente positiva, ed ho deciso di usare l'incubatrice solo come eventuale appoggio alla Chioccia: quando questa inizia a covare metto qualche uovo nell'incubatrice e al momento della schiusa (in contemporanea quindi) metto tutti i pulcini sotto la chioccia, ma sempre in un numero che sia per lei gestibile. Li accoglie da subito e li alleva assieme agli altri.
Ma se le Chiocce decidono (magari anche grazie alla stagione) di fare il loro "dovere", potrò certamente scordarmi ben volentieri di usare l'incubatrice, e sarò felicissimo di lasciare che la Natura faccia il suo corso.
Per ultima cosa voglio però aggiungere che, qualora non avessi alcuna Chioccia in cova, piuttosto che comprare pulcini di allevamento utilizzerei l'incubatrice per continuare con la mia "razza", cercando di mettere quanto prima i piccoli nel pollaio..nella speranza che qualche vecchia gallina si muova a compassione e dedichi un poco di tempo per insegnare loro qualcosa.
In molti (sbagliando) attribuiscono questo nome a tutte la galline adulte che depongono le uova, ma è giusto fare un distinguo fra la deposizione e la cova, e quindi fra Gallina e Chioccia
Per deposizione (o ovideposizione) si indica l'azione di deporre (ossia "lasciare") l'uovo, e l'uomo sfrutta da sempre questo, utilizzando quel regalo che la gallina ( femmina adulta) gli fa in determinati periodi dell'anno.
Infatti, anche se spesso molte persone pensano che una gallina deponga 365 uova all'anno, ci sono determinati periodi in cui avviene la deposizione ed altri in cui la gallina non compie tale gesto.
Sia la gallina che razzola nell'aia del podere, che quella che è COSTRETTA dentro alle batterie, hanno pur sempre un loro ciclo riproduttivo, ed un pò come per tutti gli altri animali (ovipari o mammiferi che essi siano) non è sempre predisposta alla riproduzione.
Naturalmente serve un gallo per fecondare (senza il quale le uova non sarebbero mai portatrici di prole), ed appunto una gallina che sia in fase di deposizione, e che quindi stia facendo le uova.
Se entrambe le cose saranno presenti, solo allora sarà possibile avere dei pulcini.
Ma fatta questa doverosa precisazione ne serve subito un'altra: l'uovo per dare un pulcino deve anche essere covato.
Molti di voi staranno sorridendo o scuotendo la testa visto che le mie parole potrebbero apparire ovvie, ma...Amici cari in 34 anni ho imparato che Nulla Debba Essere Dato Per Scontato!
Come scrissi molti mesi fa in un'altra discussione, ci sono bambini che credono che le pere nascano direttamente nella vaschetta di polistirolo del supermercato, ma la cosa che più mi sconcerta è che ci siano genitori che sull'argomento ne sappiano praticamente quanto i figli .
Ma torniamo all'uovo che deve essere covato...
Ogni uccello deve tenere al caldo le proprie uova, e queste dovranno essere gelosamente accudite e girate (di questo aspetto ne riparleremo più avanti) per un determinato numero di giorni che varia da animale ad animale.
Parliamo dei polli, e dei 21 giorni della Cova: per Cova quindi s'intende il periodo in cui la Chioccia (la gallina che cova) terrà sotto il suo ventre le uova.
Importante da dire è che non tutte le galline hanno l'ATTITUDINE ALLA COVA (e quindi non tutte sono anche CHIOCCE) perchè, con decenni di selezione delle razze, l'uomo ha avuto l'obbiettivo di puntare sopratutto alla QUANTITA' DI UOVA DEPOSTE (andando quindi ad aumentare i giorni di deposizione nell'arco dell'anno) a SCAPITO DELLA COVA (periodo in cui la gallina sospende la deposizione e si dedica ad accudire le uova fecondate e la prole che ne nascerà).
Infatti, secondo quella legge che oramai regola tutto a questo mondo, le Chiocce in Cova non sarebbero produttive e questo penalizzerebbe gli allevatori che puntano proprio alla produzione di uova.
In buona parte è quindi andata persa la naturale inclinazione che le galline avevano ad essere madri, mentre si è mantenuto ed aumentato la loro capacità di produrre reddito.
