Taglio dell'erba per gli animali del podere

Taglio dell'erba per gli animali del podere

giovedì 25 aprile 2013

Ripartenza... (Ma chi si era mai fermato?)

Primavera.
Ed anche io non posso esimermi dal postare le notizie sulla stagione, sull'orto e sugli animali.
Sarò breve: due settimane senza pioggia hanno permesso di fare quelle cose che per mesi (e mesi) non era stato possibile, e certamente il primo a rendersene conto è stato proprio il mio orto.
Nelle ore serali trascorro del tempo a leggere e curiosare "negli orti altrui" (la potenza del web), e vedo che moltissime persone erano praticamente disperate (e non uso un eufemismo) di fronte all'impossibilità di rimettere mano al proprio adorato orto: la maggior parte di loro lo fa per diletto, per passatempo, per convinzione oppure per necessità.
Ed ecco che io, che punterei all'autosufficienza alimentare, senza un ort degno di tale nome per mesi e mesi, mi sono trovato "un tantino" in difficoltà (e qui ho volutamente usato l'eufemismo).
Quanto ero riuscito a mettere a dimora nei caldissimi mesi estivi (ve la ricordate la siccità???), ha stentato a crescere, e l'orto autunnale non ha regalato niente di niente...come del resto quello stivo, e adesso affronto la primavera con una fila di broccoli striminziti, un'esigua area dedicata alle fave, una cinquantina di agli e qualche toppo d'insalata.
Sabato scorso sono finalmente riuscito a girare la terra, e la vangata di turno ha permesso al terreno di liberarsi della tanta erba che era ricresciuta sullo strato di concime lasciato a maturare durante gli ultimi mesi di freddo.
Una volta interrato il concio (letame) di capre e di maiali, con mia moglie abbiamo messo le patate Kennebec.  Questa varietà, seppur non sia certamente la mia preferita perchè non ha niente a che fare con l'autoctonicità, ha la capacità di adattarsi benissimo in zone a clima montano e resiste alla siccità: dopo svariati tentativi fatti con le Monnalisa, le Primura e le Spunta, ho dovuto cedere per ottenere una modesta scorta (ed oltretutto le Kennebec sono ottime per il purè, le miestre e il tortino).
Ne ho messe 20Kg (102 in tutto), rigorosamente intere e non tagliate.
Ricordo che quando ero ragazzetto al paese c'era chi metteva le patate spezzettandole come se dovessero essere fatte arrosto, ma questo poteva essere fatto solo in terreni molto fertili e ben drenati e qui dove vivo non me lo posso permettere.
Oltre ai 3 solchi di patate, ho messo 4 solchi di ceci (una varietà locale di cui recupero il seme solo da due anni) e 2 solchi di cicerchie (tanto buone per le zuppe).
Nel semenzaio son pronti a germinare gli zucchini, le zucche, i cetrioli, i pomodori ed i peperoni...tutte di varietà locali.
Ma oltre all'orto ho iniziato a trinciare l'erba nella vigna, visto che oramai quel luogo sarà interdetto alle capre sino a dopo la vendemmia: le foglioline che si aprono rappresentano un'attrattiva troppo golosa per questi animali, che ignorerebbero volentieri la bella erba che ho alle prode (bordi) della vigna per gettarsi a capofitto sui filari.
Ho quindi trinciato l'erba, trascorrendo sei ore a vedere tanto di quel prato finire come futuro humus.
Ho comunque deciso di lasciare abbondanti zone dove poi porterò a pascolare i miei animali (munito di recinzioni mobili...naturalmente).
Trinciata la vigna adesso bisogna tilleralla (passarla con l'estirpatore) in modo da rompere la crosta che si è inevitabilmente formata dopo tutti questi mesi di pioggia, e cercare anche di mettere le radici dell'erba all'aria, in modo da rallentarne la ricrescita.
Purtroppo per me i campi non sono comunque riuscito a seminarli, e salvo un campino dove il favino è ricresciuto dall'anno scorso, quest'anno non avrò alcun raccolto in trebbiatura.
L'annata delle capre sta andando molto male, ed oltre a degli errori di valutazione che io ho fatto, ci si è messa pure la sfortuna a tartassarmi.
In compenso nel pollaio la prima chioccia accenna la cova (inizia a manifestare la volontà di covare), e quindi credo che da domani le metterò sotto 13 uova (alla faccia delle superstizioni).
La billa (tacchina) aveva portato avanti uan covata di 9 uova, messele sotto più per placarla che per convinzione (tende a schiacciare la prole subito dopo la nascita), ed infatti a meno di 24 ore dalla schiusa, solo 3 pulcini si erano salvati.
Li ho portati in casa e grazie alle cure amorevoli di mia moglie adesso stanno bene e si alimentano regolarmente.
I tre pulcini sopravvissuti

Ma di cose da fare ce ne sono tante...tantissime.
Mi sento dire in paese: "Adesso ti tocca lavorare...dopo così tanto riposo!"
E ripenso al riposo che non è certo abbondato, anzi...ai disagi che sto avendo dai primi di settembre per colpa della pioggia, ai sarti mortali fatti per segare la legna usata per cucinare e per riscaldarci, al fieno (nel fienile) che si è bagnato, alla mota (fango) dai maiali...e penso a quante corse e quante acquate ho dovuto sopportare ogni giorno.
Primavera.
Momento di passaggio.
Le rondini garriscono ed il cucule (cuculo) canta nel poggio davanti casa.

martedì 26 febbraio 2013

Ma c'è davvero bisogno di fare tanto clamore?