Anche negli allevamenti familiari oggi è spesso cosa eccezionale avere delle Chiocce, e queste generalmente vengono sempre custodite con gelosia dal contadino: sovente mi capita di ascoltare le lamentele di vecchi agricoltori che sostengono quanto sia divenuto raro che oggi una gallina si faccia chioccia.
Per quanto mi riguarda ho ancora bene impressa l'emozione che provai a vedere per la prima volta che una mia gallina si faceva chiocca, e di seguito vi racconterò come questo avvenne, nella speranza che anche a voi capiti di "trovarne una" nel vostro pollaio. Nel mio caso si trattava di una gallina frutto di mille incroci che mi era stata regalata da un'amica con la speranza che potesse essere una buona Chioccia come lo era la sua mamma, e così fu.
![]() |
| La gallina che si fa Chioccia |
Come ogni sera toglievo le uova dalle cove (le cassette dove le galline depongono), ma stranamente quella volta una gallina rimase accucciata (addirittura quasi spalmata) e non si curò della mia mano che le frugava sotto in cerca di uova.
Ignorai la cosa, ed il giorno seguente accadde che la stessa gallina, oltre a rimanere spalmata, arricciò le penne ed emise uno strano verso (che forse potrebbe essere interpretato come il ringhiare dei cani): la cosa mi insospettì, ma decisi di togliere ugualmente le uova che le altre galline le avevano deposto accanto e che successivamente lei si era messa sotto il proprio corpo.
Il terzo giorno, oltre a mantenere la posizione, ad arricciare le penne, mi beccò ripetutamente iniziando a chiocciare (verso che emettono le Chiocce durante la cova e quando allevano i pulcini):
"Chiò...Chiocchiò...Chiò...Chiocchiò", ed avevo la mia prima Chioccia: successivamente capirò che quel verso accompagnerà la Chioccia per tutta la cova e per il periodo in cui alleverà i pulcini.
La spostai in un luogo riparato, le misi sotto 11 uova (i vecchi contadini dicono che si devono sempre mettere un numero dispari...ma non chiedetemi il perchè), e lei si accomodò da brava mamma: da lì a 21 giorni non si mosse più.
Una caratteristica diffusa tra le chiocce è proprio quella di rimanere immobili e non scendere mai dalla cova neanche per alimentarsi o defecare: entrano come in una sorta di trans, spiumano sotto il petto ed il ventre, hanno temperature corporee piuttosto alte, ed ignorano i bisogni fisiologici.
Vi assicuro che questa è una vera magia: la dedizione che hanno nell'accudire quelle uova le porta addirittura anche a denutrirsi, e nei casi più estremi (a me è capitato due volte) sino a lasciarsi morire di fame e sete.
E' per questo che molti agricoltori mettono cibo e acqua vicino alle loro cove, in maniera che le chiocce siano invogliate ad alimentarsi, ma in alcuni casi è necessario toglierle fisicamente dalla cova e metterle a terra per qualche minuto in modo che possano defecare e nutrirsi.
Durante il periodo di cova, oltre che a mantenere al caldo (circa 37,7°C) ed umido, con il loro becco girano più volte al giorno ogni singolo uovo, in modo che l'embrione non si attacchi al guscio.
Mi ricordo che allo scadere del ventunesimo giorno ero in trepida attesa, e tentavo di sbirciare in modo discreto, ma non accadeva nulla.
Pensavo che avessi sbagliato qualcosa, o che la Chioccia non fosse stata abbastanza brava, e pensavo quindi al peggio, ma... alla sera iniziai a veder sbucare tanti piccoli capini gialli (le testoline dei pulcini), che si facevano strada tra le piume della madre: che emozione!
Solo a quel punto la mamma si alzò e la prima cosa che fece fu defecare: la cosa potrà apparire comica, ma ne fece davvero tanta...
In un secondo momento si recò alla mangiatoia ed iniziò a chiamare quelle palline saltellanti continuando a chiocciare (il verso che ho descritto sopra) mentre loro schizzavano attorno al suo becco: lei batteva il becco sulla mangiatoia attirando la loro attenzione, ed i piccini si avvicinavano attirati da quel rumore iniziando a raccogliervi le briciole più piccole.