Lo confesso: da una vita sono un appassionato di meteorologia!
Ho trascorso la maggior parte della mia infanzia con i nonni, ed ho molti ricordi legati al meteo.
Ricordo le mie nonne che, durante la cena consumata assieme, mi dicevano con tono solenne (e quasi di rimprovero): "Shhhh, ora zitto che dicono il tempo!"
Ed ecco che alla televisione il meteorologo barbuto ci raccontava di alte e basse pressioni, di piovaschi e sciroccate, di caldo in arrivo e di probabili nevicate.
C'era "il tempo", ed appunto tutti in famiglia dovevano conoscere cosa sarebbe accaduto il giorno seguente.
Io mi chetavo (stavo zitto) ed ascoltavo attento, quasi come se avessi dovuto poi ripetere quanto veniva detto da quell'uomo con la bacchetta di legno.
Facevo silenzio ed imparavo...e non capivo il perchè di tanto interesse da parte dei grandi.
Il gioco era poi imparare a guardare il barometro con mio nonno, e da quello (e dai dolori che puntualmente loro dicevano di avere) si riusciva ad intuire che tempo avrebbe fatto all'indomani.
Negli anni ho maturato una certa (intima) passione per l'argomento, ho iniziato a leggere qualcosa che mi potesse chiarire le idee ed ho cercato di approfondire (nell'ultimo decennio anche grazie ad internet): la passione oggi è sempre presente, e sicuramente traspare anche dalle pagine di questo blog quanto trovi affascinante il mutare delle "stagioni".
Il fatto di non essere metereopatico mi ha certamente aiutato, e ricordo sempre con piacere quando da bimbo dicevo che "anche la pioggia era bella" ed i miei compagni mi guardavano come se stessi mangiando una lucertola.
E ancora oggi sorrido quando mi dicono: "Domani sarà freddo!" ed io rispondo "...e che t'aspetti, siamo di febbraio!".
Insomma, certamente nonsono la pioggia o il sole a condizionarmi nello spirito (magari nel lavoro si, ma questo è un altro discorso).
Il bosco davanti casa la mattina del 25 febbraio 2013, durante una pausa tra una nevicata e l'altra

Non sarà questa la discussione dove parlo delle "nuove stagioni" e delle tendenze per gli anni a venire...
...ma vorrei tanto sottolineare un episodio che mi ha fatto riflettere molto: nei primi giorni di gennaio nella rete sono iniziate a circolare notizie riguardanti una possibile ondata di freddo "storico" che avrebbe investito l'Italia di lì a poco.
Non si trattava delle classiche perturbazioni, e neanche di una perturbazione simile a quella del febbraio 2012, ma addirittura si parlava di Freddo da Glaciazione.
Freddo da Glaciazione...
Evidentemente, secondo alcuni studiosi di meteorologia (di varia origine europea), entro la fine di gennaio si sarebbero dovute registrare temperature di molti gradi sotto lo zero (si parlava addirittura di -20°C in pianura padana) che avrebbero perpetuato per molti e molti giorni (addirittura forse settimane intere).
Quelle "previsioni", e mai come in questo caso è giusto virgolettare, dicevano che la neve dell'anno precedente sarebbe stata solo una sciocchezza in confronto a quanto si sarebbe presentato in questo inizio di 2013, e ci mettevano all'erta su tale evento: si doveva essere preparati al peggio.
Ho trascorso serate intere ad approfondire l'argomento, ed in effetti anche qualche illustre meteoman italiano faceva degli accenni a questa possibilità: veniva fatto riferimento ai calcoli matematici che sono alla base delle previsioni e tendenze meteo, ed i numeri che uscivano non erano certo confortanti.
Tale evento veniva puntualmente annunciato, salvo poi la smentita (o rettifica) del caso ed il "sicuro rimando" alle settimane a venire.  E puntualmente si succedevano le TIPICHE PERTURBAZIONI INVERNALI (anche a carattere nevoso) che portavano buona parte del centro nord sotto lo zero.
Ma dell'ondata di freddo record...nulla.
Come un fuoco di paglia la notizia bomba, che all'inizio aveva preoccupato molti ed occupato svariati spazi nel web, si stava dissolvendo per lasciare spazio alle consuete perturbazioni invernali.
Insomma...continuando a leggere nei vari siti di meteorologia (che avevano fatto tal proclama) la cosa andava sciamando...e piano piano è finita nel dimenticatoio...in sordina.
E proprio questa mattina, mentre camminavo nella neve per portare il fieno alle capre, ripensavo al cataclisma che si doveva abbattere su di noi e che oramai era già stato dimenticato da tutti.
Perchè parlo di questo?
Perchè sono un appassionato di meteo che ODIA i proclami...e odia questo modo SENSAZIONALISTICO di dare notizie: Freddo da Glaciazione....ma vi rendete conto di cosa REALMENTE vorrebbe dire?
Oggi, anche e sopratutto in occasione di previsioni del tempo, c'è la tendenza a FARE PAURA quando si offre una notizia: caldo record è un concetto che riesco a digerire bene, ma "desertificazione che avanza" non può (o deve) necessariamente rappresentare il medesimo concetto; nevicata eccezionale (vedi quella del febbraio 2012) può essere più che mai giustificata, ma parlare di glaciazione...; le "bombe d'acqua" hanno nome tanto evocativo quanto veritiero (e sono sempre più presenti nel nostro autunno), ma parlare di "tornado" o "piogge monsoniche" lo vedo decisamente inappropriato.
La stagione sta cambiando, e credo che il contadino sia la persona che più se ne rende conto (e forse ne "subisce" le cause), ma la comunicazione nei nriguardi dell'argomento dovrebbe (a mio avviso) essere decisamente diversa: non si tratta di semantica, ma di dare il giusto peso alle cose.
C'è forse tra i lettori uno scienziato che sappia spiegarmi com'è possibile che in Italia...oggi...ci siano contemporaneamente la DESERTIFICAZIONE CHE AVANZA (con relativi periodi di siccità record...), la GLACIAZIONE che incombe (con relativi periodi di freddo/neve record...), i TORNADO che investono la penisola (con raffiche di vento e pioggie torrenziali mai viste).
E tutto questo contemporaneamente.
E' mai possibile che la nostra penisola sia la sede di così diversi eventi catastrofici, e per lo più contemporaneamente?
Ripenso a quel signore con la barba che "diceva il tempo", e a quel modo garbato e pacato che aveva di dare consigli su come vestirsi il giorno seguente...e mi sembra di vivere in un altro luogo...ed in un altro tempo.
Ma c'è davvero così bisogno di fare tanto CLAMORE?

Intanto la vita al podere va avanti, e neve o non neve i capretti stanno nascendo, le galline hanno finalmente iniziato a deporre le uova, la legna dalle cataste sta finendo, e la vigna è ancora da potare.

martedì 29 gennaio 2013

I giorni della Merla, la Candelora...ed il freddo

Dal giorno 29 gennaio al 2 febbraio avviene quello che è deputato ad essere il periodo più freddo dell'anno...almeno secondo le tradizioni.
Infatrti, i Giorni della Merla (29-30-31 gennaio) "statisticamente" (e notate il virgolettato) portano sempre un grandissimo freddo, con temperature che scendono ulteriormente riguardo la media stagionale, è picchi di inverno in ogni sua forma.
La tradizione vuole che un merlo femmina (merla...appunto) ed i suoi piccoli, in preda al freddo, si fossero rifugiati in un comignolo: questi erano di colore bianco: proprio in quei tre giorni, da candidi come la neve vi uscirono neri come la fuliggine.  Si narra che da quel momento i merli nacquero sempre neri.
Quest'anno, almeno in questo pezzo di Toscana, pare che la Merla abbia anticipato 25, 26 e 27 gennaio: giorni di strizzo (freddo pungente), con una bella e sana Tramontana tesa e tanto sole.
In quei giorni al podere s'è acceso il forno a legna e s'è fatto il pane e la ciccia; le capre hanno pascolato ben  volentieri nella vigna, s'è spaccata tanta legna e ai polli è finalmente toccata l'erba asciutta e non molle o diacciata (bagnata o ghiacciata).
La Candelora cade il 2 di febbraio.
E' una ricorrenza prettamente religiosa, dove ricorrono i 40 giorni dalla nascita di Gesù, e secondo i vangeli questi venne presentato al tempio (usanza che veniva fatta con i maschi primogeniti).
Annovero la Candelora solo per un detto che dalle mie parti regna da sempre.
Se per la Candelora,
piove, nevica o gragnola
dall'inverno semo fòra.
Se sole o solicello
semo sempre a mezz'inverno.
Dove in pratica si fa riferimento alla possibilità che, se piove, nevica o gragnola (piove acqua gelata) siamo alla fine dell'inverno, e se invece c'è del sole o comunque è variabile, ancora l'inverno si protrarrà sino a tutto marzo.
Fatto sta che comunque siamo alla metà dell'inverno, e che sino ad adesso questo è stato un inverno decisamente non troppo freddo (anzi).
Tra le righe di molti...i commenti della gente incontrata...e i discorsi fatti alla televisione, sempre più noto che c'è questa tendenza (o anche qualcosa di più della "tendenza") a rifuggire l'inverno in quella che dovrebbe essere la sua NATURALE MANIFESTAZIONE.
Tutti, da chi c'ha l'ortino sotto casa, a chi vive e lavora in città, hanno quella voglia (strana???) di inverni cortissimi (addirittura meglio se inesistenti), dove "non piove"..."c'è il sole...sempre"..."non c'è freddo"...assolutamente "niente neve se non sui monti"...e "non tira quel ventaccio".
Ogni volta me la rido, e penso ai geloni nelle mani, alla fatica da fare dagli animali, alle difficoltà per lavorare i campi e alla tanta legna da consumare (e segare!!!), e nell'inverno continuo a vedere qualcosa di GIUSTO.
Giurto come sono Giuste le stagioni, come è giusto il caldo d'estate, la pioggia d'autunno e di primavera, come la Natura è giusto che si rinnovi ogni anno, come la terra e le piante è giusto che vivano il loro ciclo.
I disagi ci sono sempre...tanti, e credetemi che chi vive in campagna...e vive DI campagna li vede davvero tutti e magari li "subisce" davvero tutti.
Ma ancora una volta lo ripeto: questa è la Natura, e questa è la nostra Italia.  Sopratutto per noi che viviamo al centro-nord sappiamo che l'inverno si fa sentire, e che quando questo non avviene "dobbiamo riscontarlo" nei mesi successivi.
Quindi siamo a mezz'inverno, il tanto acclamato freddo non è certo arrivato, eccezion fatta per una puntata i giorni della Madonna (8 dicembre), dove ancora non s'era in inverno ma in autunno.
Più o meno è stato un Natale caldo, e ricordo che per la Befana ero in maniche di camicia nell'aia (pareva più una Pasquetta che il 6 gennaio); un gennaio piuttosto piovoso, dove ha fatto qualche nevicata ma certo non verrà ricordato per quelle.
Un gennaio che apre il nuovo anno, nella speranza che l'estate sia estate (e non un torrido girone dantesco, infinito e che miete vittime come quello del 2012); un gennaio che ha visto i temporali (mai sentiti i tuoni di questo periodo), dove è grandinato con il sole, e dove le temperature hanno oscillato in modo vertiginoso.
E prima che qualcuno me lo dica (come a volte mi capita), io non sono "uno che vuole il gelo e la neve", ma solo uno che vuole l'inverno...come vuole tutte le altre stagioni...che sia chiaro!!!

Un breve aggiornamento dalla campagna.
Nell'orto spuntano gli agli, e tra la tanta paglia messa a pacciamare iniziano ad intravedersi anche le fave.
Son riuscito a salvare i carciofi, e tra qualche giorno godrò di una bella tegamata di cardi strascihati (una padella di cardi saltati e rifatti con formaggio).
I campi non lo ho ancora seminati, e a questo punto temo che avrò perso il raccolto estivo: in questo specifico caso gli equilibri dell'azienda dovranno ri-assestarsi e dovrò scendere a compromessi con i miei convincimenti ed il mio orgoglio, e cercare un contadino che ha avuto più ardore (o incoscienza) di me e che è riuscito a seminare con la terra bagnata.  Da lui prenoterò le granaglie che mi servono per la vita degli animali, e con molto giramento di scatole (e questo è solo un eufemismo...credetemi), lascerò i miei campi incolti.
Molto favino comunque è rinato, e questo mi permetterà una mietitura scarsa...ma comunque qualche quintale di seme da stivare in magazzino.
La vigna non l'ho ancora potata, e francamente aspetterei la prossima luna: potare e beccare la diacciata non sarebbe certo l'ideale per la pianta.
Valuterò il daffarsi, considerando che la luna è calante da ieri, è ho davanti a me due settimane per iniziare.



mercoledì 16 gennaio 2013

Da Agricoltore ad Agricoltore

Devo fare una premessa: questo post è polemico!