Nei giorni successivi i piccoli impararono presto a beccare direttamente dalla mangiatoia.
![]() |
| Chioccia alle prese con la prima esplorazione dei pulcini |
Dove andava la mamma e dove i piccoli correvano, sempre richiamati da quel chiocciare continuo, e sempre controllati a vista: neanche il gallo le si avvicinava, e le altre galline (salvo casi eccezionali) si mantenevano a distanza, in una sorta di rispetto-solidarietà.
Un passo fondamentale fu quello dell'insegnamento della ruspata (il razzolare fatto con le zampe): così la mamma insegna a cercare il cibo, spostando la terra con le zampette, ed insegnando a procacciarsi il cibo anche oltre le mangiatoie a disposizione, ed è così che nasce un pollo ruspante.
I piccoli rimasero con la mamma per molto tempo (mi pare di ricordare circa 90 giorni), ed un giorno mi accorsi che lei aveva smesso di chiocciare e tendeva a svolazzare nei posatoi più alti e a starsene isolata dai pollastrini. Il giorno seguente trovai un uovo, e questo fu il segno inequivocabile che la Chioccia aveva terminato il suo lavoro.
Quello che vi ho appena descritto è un'esempio, basato su quello che mi accadde la prima volta, ma da quel momento le cose nel mio pollaio sono sempre andate avanti così, e sfrutto tutti i "segnali" per capire e coordinare al meglio la delicata fase della cova.
Va detto che spesso i figli di una Chioccia hanno comportamenti analoghi alla madre, e che è frequente che nascano nuove future Chiocce, e che la cosa continui nelle generazioni a venire: quell'imprinting che hanno dalla madre le segnerà per sempre, ed al momento giusto si "ricorderanno" di cosa voglia dire essere madre.
Devo comunque fare un breve accenno al concetto di IMITAZIONE che avviene per le chiocce: infatti, quando una gallina si fa Chioccia...o quando una Chioccia riprende la cova, altre galline vengono come "invogliate" a seguirle...a copiarle, e nel giro di un paio di giorni riescono ad andare a Cova pure loro, divenendo Chiocce.
Non mi addentrerò ulteriormente nell'argomento, rispettoso come sono degli etologi e degli esperti di avicoli, ma posso confermare che questo avvenga e che sia un ottimo "mezzo di diffusione" della Cova nel pollaio.
Ma possono anche essere fatte scelte parallele, e si può decidere di usare un'incubatrice per covare le uova feconde.
Non ho assolutamente nulla contro questa pratica, ed oltretutto da un paio di anni mi capita di usarla solo in casi eccezionali.
Di seguente vi racconterò cosa successe lo scorso anno, e come arrivai a tentare anche io questa carta.
La pioggia ed il freddo di Aprile pareva aver allontanato la voglia di covare alle mie galline, e nonostante le giornate stessero allungando (la temperatura ed il fotoperiodo influiscono sulla cova), nessuna vecchia Chioccia e nessuna nuova si metteva a covare.
E' così che a metà Maggio mi feci prestare un'incubatrice, e misi 24 uova seguendo minuziosamente le indicazioni che mi erano state date: girare le uova 4 volte al giorno, aggiungere acqua sul fondo dell'incubatrice ogni 3-4 giorni, mantenere la temperatura costante a 37,7°C.
L'imitazione avvenne in modo piuttosto strano, visto che due giorni dopo la prima Chioccia del pollaio andò a cova e le misi sotto le solite 11 uova.
![]() |
| La schiusa di un uovo in incubatrice |
Dopo 21 giorni si schiusero tutte le uova dell'incubatrice, e 24 pulcini iniziarono a pigare (pigolare) e a reclamare il cibo: li tenni per 48 ore nell'incubatrice nutrendoli a dovere, ma di lì a poco si schiusero le 11 uova della Chioccia che viveva nel pollaio.
Ed ecco che decisi di tentare con un mio piccolo esperimento: mettere una parte dei pulcini dell'incubatrice sotto alla chioccia (assieme ai suoi legittimi) ed una parte di allevarli senza Chioccia (proprio come fanno la maggior parte degli allevatori professionali e non) tenendoli in un reparto isolato del pollaio.