Qualcuno sa cosa sia un Agricoltore?

Secondo Treccani:
 agricoltóre s. m. (f., non com., -trice) [dal lat. agricultor -oris, comp. di ager agri«campo» e cultor «coltivatore»]. – Chi esercita un’attività agricola, sia come responsabile della conduzione del fondo (proprietario, enfiteuta, usufruttuario, affittuario) sia come prestatore d’opera o lavoratore. Con sign. più limitato, nel linguaggio giur., l’imprenditore agricolo.

Secondo Wikipedia:
L'agricoltore (chiamato anche contadino, soprattutto in passato) è una persona impiegata nel settore agricolo come coltivatore della terra, specializzato nella coltivazione di  frutta, verdura o di cereali in base alle caratteristiche climatiche del terreno. Può affiancare alla sua attività anche l'allevamento di animali da cortile o di bestiame. L'agricoltore può svolgere la propria attività come proprietario, affittuario, mezzadro o dipendente di un'azienda agricola.

Fatti quindi gli eventuali chiarimenti del caso, mi sorge spontanea una domanda: ma gli hobbisti/passionisti/pensionati che lavorano la terra sono agricoltori o "agriamatori"?
E tutte quelle persone che conducono un pezzo di terra (sia orto che giardino) e che lo fanno come "secondo lavoro" possono definirsi agricoltori?
La mia domanda non è posta da un punto di vista legale (aspetto che conosco abbastanza bene), ma da uno logico: vorrei capire se per confrontarmi, io che sono Agricoltore iscritto come Coltivatore Diretto di un'azienda agricola a me intestata e regolarmente registrata presso la Camera di Commercio con Partita Iva...insomma, se per confrontarmi io possa solo farlo con tutti quelli che "di agricoltura non devono camparci".
Mi spiego meglio...
Da quasi un anno e mezzo ho aperto questo blog per tutta una serie di motivi che ben conoscete, e parallelamente ho sempre continuato a raccontarmi e a cercare il confronto con il prossimo anche (e sopratutto) lontano da internet: che si trattasse di un amico o di un semplice conoscente, di una persona in fila con me all'ufficio postale o incontrata dal dottore, sempre non mi sono negato nel raccontarmi e nel parlare di Agricoltura.
Trovo che offrire opinioni (laddove siano richieste e gradite) sia una grande responsabilità ma anche una grande soddisfazione.
Ma... (ed arriviamo al punto) trovo sempre interlocutori che, come la maggior parte di voi che mi state leggendo adesso, io definirei più Agri-amatori che Agricoltori.
Badate bene, e lo sottolineo per essere sicuro di non incappare in fraintendimenti, ho la massima stima di chi ha Passione per l'Agricoltura, indipendentemente dal fatto che abbia o meno una professione in questa, e questo discorso che faccio non vuole denigrare nessuno di voi...giammai!
Ma mi chiedo perchè gli Agricoltori siano così riluttanti a scrivere e/o a confrontarsi.
Vedete, vado dal mio vicino e gli chiedo come possa fare a svolgere una determinata cosa, e questo è sempre piuttosto riluttante all'idea di dispensare consigli...ma per amicizia me ne offre uno.
Perfetto, a questo punto vado dall'altro vicino e chiedo la medesima cosa (senza far notare che l'avevo chiesta anche all'altro vicino) e questo a stento partorisce pochi concetti sulla mia richiesta.
Allora vado da un terzo vicino, e peggio che mai me ne torno a casa senza consiglio.
Allora vado all'associazione di categoria (che notoriamente è il punto d'incontro degli agricoltori ): chiedo spiegazioni e consigli ai presenti in fila con me, e questi mi guardano come se avessi ruttato o mi fossi travestito da uomo ragno...
Ma non me la prendo, e persevero con la mia ricerca di un consiglio, e vado dall'amico agricoltore (che non è vicino...notate bene), e questo mi da il consiglio, ma quasi sottovoce.
Vado dall'altro amico Agricoltore (anche lui non è un vicino) e mi guarda addirittura con aria di sfida e mi dice: "Perchè mi chiedi questo???"
Ancora un altro amico, ed un altro ancora, ed entrambi mi dicono: "Bah, non lo sai?" E magari si mettono pure a ridere...ed il consiglio non arriva.
Mi chiedo quindi che cosa debba fare un Agricoltore per cercare confronti con altri agricoltori: magari partecipare ad assemblee e riunioni?
Ci vado, ma ecco che durante l'incontro guadagno la parola e come descrivo quello che faccio (o la mia azienda) perdo di credibilità.
Eccoci arrivati alla questione: la credibilità.
Io sono un Agricoltore, ma non sono credibile in questo ruolo perchè evidentemente faccio il mio lavoro (e quindi vivo la mia vita) in un modo DIVERSO (???).
...
Parlo con l'amico che ha la passione per l'orto, e gli racconto delle mie patate e dei miei zucchini, e lui appare veramente interessato dalle mie parole, e mi porge molte domande alle quali mai mi sottraggo (anzi...): non mi ritengo affatto GELOSO del mio metodo, piuttosto CUSTODE, ma non geloso, e credo che la condivisione sia alla base di tutto.
Parlo con l'amico che vuole andare a vivere in campagna, ed ecco che questo mi bersaglia di milioni di domande, alle quali tento di rispondere per quella che è la mia modesta esperienza ed il mio punto di vista.
Parlo con voi, e cerco di confrontarmi, ed anche se vivete in un appartamento della città e la vostra "campagna" è tutta in dieci vasi sul vostro terrazzo, provo a darvi un pò di me e a rendermi disponibile per chiarire o approfondire quello che ho detto (o che mi chiedete), ed ho la massima considerazione di quello che siete e che fate.
...ed allora?
Come mai con l'Agricoltore questo è così difficile?
Quale sorta di chiusura...se non addirittura di supponenza...o magari di gelosia ci può essere dietro al confronto fra pari?
Forse non sono ritenuto un pari perchè c'ho pochi ettari? Forse perchè non ho abbastanza bestiame?  E' un fatto di quantità???
Forse perchè pratico agricoltura Naturale? Forse perchè sono Tradizionale? E' un fatto di qualità???

...
...
...
Questo post è polemico, l'ho detto all'inizio e lo ridico alla fine, ed ancora una volta mi ritrovo a parlare da solo, arrabbiandomi ed imprecando contro l'ottusità di alcuni.
A chi mi dice che la fatica più grossa è quella di stare gobboni (piegati) a terra a zappare, a volte replico che la fatica più grossa talvolta la faccio per cercare di contrastare il pregiudizio che certi miei colleghi hanno su di me, solo al fine di aprire un dialogo che possa essere costruttivo per me e per loro.
Mi piacerebbe tanto trovare altri Agricoltori che vivono come me...ne avrei proprio tanto bisogno.

lunedì 31 dicembre 2012

...E a quanto pare questo 2013 inizierà all'insegna del bel tempo.
Tiro un sospiro di sollievo, e penso ai campi da seminare.
Ma non vi voglio tediare ancora una volta con questi benedetti campi!

Questa mattina, mentre ero dalle capre a liberarle, pensavo a questo 2012 e a quante cose sono accadute qui al Podere.
Avrei pagine e pagine di considerazioni, ma credo che una su tutte possa essere la più rilevante: 2012 anno particolarmente ricco di contrasti.
Molte le difficoltà, riscontrate soprattutto grazie all'andamento climatico.
Il doversi adattare comporta uno sforzo fisico e mentale non indifferente, e per uno che come me non vuole saperne di coadiuvanti chimici ed interventi drastici, il 2012 è stato un anno veramente colmo di stimoli a cercare soluzioni, a sapersi accontentare, ed anche a fare delle rinunce.
Alcuni esempi.
Da 6 chiocce del 2011 sono passato a 2 chiocce: le galline non avevano voglia di covare, e dopo un inizio promettente nel mese di aprile, tutto poi si è fermato.
La produzione di uova è calata del 70%...con a disposizione l'alimentazione di sempre, ma la deposizione è diminuita ugualmente.
Solo il 50% delle capre sono rimaste gravide, ed oltretutto la produzione del loro latte è calata di almeno 1/3 rispetto all'anno precedente.
L'orto poi, quello si che è stato tutto un gran patimento: il 21 marzo seminai (in semenzaio) tutte le colture estive), ma la stagione di aprile ha praticamente azzerato il mio lavoro, facendomi ripartire (tardissimo) a metà aprile con la semina.   Questo mi ha messo in condizioni di trapiantare tardi (in giugno inoltrato) ed avere una produzione di fine estate.
Pessimo il raccolto delle zucchine fiorentine, con una produzione di solo 1/5 rispetto al 2011.
Poi la vigna, e la ghiacciata di Pasquetta: produzione di uva dimezzata!
L'orzo è stato forse il mio più grande insuccesso: seminato a metà febbraio, si è beccato 40 giorni di siccità (ha piovuto solo per i 3 di Aprile), e praticamente non è riuscito a sviluppare, portandomi ad avere una produzione del 50% di quella auspicata.

Al tempo stesso, però...
Nel 2012 sono accadute cose molto positive, ed alcune decisamente insperate.
Ottimo raccolto di favino, ben oltre le mie più rosee aspettative: tanta granella ma anche ottimo azoto naturale per i miei campi.
Un raccolto di fieno bellissimo, come non si ricordava da anni: ho stivato ben oltre le 220 presse, senza contare quelle di erba medica.
Più che discreto il raccolto delle olive e sopratutto della resa dell'olio: veramente buono!
Nell'orto i peperoni, le patate, le cipolle, i ceci, le cicerchie e le melanzane hanno avuto un'annata da annoverare tra le migliori in assoluto, e certamente le scorte di sott'oli ne hanno giovato non poco.
I maiali sono cresciuti, ho avuto un parto, e ho macellato con successo.
Il formaggio di mia moglie viene sempre meglio, ed i suoi esperimenti sapranno darci grandi soddisfazioni nell'anno che verrà.
E poi il vino (di vendemmia 2011): quello si che m'è garbato!

Un anno ricco di contrasti, dove alcune cose sono andate veramente male grazie alle pioggie primaverili e alla siccità estive, ed altre veramente bene...grazie proprio al medesimo clima.
Tra qualche ora saremo nel 2013, ed una nuova sfida inizierà sin da domani mattina, fra buoni propositi e vecchie considerazioni.
L'importante è prenderlo giorno per giorno..questo 2013!
Buon Anno

domenica 16 dicembre 2012

Caro Babbo Natale quest'anno vorrei un ciuco...