![]() |
| Pulcini Livorno in incubatrice a due ore dalla schiusa |
Utilizzai la medesima alimentazione, ma mentre quelli sotto la Chioccia crescevano a rilento e tendevano a morire, quelli senza Chioccia crescevano velocemente e non morivano.
Ad un mese dalla nascita quelli tenuti isolati erano quasi il doppio (non esagero) di quelli della Chioccia, e non ne era morto neanche uno, mentre per gli altri avevo avuto una mortalità (ad un mese) del 33%: un terzo dei pulcini non ce l'avevano fatta, ma la chioccia pareva prendersi cura di loro ed io non capivo come mai questo stesse accadendo.
Dopo un mese e mezzo però la situazione era cambiata, ed i sopravvissuti della chioccia iniziavano a recuperare sugli altri, ed i caratteri parevano essere più spiccati: insomma, per dirla con parole semplici, quelli allevati nel pollaio erano più vispi, attivi, voraci...mentre quelli allevati a parte erano stazionari.
Allo scadere dei due mesi misi assieme tutti i pulcini, togliendo loro la chioccia: non ci furono combattimenti o fazioni, e solo una piccola fascetta applicata alla zampa mi permetteva di distinguere l'origine degli uni da quella degli altri.
Convivevano pacificamente, mangiavano e dormivano assieme, ma...
...ma qualcosa accadde, e per la fine del terzo mese i pulcini della Chioccia erano più robusti e vispi, e fu a quel momento che i pulcini dell'incubatrice iniziarono a morire.
In un mese morirono il 40% dei pulcini dell'incubatrice, e quelli sopravvissuti di questi erano molto piccoli rispetto agli altri.
Quindi al quarto mese le cose erano decisamente cambiate.
Dopo un anno ho potuto fare queste considerazioni:
- i pulcini nati dalla chioccia sono cresciuti tutti sani e forti, e tra loro è presente il nuovo gallo del pollaio e nuove chiocce. La perdita iniziale e la partenza a rilento mi hanno fatto riflettere sul giusto numero di pulcini gestibili da un'unica chioccia.
- i pulcini dell'incubatrice messi sotto la chioccia erano cresciuti sani e forti, e la maggior parte delle galline sono oggi ottime produttrici di uova (ma ancora nessuna chioccia). Sono praticamente indistinguibili dai fratelli nati da chioccia.
- i pulcini dell'incubatrice cresciuti separatamente dai polli adulti (e anche dalla chioccia) sono morti per l'80%, e quelli sopravvissuti sono i più piccoli e ancora non depongono neanche un uovo. Nonostante abbiano vissuto con gli altri pulcini per la maggior parte della loro vita, credo che la mancanza della madre si sia fatta sentire molto.
Con tutto questo discorso cosa voglio dire?
Magari lo capite da voi, e RIPETO CHE NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE ESPRIMERE ALCUNA TEORIA ASSOLUTA, ma A ME questo è successo, e da questo ne ho tratto le ovvie considerazioni.
Nel mio caso quindi non è stata un'esperienza estremamente positiva, ed ho deciso di usare l'incubatrice solo come eventuale appoggio alla Chioccia: quando questa inizia a covare metto qualche uovo nell'incubatrice e al momento della schiusa (in contemporanea quindi) metto tutti i pulcini sotto la chioccia, ma sempre in un numero che sia per lei gestibile. Li accoglie da subito e li alleva assieme agli altri.
Ma se le Chiocce decidono (magari anche grazie alla stagione) di fare il loro "dovere", potrò certamente scordarmi ben volentieri di usare l'incubatrice, e sarò felicissimo di lasciare che la Natura faccia il suo corso.
Per ultima cosa voglio però aggiungere che, qualora non avessi alcuna Chioccia in cova, piuttosto che comprare pulcini di allevamento utilizzerei l'incubatrice per continuare con la mia "razza", cercando di mettere quanto prima i piccoli nel pollaio..nella speranza che qualche vecchia gallina si muova a compassione e dedichi un poco di tempo per insegnare loro qualcosa.
Iscriviti a:
Post (Atom)