Il Natale si avvicina, e nonostante per me sia la Madre di tutte le feste, quest'anno mi sento combattuto nell'accingermi ad affrontarlo.
Da una parte c'è l'entusiasmo per quell'albero e le sue lucine che tanto continuano a piacermi e a mettermi di buon umore, della cena della vigilia, del pranzo di Natale e di quello di Natalino, della soddisfazione di fare regali (semplici regali) e di avere un pò più di tempo per godermi la famiglia.  Ci sono le canzoni natalizie, il ritrovo con gli Amici (pochi ma buoni), le chiacchiere davanti al fuoco (che più o meno ci sono sempre) e magari la Tombola.
Ma dall'altra parte ci sono una serie di preoccupazioni (nuove e vecchie) che non mi permettono di godermi a pieno questo periodo.
I soldi sono i medesimi dello scorso Natale, e la crisi la sento ma cerco di sopravviverle con i tanti espedienti che il mio mestiere di Agricoltore mi offre: bene o male si campa del nostro, e letteralmente riusciamo a mangiare del lavoro che portiamo avanti, ed ecco che non ci manca niente, e quello che ci manca non ce lo facciamo mancare...semplicemente non pensandoci.
L'Autarchia, il riciclo, la sobrietà sono fattori che ci contraddistinguono indipendentemente dal periodo natalizio, e certo questo ci permette di vivere (forse) meglio, o perlomeno prendendosela meno rispetto ad altre persone: non applichiamo un rigore illogico, ma bensì una consapevole radicalità nell'evitare determinate spese...e come detto si vive bene ugualmente.
Quindi i regali saranno sempre all'insegna dell'autoproduzione (sopratutto alimentare), e chi ci vuole bene ha sempre ben accettato  questo nostro modo di "regalarci".
Maya o non Maya...
...tempeste solari o non tempeste solari...
...le ansie che ho sono altre, e non nego che anche l'andamento climatico inizia a darmene alcune.
Io...che sempre ho detto che BISOGNA PRENDERE QUELLO CHE VIENE DAL CIELO (unicamente inteso in senso meteorologico), ultimamente inizio a vacillare (almeno un poco...permettetemelo), perchè proprio dalle stagioni dipende l'unico sostentamento per me e la mia famiglia.
Ancora non ho seminato i campi che mi daranno foraggio per i miei animali...e già il Favino non lo potrò più mettere.
I campi sono sempre fradici d'acqua, e la tramontana della scorsa settimana poco o nulla a fatto: la terra era molle (bagnata) e non ci s'entrava con il trattore.
Ed ecco che ho deciso: se non la smette di piovere entro il 15 gennaio, e non asciuga un poco, io me ne frego e semino a mano tutti i campi, magari passando con l'erpice attaccato al cavallo.
Non mi sgomento...ma comunque la cosa mi da pensiero.
Come sopratutto mi da pensiero la scrofa che si è azzoppata per uscire dalla mota (melma) che ha nel suo recinto: inconveniente che certo chi alleva maiali nei castri di cemento non avrà, ma io che li allevo all'aria aperta...con tutta quest'acqua incessante dai primi di settembre...beh, il problema era inevitabile.
Ci sono le capre che non godono quasi mai del pascolo, e tutta quell'erba (sempre più rigogliosa) rimane all'aria, mentre loro nella stallina devono andare avanti a fieno.
E speriamo che il becco abbia beccheggiato (abbia coperto le femmine): è giovane e con questa stagione non mi è parso di notare molti calori tra le capre.  Se questa stagione di monta fosse fallita vorrebbe dire che non ci sarebbero nuove capre per l'allevamento, niente latte (e quindi niente formaggio!!!) e niente capretti.
Per molti questi potrebbero apparire come problemi RIDICOLI...lo sò, come per me potrebbe apparire come problema ridicolo il fatto che venisse a mancare il segnale telefonico per un giorno intero.  Ognuno c'ha il suo.
Il contadino oggi deve contrastare con mille cose che quotidianamente minano il suo percorso, ed oltre alle tasse e tassette, crisi e mutui, bollette e rate...lui c'ha da contrastare anche con la stagione.
Questo Natale forse sarà piovoso (ma va!?), ma si spera in un Gennaio bello asciutto che ritiri via un pò di tutta quest'acqua e che ci permetta di seminare, potare e segare un pò di legna (che sennò qui manco ci si scalda).
Ed ecco che in un'ipotetica lettera a Babbo Natale avrei tanta voglia di scrivere...
" Caro Babbo Natale,
quest'anno ho fatto del mio meglio per essere buono, ed anche se qualche parolaccia m'è scappata di bocca, ho cercato di fare di tutto per meritarmi i tuoi regali.
Ci sarebbero tante cose che forse potrei...e dovrei... chiederti, ma una su tutte: quest'anno vorrei un ciuco.
Lo desidero da quando ero ragazzetto, ma nessuno ha mai esaudito questo mio desiderio: all'età di dieci anni te lo chiesi, ma forse quello non sarebbe stato il momento giusto.
Del ciuco apprezzerei tutto: in primis la sua intelligenza, la sua voglia di fare, la sua compagnia, la sua caparbietà, la sua forza, la sua rusticità, la sua attitudine al lavoro...ed anche la sua cacca!
Vedi te Babbo Natale se quest'anno ce la farai a portarmelo, o se intanto mi porterai una stalla...che eventualmente a comprare il ciuco ci penso da me.
Grazie"


A tutti voi che leggete con costanza le tante bischerate che scrivo...
...e a tutti quelli che si sono affacciati qui tra le mie parole,
auguro un SERENO Natale.




giovedì 29 novembre 2012

Il pollo Furbo e quello Strullo

La mia esperienza...
Dall'età di sedici anni allevo polli.
La mia passione, spesso strana agli occhi dei miei cari, mi ha sempre portato ad ammirare questi pennuti ritenuti, da qualsiasi stereotipo e luogo comune, come animali Strulli (Citrulli...poco intelligenti).
Nei primi anni di esperienze di allevamento mi affidavo a polli comprati presso negozi specializzati, dove fra consorzi e cooperative mi offrivano sempre il medesimo prodotto: il pollo industriale da carne, o la gallina ibrida ovaiola.
Era bello allevarli, e ricordo quante ore passavo a progettare pollai e giacigli, attendendo il momento in cui avrei potuto realizzarli.
I polli venivano acquistati come "polletti", ossia pulcinoni cresciuti che mettevano il piumaggio da adulti, ed erano severamente allevati con grano, mais e semola.
Ma il vero piatto forte era sempre lui: IL PASTONE.
Una serie di scarti alimentari, per lo più costituiti da frutta e verdure, con l'aggiunta di pane secco...ed il tutto bagnato come a costituire una "zuppa prelibata".
Ed i miei polli vivevano felici, approfittando delle due ore di pascolo che venivano loro concesse, e dell'ampio pollaio dove giornalmente venivano riversate carriole di erba fresca di ogni genere.
Ma i polli...non erano certo furbi.
Attendevano sulla porta il mio arrivo, ed anche se spalancavo loro la possibilità di uscire dal recinto, mi correvano appresso attendendo il cibo.
Non si trattava certo dell'imprinting, visto che erano nati in incubatrice nei mega allevamenti intensivi, ma di associazione: io per loro ero il cibo; dalle mie mani arrivava loro cibo.
Per farli uscire talvolta dovevo gridare, agitare le mani e letteralmente spaventarli: non volevano proprio capire che fuori da quella porta li attendevano ampi pascoli erbosi ricchi di insetti, lumachini, vermi e vermetti di ogni genere.
Così è stato per anni.
Nel maggio 2008 sono riuscito a far decollare un progetto che avevo in mente sin da quando avevo 16 anni: allevare il Pollo Livorno, e grazie ad una cara amica, sono riuscito a rimediarne una covata di 30 esemplari.
Son passati dalle lampade ed i trucioli, ad un pollaio degno di tale nome; passati dalle temperature controllate a quello che il Padreterno (o chi per Lui) gli offriva; sopratutto passati dalle super miscele aziendali ricche di vitamine e mille altre sstanze, al grano mollo (grano tenuto a bagno) ed il brillato di mais.
Nel giro di dieci giorni ne morirono 16 su 30: uno strazio, sopratutto per uno che si definiva "esperto".
All'istituto di Zooprofilassi mi dissero, analizzando la carcassa di un povero pulcino, che era morto per malnutrizione...
...ma io il cibo lo somministravo in abbondanza.
Semplicemente loro non lo riconoscevano come cibo, e piuttosto che assaggiarlo si lasciavano morire.
Una difficile selezione è avvenuta e da quel maggio sono trascorsi 4 anni e mezzo, ed oggi sono alla quarta generazione dei miei Livorno.
Le uova vengono rigorosamente covate dalle chiocce, e le covate crescono e vivono con la mamma sino ai due mesi e mezzo di vita.
La chioccia insegna loro a razzolare (ruspare il terreno in cerca di cibo), a vivere in gruppo, e difendersi...e ad essere future mamme (naturalmente questo vale solo per le femmine).
Si crea quel senso di "famiglia", che perdura per tutta la loro vita, e quando apro loro la porta del pollaio dovreste vedere come volano fuori, avidi di razzolare per l'intera giornata.
Si sanno difendere, e riescono e prfino a tenere a bada i gatti.
Ottime ovaiole (come la razza richiede) ed estremamente territoriali.
Ma non certo animali robusti per la tavola...ed ecco che quest'anno mi son lasciato convincere, e dopo tanti anni sono tornato al negozio specializzato ed ho comprato 10 polletti da carne.
Non ero convinto, ma ho voluto provare.
Li ho messi in un reparto a se, lasciando che si ambientassero, e mettendo con loro dei polletti di Livorno nati da una mia covata.
Non hanno mai legato...ed il giorno che li ho liberati assieme a tutti gli altri adulti, è accaduta una cosa strana: non tanto non volevano uscire, ma una volta che questo erano fuori, non volevano più rientrare.  Al calar della notte erano ancora fuori, ed uno ad uno li ho rimessi dentro io stesso.
Questo è accaduto per venti giorni...una follia, e la follia più grossa è che continuano, di fronte alla porta aperta, a starmi fra i piedi aspettando che io dia loro il cibo.
Ma io il cibo non lo do mai alla mattina quando escono, ma solo alla sera al loro rientro.
Stanno li, fermi da una parte, non razzolano, e sembrano quasi a disagio di fronte a tutte quelle piante e agli altri animali così diversi da loro.
Non riescono proprio ad associare il cibo al pascolo, e neanche a dimitare gli oltre sessanta polli che razzolano attororno a loro.
Potrei andare avanti ancora per molto sull'argomento, ma la morale (se mai ce ne fosse una) è questa:  in diciassette anni di esperienza con i polli, ho notato un'immensa differenza tra i polli cresciuti in incubatrice e quelli da chioccia...e sopratutto fra i polli che sono nati e hanno vissuto (anche se per poco tempo) in allevamenti intensivi e quelli che vivono all'aperto.
Chioccia con piccolo di Livorno ed altri pulcini meticci


Che i polli da allevamenti intensivi abbiano perso la loro memoria (o attitudine) sulla cova, è cosa indiscussa: gli è stato imposto dall'uomo in modo che non "perdessero tempo" a covare e continuassero così a sfornare uova.
E' come se, nel codice genetico...o nella loro memoria, i polli del primo caso avessero veri e propri limiti...limiti che forse solo il tempo cancellerà.
Quest'anno infatti una gallina ovaiola di 4 anni, che fu acquistata (per regalo) in una cooperativa specializzata, ha covato e portato avanti 11 uova e relativi pulcini.
Lei, che era figlia dell'incubatrice, aveva IMITATO le altre chiocce, ed aveva imparato a covare come gli atlri polli.
Magari uno di questi 10 polletti diverrà proprio una chiocia, ma ad oggi credo che di anni gli ce ne vorrebbero 10...almeno per imparare a razzolare.  Figuriamoci per capire la cova...

lunedì 29 ottobre 2012

Torna l'orario solare

Primo giorno di orario solare: qualcosa cambia, e torna il ritmo più lento dell'agricoltura.
Questa mattina la sveglia è suonata alla solita ora, e indistintamente dal fatto che fosse domenica, qualcosa era cambiato: il cane, che ama abbaiare alle prime luci dell'alba, perpetuava con il suo latrare nonostante la sveglia ancora non fosse suonata.
Confesso che nel dormiveglia non riuscivo a capire bene che fosse la prima mattina di orario nuovo, e per un attimo non ho quasi fatto caso alla luce che filtrava dagli scuri della finestra.
L'aria frizzante della camera mi ha presto scionnato (svegliato), e da quel momento ho capito che la sveglia avrebbe dovuto adeguarsi al sole...e che quindi la mattina si doveva rincominciare a svegliarsi prima delle sei.
Ho riattizzato il camino, e aprendo la porta mi si è presentata davanti una fredda giornata, fatta di pioggia, temporale, grandine e temperatura attorno ai 3°C.
Riaccesa anche la stufa, in casa regna l'odore di legna e di fuoco, mentre i panni da lavoro gocciolano sulla sedia davanti alla fiamma ed il cane sonnecchia alla luce di questa.
E' come se nel giro di una notte tutto fosse cambiato, ed è come se la lunga..LUNGA estate fosse definitivamente finita, e svanita in quel poco che è rimasto dell'orto ed in quelle magliette a manica corta presto riposte nel baule a riposare.

Il frutto di una girata vicino casa
Ma l'autunno si sa che regala molte cose, ed anche io sono riuscito a trovare il tempo di infilarmi nella macchia e di regalarmi qualche fungo.
Credo che con il freddo che è arrivato i cucchi (ovoli) e i porcini spariranno in poche giornate.

Pupole nell'orto
Ma lungo la proda dell'orto continuano (e continueranno ancora) le pupole (mazza di tamburo): fungo semplicissimo ma ottimo se fatto in gratella con olio, aglio, sale e rosmarino.

Ultima colta dell'anno: peperoni, pemente e melanzane
E come detto nell'orto poco è rimasto.
L'ultima colta di "rosso" ha regalato due panieri di peperone dolce, peperone corno di toro e pementa rotonda (ottima se fatta ripiena con acciughe e capperi).
Mi rammarico del fatto che ancora non sia riuscito a seminare le fave, ma temo che questo autunno sarà difficile fare molte cose nell'orto vista la stagione che è.
Poco male, si farà quel che si potrà fare senza prendersela troppo, e si metteranno le fave come l'agli: di novembre.
Intanto è iniziata la colta delle ulive, ma procederemo a singhiozzo per tutto il mese, visto quello che preannunciano le previsioni del tempo.
I campi, arati di settembre, sono ancora in attesa delle semine.  Girando qui intorno ho visto che la maggior parte dei contadini sono nella mia stessa situazione, e tutti si aspetta qualche giornata di tramontana che possa asciugare la terra e permetterci di seminare i cereali ed il favino.
Intanto oggi il pettirosso cantava sul davanzale della finestra, e (come dicono i vecchi) era venuto a dirmi che arrivava il freddo...
...ed il freddo è arrivato, credetemi.
Un buon "orario solare" a tutti.

domenica 9 settembre 2012

...e la Natura ha reclamato la Pioggia

La mia memoria è cosa breve, ma sentire i vecchi che non avevano ricordi di un'estate così siccitosa, mi ha dato da pensare molto.
In genere non me la prendo se piove per lunghi periodi, anzi...
Ma quando non piove per lunghi periodi me la prendo eccome, anzi...
E quest'estate mi ha letteralmente scorticato le meningi, ed a fine giugno già non ne potevo più del caldo.
(Ma vi ricordate che caldo ha fatto a giugno?)
Beh...sommateci due altri mesi BELLI PIENI di sole e siccità, ed ecco l'estate 2012.
Ma la Natura ha reclamato la pioggia, e con l'arrivo si settembre è arrivato pure il fresco.: ha piovuto per circa sei giorni, e la terra ha regalato quel bel profumo di bagnato che tanto adoro.

Mettere una copertina nel letto è stato a dir poco entusiasmante, ed alla faccia dei cicloni africani, mi sono pure spesso immaginato il camino acceso.
Il piacere di bere dell'orzo caldo...
...lo starsene abbracciati nel letto senza dover sudare sino all'inverosimile...
...e quel maglione pesante messo la mattina all'alba e la sera al tramonto...
..grandi piaceri ritrovati!
Ma siamo di settembre, e nonostante il "settembrino" sia giunto coi primi giorni del mese, certamente il caldo dispenserà altre giornate, all'insegna del sole e del mare (per chi avrà il piacere di farlo).
Per me saranno giorni di vendemmia, e successivamente di aratura.
E spero che con la prossima luna abbia il tempo di andare a cercare i funghi, che certamente usciranno abbondanti.
Buon settembre...mese meraviglioso.

giovedì 26 luglio 2012

Appunti di luglio fatti sotto al sole

Potrei mettermi a parlare della siccità, e dei disagi che questa comporta...
...ma qualsiasi lettore con un minimo di sale in zucca, pur se legge dalle quattro mura del suo appartamento di città (ed è quindi distante dalla vita di campagna), comprende cosa voglia dire non vedere una goccia d'acqua da più di 50 giorni.
E' vero: l'estate è bella proprio perchè non piove...ma se non piove qui non si mangia.
Ed ecco che rischia di annullarsi tutto il "bel lavoro" fatto dai quaranta giorni di pioggia (fra aprile e maggio), e l'orto piange lacrime asciutte.
Anno di bolla del pomodoro, anno di frutti rinseccoliti e asciutti, poche le zucchine e meno ancora le melanzane.  Il basilico va a fiore che ancora è basso, il prezzemolo ingiallisce, e all'orizzonte pare che voglia piovere.
La bolla del pomodoro: vero flagello dell'orto di questa estate

Ma quei nuvoloni carichi di acqua decidono di andare oltre, e per beffa scoppiano gli incendi boschivi, e luglio passa (e passerà) senza una goccia d'acqua.
Le capre stanno calando di molto la loro produzione di latte, ma la vita va avanti nel podere, e nasce la seconda mandata di pucini (schiusa di pulcini).
E la scrofa mette alla luce i lattonzoli, mentre i prati sono oramai secchi, e la vigna pare voler appassire prima del tempo.
Scrofa con piccoli a 15 ore dal parto

Mi chiedo a quanto dovrebbero essere vendute quelle poche verdure reduci di questo giugno-luglio da girone dantesco: sono saporitissime, ma quanta fatica per loro e per il mezzo ortolano che le lavora e annacqua alla meglio (annaffia come meglio può).

Ma intanto l'orzo ed il favino sono stivati, e finalmente non c'è da pensare più alla trebbiatura.
Trebbiatura che è andata molto male per l'orzo e bene per il favino.
L'orzo, seminato il 18 di febbraio, ha visto la pioggia SOLO il 3 aprile: troppo tardi per permettergli un corretto accrescimento e sviluppo, ed infatti è rimasto basso ed è cresciuto spargolo.
Avevo messo in conto di non avere una produzione sufficiente per sostenere i miei animali, ed il lavoro adesso è trovare del buon orzo "pulito" da coltivazioni con concimi chimici e diserbanti: chi cerca torva sempre.
Il favino, seminato in ottobre, ha dato un raccolto più che soddisfacente ed oltre le mie aspettative: ha azotato il terreno (ottimo per la semina di orzo e/o grano del prossimo anno) e mi ha permesso di stivare una cospicua quantità di granella che dovrebbe bastarmi per tutto l'anno.


Ecco come si presentava il favino nel mese di maggio...

...ed ecco un particolare della trebbiatura di questo i primi giorni del mese di luglio

E' estate, e mentre nella strada rombano le moto (che paiono aver tanta fretta di arrivare al mare), io mi chiedo quando pioverà.
La vita del contadino è anche questa: starsene tante ore a testa bassa, faccia a faccia con la terra, per poi trascorrere lunghi momenti con il naso all'insù a scrutare stelle ed interpretare le nuvole.